Tra indagini e incantesimi ft. Eliana Crescenzo

Il fantasy e il giallo sono due generi che si mischiano raramente, ma quando succede il risultato è spesso interessante: dopotutto scovare il colpevole diventa ancora più difficile in un mondo in cui esistono la magia, i non morti e altri elementi sovrannaturali. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a questo connubio, magari perché convinto che la presenza degli incantesimi possa rompere le regole classiche, rendendo impossibile al lettore arrivare alla verità prima del detective. In realtà le cose non stanno proprio così: se il sistema magico è ben studiato e presenta delle regole comprensibili, chi legge può entrare in possesso di tutte le informazioni necessarie per risolvere il caso. La serie di romanzi “Il mago di Erkham” di Eliana Crescenzo, edito da PAV Edizioni, segue proprio queste regole e la sua autrice si è ingegnata tantissimo per rendere il funzionamento della magia logico e credibile. Come faccio a saperlo? Bè, potrei averle fatto qualche domanda!

Ciao Eliana e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura! Per iniziare ti chiederei di raccontarci com’è nata l’idea alla base della saga “Il mago di Erkham”?

Allora, sicuramente non è la prima storia che scrivo e questo mi ha già aiutata in molti modi, anche nell’autoimpostazione. E poi, durante il lockdown, mi stavo annoiando. Così ho creato la mappa di un mondo (15 fogli di stampante attaccati con lo scotch, perché sono una persona vintage!), perché ho bisogno di avere fisicamente davanti a me un’idea chiara di quello che immagino. Poi mi sono chiesta come sarebbe stato avere un nemico più forte del protagonista.

L’antagonista è il personaggio più importante, perché senza di lui non esisterebbe la storia, ma trovo che spesso venga sottovalutato. Quindi ho lavorato tanto seguendo l’idea che volevo sviluppare: creare un dislivello notevole, ma senza dar vita a qualcosa di mentalmente incomprensibile.

Inoltre, in parte, io e l’antagonista condividiamo volutamente una peculiarità fisica: un ostacolo.

Una foto di Eliana Crescenzo con il volume 1 di "Il mago di Erkham"
Una foto di Eliana Crescenzo con il volume 1 di “Il mago di Erkham”

Hai trovato difficoltà nel bilanciare la componente fantasy con quella investigativa?

No, nessuna difficoltà nel bilanciare la componente fantasy e quella investigativa, perché sono i due generi che mi appassionano maggiormente, anche a livello di film, storie, podcast, serie TV, manga, anime e fumetti. Sono i due generi che amo, insieme all’horror. Anzi, penso proprio che per me sia più facile bilanciare le idee sfruttando entrambi i generi insieme.

Durante la stesura della storia ti è capitato di documentarti su argomenti che non conoscevi o dei quali sapevi poco?

Assolutamente sì! Una delle cose su cui mi sono documentata sono le banshee, entità che, secondo alcune leggende, predicono la morte di qualcuno. Mi sono documentata anche sui veleni e sui fiori velenosi.

La cosa che ho approfondito decisamente di più, però, è stata la chimica. Sembrerà strano, ma ho adoperato diversi concetti di chimica di base per la creazione degli incantesimi, specie quelli che riguardano tutto ciò che ha a che fare con le cellule. Parlo quindi di incantesimi capaci di alterarle, come quelli legati al trasferimento o all’invisibilità.

È un fantasy, certo, ma volevo una base sensata e realistica.

La copertina del primo volume di "Il mago di Erkham"
La copertina del primo volume di “Il mago di Erkham”

Come hai progettato il sistema magico?

Il sistema magico è stato organizzato seguendo una base chimica e fisica, combinando elementi naturali con concetti scientifici. Volevo qualcosa di particolare e spero di essere riuscita a rendere l’idea. Mi piacciono i combattimenti e volevo trovare qualcosa da abbinarvi che potesse risultare interessante.

Però non volevo qualcosa di pazzesco da immaginare: desideravo ottenere qualcosa di più concepibile e “vicino”, qualcosa di più semplice, ma che risultasse comunque interessante.

