Charun, il demone della morte – Pillole di Folklore # 38

Nel folklore, lo psicopompo è un’entità che ha il compito di condurre le anime dei defunti nell’aldilà. Nella mitologia etrusca, questo importante ruolo veniva svolto da Charun, il demone della morte. Egli allontanava i defunti dai loro cari dopo il decesso e li accompagnava durante tutto il loro ultimo viaggio (che poteva avvenire a piedi, a cavallo o su un carro). Veniva spesso affiancato da Vanth, un’altra dea alata legata al mondo degli inferi.

Charun viene solitamente rappresentato come un demone dal lungo naso da avvoltoio, una barba ispida e nera e delle orecchie appuntite. In alcune pitture funerarie ha la pelle blu. Indossa degli alti calzari e una tunica lunga fino a poco sopra il ginocchio. In mano regge il martello che, secondo alcuni studiosi, utilizzava per chiudere i pesanti chiavistelli delle porte dell’Ade. Secondo altre interpretazioni, utilizzava l’arma solamente per colpire o spaventare le anime che conduceva nell’aldilà.

Alcuni autori sostengono che Charun non si limitasse a condurre i morti nell’Ade, ma che punisse anche le anime dei malvagi.

Sleipnir, il cavallo di Odino – Pillole di Folklore # 37

Nella mitologia norrena, Sleipnir è il cavallo magico a otto zampe cavalcato da Odino, il padre degli dei. Il suo manto è grigio e, secondo alcune versioni del mito, ha delle rune incise sui denti. È il cavallo più veloce di tutti ed è in grado persino di correre sull’acqua e nel cielo. Il significato del suo nome è “colui che scivola rapidamente”.


Secondo le teorie di alcuni studiosi, Sleipnir potrebbe essere collegato alle pratiche sciamaniche diffuse tra gli antichi pagani del nord Europa. È infatti molto diffusa la credenza che gli sciamani, durante i loro viaggi estatici, viaggiassero per il cosmo in sella a un cavallo.

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La finestra della vecchina – Folklore romano #3

Uno degli edifici più imponenti di Roma, che rivolge una fronte verso via del Gesù, l’altra verso la piazza del Gesù, è il palazzo Altieri, uno dei più imponenti di Roma ad opera di Giovanni Antonio de Rossi, architetto illustre noto verso la metà del 1600.

Una curiosità del palazzo è proprio la cosiddetta “finestra della vecchina”, una finestrella che sembra essere fuori posto, e che si nota all’inizio della via.
Alla finestra è legata un curioso racconto: una vecchietta, molto affezionata alla sua casetta, ne rifiutasse l’esproprio. Quando venne costruito il palazzo Altieri, lei fu minacciata di rappresaglie e si rivolse al proprietario, il Cardinale Altieri (in seguito Papa Clemente X).

Il suo desiderio di mantenere intatta la casetta fu onorato: l’edificio venne lasciato intonso e anzi incorporato nel palazzo Altieri, dove la vecchina poté vivervi tranquillamente, godendo di una pensione pontificia.

In realtà non tutti sono d’accordo su quale sia effettivamente la finestra della vecchina, poiché le finestre fuori posto sono due, l’una ben lontana dall’altra.

Il malocchio: storia e tradizione

Eccomi tornata con un nuovissimo articolo. Oggi tratteremo un argomento molto, per così dire, tradizionale, al quale alcune persone credono e ci sono legate, altre sorridono all’idea che, nel 2021, si possa credere a queste sciocchezze, altre ancora non sanno nemmeno di cosa si sta parlando. Mi riferisco al malocchio, alla sua storia e tradizione.

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La dea Mefite – Pillole di Folklore # 36

Mefite era una divinità italica associata all’acqua e venerata in luoghi in cui era quasi sempre presente un fiume o un lago. Alcuni rinvenimenti archeologici hanno documentato la presenza del suo culto in Lazio, Molise e Abruzzo, oltre che nel territorio dell’Irpinia e in Lucania. Era la protettrice della fertilità dei campi e della fecondità femminile. Pare che il suo culto fosse legato anche al rito della transumanza. Non era raro, infatti, trovare delle aree sacre dedicate alla dea nei percorsi tratturali.

