“Dovevo agire” – di Gabriele Glinni

Lilith, 9 giugno, ore 17:00.

Sono stanca morta. È stata una giornata pesantina, tra varie indagini e crimini che richiedevano attenzione, l’arrivo di nuovi agenti, conferenze ed eventi vari che necessitavano attenzione e documenti… ahahahah, mi manca Mihael. Mi inizia a mancare. Ma più tardi stacco.
Stavo verificando l’andazzo di un’indagine su un serial killer… quando il telefono dell’ufficio comunicazioni squillò. L’agente Orlins.

– Sì, prefetto Light.

– Segnalata rapina a mano armata presso il supermercato in Mardon Street. Dalla segnalazione si sospetta il coinvolgimento della banda legata al caso TF-3 e SG-6.

… TF-3 e SG-6. Questo è molto importante.

– Ricevuto, agente Orlins. Passo e chiudo.

Se è effettivamente così, allora questo gruppo è molto pericoloso e richiede un intervento serio.
È da mesi che i miei agenti provano a intervenire, ma prontamente, quel gruppo riesce in qualche modo a scappare, dopo colpi clamorosi e importanti.
Di recente ho iniziato a pensare che possa essere legato ad Alexander Edit, il re dei ladri, vista la meticolosità e la precisione dei colpi.
Eventualmente scenderò a fondo di questa storia, se c’è da scendere a fondo.
… Devo intervenire personalmente con gli agenti.
Diedi ordine a una squadra disponibile di prepararsi in armeria, feci altrettanto, sistemandomi per bene il panciotto, l’equipaggiamento antiproiettile e le armi.
L’obiettivo era fermare la rapina e catturare il leader o i leader per interrogarli.

Il cellulare si fermò nei pressi del luogo del crimine.
Avvertii e distinsi immediatamente la tipica aria fredda e pesante.
Ci avvicinammo silenziosamente attorno all’isolato, e feci segno ai ricognitori di descrivermi la situazione.

– Si tratta di un gruppo di criminali, di numero non definito. Si intravedono diversi ostaggi, probabilmente un gran numero. Sembrano muniti di maschera anti gas lacrimogeno. Il tetto è sorvegliato.

… Ho scelto bene di intervenire personalmente.
Il tetto è sorvegliato, quindi senz’altro anche le uscite secondarie.
Considerando che hanno in ostaggio varie persone… significa che non hanno alcun freno.

– Dividetevi in tre squadre. Agente Bloop, a comando della seconda, squadra Charlie. Agente Toby, a comando della terza, squadra Delta. Interverremo su tre fronti opposti. La mia squadra dall’ingresso principale, la seconda dal tetto, la terza dall’ingresso secondario. Dobbiamo cercare di sfoltire contemporaneamente e più velocemente possibile il gruppo criminale. Massima priorità sono gli ostaggi.

Per un totale di tre squadre ognuna con cinque agenti, le altre due si mobilitarono in direzione degli altri ingressi.
Quanto a me, venni seguita fino a raggiungere un edificio adiacente al supermercato.
Purtroppo, il posto in sé era particolarmente esposto, e favoriva la sorveglianza esterna.
La quiete veniva interrotta soltanto da urla lontane, soffocate e strozzate, come echi.
Dovevamo sbrigarci.
Al mio tre, il mio gruppo assaltò la sorveglianza esterna. Riuscii a neutralizzare due dei criminali sparando con la doppia pistola alle loro ginocchia, prendendoli di sorpresa.
La mia squadra riuscì a bloccare, tramite l’iniziativa, altri quattro criminali. Ma tre di loro riuscirono a prendere rifugio dietro colonne e muretti.
Tuttavia, a quel punto avevamo il vantaggio numerico.
Avanzammo tenendo alto lo scudo antisommossa e reagendo così agli spari.
Riuscimmo così a neutralizzare un altro dei criminali che si sporse troppo.
Ma… avevo commesso un errore.
Uno dei criminali si era nascosto ancora prima che arrivassimo dietro un’automobile, e uscì fuori all’improvviso tentando di spararci contro.
Mi lanciai immediatamente addosso all’agente bersagliato buttandolo a terra, ma venendo ferita appena alla spalla sinistra.
Prendemmo riparo dietro un’altra fila di automobili, e rispondemmo al fuoco nemico, cercando di ridurre i numeri.
A dimostrazione della loro preparazione, un altro piccolo gruppo di sostegno della banda cercò di colpirci alle spalle, ma riuscii a intercettarli avendo individuato prima l’ingresso del personale, e la loro iniziativa sfumò.
Eravamo riusciti a contenere l’intera squadriglia all’ingresso.
Ripresi fiato per qualche istante.
Mi guardai attorno: uno dei cinque agenti era stato ferito al fianco, fortunatamente non in modo grave per via della tenuta antiproiettile, ma stava perdendo sangue.
Non poteva andare avanti.

