Da quel che vedo sui vari social, la quinta (e ultima) stagione di Stranger Things ha generato delle reazioni diametralmente opposte. Alcuni fan l’hanno elogiata per la spettacolarità di certe scene e l’impatto emotivo dei minuti finali, mentre altri hanno criticato con una certa ferocia i tanti problemi di scrittura che l’hanno accompagnata dall’inizio alla fine. Pur comprendendo in parte la posizione degli spettatori più interessati a godersi il giro sulle montagne russe che a cercare il pelo nell’uovo, devo ammettere di appartenere alla schiera di chi non è rimasto soddisfatto da come è stata narrata l’ultima porzione di questa epopea televisiva. Anche perché in questo caso dentro l’uovo non c’è un singolo pelo, ma un’intera parrucca.
(Da qui in poi ci saranno spoiler sull’intera quinta stagione di Stranger Things.)
La tensione? L’ha uccisa la plot armor
Il primo aspetto che non posso fare a meno di criticare è la totale mancanza di tensione nelle scene cruciali, dovuta a un abuso della plot armor. È difficile temere per la vita dei protagonisti quando riescono sempre a uscire illesi da situazioni nelle quali chiunque altro morirebbe. Per fare un esempio concreto, i Demogorgoni non si fanno alcun problema a uccidere i militari in tre secondi netti, ma quando si trovano di fronte a un personaggio principale si limitano a dargli una spintarella o, ancora peggio, a ignorarlo senza motivo.
La scena più ridicola da questo punto di vista è quella in cui Lucas, Max, Robin e Vickie si nascondono dai Demo-Cani nell’ospedale di Hawkins. Una volta entrati nella stanza, i mostri dovrebbero dirigersi subito verso di loro basandosi sull’olfatto o sull’udito, soprattutto considerando la scelta di Lucas di non spegnere subito la radio, e invece si limitano a camminare a caso a rallentatore, per poi lasciarsi distrarre dal rumore prodotto da una bombola d’ossigeno che Karen Wheeler ha infilato dentro una delle lavatrici. So che la scena è almeno in parte una citazione a Jurassic Park, ma questo non la rende meno indifendibile, soprattutto considerando che la madre di Mike, Nancy e Holly dovrebbe essere gravemente debilitata dopo essere stata aggredita dal Demogorgone.
Non si tratta comunque di un problema nuovo per Stranger Things, considerando che pure nelle stagioni precedenti i personaggi si salvavano spesso per puro miracolo. Tuttavia negli episodi finali sarebbe lecito aspettarsi una posta in gioco più alta, soprattutto perché gli sceneggiatori hanno voluto potenziare ulteriormente Vecna e riportare in scena il Mind Flayer, che è quanto di più vicino a una divinità lovecraftiana ci sia nell’universo narrativo della serie. La pericolosità di questi due nemici non dovrebbe mai venire messa in dubbio dallo spettatore, eppure durante lo scontro finale non riescono a uccidere nemmeno uno dei loro nemici e vengono sconfitti dai protagonisti con una facilità che mi ha lasciato allibito.
Gestiti in modo più discutibile dei mostri ci sono soltanto i militari, che riescono nella non facile impresa di sembrare sempre più stupidi in ogni scena in cui appaiono. Si fanno uccidere da una ragazza con molta meno esperienza di loro nell’uso delle armi da fuoco (Nancy); non riescono a fermare Murray neppure sparando verso l’abitacolo; restano fermi come dei babbei a guardare Undici sacrificarsi e non arrestano i personaggi principali per ragioni note solo a Odino. Non capisco proprio il senso di ingaggiare un’attrice come Linda Hamilton per poi non scrivere nulla di davvero interessante per il suo personaggio.
Scene confuse o gestite male
Ci sono alcune scene che potenzialmente avrebbero potuto funzionare molto bene, ma che per un motivo o per l’altro non sono riuscite a convincermi. La prima che mi viene in mente è quella in cui Nancy e Jonathan rischiano di morire affogati e scelgono proprio quel momento per mettersi a parlare dei problemi della loro relazione. Per quanto ben recitata, è una scena strana perché risulta fin troppo romantica per essere una rottura e infatti in un primo momento non l’avevo interpretata come tale. Pensavo che frasi come “vuoi non sposarmi?” indicassero la consapevolezza dei due personaggi di essere prossimi alla morte e di non avere alcuna speranza di portare avanti la loro relazione. Non sono stato l’unico ad arrivare alla conclusione errata e infatti gli sceneggiatori hanno dovuto fare chiarezza nel corso di una recente intervista. Penso che per rendere la scena meno confusa sarebbe stato sufficiente riformulare alcune frasi o magari riprendere il dialogo in un secondo momento.
Tra le scene più criticate c’è quella del coming out di Will ed effettivamente pure secondo me non è stata ben gestita. Mi aspettavo una confessione intima in presenza di pochi amici e invece gli sceneggiatori hanno preferito fargli parlare di qualcosa di incredibilmente privato di fronte a un gruppo nel quale c’erano anche persone con le quali non era per nulla in confidenza (Kali, per dirne una). Tra l’altro mi è sembrato un coming out forzato, visto che senza il timore di vedere Vecna usare il suo segreto come un’arma Will probabilmente avrebbe scelto un momento diverso per rivelare le sue preferenze sessuali.
