Il fantasy e il giallo sono due generi che si mischiano raramente, ma quando succede il risultato è spesso interessante: dopotutto scovare il colpevole diventa ancora più difficile in un mondo in cui esistono la magia, i non morti e altri elementi sovrannaturali. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a questo connubio, magari perché convinto che la presenza degli incantesimi possa rompere le regole classiche, rendendo impossibile al lettore arrivare alla verità prima del detective. In realtà le cose non stanno proprio così: se il sistema magico è ben studiato e presenta delle regole comprensibili, chi legge può entrare in possesso di tutte le informazioni necessarie per risolvere il caso. La serie di romanzi “Il mago di Erkham” di Eliana Crescenzo, edito da PAV Edizioni, segue proprio queste regole e la sua autrice si è ingegnata tantissimo per rendere il funzionamento della magia logico e credibile. Come faccio a saperlo? Bè, potrei averle fatto qualche domanda!
Ciao Eliana e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura! Per iniziare ti chiederei di raccontarci com’è nata l’idea alla base della saga “Il mago di Erkham”?
Allora, sicuramente non è la prima storia che scrivo e questo mi ha già aiutata in molti modi, anche nell’autoimpostazione. E poi, durante il lockdown, mi stavo annoiando. Così ho creato la mappa di un mondo (15 fogli di stampante attaccati con lo scotch, perché sono una persona vintage!), perché ho bisogno di avere fisicamente davanti a me un’idea chiara di quello che immagino. Poi mi sono chiesta come sarebbe stato avere un nemico più forte del protagonista.
L’antagonista è il personaggio più importante, perché senza di lui non esisterebbe la storia, ma trovo che spesso venga sottovalutato. Quindi ho lavorato tanto seguendo l’idea che volevo sviluppare: creare un dislivello notevole, ma senza dar vita a qualcosa di mentalmente incomprensibile.
Inoltre, in parte, io e l’antagonista condividiamo volutamente una peculiarità fisica: un ostacolo.

Hai trovato difficoltà nel bilanciare la componente fantasy con quella investigativa?
No, nessuna difficoltà nel bilanciare la componente fantasy e quella investigativa, perché sono i due generi che mi appassionano maggiormente, anche a livello di film, storie, podcast, serie TV, manga, anime e fumetti. Sono i due generi che amo, insieme all’horror. Anzi, penso proprio che per me sia più facile bilanciare le idee sfruttando entrambi i generi insieme.
Durante la stesura della storia ti è capitato di documentarti su argomenti che non conoscevi o dei quali sapevi poco?
Assolutamente sì! Una delle cose su cui mi sono documentata sono le banshee, entità che, secondo alcune leggende, predicono la morte di qualcuno. Mi sono documentata anche sui veleni e sui fiori velenosi.
La cosa che ho approfondito decisamente di più, però, è stata la chimica. Sembrerà strano, ma ho adoperato diversi concetti di chimica di base per la creazione degli incantesimi, specie quelli che riguardano tutto ciò che ha a che fare con le cellule. Parlo quindi di incantesimi capaci di alterarle, come quelli legati al trasferimento o all’invisibilità.
È un fantasy, certo, ma volevo una base sensata e realistica.

Come hai progettato il sistema magico?
Il sistema magico è stato organizzato seguendo una base chimica e fisica, combinando elementi naturali con concetti scientifici. Volevo qualcosa di particolare e spero di essere riuscita a rendere l’idea. Mi piacciono i combattimenti e volevo trovare qualcosa da abbinarvi che potesse risultare interessante.
Però non volevo qualcosa di pazzesco da immaginare: desideravo ottenere qualcosa di più concepibile e “vicino”, qualcosa di più semplice, ma che risultasse comunque interessante.
Ad esempio, i non-morti non sono i classici zombi. Sono più simili a burattini, mossi e “riportati indietro” dal potere di qualcun altro. Questo stesso potere, però, non è qualcosa di così incomprensibile, né un incantesimo “estraneo” agli altri concetti. È strano perché nessuno l’ha mai fatto prima. Ovviamente c’è la componente magica che lo rende possibile, ma non è niente di inspiegabile a livello della fisica.
Ogni aldermoniano che frequenta la casta dei maghi viene sottoposto a un addestramento approfondito nella manipolazione della magia. Ogni aldermoniano possiede una predisposizione personale per determinate tipologie di incantesimi. Per questo, alcuni di loro possono vantare incantesimi personalizzati, che altri non sono in grado di gestire o riprodurre.
Esistono comunque incantesimi di base e incantesimi proibiti. Quest’ultima categoria non comprende necessariamente incantesimi pericolosi per chi ne viene colpito, ma soprattutto per l’evocatore stesso della magia. Questo perché tali incantesimi influiscono principalmente su chi li evoca e, se mal gestiti, possono persino ucciderlo.
Il trasferimento, ad esempio, se mal gestito, distruggerebbe le cellule: se il corpo non si manifestasse per intero nello stesso luogo, l’evocatore si ritroverebbe con il corpo spezzato, con conseguente morte.

