Cast Away – Recensione

Cast Away (2000) è un classico spesso riproposto in televisione, che vede come interprete principale Tom Hanks nei panni di Chuck Noland, dipendente di un’azienda di spedizioni.

Chuck è oberato di lavoro anche durante le festività e rimane coinvolto in un incidente aereo. Tra razionalizzazione e follia cerca di adattarsi alla sua nuova situazione di naufrago, prima nella speranza di essere recuperato, poi nel faticoso tentativo di lasciare l’isola disabitata che lo tiene prigioniero. Il ricordo della sua vita precedente lo tiene ancorato alla realtà e l’indimenticabile pallone umanizzato Wilson lo accompagna nei lunghi anni di solitudine.

Ciò che colpisce di più di questo film è che al momento del ritorno a casa del protagonista i personaggi non affrontano il tema del superlavoro e di quanto la corsa quotidiana tra incombenze di vario genere siano fondamentalmente inutili, anzi: ci si aspetta che Chuck torni operativo come se anni di isolamento e lotta per la sopravvivenza non siano stati altro che un ostacolo a tornare a fare come se nulla fosse la vita di prima. Così, anche ora che è tornato a casa, Chuck è solo come sull’isola, complice il fatto che l’unica persona che lo credeva ancora in vita e aveva insistito per cercarlo si è rassegnata e ha una nuova famiglia.

Del resto, “cast away” significa abbandonare, gettare via: non si è cercato abbastanza bene Chuck né il resto dell’equipaggio o i loro corpi, giunti sull’isola come gli oggetti perduti, per la maggior parte inutili, ordinati online.

Camilla

Avatar di Sconosciuto

Autore: Camilla Vecchione

Mi chiamo Camilla Vecchione, la mia passione è leggere e amo scrivere. Dopo il Liceo Classico mi sono laureata in Lingue e Culture straniere. Per Pillole di Folklore e Scrittura mi occupo di recensioni.

Lascia un commento