Disclaimer: da tempo avevo in mente di scrivere un articolo su uno dei fenomeni più in voga dell’ultimo millennio, il bellissimo mondo del ghosting. Un fenomeno che ripudio con tutto il cuore. Anziché scrivere il classico articolo, spero apprezzerete l’idea di una lettera.
C’è un modo di chiudere i rapporti che fa più male di qualunque parola: il silenzio.
Non quello della quiete, ma quello dell’assenza. Il silenzio vigliacco di chi sparisce.
Mi rivolgo a voi che, dopo inviti, chiacchiere, cene fatte su misura per esigenze particolari, passaggi in macchina, accoglienza e fiducia, avete scelto di non dire nulla.
Non un messaggio. Non un “grazie, non fa per noi”.
Avete semplicemente smesso.
E non sto parlando di rapporti di anni. Vi conoscevamo da poco, è vero.
Ma vi abbiamo fatto spazio. In casa, nei messaggi, nei gruppi, tra i nostri amici, nel giorno più importante della nostra vita.
Ci abbiamo messo gentilezza. Quella vera, quella che cucina apposta per chi ha particolari esigenze. Che accompagna senza avere l’auto. Che ti include in un cerchio ristretto, solo perché sei amico di un amico.
Quella gentilezza che non si misura in anni di conoscenza, ma in intenzione.
E voi, semplicemente, siete usciti. Dal gruppo, dalle chat, dalle parole.
Sparire è facile.
Ci vuole un secondo. Un clic. Nessuna spiegazione.
Avere rispetto, invece, è un gesto che richiede presenza. E coraggio.
Il coraggio di dire: non ci troviamo, non è per noi, grazie comunque.
Ma evidentemente il rispetto pesa. Troppo per chi preferisce scivolare via senza lasciare traccia.
E allora no, non è la vostra assenza a ferire. È il modo.
Quel modo passivo-aggressivo, che lascia una domanda sospesa in aria, senza che nessuno abbia il coraggio di rispondere.
Non vogliamo spiegazioni. Non vogliamo scuse.
Vogliamo solo ricordare — a noi stessi, e a chi legge — che l’educazione è un gesto gratuito ma potente. E che chi la ignora, spesso, non ha mai avuto davvero qualcosa da offrire.
Le vere amicizie si riconoscono proprio nei momenti così.
Quando resta chi ti risponde con un vocale alle 2 di notte.
Chi ti dice “ci sono, anche se ci vediamo una volta l’anno”.
Chi non fa tante storie, ma quando serve c’è.
Questa non è una lettera di rancore.
È una lettera di chiusura. Di consapevolezza.
Di selezione naturale delle persone.
Grazie per averci fatto capire, con chiarezza e senza nemmeno parlare, che non eravate giusti per restare.
Ci teniamo strette le persone che sanno restare. E che quando vanno via, almeno, hanno la dignità di dirlo.
Se anche tu hai vissuto un “ghosting emotivo”, una sparizione inspiegabile, raccontalo nei commenti. A volte condividere è il primo passo per lasciarsi alle spalle quello che non merita spazio.