Preferisci improvvisare o prima di iniziare a scrivere senti il bisogno di preparare una scaletta il più completa possibile?
No, detesto improvvisare e non mi è mai capitato di farlo. In genere preparo mappe, scalette e fogli illeggibili molto prima di cominciare a scrivere, perché mi piace avere tutto sotto controllo. Indicativamente, ho circa tre quaderni scritti a penna per ciascuna storia.
Questo, in genere, impedisce il blocco dello scrittore o, almeno, a me fortunatamente non è mai capitato. Magari adatto e modifico piccole cose, come un albero di un certo tipo piuttosto che un altro, oppure ambiento una scena di notte anziché di giorno. Ma, per il resto, decido se un personaggio morirà o meno ancor prima di cominciare a scrivere di lui e ho già ben in mente la fine della storia e le vicende che si svolgeranno nel mezzo.
Prova a descrivere il lettore ideale di “Il mago di Erkham”. Come te lo immagini?
Penso che il lettore ideale sia un appassionato di gialli, fantasy o entrambi. Trovare qualcuno che ami entrambi i generi è difficile, ma non impossibile.
Ho avuto un riscontro positivo da una persona che diceva di non amare le storie di magia e questo mi ha fatto estremamente piacere. Ti aspetti i complimenti da chi ama il genere, magari, ma riceverli da chi è scettico in partenza è un buon risultato, credo, e ne vado molto fiera!
Non sono mancate le critiche su alcuni punti da parte di questa persona e sono contenta anche per questo, perché, oltre al fatto che le critiche aiutano a migliorare o a risolvere piccoli dettagli, significa che la storia ha suscitato un certo interesse!
Non lo suggerirei sicuramente a ragazzi troppo giovani o a bambini, perché la magia non è l’unica componente de Il Mago di Erkham. Ci sono cadaveri in condizioni piuttosto impressionanti, minacce, vendette, ricatti e violenza fisica e psicologica, anche sui bambini.
Al momento sei al lavoro su qualche storia nuova?
Sto quasi per iniziare una nuova saga. Ho appena terminato di scriverne un’altra, composta ancora una volta da sei volumi, e spero che piacerà quanto è piaciuto a me lavorarci.
Finito Il Mago di Erkham, ero indecisa perché, come dicevo prima, devo avere le idee ben chiare prima di cominciare. Ma ne avevo due ed ero indecisa su quale sviluppare per prima.

Così ho spiegato brevemente le trame al mio compagno e gli ho chiesto quale delle due “meritasse la precedenza”. Ha scelto e ora ho quasi terminato quella saga. Ha scelto lui, ma in realtà, ripensandoci adesso, ho apprezzato molto cominciare proprio da lì.
Sono assolutamente pronta a iniziare la nuova storia, non senza un po’ di magone per chi mi lascio alle spalle, ma che porterò sempre nel cuore!
La cosa che noto rispetto alle mie storie, però, è che più ne scrivo e più divento cattiva! Quindi, prima o poi, moriranno tutti senza ombra di dubbio, anche un sasso! 😅😂
Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Eliana!
Potete trovare i volumi di “Il mago di Erkham” su Amazon e sul sito di PAV Edizioni
Volume 1: Amazon – sito di PAV Edizioni
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