Ad esempio, i non-morti non sono i classici zombi. Sono più simili a burattini, mossi e “riportati indietro” dal potere di qualcun altro. Questo stesso potere, però, non è qualcosa di così incomprensibile, né un incantesimo “estraneo” agli altri concetti. È strano perché nessuno l’ha mai fatto prima. Ovviamente c’è la componente magica che lo rende possibile, ma non è niente di inspiegabile a livello della fisica.

Ogni aldermoniano che frequenta la casta dei maghi viene sottoposto a un addestramento approfondito nella manipolazione della magia. Ogni aldermoniano possiede una predisposizione personale per determinate tipologie di incantesimi. Per questo, alcuni di loro possono vantare incantesimi personalizzati, che altri non sono in grado di gestire o riprodurre.

Esistono comunque incantesimi di base e incantesimi proibiti. Quest’ultima categoria non comprende necessariamente incantesimi pericolosi per chi ne viene colpito, ma soprattutto per l’evocatore stesso della magia. Questo perché tali incantesimi influiscono principalmente su chi li evoca e, se mal gestiti, possono persino ucciderlo.

Il trasferimento, ad esempio, se mal gestito, distruggerebbe le cellule: se il corpo non si manifestasse per intero nello stesso luogo, l’evocatore si ritroverebbe con il corpo spezzato, con conseguente morte.

Eliana Crescenzo con in mano il secondo volume di "Il mago di Erkham"
Eliana Crescenzo con in mano il secondo volume di “Il mago di Erkham”

Preferisci improvvisare o prima di iniziare a scrivere senti il bisogno di preparare una scaletta il più completa possibile?

No, detesto improvvisare e non mi è mai capitato di farlo. In genere preparo mappe, scalette e fogli illeggibili molto prima di cominciare a scrivere, perché mi piace avere tutto sotto controllo. Indicativamente, ho circa tre quaderni scritti a penna per ciascuna storia.

Questo, in genere, impedisce il blocco dello scrittore o, almeno, a me fortunatamente non è mai capitato. Magari adatto e modifico piccole cose, come un albero di un certo tipo piuttosto che un altro, oppure ambiento una scena di notte anziché di giorno. Ma, per il resto, decido se un personaggio morirà o meno ancor prima di cominciare a scrivere di lui e ho già ben in mente la fine della storia e le vicende che si svolgeranno nel mezzo.

Prova a descrivere il lettore ideale di “Il mago di Erkham”. Come te lo immagini?

Penso che il lettore ideale sia un appassionato di gialli, fantasy o entrambi. Trovare qualcuno che ami entrambi i generi è difficile, ma non impossibile.

Ho avuto un riscontro positivo da una persona che diceva di non amare le storie di magia e questo mi ha fatto estremamente piacere. Ti aspetti i complimenti da chi ama il genere, magari, ma riceverli da chi è scettico in partenza è un buon risultato, credo, e ne vado molto fiera!

Non sono mancate le critiche su alcuni punti da parte di questa persona e sono contenta anche per questo, perché, oltre al fatto che le critiche aiutano a migliorare o a risolvere piccoli dettagli, significa che la storia ha suscitato un certo interesse!

Non lo suggerirei sicuramente a ragazzi troppo giovani o a bambini, perché la magia non è l’unica componente de Il Mago di Erkham. Ci sono cadaveri in condizioni piuttosto impressionanti, minacce, vendette, ricatti e violenza fisica e psicologica, anche sui bambini.

Al momento sei al lavoro su qualche storia nuova?

Sto quasi per iniziare una nuova saga. Ho appena terminato di scriverne un’altra, composta ancora una volta da sei volumi, e spero che piacerà quanto è piaciuto a me lavorarci.

Finito Il Mago di Erkham, ero indecisa perché, come dicevo prima, devo avere le idee ben chiare prima di cominciare. Ma ne avevo due ed ero indecisa su quale sviluppare per prima.

