L’unicorno – Pillole di Folklore # 54

Noto anche come licorno o leocorno, l’unicorno è una creatura mitologica. Ha le sembianze di un cavallo dal manto candido come la neve e dotato di un lungo corno avvolto a spirale sul capo. In alcune rappresentazioni ha anche una coda da leone. Il suo nome latino deriva dall’unione del prefisso “uni-” e del sostantivo “cornu” ed è traducibile come “un solo corno”. A differenza di quel che si potrebbe pensare, il mito dell’unicorno non è nato in occidente, bensì in oriente, più precisamente nelle zone tra l’India e la Cina. La primissima descrizione dell’animale, presente nel libro Li-ki, è però molto diversa da quella a cui siamo abituati e ricorda molto l’aspetto del Kirin, un’altra creatura mitologica.

L’unicorno simboleggia la purezza e in alcune versioni della leggenda vicine alla cultura cristiana solo una vergine può addomesticarlo. Rappresenta, inoltre, la saggezza.

Il suo corno è molto prezioso e nel medioevo si pensava che fosse in grado di neutralizzare i veleni. Sembra però che la rimozione del corno sia fatale per la creatura.

https://www.britannica.com/topic/unicorn

Epona, la dea dei cavalli – Pillole di Folklore # 53

Nella mitologia celtica, Epona era la dea dei cavalli e della fertilità. Era legata anche alle proprietà benefiche delle acque termali (proprio come la divinità italica mefite). Veniva spesso rappresentata con in mano una cornucopia, chiaro simbolo di abbondanza, mentre cavalcava un cavallo alla amazzone. In alcune statuette è raffigurata assieme a dei puledri che la seguono o mangiano dalle sue mani. Talvolta viene seguita anche da cani e uccelli.

I celti consideravano il cavallo un animale sacro e ritenevano che portasse fortuna. Non si nutrivano della sua carne (se non in rarissime occasioni) e, quando moriva, lo seppellivano assieme al suo padrone. I cavalli che perivano in battaglia ricevevano addirittura una sepoltura rituale.

Probabilmente, la ragione per cui Epona viene in alcuni casi rappresentata con in mano un mazzo di chiavi è legata al fatto che i cavalli venivano associati all’aldilà e che si pensava che fossero loro a guidare le anime dei defunti dopo la morte.

Per approfondire:

https://www.ethnos.biz/storia-simbologia/simboli-celtici/la-dea-epona-e-il-cavallo

http://ontanomagico.altervista.org/epona.html

http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Epona.html

Giano Bifronte, il dio degli inizi – Pillole di Folklore # 52

Giano è una delle divinità più importanti della mitologia romana. È il dio degli inizi e ha due volti con cui può osservare sia il passato che il futuro. In alcune versioni del mito ha ben quattro facce e ognuna rappresenta un punto cardinale. A differenza di molte altre divinità della mitologia romana, Giano non deriva né da un dio della mitologia romana né da un dio della mitologia etrusca. È possibile che il suo culto sia nato nell’Italia pre-romana, in un’epoca in cui le divinità venivano principalmente associate al ciclo della semina e della raccolta.

Un’altra caratteristica unica di Giano è che non è imparentato con le altre divinità. Lui esiste da sempre e non è stato generato da nessuno. È anzi un dio creatore, molto probabilmente responsabile dell’inizio del mondo.

Oltre a essere il dio di tutti gli inizi (siano essi materiali o immateriali), è anche il dio del passaggio e viene spesso associato alle porte e ai ponti. Anche il mutamento, inteso come un passaggio da uno stato all’altro, è legato a Giano.

In tempo di guerra, non era raro entrare nei tempi dedicati a Giano per fare sacrifici e pregare per il successo delle imprese militari.

Per approfondire:

https://www.lettera43.it/it/guide/cultura/2013/10/28/chi-e-giano-bifronte/1853/

http://www.sapere.it/enciclopedia/Giano+%28religione%29.html

http://www.ilsapere.org/il-dio-giano/

Bologna e i suoi sette segreti

La primavera è finalmente arrivata in tutto il suo splendore, portando con sé quell’irresistibile voglia di andare in giro con il naso all’insù a scoprire angoli poco conosciuti delle nostre città.

Nella top 10 dei viaggi di primavera di italiani e non solo non può mancare la splendida Bologna, patria di cantautori e caposaldo della cucina italiana conosciuta in tutto il mondo. La Rossa, la Grassa, la Dotta sono solo alcuni dei soprannomi affibbiati al capoluogo emiliano; che, diciamocelo, se li merita tutti! Ma oltre alle sue caratteristiche più famose, Bologna cela delle chicche a cui potrete prestare attenzione durante la vostra prossima visita in centro città. Si tratta dei Sette segreti di Bologna. Scopriamoli insieme!