Credo che anche la recitazione di Noah Schnapp e degli altri attori coinvolti non abbia aiutato la scena a brillare. È un aspetto sul quale non voglio soffermarmi troppo perché so giudicare meglio la parte narrativa, però in questa quinta stagione le interpretazioni di vari attori mi sono sembrate più volte sottotono. Millie Bobby Brown, che in passato aveva dato vita delle scene pazzesche, l’ho trovata parecchio “spenta” e spesso mono-espressiva e pure Finn Wolfrad non mi ha convinto del tutto (i due hanno dimostrato una chimica prossima allo zero in quella che avrebbe dovuto essere la scena cruciale dell’ultimo episodio). Decisamente migliori le interpretazioni di Sadie Sink, Caleb McLaughlin e Gaten Matarazzo, per non parlare di Jamie Campbell Bower, capace di rubare la scena a ogni apparizione.
Brodo allungato, spiegoni e ripetizioni
Un altro aspetto della quinta stagione di Stranger Things che non è riuscito a convincermi è il minutaggio degli episodi. Quasi tutti durano troppo e sono pieni di scene perlopiù inutili allungate senza motivo (il che rende ancora più inspiegabile la gestione frettolosa di alcune parti cruciali). È una scelta – forse imposta dall’alto – che ha avuto delle ricadute negative sul ritmo, spesso davvero troppo lento. Una narrazione meno veloce non è per forza un male (come dimostrato brillantemente dal settimo episodio di Pluribus), ma lo diventa quando ciò che viene mostrato allo spettatore aggiunge poco o nulla alla storia o alla crescita dei personaggi. A rendere più pesante il tutto ci pensano le frequenti ripetizioni, utili solo ad allungare un brodo già abbastanza annacquato. E c’è una dinamica che ho finito per detestare con tutte le mie forze:
> I personaggi non sanno cosa fare;
> Provano a fare brainstorming senza riuscire a cavare un ragno dal buco;
> Si mettono a fare altro;
> Uno dei personaggi fa o vede qualcosa che lo spinge a urlare “Eureka! Ho trovato!”;
> Parte uno spiegone tanto improbabile quanto lungo.
Ora, non dico che delle scene impostate così siano per forza brutte, ma se non vengono dosate perdono di efficacia e nel corso di questa quinta stagione ce ne sono state un po’ troppe.
Piccola parentesi che non so in quale altra sezione di questa analisi inserire: ma com’è possibile che nessun altro abitante di Hawkins si sia accorto di quel che sta succedendo? Potevo ancora capirlo nelle prime due stagioni, ma con tutto quello che è avvenuto dalla battaglia di Starcourt in poi è assurdo che tutti si siano bevuti le giustificazioni ufficiali diffuse, presumo, dall’esercito. Rispetto al resto è una piccolezza, sia chiaro, ma un po’ di fastidio me l’ha comunque dato.
La backstory spiegata in uno spettacolo teatrale
La scelta di non rivelare troppo della backstory di Vecna/Henry mi ha fatto storcere il naso, perché lo spazio per farlo non mancava. So che è stata approfondita in uno spettacolo teatrale, ma non mi sembra una buona scusa per ometterla quasi del tutto dalla serie.

Avrei voluto saperne di più sulla sua trasformazione, sul legame con il Mind Flayer e, soprattutto, sull’Abisso e sulle motivazioni dietro al piano ideato per fonderlo assieme alla Terra. Tra l’altro non mi è chiara la scelta di introdurre un’altra dimensione quando c’era già il Sottosopra a disposizione che poteva svolgere lo stesso ruolo, ma pazienza.
La mancanza di coraggio
Prima dell’uscita della quinta stagione gli sceneggiatori avevano promesso una conclusione sconvolgente, ma a ben guardare in quel che ci hanno proposto non c’è assolutamente nulla di imprevedibile. Il sacrificio di Undici (depotenziato dalla teoria di Mike nel finale) era scontato e la morte di Kali non ha avuto chissà quale impatto, perché è difficile affezionarsi a un personaggio introdotto in uno degli episodi più dimenticabili della serie e riproposto solo a pochi passi dal finale. È mancato il coraggio di spingersi oltre e di punire i personaggi per i loro errori. Una vittoria finale arrivata dopo perdite davvero importanti avrebbe avuto un sapore del tutto diverso.
Ciò che funziona
Tra gli aspetti che ho apprezzato c’è la colonna sonora, anche stavolta ricca di brani capaci di enfatizzare al meglio le scene nei quali sono inseriti. Mi permetto solo una piccola critica: nella quarta stagione “Running up that hill” funzionava benissimo perché rispecchiava alla perfezione lo stato emotivo di Max, mentre qui non è sempre stata usata nelle scene giuste.
Gradevole anche l’evoluzione di alcuni personaggi. Max ha portato avanti in modo convincente il percorso di crescita iniziato nella quarta stagione, Dustin ha mostrato un nuovo lato del suo carattere (anche se gli screzi tra lui e Steve non mi hanno convinto del tutto) e Will è riuscito a scendere a patti con la sua omosessualità. Inaspettata la maturazione di Holly, anche se è stata gestita bene solo fino a un certo punto.
Per quanto il lato umoristico di Stranger Things non sia sempre nelle mie corde (alla lunga le battutine di Murray stancano, per dire), ci sono state alcune scene che mi hanno genuinamente divertito, tra qui quella in cui Mike e Will sono costretti a improvvisarsi degli idraulici.
L’epilogo non è stato male. In particolare ho apprezzato il discorso di Dustin durante la cerimonia e l’ultima partita a Dungeon & Dragons del gruppo, usata benissimo come simbolo per indicare la fine di una fase della vita e l’inizio di una nuova, ricca di incertezze ma anche di un’opportunità. La parte in cui Mike ha descritto il futuro di ognuno dei suoi amici l’ho trovata ben scritta e mi ha portato a dire: “Maledetti Duffer, non potevate impegnarvi così anche nel resto della stagione?!”.