L’immortalità è un concetto affascinante, soprattutto perché è quanto di più lontano possa esistere dalla vita comune. Siamo abituati ad accettare che tutto prima o poi arrivi a una conclusione, quindi può risultare ostico mettersi nei panni di qualcuno che non può morire e che nel corso del tempo ha visto la storia cambiare in tempo reale e ha sepolto tanti compagni di viaggio. Il tutto diventa ancora più affascinante se l’immortale in questione è un guerriero sanguinario che lotta in preda a una rabbia indomabile, come avviene nel romanzo “Berserkr – Figlio dell’ira” di Paolo La Manna, edito da PAV Edizioni.
Prima di procedere con l’intervista all’autore, vi lascio la quarta di copertina per permettervi di farvi un’idea più precisa dell’opera:
“Il suo è un potere divino che i mortali non dovrebbero nemmeno conoscere. È un volere imprevedibile, sfuggito persino al dominio degli dèi. Ha servito il male, come schiavo della maledizione, e anche il bene, quando la sua umanità resisteva alla corruzione. È stato distruttore e salvatore, guardiano e assassino, ma ciò che prevedo nel suo futuro è qualcosa di oscuro e ben più terrificante.”
Questa è la storia di colui che è nato sotto il giogo del signore della furia e alla collera più sfrenata ha votato la propria esistenza. È il racconto di chi ha sfidato gli dèi vivendo nel tormento. È la leggenda di un guerriero e di un assassino, di una bestia dal cuore di uomo e di un uomo dal cuore di bestia: Bëarnor, il berserkr immortale.
È la testimonianza di chi ha avuto la sfortuna di incontrare la sua ombra e di chi ha viaggiato insieme a lei, prima di essere travolto da una rabbia distruttiva.
Questa è una raccolta dal sapore oscuro e violento, che ripercorre le avventure di un personaggio costantemente in bilico tra il bene e il male. È l’epopea della sua nascita e del suo declino; dello spadone che giace incatenato alle sue spalle, grondante sangue innocente; della furia del berserkr e della maledizione destinata a trascinare l’intero mondo nel caos.
In definitiva, Berserkr, Figlio dell’ira, è il libro che non sapevi di dover leggere prima di stringerlo tra le mani e di cui ora non puoi più fare a meno, perché ti costringerà a guardarti dentro e a domandarti, in un sussurro: «Cosa avrei fatto io al suo posto?»
“Non cedere alla paura, figlio dell’ira, giacché essa sarà tua compagna in eterno. Sii tu il padrone di un destino già scritto. Sii tu un mostro tra gli uomini e un uomo tra i mostri.”
Ciao Paolo e benvenuto su Pillole di Folklore & Scrittura! Per iniziare ti chiederei di raccontarci com’è nata l’idea alla base del libro.
In realtà, come spesso avviene, è nata per caso. Bëarnor, il protagonista del libro, è un personaggio che creai molti anni fa per un gioco di ruolo e, per via della sua natura controversa e violenta, così diversa dai personaggi ai quali sono abituato, non avrei mai pensato di poter raccontare la sua storia.
Un giorno, durante la stesura di un precedente romanzo fantasy (ambientato nello stesso mondo di “Berserkr – Figlio dell’ira”), Bëarnor fece la sua prima comparsa come personaggio secondario. Per qualche motivo a me ignoto, mi venne l’idea di un racconto che lo avrebbe visto come protagonista — o quasi — e che poi sarebbe diventato “La prigione degli orrori”. Il nome è tutto un programma: violenza, sangue, cattiveria… insomma, tutti quegli argomenti che ho sempre detestato!

Da quel momento in poi, mentre continuavo a lavorare al mio vecchio romanzo, mi capitava spesso di immaginare nuove storie legate a Bëarnor. Non potevo ancora immaginare che, messe insieme, avrebbero dato vita a un libro.
La scelta di proporre un’antologia di racconti è interessante. Come mai hai preferito questo approccio rispetto a una forma di narrazione più tradizionale?
Per due motivi.
Il primo è che, quando ho preso la decisione di sviluppare il libro, avevo già impostato diversi racconti. Nulla di insormontabile: avrei potuto adattarli a una struttura più tradizionale, ma l’idea di proseguire in forma di racconto mi intrigava, forse perché mi sembrava meno inflazionata.
Il secondo motivo ha a che fare con la natura di Bëarnor: è un personaggio immortale. Quando mi sono chiesto come raccontare la vita e le avventure di qualcuno che ha attraversato anni, secoli ed epoche diverse, una struttura meno lineare mi è sembrata la più adatta. In questo senso, il racconto è stato la soluzione più naturale.