  • “Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”

Partendo dalla stazione centrale in direzione del centro città, ci si può imbattere in questa scritta, che significa “Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è allegria” sulla volta del Canton de’ Fiori tra via Indipendenza e via Rizzoli, sotto la Torre Scappi. Un tempo l’economia della città si basava sulla coltivazione della canapa; pertanto, la scritta si riferisce alla ricchezza (e di conseguenza alla protezione) che il suo commercio portava alla città.

Fonte: https://www.bolognadavedere.it/cosa-vedere/via-dell-indipendenza-a-bologna
  • Il dito del Nettuno

Spostandosi in piazza del Nettuno, di fronte alla Salaborsa, è impossibile non fermarsi ad osservare la possente fontana del Nettuno, dio del mare. La statua del Nettuno nasconde però un “particolare” effetto ottico: posizionandosi su una mattonella un po’ più scura (detta la “pietra della vergogna”) si ha l’impressione di ammirare, anziché il dito del Nettuno, il suo fallo in erezione. L’effetto ottico fu voluto dallo scultore della statua, Giambologna, in epoca rinascimentale.

Fonte: https://liberamentetraveller.it/monet-e-gli-impressionisti-in-mostra-a-bologna/
  • Il telefono senza fili

Passando sotto il Voltone del Podestà in Piazza Maggiore, può capitare di vedere persone darsi le spalle agli angoli diametralmente opposti della volta. Infatti, parlando rivolti verso al muro, si riescono a sentire distintamente le parole pronunciate dalla persona al lato opposto. Pare che questo metodo di comunicazione fosse stato architettato in epoca medievale per permettere ai preti di confessare i lebbrosi senza correre il rischio di un’infezione.

Fonte: https://www.facebook.com/849470405128298/photos/il-telefono-senza-fili-del-voltone-del-podest%C3%A0-piazza-maggioreavete-un-segreto-i/968166796591991/
  • Il vaso rotto sulla Torre degli Asinelli

Scendendo lungo via Rizzoli si arriva alla famosa Torre degli Asinelli, che insieme alla pendente Garisonda rappresenta l’iconico duo simbolo della città. Salire in cima alla torre è generalmente sconsigliato per gli studenti universitari, perché porterebbe a non laurearsi mai (come molti altri riti scaramantici in diverse città italiane), ma c’è di più: in cima alla torre ci sarebbero i cocci di un vaso rotto, che rappresenterebbe la capacità di Bologna di risolvere i conflitti (probabilmente di fronte a un bel bicchiere di Lambrusco e a un panino con la mortadella!)

Fonte: https://www.gruppouna.it/magazine/i-7-segreti-di-bologna-tra-storia-e-leggenda
  • Panum resis

Addentrandosi nel quartiere universitario, cuore pulsante della città, si può andare a scovare un segreto non molto conosciuto dai più: sulla cattedra della sede storica dell’Alma Mater Studiorum a Palazzo Poggi, in via Zamboni, sarebbe incisa la massima “Panum resis”, a significare che la conoscenza è alla base di tutte le cose.

Fonte: https://www.beniculturalionline.it/location-929_Museo-di-Palazzo-Poggi.php
  • Le tre frecce di Strada Maggiore

Spostandosi su un’altra delle vie principali, Strada Maggiore, è inevitabile fermarsi nei pressi di Corte Isolani. Qui, mimetizzate tra le assi di legno del soffitto e pertanto un po’ difficili da identificare, sono incastonate tre frecce. Secondo una delle tante leggende, un signorotto bolognese avrebbe assoldato tre briganti per uccidere la moglie accusata di adulterio; al momento dell’esecuzione, tuttavia, la donna si sarebbe spogliata completamente, abbagliando così gli arcieri che, sbagliando a prendere la mira, andarono a colpire il soffitto del portico.

Fonte: https://www.viaggiconserena.it/bologna-7-segreti-3-curiosita/
  • La finestrella di via Piella

Last but not least, forse una delle attrazioni preferite dai bolognesi e non solo: nella centrale via Piella, proprio accanto all’osteria Biassanot, c’è una piccola finestrella con vista sull’unico canale rimasto scoperto della città, il canale delle Moline. Lo scorcio pittoresco sugli edifici colorati affacciati sull’acqua ricorda vagamente un paesaggio veneziano: da qui il soprannome di “piccola Venezia”.

Fonte: https://www.milanocittastato.it/emilia-romagna/la-via-di-bologna-dove-sempre-di-essere-a-venezia/

Come in molti altri luoghi, anche a Bologna c’è molto di più da scoprire, oltre a ciò che salta subito all’occhio. Città dal passato florido e dal respiro internazionale, sa regalare a ogni angolo scorci di colore e di rara bellezza: una meta irresistibile per un weekend fuori porta, da scoprire un segreto alla volta.