La copertina del secondo volume di "Il mago di Erkham"
La copertina del secondo volume di “Il mago di Erkham”

Così ho spiegato brevemente le trame al mio compagno e gli ho chiesto quale delle due “meritasse la precedenza”. Ha scelto e ora ho quasi terminato quella saga. Ha scelto lui, ma in realtà, ripensandoci adesso, ho apprezzato molto cominciare proprio da lì.

Sono assolutamente pronta a iniziare la nuova storia, non senza un po’ di magone per chi mi lascio alle spalle, ma che porterò sempre nel cuore!

La cosa che noto rispetto alle mie storie, però, è che più ne scrivo e più divento cattiva! Quindi, prima o poi, moriranno tutti senza ombra di dubbio, anche un sasso! 😅😂

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Eliana!

Potete trovare i volumi di “Il mago di Erkham” su Amazon e sul sito di PAV Edizioni

Volume 1: Amazon – sito di PAV Edizioni

Volume 2: Amazon – sito di PAV Edizioni

Una storia influenzata dal folklore del lago Trasimeno ft. Sonia Giulietti

A volte è facile scordare che il folklore si trova ovunque. Certo, alcune leggende sono diventare più famose di altre e sarebbe folle negare l’importanza culturale di mitologie come quella greca o quella egizia, ma bisogna sempre tenere a mente che anche nelle comunità più piccole sono state portate avanti delle tradizioni orali di generazione in generazione. In Italia, ogni regione ha le proprie leggende (talvolta riguardanti creature affascinanti o spaventose), molte delle quali possono contare su una miriade di varianti locali.

Per scrivere il suo libro fantasy “Nèviski – La maledizione del lago Traminass“, Sonia Giulietti ha attinto a piene mani da molteplici leggende riguardanti l’area del lago Trasimeno, cercando di farle coesistere nel miglior modo possibile con il mondo nato dalla sua immaginazione. Per capire meglio come si è svolto questo processo creativo, tanto affascinante quanto potenzialmente complicato, ho deciso di farle alcune domande a riguardo.

Ciao Sonia e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura! “Nèviski – La maledizione del lago Traminass” è una storia che coniuga alla perfezione le due anime di questo blog, quindi poterti fare qualche domanda a riguardo mi fa davvero piacere. Come ho già anticipato ai lettori, il folklore italiano gioca un ruolo importante nel tuo libro. È stato impegnativo documentarsi per poterne parlare?

È stato molto più difficile di quello che mi aspettavo. Per le leggende del lago mi sono sicuramente ispirata al lago Trasimeno di cui conosco molto bene ogni mito o storia. Sono cresciuta tra le sue rive e da quando sono piccola mi sono state raccontate storie sulle ninfe e sui principi, ma anche su creature come i regoli, le bisce da cui stare attenti nell’erba alta, o le marroche che vivono nei canali di scolo del lago e che non mi hanno mai descritto, ma che ho sempre immaginato come delle lumache carnivore giganti.
Ho cercato dei riferimenti bibliografici ad altre storie di folklore, anche non collegate all’Umbria o al lago, ma in realtà ho avuto molti più dettagli viaggiando e parlando con le persone del luogo.

La copertina di "Nèviski - La maledizione del lago Traminass"
La copertina di “Nèviski – La maledizione del lago Traminass”

Nel libro ho inserito lo gnefro, per esempio, di cui ho sentito parlare da dei bambini che giocavano al parco della cascata delle Marmore. In alcuni casi ho mantenuto gli elementi della tradizione, mentre in altri li ho rielaborati in funzione della storia. Per esempio, nel caso della leggenda della ninfa Agylla e del principe Simeno ci sono molte versioni della storia e io ho provato a reinterpretarla a modo mio cercando di restare fedele al cuore del racconto.

Secondo te c’è il rischio che parte del folklore locale rischi di andare perduto per sempre? O parlando con le persone hai avuto l’impressione che possa essere tramandato ancora per molti anni?

Questa è una bella domanda. Istintivamente mi viene da rispondere che il rischio concreto c’è, però va considerato che molte delle storie del folklore venivano raccontate ai bambini, o ai giovani, per spaventarli in modo da disincentivarli dal fare cose avventate o intraprendere percorsi pericolosi. 

