Scorn, lo show don’t tell videoludico portato all’estremo

Giudicare Scorn è molto difficile, come si può intuire guardando quanto sono diversi tra loro i voti dati al gioco dai vari siti specializzati. Si passa da un estremo all’altro, rendendo complicato farsi un’idea senza prendere il pad tra le mani e buttarsi a capofitto in un mondo alieno e terribile, dove tutto sembra composto da organi interni e metallo. E se c’è un aspetto capace di mettere d’accordo tutti è proprio l’atmosfera che si respira: Ebb Software ha messo in scena uno spettacolare tributo ai quadri di Hans Ruedi Giger, curando ogni singolo dettaglio con una maniacalità che lascia a bocca aperta. Quello strano miscuglio di fascino e repulsione che si prova guardando le tele dell’artista svizzero è onnipresente e vale la pena arrivare fino al termine del viaggio anche solo per goderselo appieno.

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I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Prima parte

Era da un po’ che volevo parlare di anime qui sul blog, ma faticavo a trovare uno spunto interessante. Poi, qualche giorno fa, ho avuto l’illuminazione: perché non partire dal 1991 (l’anno in cui sono nato) e parlare delle serie che ho preferito in ciascuna annata? Non so a quanti possa interessare questo esperimento, però a me diverte e mi sembra una ragione più che sufficiente per provare a farlo.

Ecco le regole:
• Devo coprire il periodo che va dal 1991 al 2021
• Posso scegliere un solo anime per anno, ma nulla mi vieta di inserire un paio di menzioni d’onore
• La scelta non è limitata alle serie che ho visto durante l’annata in questione (anche perché non potrei parlare di tutta la roba uscita quando ero troppo piccolo per conoscere il concetto stesso di anime!)
• Mi riferirò sempre all’anno in cui una certa serie ha fatto il suo debutto in Giappone, a prescindere da quando è stata trasmessa in Italia

Tutto qui.
Si prospetta un lungo viaggio, quindi direi di non perdere altro tempo con i preamboli!

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La città incantata – Recensione

La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi) è un pluripremiato film diretto da Hayao Miyazaki, uscito per la prima volta nel 2001. E’ un’opera che si presta a vari livelli di lettura ed è carica di simbolismi, molti dei quali connotati culturalmente e dunque non sempre rilevabili da un pubblico occidentale. Per via della sua atipicità, lascia una forte impressione nello spettatore anche nei giorni successivi alla visione, proprio come fanno alcuni sogni. La scenografia è straordinariamente varia e ricca di dettagli, negli interni curati come nei paesaggi suggestivi; bellissime le scene contemplative. L’autore è allusivo e lascia campo libero alla fantasia del pubblico: non spiega tutto né dell’universo che ha creato né dei personaggi.

La storia è quella della piccola Chihiro che, in procinto di traslocare, si trova catapultata in uno stabilimento termale per spiriti, i genitori trasformati in maiali dalla strega Yubaba. Al di là dell’elemento magico, l’unicità sta nel fatto che degli spiriti frequentino dei bagni, paghino per questo e ci siano moltissimi dipendenti pronti a soddisfarli. Sono spiriti che arrivano in barca, mangiano e passeggiano in un miscuglio di soprannaturale e quotidiano, una rielaborazione onirica della realtà dove l’attaccamento al denaro gioca un ruolo importante. La pioggia che genera un mare meraviglioso, la vecchia Yubaba madre di un neonato ipocondriaco, un treno che non torna mai indietro, sono del tutto plausibili per un sognatore: c’è un fortissimo stacco tra l’iperrealismo dell’incipit, quando Chihiro e i suoi genitori, famiglia del 2000, partono per la loro nuova casa, e tutto ciò che viene mostrato dopo.

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American Horror Story season 9: Camp Redwood

(La recensione contiene alcuni spoiler)

  • Premessa:

Ci fu un tempo in cui potevo definirmi un’accanita amante dell’horror e di tutto ciò che riguardava il paranormale. Non a caso sono sempre stata una ”bambina” particolare fin da quando ne ho memoria. Tuttavia, arrivata ad un certo punto della mia vita, queste storie horror che tanto amavo inizialmente sono, lentamente, diventate i miei incubi. Non mi facevano dormire la notte e mi angosciavano in ogni secondo che passavo nel letto. Così, nel lontano 2011 circa, decisi di lasciar perdere e di soffermarmi su un altro genere di film, di anime, di manga… insomma, di qualsiasi cosa che non avesse a che fare con demoni e robe simili.

Solo vampiri e lupi mannari andavano bene.

Eppure, nonostante il divieto imposto da me stessa, sono sempre rimasta affascinata dai thriller, casi di cronaca nera irrisolti, documentari psicologici volti al fine di capire cosa passasse nella famosa “mente del serial killer”… ed ecco perché, nel 2022, ho iniziato e vedere una serie di American Horror Story.