Fenghuang, il gallo augusto – Pillole di Folklore # 51

Il Fenghuang è una creatura della mitologia cinese che ha alcune caratteristiche in comune con la Fenice. È un uccello immortale che porta fortuna a chiunque lo vede. Rappresenta l’unione del maschile (feng) e del femminile (huang) e anche i corpi celesti. Assieme alla tartaruga, al drago e alla tigre compone il gruppo di esseri soprannaturali noti come sishen, associati ai quattro elementi, ai quattro punti cardinali e alle quattro stagioni.

Talvolta viene chiamato Gallo Augusto e prende il posto del gallo nello zodiaco cinese.

Il Fenghuang ha un bellissimo piumaggio variopinto composto da ben cinque colori: nero, blu, rosso, giallo e bianco. Sebbene le sue sembianze siano quelle di un uccello, il suo corpo è composto anche da parti di altri animali. Ad esempio, il suo collo ricorda quello di un serpente e il dorso è simile al carapace di una tartaruga.

A differenza della fenice, il Fenghuang non prende fuoco e non rinasce dalle sue stesse ceneri. Pur essendo immortale, si riproduce come un uccello normale.

Per approfondire:

https://www.britannica.com/topic/fenghuang

http://www.lifeasmyth.com/journal_planet_ChinesePhoenix.html

https://gbtimes.com/legend-chinese-phoenix

Asmodeo, colui che fa perire – Pillole di Folklore # 50

Nella mitologia ebraica, Asmodeo è un potente demone che fa parte della gerarchia degli angeli di Satana. È uno dei diciotto re infernali che comanda 72 legioni di demoni.

Il significato del suo nome è “colui che fa perire”. Ha un’ origine molto antica e viene citato già in alcune leggende babilonesi.

È il demone della distruzione, ma anche della cupidigia, della discordia, dell’ira e della vendetta.

Nel libro di Collin de Plancy, “Dictionnaire Infernal”, Asmodeo viene descritto come un possente demone con tre teste: una da toro, una da uomo e una da ariete. Cavalca un drago enorme brandendo una lunga lancia e uno stendardo.

Nella Goezia, pratica magica che riguarda l’evocazione di demoni, la sua descrizione viene ampliata. Oltre ad avere tre teste, Asmodeo ha anche dei piedi da oca e un serpente al posto della coda. Dalla bocca emette fiammate roventi e vomita fuoco.

Molto importante è il legame tra Asmodeo e Lilith, un altro demone della mitologia ebraica. Quando Adamo chiese a dio una compagna, la divinità rispose alla richiesta creando Lilith utilizzando del sudiciume. Adamo si unì carnalmente con Lilith, dando così vita ad Asmodeo e molti altri demoni.

In seguito, Lilith e Adamo litigarono (lei non desiderava più giacere con lui) e lei fuggì in una regione nei pressi del mar Rosso popolata da demoni.

Per approfondire:

http://www.latelanera.com/divinita-demoni-personaggi/dio-demone-personaggio.asp?id=247

Osiride, il giudice dei morti – Pillole di Folklore # 49

Prima di morire, Osiride governò sull’Egitto come un sovrano civilizzatore, interessato a migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi. Fu lui a creare l’agricoltura e la religione. In seguito ad un complotto organizzato da suo fratello Seth, morì affogato nel Nilo e riuscì a tornare in vita solo grazie alla magia delle sorelle Iside e Nefti.

Fu questo evento a renderlo il dio della morte e dell’oltretomba.

Oltre a svolgere il ruolo di dio funerario e giudice dei Morti, Osiride veniva anche considerato responsabile delle benefiche inondazioni del Nilo (utilissime per l’agricoltura). Più in generale, era anche il dio della fertilità e dello sviluppo vegetale.

Veniva festeggiato durante il mese di khoiak, dedicato alla raccolta del grano.

La cerimonia più importante associata a Osiride è la psicostasia. Quando i morti giungevano al cospetto del dio, egli pesava i loro cuori su una bilancia e poneva sull’altro piatto una piuma. I peccati determinavano il peso delle anime dei defunti: se superava quello della piuma venivano date in pasto ad Ammit, la grande divoratrice. Chi invece superava questo test veniva mandato ad Aaru, la residenza dei defunti.

Per approfondire:

https://tanogabo.com/osiride-il-sovrano-delloltretomba/

https://www.britannica.com/topic/Osiris-Egyptian-god

http://www.archart.it/osiride.html

Loki, il dio degli inganni – Pillole di Folklore # 48

Nella mitologia, il Trickster è una figura che agisce al di sopra delle regole e che porta disordine e cambiamenti, spesso ricorrendo a mezzucci come imbrogli o menzogne. Loki è certamente uno dei Trickster più famosi e riveste un ruolo di primissimo piano all’interno della mitologia norrena. Figlio del gigante di ghiaccio Fàrbauti e della dea Laufey (che in alcune versioni del mito viene però considerata una gigantessa), il dio degli inganni è una figura ambigua e sarebbe profondamente errato considerarlo l’incarnazione del male (come fecero i cristiani quando diffusero per la prima volta i miti norreni).