La storia delle marroche, per esempio, ci veniva raccontata dalle nonne per non farci entrare nei canali di scolo dove un bambino potrebbe facilmente restare incastrato. Così anche le storie dei mostri nei pozzi o delle sirene. 

Credo che rimarrano, in un certo modo. Anche se in un’altra forma che probabilmente non è quella con cui l’abbiamo conosciuta noi o i nostri nonni. Un po’ come il “toccare ferro” (o legno, in inglese) che non ha nessuna base scientifica ma è sopravvissuto fino a noi come modo di dire. 

Dalle mie parti, “Di che hai paura? Del gatto mammone?” si usa spesso per prendere in giro bambini che hanno paura del buio, come a dire che la paura del buio è sciocca quanto quella del gatto mammone. Quindi il ricordo del gatto mammone è sopravvissuto, anche se in una forma diversa da quella originaria di grosso gatto scimmione che divora i bambini in un solo morso.  

“Nèviski” è nato almeno in parte per provare a preservare le leggende che hai più a cuore?

“Nèviski” è nata come sfogo durante un periodo emotivamente complesso. C’erano in ballo tantissime cose: la fine del dottorato, la disoccupazione, la malattia di mia madre e ultima, ma non per importanza, la pandemia del covid-19. 

Nèviski è stata ben più sfortunata di me, e scrivere di lei e della sua capacità di reagire senza mai mollare l’osso, credo mi abbia aiutato a fare altrettanto. Senza parlare poi del complicato rapporto con la madre, idearlo e scriverlo è stato quasi terapeutico. 

E poi credo che il libro sia nato anche perché il lago Trasimeno, a cui mi sono chiaramente ispirata per la creazione dell’ambientazione, viene puntualmente bistrattato dagli umbri mentre invece io lo porto nel cuore con un affetto che mi è davvero difficile spiegare. Fin da piccola l’ho trovato all’inizio delle mie estati, parte del paesaggio, a fare da contorno alla mia infanzia e adolescenza, sullo sfondo come le nuvole e gli alberi. Eppure, quando torno sento che mi è mancato come mai nessun albero né nuvola. Spero di essere riuscita a trasmettere tutto ciò nel romanzo.

Una foto di Sonia Giulietti
Una foto di Sonia Giulietti

Tra tutti i miti legati al lago Trasimeno, qual è quello che hai sempre trovato più affascinante? L’hai inserito in qualche modo nel libro o l’hai tenuto da parte per qualche altra eventuale storia?

Come accade per molti laghi, anche il Trasimeno ha la sue storie di creature che vivono nelle sue profondità. Alcune leggende parlano di esseri preistorici simili a Nessie di Loch Ness, altre citano serpenti enormi e altre ancora, quelle che preferisco, parlano di una creatura enorme che si sveglia una volta all’anno per cibarsi. Da qui anche la leggenda che il Trasimeno reclama un’anima all’anno. Questa era sicuramente la mia preferita. Ricordo intere giornate passate a cercare le prove della sua esistenza con i miei amici d’infanzia. Partivamo tutti con la bicicletta per ispezionare le rive del lago e inventavamo mille storie sui reperti che trovavamo. Da un semplice bastone intrecciato tra le reti di un pescatore potevano partire le ipotesi più fantasiose. I terrori notturni sono sicuramente ispirati a questo mito, un po’ come moltissime altre creature e avventure nel libro.

Durante le tue ricerche ti sei imbattuta in alcune creature del folklore che hai preferito evitare di inserire nella storia? Se sì, cosa ti ha spinta a escluderle?

Per ora no, se manca all’appello qualcosa le ragioni sono essenzialmente due: o verrà  inserito in un altro capitolo oppure,  semplicemente, non ne ero a conoscenza. Sono andata alla ricerca di creature del folklore da tutte le parti, persino nei libri sugli etruschi.

