Il mio 2022 videoludico

Mi sto rendendo sempre più conto che non sono una persona capace di concentrarsi su un singolo hobby: passo da uno all’altro come una pallina da ping-pong impazzita, incapace di restare fermo troppo a lungo. Videogiochi, anime, libri e serie tv fanno tutti parte della mia vita in egual misura e lottano per aggiudicarsi qualche ora del mio tempo libero, che non è mai abbastanza per tutto quello che vorrei fare. Pertanto, a differenza di chi ha la capacità di dedicarsi a un singolo hobby, tendo ad arrivare al termine dell’anno con un numero minore di opere di un certo tipo portate a termine. Non leggerò mai tanti libri come chi sfida i propri limiti su Goodreads e giocherò sempre a meno titoli dei platinatori seriali. Ma onestamente sono più interessato alla qualità che alla quantità e post come quello che mi appresto a scrivere rappresentano un’opportunità fantastica per riflettere su tutto quello che mi hanno lasciato i videogiochi che ho affrontato nel corso degli ultimi dodici mesi.
Prima di iniziare, vi lascio dei link per leggere “le ultime edizioni” di questa rubrica: QUI trovare l’articolo dedicato al 2020 e QUA quello incentrato sul 2021 (QUO non c’è). Buona lettura!

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Ganesha, il signore del buon auspicio – Pillole di Folklore # 58

Figlio di Shiva e Parvati, Ganesha è una delle divinità più note e venerate della religione induista. Le sue caratteristiche fisiche lo rendono inconfondibile: chi vede un dio con la testa da elefante, una zanna spezzata, quattro braccia e il ventre prominente sa di trovarsi di fronte a Ganesha. È il signore del buon auspicio e dona ai suoi fedeli buona sorte e prosperità. Viene invocato prima dell’inizio di un’attività, sia essa un viaggio, un nuovo lavoro, una cerimonia o qualsiasi altro evento significativo. I canti devozionali (bhajan) iniziano sempre con un inno a Ganesha, il distruttore degli ostacoli (fisici o spirituali) che si possono trovare lungo il cammino.

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NaNoWriMo, i pro e i contro di un’esperienza intensa

A novembre ho affrontato per la prima volta il NaNoWriMo, quella malefica sfida che chiede agli scrittori di mettersi in gioco e di buttare giù 50mila parole nell’arco di un mese. L’obiettivo è ottenere una prima bozza di un nuovo romanzo, anche se nulla vieta di portare avanti una storia già iniziata, come ho fatto io con il Project Sunflower. In passato mi ero sempre rifiutato di cimentarmi in un’impresa del genere, perché la vedevo solo come un’inutile fonte di stress, ma quest’anno mi è venuta voglia di mettermi alla prova, anche grazie all’entusiasmo di alcuni membri di Cardea, un movimento nato per promuovere il fantasy italiano (potete unirvi al gruppo Telegram cliccando QUI).

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Thoth, il dio della luna – Pillole di Folklore # 57

Nella mitologia egizia, Thoth era il dio della luna, della scrittura, della saggezza, della magia, del tempo, della geometria e della matematica. Era noto come il dio ibis e veniva spesso rappresentato con la testa da uccello e il resto del corpo da essere umano. Era il patrono degli scribi, proprio come Nisaba nella mitologia sumera. Fu proprio lui a inventare la scrittura.

Thoth svolgeva ruoli di varia natura all’interno della mitologia egizia. Oltre ad essere il segretario e il visir di Ra, aiutava anche Osiride durante il rito della psicostasia. Nella teogonia di Ermopoli veniva considerato come una delle divinità che avevano creato il mondo.

In quanto dio della luna, veniva associato a tutti i rituali religiosi e agli eventi civili regolati dalle fasi lunari.

Assieme a Seshat, un’altra dea della scrittura, scriveva i nomi dei defunti e le loro imprese sulle foglie di Ished, l’albero sacro che cresceva nel mondo degli dei.

Per approfondire:

https://tanogabo.com/thot-il-dio-degli-scribi/

http://www.escatologia.it/CRY_THOTH.htm

La scrittura tra immersività e misteri ft. Nico Olindo

Ciao a tutti e benvenuti a una nuova intervista!

Oggi andremo a parlare con una persona che non solo scrive libri, ma che si occupa anche di rendere più belli quelli degli altri attraverso l’editing. Ha da poco pubblicato il libro “Patèra – La maledizione del Nemord”, che ho avuto piacere di leggere e apprezzare per la sua atmosfera oscura e lo stile utilizzato, capace di catapultare il lettore dentro la trama. L’ospite in questione è Nico Olindo, che ho conosciuto sul gruppo Telegram “Scrittori del Fantastico” (lo ricordate? Ne abbiamo parlato in occasione dell’intervista con Antonio Agostinacchio).

Ciao Nico e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista!

Partirei subito con una domanda su Patèra: cosa ti ha spinto a scrivere il libro? C’era un messaggio in particolare che volevi far arrivare ai lettori?