In fin dei conti non considero questo libro una raccolta di racconti, né un romanzo; piuttosto un ibrido tra i due. Sono diversi racconti, ma legati da un filo conduttore; o possono essere visti anche come dei capitoli di un romanzo separati da un arco temporale che spazia dagli anni, ai decenni, ai secoli.
Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione?
Come prima fonte di ispirazione non posso non citare Dungeons & Dragons, grazie al quale ho potuto gettare, molti anni fa, le basi per la nascita di Bëarnor.
Anche il personaggio di Elric di Melniboné (creato da Michael Moorcock) ha avuto un ruolo importante: il suo essere costantemente in bilico tra il bene e il male, così come il suo rapporto con un patrono foriero di caos e distruzione, hanno influenzato lo sviluppo psicologico e morale di Bëarnor.
Ho letto diversi libri sulla cultura norrena per comprendere meglio cosa fosse, storicamente, un berserkr, oltre ad alcuni fumetti in cui questa figura veniva trattata, anche solo marginalmente, in contesti fantasy.
È innegabile, poi, che senza Berserk di Kentaro Miura non sarebbe esistito nemmeno Bëarnor.
E, già che ci sono, vorrei citare anche una fonte di ispirazione spesso trascurata in ambito narrativo: la musica. Nel mio caso, questa “musa” prende il nome di Opeth, un gruppo svedese capace di evocare emozioni forti e contrastanti, che mi ha accompagnato nella stesura di molti racconti e anche durante la realizzazione delle illustrazioni interne.
Hai incontrato delle difficoltà particolari durante la stesura della storia?
Principalmente ho riscontrato un solo problema, che potrà sembrare banale, ma per me è stato cruciale: scrivere di sangue e violenza.
Perché è stato così difficile? Perché sono temi che non mi appartengono. Sono una di quelle persone che fatica a guardare film con una forte componente violenta e a cui la vista del sangue fa girare la testa. Di conseguenza, anche in ambito letterario, ho una formazione piuttosto limitata quando si parla di dark fantasy o grimdark.
Il motivo per cui abbia scritto un libro che strizza l’occhio proprio a questi generi, resta un altro mistero al quale non ho risposta.

La verità è che sentivo il bisogno di raccontare Bëarnor, e farlo senza includere la violenza sarebbe stato, in un certo senso, una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Così ho scelto di uscire dalla mia zona di comfort e affrontare qualcosa che per me rappresentava una vera sfida. Ve lo immaginate? Uno scrittore che prova ribrezzo per le stesse scene che descrive! Eppure, alla fine, sembra che sia riuscito a sopravvivere…
Tendi a pianificare con attenzione i libri che scrivi o preferisci affidarti all’ispirazione?
Non ho ancora una grande esperienza per poter rispondere con assoluta certezza, ma direi che tendo a preferire l’ispirazione alla pianificazione.
Cerco comunque di avere un’idea generale della storia — alcuni sviluppi, i personaggi principali — ma per il resto mi affido al processo di scrittura, fiducioso (e speranzoso) che siano i personaggi stessi e le situazioni a suggerirmi le direzioni da seguire.
Quali sono i libri e gli autori che ti hanno formato come lettore e scrittore?
Tra gli autori che meritano una menzione ci sono sicuramente Michael Moorcock, Robert E. Howard, Fritz Leiber, Tolkien, Margaret Weis e Tracy Hickman, insieme alle loro opere.
Al di fuori del fantasy, mi sento di citare anche Haruki Murakami: un autore che amo e odio allo stesso tempo, e di cui invidio la capacità di rendere interessante e misteriosa anche la cosa più apparentemente semplice.
Al momento sei al lavoro su qualche nuovo progetto letterario?
In effetti sì, anche se lo definirei “nuovo” solo in parte. Sto lavorando nuovamente sulla trilogia che scrissi diversi anni fa, prima di pubblicare “Berserkr – Figlio dell’ira”.
All’epoca la scrissi da giovane e senza esperienza, quindi c’è molto su cui intervenire. Vorrei riuscire a offrire un prodotto valido a chi non l’ha mai letta, ma anche qualcosa di diverso e più maturo per chi già la conosce, il tutto accompagnato da una veste grafica rinnovata.
Ovviamente non mancheranno sorprese per i lettori di Berserkr: ci saranno diversi collegamenti, più o meno velati, tra le due opere.
Il primo volume della saga è attualmente a buon punto, e posso dire di essere molto soddisfatto del lavoro svolto fin qui!
Grazie per il tempo che ci hai dedicato, Paolo! Potete trovare “Berserkr – Figlio dell’ira” sul sito di PAV Edizioni e su Amazon.