È vero che talvolta Loki compie delle azioni malvagie, ma lo fa perché è necessario per mantenere l’equilibrio nell’ordine cosmico. È il suo ruolo e potrà cedere ai suoi istinti più distruttivi (ereditati dai giganti) solo quando giungerà il Ragnarok, il crepuscolo degli dei.
Nonostante sia spesso in conflitto con le altre divinità, Loki ha stretto con Odino un antico patto di fratellanza di sangue e spesso ha collaborato con lui e Thor per affrontare varie minacce e risolvere dei problemi.

È in grado di trasformarsi a piacimento e in vari poemi è possibile trovarlo sotto forma di falco, pulce, salmone, cavallo o foca. L’ambiguità di Loki si estende anche alla sua sessualità; accentra nella sua figura atteggiamenti maschili e femminili e in alcuni miti arriva addirittura a partorire (non scordiamo che è proprio lui a dare alla luce Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino).

Per approfondire:
http://www.latelanera.com/divinita-demoni-personaggi/dio-demone-personaggio.asp?id=210
http://parliamotedesco.altervista.org/blog/la-leggenda-di-loki/
https://norse-mythology.org/gods-and-creatures/the-aesir-gods-and-goddesses/loki/

Apollo, il dio del Sole – Pillole di Folklore # 47

Nato dall’unione di Zeus e di Leto, Apollo era il dio greco del Sole, delle arti, della medicina, della profezia, della musica, della poesia e della scienza. Era il capo delle muse e aveva un talento incredibile per l’arte e per la musica (la lira è uno dei suoi simboli). Nel tempio di Delfi, a lui dedicato, le sacerdotesse scelte dal dio in persona svelavano agli umani parte del loro futuro.

La sua arma prediletta era l’arco e talvolta la utilizzava per infliggere orribili pestilenze ai popoli che lo osteggiavano.

Continua a leggere “Apollo, il dio del Sole – Pillole di Folklore # 47”

I Kappa, gli yokai per antonomasia – Pillole di Folklore # 46

I Kappa sono senza ombra di dubbio gli yokai più famosi nel folklore giapponese. Hanno delle caratteristiche fisiche uniche, che li rendono riconoscibili a una prima occhiata: altezza simile a quella di un bambino, pelle verde e squamosa, carapace da tartaruga, mani e piedi palmati e un becco che ricorda quello di alcuni uccelli acquatici. Inoltre, sulla sommità del loro capo è presente una cavità solitamente piena d’acqua. Un modo astuto per sconfiggere un Kappa è indurlo a versare tutta l’acqua che ha in testa: in questo modo lo yokai diventa molto di più debole.
Il taglio di capelli dei Kappa ricorda la classica chierica dei monaci.

Tra i cibi preferiti dai Kappa ci sono i cetrioli e il sangue e le interiora degli esseri umani. Dopo aver ucciso le loro vittime, hanno l’abitudine di risucchiare i loro intestini direttamente dallo sfintere anale. È per questo motivo che talvolta i Kappa vengono anche chiamati shirokodama, ossia “vampiro dell’ano”.
Per quanto feroci, i Kappa sono stranamente educati. Amano sfidare i passanti a degli incontri di sumo e rispondono sempre con cortesia agli inchini dei loro avversari. Questo li mette però in svantaggio, visto che quando piegano la schiena rischiano di versare l’acqua contenuta nella depressione sulle loro teste.

Si ritiene che la leggenda del Kappa sia nata per tenere i bambini lontani dai fiumi. In passato, i figli indesiderati o nati con delle deformità venivano abbandonati nei corsi d’acqua. Per impedire ai bambini di imbattersi nei cadaveri dei neonati, i genitori raccontavano loro storie spaventose sui Kappa e sulla loro sete di sangue.

Col passare del tempo, la figura del Kappa ha perso tutte le sue caratteristiche macabre e violente. Nel Giappone moderno si svolgono molte feste dedicate a questi famosissimi mostri, caratterizzate da danze tipiche, offerte di cetrioli e incontri di sumo.
I Kappa sono inoltre diffusissimi nella cultura pop giapponese e addirittura esistono dei veri e propri gadget a loro dedicati.

Per approfondire:
http://yokai.com/kappa/
http://yokai.wikia.com/wiki/Kappa
https://www.nippop.it/it/l-ora-degli-yo-kai/blog/rubriche/l-ora-degli-yo-kai/l-ora-degli-yo-kai-kappa

L’immagine utilizzata è stata creata da Matthew Meyer per Yokai.com