In realtà Patèra è nato come uno sfogo. Volevo scrivere quello che sentivo ma trasposto in un mondo immaginario, ai tempi avevo massimo dodici anni. Poi un decennio dopo ho capito che i personaggi potevano (forse) essere un buon punto da cui ripartire. Sai, si cresce. Ho deciso che Patèra sarebbe stato il mio riscatto, la condanna della mia adolescenza resa al meglio, per poter regalare quello che ho imparato a chi lo avrebbe letto. Con Patèra vorrei fare arrivare il concetto di “grigio”, di compromesso, che poco si trova in esempi veri nella vita reale. Voglio accettare la parte di me che non è rose e fiori, voglio fare capire quanto essere umanə sia difficile proprio perché non è per forza luce o buio. Siamo di più: ecco cosa chiamo “Magia”.

Per questo libro hai scelto di affidarti alla scrittura immersiva, che negli ultimi anni ha iniziato a far parlare di sé, quantomeno in alcuni ambienti. Come mai l’hai preferita ad altri stili narrativi?

La scrittura immersiva è un viaggio. Non disdegno altre scuole di pensiero ma da quando ho capito il potenziale della prima persona (almeno per me) ho deciso di buttarmi e provarci. Da editor trovo illuminante cimentarsi in challenge con se stessə, perché no? Poi studiare è divertente!

Da editor, che consigli daresti a chi si approccia per la prima volta alla scrittura immersiva?

Credo che il consiglio migliore sia: studia più che puoi, attingi da più fonti, costruisci il tuo stile. Una cosa che sento dire spesso è che “chi usa l’immersiva non ha stile perché scrive come tutti”. Non è vero. Lo studio, se assimilato davvero, può portare ogni persona a creare una propria voce riconoscibile.

Uno degli aspetti più particolari di Patèra sono le numerose domande senza risposta, che portano sia il lettore che Danae, la protagonista, a provare un forte senso di smarrimento per buona parte dei capitoli. È stata una scelta voluta? Pensi di averla dosata bene o di aver calcato un po’ troppo la mano in alcuni frangenti?

La confusione della protagonista, e quindi della trama, è nata come uno scherzo – ma con le varie riscritture ho capito che fosse parte integrante del lavoro. L’ho voluto io stessə, e non nego che sia stato difficile dosarla nelle scene. Le domande senza risposta, a mio parere, rendono il tutto più oscuro – e pongono il lettore davanti a una scelta: continuo la saga? Voglio sapere come va a finire?

Una delle più grandi verità è che l’uomo è curioso, quindi mi piace giocarci su. Ovviamente dal secondo libro si capiranno più cose – è una questione di tempo della narrazione, e a noi la suspance piace.

Un tema ricorrente del libro è lo scontro interiore tra quel che si desidera e quel che la vita impone di fare. I protagonisti sono chiamati a compiere delle scelte che cozzano con quel che vorrebbero davvero, ritrovandosi a percorrere un cammino solo in parte libero. È un aspetto sul quale vorresti che i lettori riflettessero?

Credo che chiunque abbia dei demoni interiori che non possono essere espressi o risolti per via della società. E sì, vorrei che in questo mondo si possa essere chi si vuole, senza timore di apparire come un barile di paure represse. Non c’è scampo, dobbiamo renderci conto che siamo umanə e ci tocca vivere così. Spero che in qualche modo il sottotesto arrivi a chi leggerà Patèra perché, nel mio piccolo, ho molte idee su questi temi. Insomma, crescere fa paura; avevo bisogno di condividere – in parte – quel poco che ho imparato.

Per il futuro hai qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci?

Beh, sto editando il secondo libro di Patèra (uscirà in primavera/estate), ho già pronte le scalette della seconda dilogia. Poi… Beh, ho un progetto enorme in testa da almeno tre anni. Ma deve ancora maturare. Chissà che dopo Patèra non arrivi un bel mattone storico/fantasy 👀

Quali sono le opere che hanno influenzato, in un modo o nell’altro, la creazione di Patèra?

In realtà credo si tratti di mera lettura di classici. So che non ha nulla a che fare con Cime Tempestose, ma Hey: da qualche parte si imparano le emozioni. Per quanto riguarda la nicchia di genere credo di aver letto e imparato tanto soprattutto da autorə come la Dabos, la Taylor e – perché no? – Tolkien. Non nego però che l’intento del sottotesto sulla filosofia di vita umana viene dalla lettura della Trilogia di Queste Oscure Materie 🙂

Ottime influenze, non c’è che dire! Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato.

Se siete interessati a Patèra e volete saperne di più vi rimando ad Amazon, dove potete leggere anche un estratto.