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Naruto – Recensione anime episodi 116-220

In questa fase della storia gli episodi sono dedicati al tentativo di recuperare Sasuke, che ha lasciato il villaggio (rispetto al quale comunque non ha mai dimostrato particolare attaccamento) per unirsi a Orochimaru; assistiamo dunque a una serie di scontri mortali che mettono in risalto le qualità di alcuni personaggi secondari della Foglia e della Sabbia; dopodiché il vuoto lasciato da Sasuke si riempirà di filler. L’intervento di un Rock Lee completamente ubriaco contro un impassibile (ma non insensibile) Kimimaro offre la giusta pausa comica prima di una carrellata di flashback drammatici nei quali appaiono brevemente anche Haku e Zabuza. Il passato inquietante di Kimimaro è svelato allo spettatore: ultimo sopravvissuto di un clan che lo teneva costantemente prigioniero come Sigismondo ne La vita è sogno, rimasto solo e senza nessuno a cui obbedire, viene adescato facilmente dal solito Orochimaru con tanto di metafora floreale. Una storia che lascia sgomenti e con un finale disgraziato.

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Ultra Vegito, l’Assassino delle Divinità [fan series YouTube] – Recensione

Da bravo nerd e curioso di qualsiasi roba anche solo lontanamente collegata a serie che mi appassionano, mi sono recentemente imbattuto in quello che inizialmente credevo un episodio what if standalone, in cui Goku e Vegeta sono costretti da Beerus a battersi contro di lui usando la Fusion Dance, creando un Gogeta in forma Ultra Istinto + Ultra Ego.

Quello che non avevo capito è che, da questa premessa, si sviluppa una particolarissima storia che ad oggi seguo con estremo interesse.

Infatti, Gogeta riesce a tenere testa a Beerus, ma la fusione svanisce rapidamente per le motivazioni che tutti conosciamo.
Beerus, non soddisfatto dello scontro, chiede il bis arrivando a minacciare Goku e Vegeta di distruggere la Terra se non accontentato (come già accaduto in Battle of Gods). Per ovviare al difetto del tempo limite della fusione, Whis fornisce ai due Saiyan un set di Potara modificato, dalla durata illimitata.

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Sonic – Il film 2 – The good, the bad and the meh

Sonic – Il film 2 è un film del 2022 diretto da Jeff Fowler. Il film è il sequel di Sonic – Il film (2020). È stato scritto da Pat Casey, Josh Miller, e John Whittington, ed è interpretato da Ben Schwartz, Colleen O’Shaughnessey, Idris Elba, Jim Carrey, James Marsden, Tika Sumpter, Natasha Rothwell, Adam Pally, Shemar Moore e Lee Majdoub.

Il film segue il protagonista Sonic e il suo nuovo comprimario Tails partire alla ricerca del Master Emerald, prima che il Dr. Eggman e il suo nuovo alleato Knuckles se ne impossessino per i loro scopi.

Avendolo visto qualche giorno fa, ecco a seguire cosa mi è piaciuto, cosa mi ha lasciato interdetto e cosa non mi è piaciuto (ben poco 👀).

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Fedeltà (2022) – The good, the meh and the bad

Fedeltà (2022) è un telefilm creato da Marco Missiroli con Michele Riondino e Lucrezia Guidone. Come suggerisce il titolo, si tratta di un’opera relativamente semplice, incentrata sulle tematiche della fedeltà e del tradimento in coppia.
Spinto dalla mia fidanzata, l’abbiamo visto insieme di recente, e devo dire mi ha preso abbastanza, pur non essendo privo di difetti. Vediamo insieme cosa mi è piaciuto (the good), cosa non mi è piaciuto (the bad) e su cosa ho opinioni contrastanti (the meh). Seguono spoiler.

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A piedi nudi nel parco (Barefoot in the Park) – Recensione

A piedi nudi nel parco (Barefoot in the Park) è una commedia del 1967 con Jane Fonda e Robert Redford. I due attori interpretano una coppia di neosposi che, di ritorno dal viaggio di nozze, si trova ad affrontare per la prima volta la quotidianità della vita coniugale. I problemi emergono subito col trasferimento nella loro nuova casa, ovvero un piccolo appartamento fatiscente all’ultimo piano di un palazzo senza ascensore. L’azione si svolge prevalentemente in questo ambiente, nel quale tutti (eccetto la protagonista) arrivano sfiancati a causa delle molte rampe di scale. La sposa, allegra e piena di vita, affronta la situazione con entusiasmo, energia e positività, mentre lo sposo, serio e di indole tranquilla, trova molta più difficoltà ad adattarsi alle scomodità del loro alloggio. Presto i due dovranno fare i conti con le loro differenze caratteriali, che li portano ad avere una visione molto diversa della vita, apparentemente inconciliabile.

Nel corso della storia i protagonisti si confrontano soprattutto con la madre di lei e con l’eccentrico vicino di casa; meritevole di menzione è anche il tecnico del telefono. I personaggi sono pochi e la trama facile da seguire. Sebbene il finale romantico sia prevedibile, la visione della pellicola rimane ugualmente piacevole: le situazioni rappresentate sono divertenti, molto spassosi i personaggi e i dialoghi. Il film è ben fatto, leggero e ironico, ideale per staccare la spina un paio d’ore: compie perfettamente la sua funzione di commedia.

One Piece – The good, the meh and the bad (Romance Dawn – Drum Island)

Benvenuti! In questo nuovo tipo di recensione, ho deciso di optare per una struttura più diretta.
Senza spiegare troppo la trama, mi lancerò in una serie di impressioni “a caldo” su cosa mi è piaciuto (the good), su cosa ho opinioni contrastanti (the meh) e su cosa non mi è piaciuto (the bad).
Premessa: non ho mai visto One Piece e l’ho iniziato solo di recente, con la mia fidanzata.

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