– Procedete all’arresto. Agente Grant, raggiunga la squadra medica. Agente McManara, presti i primi soccorsi agli altri agenti e poi a me.

… Non posso usare il braccio sinistro, in queste condizioni.
Mi lasciai medicare da McManara, dopodiché procedemmo per entrare nel supermercato, sfondando la porta d’ingresso tramite un esplosivo, per via del barricamento.
Approfittando dell’esplosione, riuscimmo a neutralizzare i primi criminali che stavano tenendo d’occhio l’ingresso, ma… mi resi immediatamente conto della situazione.
Poco più avanti rispetto alla nostra posizione, dopo le prime casse, in un silenzio surreale e gelido… vedevo soltanto civili.
Donne inginocchiate che tremavano, bambini che cercavano di non piangere, vecchi stesi a terra che pregavano, implorando di non morire.
E, in loro corrispondenza… individui vestiti pesantemente, col volto coperto, con le loro pistole puntate verso e sulla testa di quei civili.
Non potei permettermi di osservare la scena un momento di più.
Nel momento in cui alcuni dei criminali ci puntarono le armi contro, ci lanciammo di corsa verso le casse, usandole per ripararci.
Ma non potevamo alzarci e contrattaccare.
Perché avevano quelle persone sotto tiro.
I miei agenti mi guardarono, aspettando segnali.
Scandii il tempo, i secondi che passavano, aspettando che o Charlie o Delta dessero segnale.
Qualsiasi movimento di troppo avrebbe significato la morte di qualcuno.
Ma il segnale non arrivava.
Nessuno voleva negoziare.
Gli ostaggi erano solo un fottuto scudo.
Dovevamo intervenire.
E vidi un possibile modo: usare una distrazione.
Tramite dei segnali preconcordati, feci capire alla squadra quel che intendevo fare.
McManara staccò la sicura di una granata e la lanciò.
Vedendola arrivare, i criminali si allontanarono e indietreggiarono… ma ovviamente non esplose.
In quel singolo attimo, aprimmo il fuoco su tutti i bersagli a portata di vista, cercando di neutralizzarne il maggior numero possibile.
Dovendo intervenire il più tempestivamente possibile… colpii e colpimmo in pieno viso alcuni di tali bersagli.
Riuscimmo a ripulire la corsia centrale e ad avanzare in tale direzione.
Vedendo la situazione che volgeva al peggio, uno del gruppo criminale portò la pistola alla tempia di una donna inginocchiata e in lacrime.
Immediatamente, io e la mia agente Reynes alzammo le nostre armi nella sua direzione, tentando di impedirgli di aprire fuoco.
Ma la donna cercò di allontanarsi.
Dall’altra corsia…
… Arrivò uno sparo.
… La donna… finì a terra.
Tutto quel che riuscii a vedere furono i suoi occhi nel momento in cui morì.
Mi tirai indietro, capendo che l’assassino avrebbe cercato di spararci attraverso l’altra corsia.
Ma indietreggiando, qualcuno che era riuscito a fare il giro ci sparò contro, costringendoci a buttarci a terra. McManara venne colpito al petto.
Approfittando della situazione, cercarono di schiacciarci facendoci crollare addosso gli scaffali.
McManara non fece in tempo a scappare via, e la sua gamba venne travolta.
Io e Reynes lo prendemmo per le braccia, cercando di trascinarlo via prima che venisse ucciso.
Con la sinistra, riuscii a malapena a reggere l’altra pistola e a sparare al criminale che ci bloccava.
Venimmo colpite alla schiena, ma riuscimmo a nasconderlo dietro una delle casse.
La situazione stava crollando.
Dovevo mantenere la calma e la lucidità a ogni costo.
Come sempre, ignorai il dolore, lo feci parte di me.
Respirando intensamente, e sentendo soltanto il rumore dei colpi di proiettili, e delle urla, cercai di far contattare Charlie e Delta.
Ma quell’attimo che chiusi gli occhi per riavere il fiato, qualcuno mi tirò per i capelli.
Riuscii a vedere il movimento del braccio evitando la coltellata in pieno viso, ma che affondò poco vicino alla clavicola.
Dalla mia posizione da terra, lo colpii dietro alla rotula del ginocchio, dopodiché glielo spaccai con il bastone della polizia, e, una volta a terra, lo tramortii colpendolo in testa.