Scorn, lo show don’t tell videoludico portato all’estremo

Giudicare Scorn è molto difficile, come si può intuire guardando quanto sono diversi tra loro i voti dati al gioco dai vari siti specializzati. Si passa da un estremo all’altro, rendendo complicato farsi un’idea senza prendere il pad tra le mani e buttarsi a capofitto in un mondo alieno e terribile, dove tutto sembra composto da organi interni e metallo. E se c’è un aspetto capace di mettere d’accordo tutti è proprio l’atmosfera che si respira: Ebb Software ha messo in scena uno spettacolare tributo ai quadri di Hans Ruedi Giger, curando ogni singolo dettaglio con una maniacalità che lascia a bocca aperta. Quello strano miscuglio di fascino e repulsione che si prova guardando le tele dell’artista svizzero è onnipresente e vale la pena arrivare fino al termine del viaggio anche solo per goderselo appieno.

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Le sirene – Pillole di Folklore # 56

Nate dalla penna di Omero, le sirene fanno ormai parte da secoli dell’immaginario collettivo e sono presenti in varie opere moderne di narrativa fantastica. Vengono comunemente rappresentate come delle creature metà donna e metà pesce dai lunghi e bellissimi capelli. Tuttavia nella mitologia greca la parte inferiore del loro corpo aveva delle caratteristiche in comune non con i pesci, bensì con gli uccelli. Anche le arpie potevano contare su tratti fisici simili, ma nel loro caso l’unica parte del corpo in comune con gli esseri umani era il volto.

Nell’Odissea, le sirene vivevano in un’isola nei pressi di Scilla e Cariddi e incantavano i marinai con le loro canzoni, per poi ucciderli senza pietà nel momento in cui raggiungevano la terra ferma. L’isola in cui queste infide creature dimoravano era infatti disseminata di ossa umane. Quando cercarono di fermare il viaggio del prode Odisseo, lo fecero promettendo all’eroe una conoscenza infinita. Lui, ricordando i saggi consigli di Circe, tappò le orecchie dei suoi uomini con la cera e si fece legare stretto all’albero maestro. Riuscì così a resistere agli inganni delle sirene e al loro canto.

Per approfondire:

https://tanogabo.com/il-mito-delle-sirene/

I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Prima parte

Era da un po’ che volevo parlare di anime qui sul blog, ma faticavo a trovare uno spunto interessante. Poi, qualche giorno fa, ho avuto l’illuminazione: perché non partire dal 1991 (l’anno in cui sono nato) e parlare delle serie che ho preferito in ciascuna annata? Non so a quanti possa interessare questo esperimento, però a me diverte e mi sembra una ragione più che sufficiente per provare a farlo.

Ecco le regole:
• Devo coprire il periodo che va dal 1991 al 2021
• Posso scegliere un solo anime per anno, ma nulla mi vieta di inserire un paio di menzioni d’onore
• La scelta non è limitata alle serie che ho visto durante l’annata in questione (anche perché non potrei parlare di tutta la roba uscita quando ero troppo piccolo per conoscere il concetto stesso di anime!)
• Mi riferirò sempre all’anno in cui una certa serie ha fatto il suo debutto in Giappone, a prescindere da quando è stata trasmessa in Italia

Tutto qui.
Si prospetta un lungo viaggio, quindi direi di non perdere altro tempo con i preamboli!

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Le Banshee – Pillole di Folklore # 55

La Banshee è un essere mitologico presente sia in Irlanda che nelle Highland scozzesi. Si tratta di uno spirito femminile che indossa un abito verde e una mantella grigia. Nonostante l’aspetto gradevole, le sue apparizioni sono nefaste poiché annunciano la morte di un membro della famiglia o del clan a cui è legata. Quando avverte l’imminente morte di un famigliare, la Banshee inizia a piangere con disperazione. Se a morire è invece il membro di un clan rivale, lo spirito celebra l’evento con urla di gioia.

È probabile la figura delle Banshee derivi dalle “keeners”, le donne che, nella cultura celtica, venivano pagate per cantare durante i funerali e piangere accanto alle tombe dei defunti.

Una Banshee molto nota è Bean Nighe (“la lavandaia”). Pare che sia stata più volte avvistata dai viaggiatori nei pressi di alcuni specchi d’acqua mentre era intenta a lavare il sudario di una persona destinata a morire di lì a poco. Con un po’ di coraggio, è possibile avvicinarsi allo spirito e scoprire il nome di chi sta per perdere la vita e avere qualche anticipazione sul proprio destino.

Per approfondire:
https://www.celtic-weddingrings.com/celtic-mythology/legend-of-the-banshee
https://mythology.net/mythical-creatures/banshee/

Gare di lettura, quali sono i pro e i contro?

Le gare di lettura esistono da ben prima dell’avvento di Internet, ma è innegabile che nel corso degli ultimi anni abbiano raggiunto una popolarità senza precedenti. Piattaforme come Goodreads, TikTok e, in misura minore, Twitter spingono i lettori a mettere alla prova i propri limiti e a finire il maggior numero possibile di libri nell’arco di un anno. Per quanto apprezzi qualsiasi iniziativa finalizzata ad aumentare il tempo passato con il naso tra le pagine, non posso nascondere di aver individuato delle criticità legate al modo in cui alcuni amanti della lettura tendono ad approcciarsi a iniziative del genere. In questo articolo illustrerò quali sono, a mio parere, i pro e i contro delle gare di lettura.

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