Tendenzialmente preferisco non inserire storie di fantasmi o avvistamenti alieni, di cui l’Umbria è sorprendentemente ricca. Non le considero neanche “creature”, anche se sicuramente rientrano anche loro nel folklore umbro. A parte questo, non riesco a pensare ad una ragione per cui mi sentirei di escludere certe creature. Sono sicura che troverei il mio modo di parlare e descrivere anche le situazioni più delicate o controverse.

Parlando delle marroche hai ammesso di esserti basata sulla fantasia per immaginare il loro aspetto. Ti è capitato di farlo anche con altre creature? In generale, quanto spazio lasci all’immaginazione quando lavori con elementi presi dalla tradizione popolare?

Non c’è dubbio. Infatti, ho realizzato della correlazione tra i terrori notturni e la leggenda del mostro del Trasimeno soltanto rispondendo alla domanda precedente. Credo che certe leggende e creature abbiano contaminato la mia fantasia da quando ero piccola, così che ad oggi sia impossibile per me scinderle. Posso dire che per lo più ho preso ispirazione dal folklore italiano, in particolare umbro, ma la mia immaginazione ha fatto la maggior parte del lavoro. La mia intenzione non era quella di riportare fedelmente queste storie. 

In questo senso sto seguendo molto gli eventi organizzati dall’associazione omininoodi con la quale spero un giorno di collaborare. Loro si occupano seriamente di raccogliere tutte le storie, le leggende e i miti del folklore dell’Emilia-Romagna. Ammiro molto il loro modo di divulgare e il loro entusiasmo. 

In generale l’ambientazione di Nèviski è stata forse la cosa più semplice che ho scritto,perché è sempre stata lì, nella mia infanzia e probabilmente in quella di molti.       

Le ricerche che hai fatto prima della stesura di Nèviski hanno in qualche modo modificato il tuo modo di rapportarti al folklore?

 Sì ed è stato bellissimo. Durante la stesura di Nèviski mi ritrovavo spesso a chiedere alle persone, anche durante i miei viaggi, di raccontarmi storie delle creature o leggende della loro infanzia. Questa cosa mi è rimasta. Persino qui in Inghilterra, dove vivo per lavoro, talvolta faccio delle scoperte sorprendenti. Le leggende della Cornovaglia sono affascinanti e completamente estranee. 

Il folklore racconta un territorio e un modo di viverlo che adesso non esiste più. E vivendo all’estero mi accorgo ancora di più di quanto il clima, il paesaggio e le tradizioni locali possano influenzare un popolo. Mi aiuta molto a reagire alla nostalgia, mi aiuta a capire le persone, quali sono le creature che li spaventavano da piccoli o quali sono quelle che li facevano sognare. Adesso, il folklore è per me un mezzo per connettermi con un luogo e con le persone che lo abitano. 

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Sonia! Potete trovare “Nèviski – La maledizione del lago Traminass” sul sito di PAV Edizioni e su Amazon.

Al di là del bene e del male ft. Arianna Vignola

Talvolta nel fantasy di stampo più classico può capitare di trovarsi di fronte a delle storie in cui il confine tra buoni e cattivi è piuttosto netto. Agli eroi dal cuore puro che raramente commettono errori vengono contrapposti dei villain privi di qualsiasi qualità positiva, il che rende al lettore molto facile capire da quale parte dovrebbe schierarsi (il condizionale è d’obbligo, perché alla fine pure i malvagi hanno il loro fascino!). Non è questo il caso di “Angelo acquatico”. I personaggi presenti nel libro di Arianna Vignola tendono a essere alquanto grigi: ognuno di loro può avere dei momenti di debolezza e commettere degli sbagli (anche gravi), ma anche mostrarsi inaspettatamente umano e redimersi. Prevedere le loro prossime azioni è difficile e l’unico modo per scoprire dove li condurrà il destino è tuffarsi tra le pagine.

Per comprendere meglio come il libro è nato e si è sviluppato, ho deciso di intervistare la sua autrice.