Nella valle d’Ansanto viene identificato col nome di Mefite un piccolo lago di origine solfurea, le cui esalazioni sono nocive per l’uomo. In passato, vicino al lago era stato eretto un tempio dedicato alla dea. È opinione comune che, col passare del tempo, la divinità sia stata sempre più associata alle esalazioni dello zolfo, fino a diventare una entità malefica legata alle paludi sulfuree e alla morte. Talvolta veniva però anche associata ai benefici delle acque termali e solforose.

È probabile che Mefite abbia perso il suo status di protettrice dell’acqua in seguito alla romanizzazione del territorio italiano e all’introduzione di nuove divinità. Le trasformazioni che il culto di questa dea ha subito nel corso dei secoli sono molto affascinanti e degne di interesse.

Per approfondire:

https://www.romanoimpero.com/2011/03/culto-di-mefite.html

La Dea Mefite e la Valle di Ansanto

La sepoltura dei videogiochi Atari

Un racconto che ha dell’incredibile: nel settembre 1983, l’Alamogordo Daily News, un giornale del Nuovo Messico, dichiarò che circa venti autoarticolati avevano rovesciato in una discarica cittadina scatole, cartucce e console di magazzini Atari siti a El Paso.
Secondo gli articoli, Atari scelse tale discarica perché gli scavi erano vietata e la spazzatura sarebbe stata in seguito tritata.

Stando a dichiarazioni successive, Atari avrebbe in realtà rovesciato cartucce difettose, incuriosendo ovviamente i locali, e alimentando l’immaginario collettivo.
Venne poi colato del calcestruzzo sugli scavi.
Un lavoratore dichiarò che la ragione era la salvaguardia dei bambini.

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Ostara – Pillole di Folklore # 35

In occasione dell’equinozio di primavera si celebra Ostara, la festa pagana che celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita. Prende il nome da Eostre, una divinità teutonica associata ai fiori e alla fertilità. In passato il suo culto era diffuso in tutta Europa, anche a causa delle invasioni germaniche. La dea condivide molte delle sue caratteristiche con Estia e Vesta, divinità del focolare nella mitologia greca e romana. Da Eostre deriva la parola Easter (Pasqua in inglese).

La dea Eostre in una rappresentazione di Johannes Gehrts

In passato, per celebrare Ostare le sacerdotesse accendevano un cero all’interno dei templi dedicati alla dea. Esso simboleggiava la fiamma eterna dell’esistenza e veniva spento solo all’alba del giorno successivo all’equinozio di primavera. Durante la festività venivano anche celebrati dei rituali ierogamici, che esaltavano e sacralizzavano la rinascita della vita attraverso l’unione sessuale.

I Chac – Pillole di Folklore # 34

Nella mitologia Maya, i Chac sono le divinità della pioggia. Ne esistono quattro e ognuno di loro è associato a un punto cardinale. Colpiscono le nuvole con le loro asce di luce, dando così il via ad acquazzoni e temporali. Secondo un’altra versione del mito, i Chac causano la pioggia versando un po’ dell’acqua contenuta nelle zucche che portano sempre con sé. Potrebbero inondare il globo intero semplicemente rovesciando tutta l’acqua contenuta all’interno degli ortaggi.

Dimorano nelle Cenotes, grotte al cui interno è possibile trovare degli specchi d’acqua dolce. Queste caverne venivano considerate dai Maya un punto di accesso all’Inframondo, il regno governato dagli dei della Morte e della Malattia.

Durante i periodi di siccità, i maghi della pioggia Maya si recavano all’interno delle caverne per svolgere dei riti propiziatori.

Per approfondire:

http://pensieroefilosofia.blogspot.com/2012/05/chac-il-dio-della-pioggia.html

https://www.britannica.com/topic/Chac

Sant’Agata, Patrona di Catania

Un mito ricoperto da un velo di mistero è sicuramente quello di Sant’Agata, Patrona della città di Catania, Sicilia.

Agata, vissuta nel III secolo d.C, era una nobildonna della città di Catania, provincia romana fiorente e ricca di scambi commerciali e culturali del Mediterraneo.
Roma, nello stesso periodo, aveva istituito un editto che chiedeva ai cristiani dell’Impero di abiurare la propria fede, trasferendo il pretore Quinziano a Catania affinché emanasse al popolo la volontà della Capitale. Stanziato in città, dopo poco tempo incontrò la donna e ne rimase affascinato a tal punto da volerla sposare.

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