Garuda, colui che aspetta il veleno – Pillole di Folklore # 43

Garuda è una figura importantissima nell’induismo e in altre religioni orientali. Si tratta di un ibrido tra un essere umano e un uccello, anche se nell’arte viene spesso rappresentato semplicemente come un uomo alato (nelle rappresentazioni più antiche le caratteristiche fisiche da volatile erano più accentuate). Secondo alcune interpretazioni, il suo nome deriva dalla frase “garanti-di” il cui significato è “colui che aspetta il veleno”. In varie versioni del mito, infatti, Garuda è in grado di curare le persone che sono state avvelenate dai serpenti.

Viene considerato il re degli uccelli.

Essendo la cavalcatura prediletta di Vishnu svolge un ruolo di primo piano nella mitologia induista. Molto nota è la leggenda in cui il re degli elefanti Gajendra chiede aiuto alle divinità mentre lotta per salvarsi da un enorme coccodrillo e Vishnu risponde al suo richiamo arrivando sulle ali di Garuda.

Il legame tra Vishnu e Garuda diventa ancora più evidente se consideriamo che due delle varie incarnazioni della divinità sono identiche nell’aspetto al leggendario uomo-uccello.

Per approfondire:

http://ilcrepuscolo.altervista.org/php5/index.php?title=Garuda

http://loasiditammuz.altervista.org/uccelli-nel-mito-sesta-parte-luccello-garuda/

La magia simpatica – Pillole di Folklore # 42

Con il termine “magia simpatica”, l’antropologo e storico delle religioni James Frazer indica quella forma di magia che, una volta eseguita su un oggetto appartenuto a una persona (o anche su una parte del corpo come unghie o capelli), ha effetto anche sull’intero individuo, seppur distante dal luogo in cui è avvenuto l’incantesimo.

Nel libro “Il ramo d’oro”, Frazer suddivide la magia simpatica in due rami ben distinti: la magia omeopatica (basata sulla legge di similarità) e la magia contagiosa (basata sulla legge di contatto).

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Nisaba, la scriba delle divinità sumere – Pillole di Folklore # 41

Nella mitologia sumera, Nisaba (chiamata anche Nidaba) era la dea della saggezza, della scrittura, della letteratura e delle misurazioni. Suo marito era Haia, il dio dei magazzini, mentre sua figlia era Sud (nota come Ninlil dopo il matrimonio con Enlil), la signora dell’aria.

Enki, il dio della saggezza, assegnò a Nisaba il compito di essere la scriba delle divinità sumere. La dea infatti si occupava di scrivere cronache, resoconti, annotazioni e molto altro ancora. Gestiva inoltre la conservazione dei confini.

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I Centzon Totochtin, l’unità di misura dell’ubriachezza – Pillole di Folklore # 40

Nella mitologia azteca, i Centzon Totochtin (letteralmente “quattrocento conigli”) erano un gruppo di divinità che prendeva parte a moltissime celebrazioni. Erano dei dell’ubriachezza e avevano l’aspetto di conigli. Alcune delle divinità incluse in questo gruppo erano: Tepoztecatl, Texcatzonatl, Colhuatzincatl, Macuiltochtli, Ometochtli.

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Mertseger, colei che ama il silenzio – Pillole di Folklore # 39

Nella mitologia egizia, Mertseger proteggeva la necropoli di Tebe. Il suo nome significava “colei che ama il silenzio” o “colei che ama colui che produce silenzio” (chiaro riferimento a Osiride). Aveva l’aspetto di una donna con la testa da cobra.

Come altri miti, anche quello di Mertseger fu creato per scoraggiare un determinato comportamento. In questo caso si scelse di dare vita a una dea in grado di spaventare coloro che profanavano le ricche tombe reali e nobiliari. Mertseger puniva con severità chi disturbava il sonno dei morti, ma era alquanto misericordiosa con chi le mostrava devozione.

Era una divinità locale e non le vennero mai dedicati templi imponenti. Si dovette accontentare di piccoli templi rupestri e di qualche cappella ai piedi della collina Ta-Dehent, il luogo in cui dimorava e di cui era la personificazione.

Per approfondire:

http://www.wikiwand.com/it/Mertseger

https://www.ancientegyptonline.co.uk/meretseger.html

L’illustrazione di Mertseger è stata realizzata da Irene Martini:

https://www.facebook.com/profile.php?id=100028366463521

http://irenemartiniportfolio.blogspot.com/?fbclid=IwAR3nrMuLcxQVnltse1Uv_MCyBhz-S1PPnRybK1mTLl52U_SsSjPLjIScfRA

Charun, il demone della morte – Pillole di Folklore # 38

Nel folklore, lo psicopompo è un’entità che ha il compito di condurre le anime dei defunti nell’aldilà. Nella mitologia etrusca, questo importante ruolo veniva svolto da Charun, il demone della morte. Egli allontanava i defunti dai loro cari dopo il decesso e li accompagnava durante tutto il loro ultimo viaggio (che poteva avvenire a piedi, a cavallo o su un carro). Veniva spesso affiancato da Vanth, un’altra dea alata legata al mondo degli inferi.