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Un romanzo steampunk a tinte horror ft. Andrea Rapini

Eccoci arrivati all’ultima intervista prima della pausa estiva! Visto che per un po’ dovrò lasciarvi a bocca asciutta, mi è sembrato giusto portarvi un finale di stagione all’altezza delle aspettative. L’autore che scoprirete nell’odierno round di domande e risposte ha creato un romanzo steampunk diverso dal solito, al posto di concentrarsi sulle mirabolanti creazioni rese possibili dalle scoperte scientifiche ha preferito dare spazio alla sopravvivenza del genere umano in un contesto ad altissima tensione. Opona, la città che dà il nome al libro, è infatti uno dei pochi luoghi sicuri in un mondo messo a dura prova da un cataclisma e dalla presenza di terribili abomini antropofagi. Trovare degli elementi horror e post-apocalittici in una storia di questo genere è tutt’altro comune e durante la mia chiacchierata con Andrea Rapini scoprirete nel dettaglio com’è nato questo ibrido affascinante.

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Tra folklore rumeno, vampiri e cacciatori ft. Orpheus Black

Quando si pensa alla Transilvania, la prima immagine che balza alla mente è Dracula che dorme in una bara nel suo castello. Non è un’associazione sbagliata (anche se oggigiorno pure il conte trova più riposanti i materassi in lattice) e non sarò certo io a mettere in discussione l’importanza della figura resa immortale da Bram Stoker, tuttavia bisogna tenere presente che il folklore rumeno ha molto altro da offrire. Ci sono i vampiri (o meglio, gli Strigoi), sì, ma non mancano neppure le lele, i Căpcăuni, i lupi mannari e tante altre creature. Il romanzo “La stirpe dei Dragan”, scritto da Orpheus Black ed edito da PAV Edizioni, attinge a piene mani proprio da questa tradizione culturale ricchissima e affasciante, mostrando al lettori aspetti della Romania meno noti, ma non per questo indegni di attenzione.

Per scoprire il percorso che ha portato alla nascita del romanzo, ho deciso di fare alcune domande al suo creatore.

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Quando il fantasy incontra il giallo ft. Elena Moro

Non ho una grandissima esperienza per quanto riguarda le fiere del libro, ma gli eventi a cui ho partecipato come autore mi hanno insegnato alcune cose su come i lettori “occasionali” si approcciano al genere fantasy. In particolare, ho notato che è più facile attirare la loro attenzione con romanzi che affiancano alla componente fantastica un’altra più nelle loro corde, come una bella indagine, per esempio. Di romanzi che miscelano il fantasy e il giallo non ce ne sono però in giro tantissimi, perché bilanciare le peculiarità dei due generi richiede una precisione chirurgica che in pochi possiedono. Elena Moro è una di queste persone e il suo romanzo “Onirica investigazioni: Il caso del faro” è la dimostrazione che due mondi apparentemente agli antipodi possono incontrarsi e funzionare bene insieme. Per capire i meccanismi dietro a questa magia, mi sono messo in contatto con l’autrice per organizzare l’intervista che state per leggere.

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Alla scoperta della propria identità ft. Rossella Baiocchi

Il fantasy è uno dei generi letterari più versatili. Si presta bene a essere proposto in tante salse diverse (dal classico epic fantasy al moderno urban) e, con i giusti accorgimenti, permette di parlare davvero di tutto. C’è però una tipologia di storie fantasy che nel corso degli anni ha dimostrato di funzionare particolarmente belle: quelle di formazione. Il giovane eroe o la giovane eroina che devono crescere, affrontare tante avversità diverse e trovare il proprio posto nel mondo sono un classico del genere proprio perché seguire un viaggio di questo tipo è spesso appagante, soprattutto quando la maturazione dei personaggi avviene nell’arco di più volumi.

In “Tessa Bucaneve”, libro edito da PAV Edizioni, Rossella Baiocchi mette i lettori di fronte alla storia di una ragazza di quindici anni che dopo una serie di eventi tragici deve scoprire la propria identità in più di un modo. Il viaggio che intraprende la porta nella cittadina toscana Castagneto Carducci, luogo collegato agli asfissianti incubi che tormentano le sue notti. Riuscirà a scoprire la verità sul suo passato e sugli elfi di cui ha sentito parlare più volte? Per trovare le risposte a queste domande bisogna leggere il libro, ma se volete scoprire la verità dietro ad altri quesiti siete nel posto giusto, perché sto per intervistare proprio l’autrice del romanzo!

