C’è una scorciatoia narrativa che, nelle serie TV, ritorna con la puntualità di una bolletta: il personaggio che ascolta o vede qualcosa di segreto “per caso”. Non perché abbia indagato, non perché abbia rischiato, non perché qualcuno abbia commesso un errore credibile. No. Semplicemente… era lì. Dietro una finestra senza tende. Dietro una porta socchiusa che nessuno chiude mai. Sotto un balcone dove i dialoghi si recitano a voce da teatro greco.
È comodo, rapido, e spesso ridicolo. Eppure continua a prosperare soprattutto nelle storie piene di segreti, intrighi e rivelazioni compromettenti. Vale la pena capire come funziona questa sindrome, perché viene usata così spesso e osservare alcuni esempi emblematici che l’hanno resa tristemente riconoscibile.
La dinamica è quasi sempre identica. Due personaggi parlano di qualcosa che non dovrebbe essere ascoltato da nessuno, ma lo fanno nel luogo meno sicuro possibile. Salotti con vetrate, cortili aperti, corridoi pubblici, finestre spalancate. A quel punto entra in scena un terzo personaggio che compare magicamente nel raggio acustico o visivo perfetto, come se il mondo stesso si fosse piegato per offrirgli il posto in prima fila. La trama avanza, l’autore tira un sospiro di sollievo e lo spettatore… molto meno.
Il problema non è l’origliare in sé. Il problema è l’assenza totale di causalità narrativa. Non c’è una scelta, non c’è un rischio, non c’è una conseguenza. C’è solo fortuna strutturale, un caso talmente ripetuto da sembrare un meccanismo di sistema.
Continua a leggere “La sindrome dell’orecchio miracoloso – come origliare da dietro una tenda (inesistente) e far avanzare la trama senza sudare”