Non potendo fare altrimenti, mi tirai via il coltello piantatomi in corpo, ignorando la perdita di sangue.
Dovevo rialzarmi e proseguire.
Per quanto mi riuscii a sporgere con i tre agenti rimasti, i criminali avevano sotto tiro i restanti ostaggi.
A causa di quanto avvenuto, le urla, i pianti e quindi purtroppo il nervosismo dei criminali era aumentato.
Se il rumore si fosse intensificato, avrebbero sparato e ucciso ancora.
Non vedendo ancora arrivare le altre squadre, potei fare soltanto una cosa.
Feci segno a Reynes e a Boland di cercare di spostarsi in modo da coprire quel che restava delle tre corsie.
Una volta posizionatici, riprendemmo ad aprire il fuoco.
Riuscirono a ferire di nuovo Reynes, ma, grazie al loro intervento e al coraggio, il numero di criminali si ridusse ulteriormente.
Ma non abbastanza in fretta.
Mai abbastanza in fretta.
… Soltanto nell’attimo in cui lo vidi il suo movimento, cercai di correre verso un bambino che stava cercando di fuggire via.
Cercai di proteggerlo spingendolo dietro un contenitore per la verdura.
Ma uno dei criminali lì vicino, nascostosi, puntò la pistola nella nostra direzione.
Mi sbrigai a cercare di fargli da scudo.
… Ma… quello che… era probabilmente… suo padre… urlando… cercò di colpire il criminale alle spalle.
Lui se ne accorse e gli sparò.
Dopo un secondo infinito in cui il mio corpo era completamente impietrito, mi scagliai contro quel criminale.
Cercò di difendersi tramite l’arma, gli ruppi la difesa con un calcio interno alla guardia.
Lo buttai a terra con un calcio dritto.
Mi dovetti calmare per non ucciderlo di fronte al bambino.
Con una tallonata alla testa, lo tramortii.
Non potevo fare nient’altro.
Non potevo perdere tempo in altro.
Chiesi a Boland di portare via il bambino al sicuro.
Rimasi completamente da sola cercando di resistere alla vista che si annebbiava.
Ma potevo farcela.
Continuai a sfoltire i numeri e a resistere, a stringere i denti.
Finalmente… finalmente sentii le voci delle altre due squadre.
Erano arrivate.
Ordinai di mettere sotto controllo quel che rimaneva dell’area, di arrestare i criminali neutralizzati… di soccorrere i feriti.
… Non era finita.
Se… se il capo non era stato intravisto né dall’ingresso posteriore, né sul tetto… era probabilmente in un’area seminterrata del supermercato.
Significava che aveva avuto modo di preparare sicuramente un modo per ucciderci.
Chiesi a due agenti dei più fidati e capaci di accompagnarmi, dopo essere stata medicata.
Dopo averle trovate, scendemmo le scale verso il seminterrato.
Arrivammo.
Ma… esattamente come all’ingresso… mi resi conto nell’istante dell’arrivo della situazione.
Oltre ai criminali con le loro armi puntate… c’era un individuo più piccolo al centro.
Tenendola ferma con il braccio… aveva una donna in ostaggio.
La sua pistola era contro la sua tempia.
Presi nuovamente fiato.
Le nostre armi erano puntate contro di loro, e le loro contro di noi.
… Successe qualcosa che mi prese alla sprovvista.
L’individuo si tolse la maschera.

… Era… era un ragazzo.
Un ragazzo biondo di nemmeno vent’anni.
Un ragazzo di cui potei vedere lo sguardo.
Quello sguardo.
Lo sguardo di chi aveva bisogno di soldi.
Lo sguardo di chi avrebbe ucciso per soldi.
Era troppo distante.

– … Abbassa l’arma.

– Non posso.

– A… bbassa l’arma.

La devo tenere alzata.
La mia mira non deve tremare.
Puntò ancora di più la sua arma contro la testa della donna.
La donna era in lacrime.

– Non ne ho nessuna intenzione.

Stavo per tremare.
Non dovevo tremare.
Dovevo salvare quella persona.
Dovevo capire che genere di collegamenti aveva.
Dovevo agire.
Non dovevo tremare.
Serrai il mio dito contro il grilletto.
Vidi soltanto il sangue schizzare dalla testa del ragazzo.
Nello stesso momento, aprirono il fuoco contro i criminali.
Mi sentii fredda, troppo fredda dentro.
Non tremai.
Non piansi.
Guardai soltanto per un istante la mia pistola.
Presi per mano la donna.
Mi ringraziò.
Non tremai.
Non piansi.
Diedi ordine di andare su.