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L’evoluzione di uno scrittore ft. Francesco Codenotti

Proprio come tutti gli altri artisti, anche gli scrittori compiono un percorso di evoluzione nel corso della loro carriera. Succede a tutti, da chi è più famoso a chi si rivolge a un pubblico di nicchia. Ed è naturale che sia così, perché la vita è fatta di cambiamenti, causati dalle esperienze fatte, dalle persone incontrate e, perché no, anche dai libri letti. Nel caso di Francesco Codenotti, autore prolifico che forse ricorderete per una precedente intervista su questo blog, trasformarsi è stato inevitabile. Per via dell’esperienza maturata, certo, ma anche per il ruolo importante che ha accettato di ricoprire – quello di direttore di collana per la casa editrice PAV Edizioni – e, soprattutto, per l’ingresso nella sua vita di una persona speciale, con la quale ha scelto di condividere la passione per la scrittura e creare una famiglia.

Il modo migliore per scoprire nel dettaglio le tappe dell’affascinante percorso di Francesco è fare qualche domanda direttamente a lui. Però prima di procedere con l’intervista ci tengo a ricordarvi tutti i libri che ha pubblicato finora con PAV Edizioni: “Le sette vie del drago – I custodi del destino”, “Le sette vie del drago – La scelta”, “Immor(t)al” e “Neve di cenere”.

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Tra fantasy per ragazzi, folklore e giallo ft. Sara Cremini

Di solito quando scrivo le introduzioni alle interviste mi soffermo su uno dei libri creati dall’autore o dalla autrice, ma nel caso di Sara Cremini penso che sarebbe riduttivo. Non solo perché Sara di romanzi ne ha sfornati parecchi, ma anche perché nel corso degli anni ha spaziato molto da un genere all’altro, dando vita a una produzione tanto eterogenea quanto interessante. Si passa dall’epic fantasy per giovani lettori (la saga di “Neméria”) al fantasy adulto con forti legami con il folklore della Val Trompia (“La benandante”), fino ad arrivare a storie investigative adatte anche ai bambini (“Agenzia InvestiGattiva Creminot – Lo strano caso del pupazzo a molla” e “La ragazzina in giallo e il mistero dei quadri scomparsi”).

Oltre a essere una scrittrice prolifica, Sara Cremini è anche maestra di scuola primaria e direttrice di collana per la casa editrice PAV Edizioni. Questa pluralità di esperienze mi ha spinto a provare il desiderio di farle tante domande diverse e per fortuna presto potrò soddisfarlo!

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Senza ricordi nel parco Celeste ft. Raffaele Gargano

Immaginate di svegliarvi senza ricordi e di trovarvi in un mondo diverso da quello a cui siete abituati, pieno di specie senzienti mai viste in precedenza. Sareste piuttosto disorientati, vero? Bè, è proprio quel che accade a Jeremy all’inizio del romanzo del quale è il protagonista, ossia “Parco Celeste – La sfera rubata”, scritto da Raffaele Gargano e pubblicato da PAV Edizioni. Il giovane riprende i sensi nel parco Celeste che dà il nome al romanzo, un posto pacifico nel quale tante creature diverse convivono pacificamente. È uno dei luoghi più tranquilli del mondo di Asteria, ma l’idillio si infrange in seguito al furto dell’Oculus, la sfera da cui il parco attinge la sua energia. Per provare a mettere a posto le cose (e dimostrare la propria innocenza), Jeremy parte alla ricerca dell’oggetto insieme alla strega Linda e alla terrestre Coco.

“La sfera rubata” è il primo volume di una saga. Nel momento in cui scrivo è già uscito un primo seguito, “Le memorie perdute”, e in futuro ne arriveranno anche altri! Nel frattempo, ho deciso di fare alcune domande a Raffaele Gargano per scoprire com’è nata la storia e cosa l’ha spinto a scriverla.

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