Dieci Giorni in Manicomio: L’Inchiesta di Nellie Bly che ha cambiato il giornalismo

Ultimamente in Italia si parla spesso della legittimità dell’inchiesta giornalistica. Più precisamente, ci si chiede se l’inchiesta giornalistica sotto copertura possa essere considerata legittima al giorno d’oggi. La risposta è ovvia: finché l’Italia continuerà ad essere una democrazia, le inchieste, anche
sotto copertura, saranno sempre tutelate dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

Questa discussione mi ha fatto tornare in mente una vicenda storica che dimostra come il giornalismo investigativo sia sempre stato un mezzo per cambiare le cose. La storia risale alla fine dell’800 e, ironia della sorte, la protagonista è una donna. Parlo di Nellie Bly e del suo libro “Dieci Giorni in Manicomio“.

Nellie Bly, il cui vero nome era Elizabeth Cochran, era una giovane giornalista di Pittsburgh quando decise di trasferirsi a New York per cercare opportunità migliori. Lì, riuscì a ottenere un incarico presso il giornale “New York World” di Joseph Pulitzer, che le affidò il compito di condurre un’inchiesta sotto copertura sui manicomi della città. Non era un lavoro semplice per la giovane
giornalista. Come avrebbe potuto constatare le condizioni di vita degli internati? Vi era solo un modo: farsi internare.

Per essere internata nel manicomio di Blackwell’s Island, Bly dovette convincere medici e autorità della sua presunta follia. Iniziò il suo piano soggiornando in una pensione per donne, dove iniziò a comportarsi in modo strano e spaventato. Alla fine, i medici chiamati a valutare il suo stato mentale
la giudicarono pazza e la mandarono a Blackwell’s Island. Una volta dentro, ebbe modo di apprendere l’amara verità: le condizioni di vita degli internati all’interno della struttura erano disumane.

Il cibo era per lo più avariato, contaminato da insetti e le porzioni erano insufficienti a garantire un’alimentazione sana, per non dire accettabile. La scarsità di igiene nei bagni era sconcertante e le pazienti, quando venivano lavate, lo erano con acqua fredda. I trattamenti riservati alle pazienti
erano brutali. Molte di loro subivano abusi fisici e psicologici da parte del personale. L’isolamento era una pratica comune, usata come punizione o per controllare le pazienti. Le strutture erano sovraffollate, con pazienti costrette a dormire in letti vicini l’uno all’altro in stanze fredde e umide.

Dopo dieci giorni, i suoi colleghi del “New York World” ottennero la sua liberazione. Bly tornò in redazione e iniziò a scrivere il suo reportage, che venne pubblicato in una serie di articoli. La sua dettagliata descrizione delle condizioni del manicomio e dei trattamenti inumani subiti dalle pazienti
suscitò un’enorme indignazione pubblica.

Le autorità di New York furono costrette a prendere provvedimenti. Il governo locale stanziò ulteriori fondi per migliorare le condizioni nei manicomi. Furono istituite ispezioni più rigorose e regolari nelle strutture psichiatriche per garantire il rispetto dei diritti umani e la dignità dei pazienti.

La vicenda di Bly sensibilizzò l’opinione pubblica sui problemi dei manicomi e delle cure psichiatriche, favorendo un cambiamento di atteggiamento verso i malati mentali. La sua esperienza a Blackwell’s Island è considerata uno dei momenti più significativi nella storia del giornalismo investigativo. La sua capacità di usare il proprio coraggio e ingegno per esporre la verità ha ispirato generazioni di giornalisti.

La vicenda di Bly non solo portò a un miglioramento delle condizioni nei manicomi, ma contribuì anche a rafforzare l’importanza del giornalismo come strumento di giustizia sociale e riforma. Così, la prossima volta che qualcuno metterà in discussione il valore dell’inchiesta giornalistica, potremmo rispondere consigliando direttamente questo libro per avere una risposta esaustiva – anche se probabilmente non piacerà-.

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Autore: mrgianfrancocandela

Ciao, sono Gianfranco Candela, laureato in comunicazione internazionale e attualmente studente di data analysis. Lettere e numeri mi affascinano in egual misura, alimentando la mia curiosità e il mio spirito analitico. La mia passione per la musica pop mi accompagna da sempre, con un'ammirazione speciale per Marco Mengoni che seguo fin dai suoi esordi ma anche Diodato. Sono un lettore vorace, spaziando dal fantasy alle biografie, con un interesse particolare per i movimenti femminili e le donne che hanno lasciato un segno nella storia. Non mancano nella mia libreria manga e romanzi classici, con "Cime tempestose" in cima alla lista dei miei preferiti. Adoro i telefilm storici e di costume, con "Downton Abbey" e "Call the Midwife" tra le mie serie del cuore. Ma il libro che mi ha veramente cambiato la vita è "Chiamami col tuo nome" di André Aciman, un'opera che mi ha profondamente colpito e trasformato.

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