Charun viene solitamente rappresentato come un demone dal lungo naso da avvoltoio, una barba ispida e nera e delle orecchie appuntite. In alcune pitture funerarie ha la pelle blu. Indossa degli alti calzari e una tunica lunga fino a poco sopra il ginocchio. In mano regge il martello che, secondo alcuni studiosi, utilizzava per chiudere i pesanti chiavistelli delle porte dell’Ade. Secondo altre interpretazioni, utilizzava l’arma solamente per colpire o spaventare le anime che conduceva nell’aldilà.

Alcuni autori sostengono che Charun non si limitasse a condurre i morti nell’Ade, ma che punisse anche le anime dei malvagi.

Sleipnir, il cavallo di Odino – Pillole di Folklore # 37

Nella mitologia norrena, Sleipnir è il cavallo magico a otto zampe cavalcato da Odino, il padre degli dei. Il suo manto è grigio e, secondo alcune versioni del mito, ha delle rune incise sui denti. È il cavallo più veloce di tutti ed è in grado persino di correre sull’acqua e nel cielo. Il significato del suo nome è “colui che scivola rapidamente”.


Secondo le teorie di alcuni studiosi, Sleipnir potrebbe essere collegato alle pratiche sciamaniche diffuse tra gli antichi pagani del nord Europa. È infatti molto diffusa la credenza che gli sciamani, durante i loro viaggi estatici, viaggiassero per il cosmo in sella a un cavallo.

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La dea Mefite – Pillole di Folklore # 36

Mefite era una divinità italica associata all’acqua e venerata in luoghi in cui era quasi sempre presente un fiume o un lago. Alcuni rinvenimenti archeologici hanno documentato la presenza del suo culto in Lazio, Molise e Abruzzo, oltre che nel territorio dell’Irpinia e in Lucania. Era la protettrice della fertilità dei campi e della fecondità femminile. Pare che il suo culto fosse legato anche al rito della transumanza. Non era raro, infatti, trovare delle aree sacre dedicate alla dea nei percorsi tratturali.

Nella valle d’Ansanto viene identificato col nome di Mefite un piccolo lago di origine solfurea, le cui esalazioni sono nocive per l’uomo. In passato, vicino al lago era stato eretto un tempio dedicato alla dea. È opinione comune che, col passare del tempo, la divinità sia stata sempre più associata alle esalazioni dello zolfo, fino a diventare una entità malefica legata alle paludi sulfuree e alla morte. Talvolta veniva però anche associata ai benefici delle acque termali e solforose.

È probabile che Mefite abbia perso il suo status di protettrice dell’acqua in seguito alla romanizzazione del territorio italiano e all’introduzione di nuove divinità. Le trasformazioni che il culto di questa dea ha subito nel corso dei secoli sono molto affascinanti e degne di interesse.

Per approfondire:

https://www.romanoimpero.com/2011/03/culto-di-mefite.html

La Dea Mefite e la Valle di Ansanto

Ostara – Pillole di Folklore # 35

In occasione dell’equinozio di primavera si celebra Ostara, la festa pagana che celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita. Prende il nome da Eostre, una divinità teutonica associata ai fiori e alla fertilità. In passato il suo culto era diffuso in tutta Europa, anche a causa delle invasioni germaniche. La dea condivide molte delle sue caratteristiche con Estia e Vesta, divinità del focolare nella mitologia greca e romana. Da Eostre deriva la parola Easter (Pasqua in inglese).

La dea Eostre in una rappresentazione di Johannes Gehrts

In passato, per celebrare Ostare le sacerdotesse accendevano un cero all’interno dei templi dedicati alla dea. Esso simboleggiava la fiamma eterna dell’esistenza e veniva spento solo all’alba del giorno successivo all’equinozio di primavera. Durante la festività venivano anche celebrati dei rituali ierogamici, che esaltavano e sacralizzavano la rinascita della vita attraverso l’unione sessuale.

I Chac – Pillole di Folklore # 34

Nella mitologia Maya, i Chac sono le divinità della pioggia. Ne esistono quattro e ognuno di loro è associato a un punto cardinale. Colpiscono le nuvole con le loro asce di luce, dando così il via ad acquazzoni e temporali. Secondo un’altra versione del mito, i Chac causano la pioggia versando un po’ dell’acqua contenuta nelle zucche che portano sempre con sé. Potrebbero inondare il globo intero semplicemente rovesciando tutta l’acqua contenuta all’interno degli ortaggi.

Dimorano nelle Cenotes, grotte al cui interno è possibile trovare degli specchi d’acqua dolce. Queste caverne venivano considerate dai Maya un punto di accesso all’Inframondo, il regno governato dagli dei della Morte e della Malattia.

Durante i periodi di siccità, i maghi della pioggia Maya si recavano all’interno delle caverne per svolgere dei riti propiziatori.

Per approfondire:

http://pensieroefilosofia.blogspot.com/2012/05/chac-il-dio-della-pioggia.html

https://www.britannica.com/topic/Chac