Da bambino adoravo le storie in cui dei miei coetanei (anno più, anno meno) si ritrovavano a vivere delle avventure incredibili. Mi aiutavano a viaggiare con la fantasia e a sognare di ricevere una lettera da una scuola di magia, di finire in un altro mondo o di imbattermi in una maschera maledetta (si ringrazia il signor R.L. Stine per i piccoli brividi!). Anche ora apprezzo questo genere di racconti, ma devo ammettere che quando li leggo tendo a identificami più nei personaggi adulti che nei giovani protagonisti (maledetta crescita!). Leggendo il romanzo portal fantasy “La profezia delle cinque gocce” di Simon Larocca, ho pensato fin dalle primissime pagine che da bambino sarei stato felicissimo di ricevere in regalo un libro del genere: di certo avrei vissuto con enorme trasporto le imprese di Nicole, David, Julius, Corinne e Adam a Hyma. Per fortuna il mio “fanciullino interiore” è ancora vivo e vegeto, quindi anche ora che ho qualche anno in più sulle spalle riesco a godermi la magia del mondo creato dall’autore, ricco di personaggi memorabili, poteri affascinanti tutti da scoprire e temibili minacce da sventare.
Siccome sono curioso e mi piace scoprire come nasce e si sviluppa un progetto letterario, oggi ho deciso di fare delle domande a Simon per saperne di più sul percorso che l’ha portato a dare la forma attuale a “La profezia delle cinque gocce”.
Ciao Simon e benvenuto su Pillole di Folklore & Scrittura! Parto subito con una domanda che ormai è diventata una presenza fissa in questo filone di interviste: com’è nata l’idea alla base della storia?
A differenza di quasi tutte le storie che prendono forma nella mia testa, sprigionate da un’idea, un big bang creativo che può avere inneschi differenti a seconda del momento, il luogo o lo stato d’animo, “La profezia delle Cinque Gocce” ha avuto invece una storia di origini un po’ particolare: nasce infatti come un regalo di compleanno! Ho scritto le prime 80 pagine nel lontanissimo 2013 facendo le corse per consegnare i fogli, rigorosamente stampati in copisteria mediante chiavetta, la sera del compleanno della mia compagna:
terminata la lettura mi guarda negli occhi e mi dice: non puoi lasciarmi così sulle spine. Devi continuare a scriverla. E l’ho fatto, lavorandoci a fasi alterne durante gli anni, la vita va avanti e corre in fretta anche se tu cerchi in ogni maniera di ritagliarti del tempo per scrivere qualche pagina e sentirti a posto con te stesso quando vai a dormire la sera. Tema portante è la forza del gruppo (sono cresciuto a pane, Power Rangers, Cinque Samurai – che caso strano, sono cinque anche loro! – e Cavalieri dello Zodiaco) e dei viaggi tra mondi paralleli, mai veramente così distanti perché Bene e Male travalicano gli universi: qui c’è tutto il mio amore per le storie, il piacere di leggerle si sposa a quello di scriverle, così che gli altri possano conoscere un po’ di più il mio mondo interiore.
Tra i cinque protagonisti (Nicole, Corinne, Adam, Julius e David) a chi assomigliavi di più da bambino?
Mi piacerebbe risponderti Adam, perché chi non vorrebbe essere bello, atletico, biondo e con gli occhi chiari? Lo sai tu e lo so io, caro Alessandro, anche se tu hai ancora una folta chioma! Ma tornando seri, credo che la risposta alla tua domanda non possa essere un solo nome: così su due piedi, potrei dirti Corinne, la sua verve, quella fantasia straordinaria e l’allegria che porta con sé ovunque vada erano dei tratti distintivi che mi appartenevano (sono un simpaticone anche adesso, by the way).

Amavo giocare a Indiana Jones stando in bilico sui muretti e credo che Corinne, nel suo tempo libero quando non è impegnata a viaggiare in altri mondi per salvarli, faccia lo stesso. Di Nicole ho la determinazione e la sensibilità, ora come allora, di David avevo la curiosità, mentre Julius e il me bambino condividono di certo la fragilità nell’affrontare problemi che non pensavo di essere in grado di gestire. Adam è forza d’animo e caparbietà, e il me adolescente, più che quello bambino, ringraziano.
Il libro si rivolge a un pubblico giovane (anche se resta una lettura godibilissima pure per chi è più grande). Quali sono gli aspetti ai quali bisogna fare più attenzione quando si scrive per i bambini o per i ragazzi?
Grazie mille per i tuoi complimenti! Sai, scrivere per un pubblico giovane è fantastico, ma anche molto difficile, non te lo nascondo. Devi saper arrivare al cuore delle cose, senza però cadere nella superficialità, inoltre l’errore più grave che possa commettere uno scrittore per ragazzi è spiegare loro come si vivono
emozioni e problematiche della loro età: la scrittura didascalica è sbagliata, oltre che anche un po’, concedimelo, offensiva nei loro confronti. Se vuoi cimentarti in una storia middle-grade, per esempio, devi riacchiappare quelle atmosfere della tua prima adolescenza, che hai vissuto, e calibrarle verso i ragazzi di oggi, senza insegnare, ma vivendole con loro una seconda volta. Se riesci a farlo, hai trovato la chiave giusta per entrare nel loro mondo, e la storia si scrive da sola. O quasi! =)
Il libro inizia sulla Terra, ma i protagonisti si ritrovano presto catapultati a Hyma, un mondo fantasy. È stato impegnativo creare questa ambientazione? Su quali aspetti del worldbuilding ti sei concentrato di più?
Stiamo parlando di un sottogenere che accorpa miriadi di stelle nel firmamento dei romanzi fantastici, e pur essendo definito in modo preciso (protagonisti che da un mondo A si spostano in un mondo B), il Portal Fantasy ha così tante declinazioni a sua volta che ho cercato di semplificare alcuni aspetti fondamentali dell’ambientazione principale: la pietra miliare del progetto doveva essere il concetto che Hyma altro non è che una versione della Terra, evolutasi nel corso dei millenni in una direzione diversa dalla nostra, senza la
nostra tecnologia avanzata e dove la magia era ovunque, presente nei fiumi, gli alberi, foreste, dungeons e città sotterranee. Un elemento mutevole e quasi dotato di volontà propria, ma soprattutto accettato e capito, per quanto non tutti gli abitanti di Hyma possano usarla. Su questo aspetto, durante la costruzione del world building e di parte della società di Galdian, il continente dove è ambientata la storia, ho ragionato a lungo: sapevo che sarebbe stato “controverso”, come se la Magia fosse in qualche modo discriminatoria,
ma non dico altro per non svelare cose importanti. Ho provato, con il massimo rispetto verso i classici con cui sono cresciuto, di trovare una via personale per il concetto stesso di magia e interazione con gli esseri viventi.
Che messaggio speri di essere riuscito a trasmettere ai lettori?
Che si siano divertiti a leggerlo, innanzitutto. Non c’è cosa peggiore per uno scrittore di sapere che un libro fatica ad andare avanti, che chi lo legge tende a perdersi e distrarsi perché non abbastanza coinvolto e agganciato dalle pagine che tiene in mano. Se parliamo di temi, in questo romanzo ho riversato tutto ciò in cui credo e che ha a che fare con la realtà in cui viviamo: la forza dell’amicizia negli anni dell’adolescenza, Stephen King fece dire a un suo personaggio in quel capolavoro che è It che non avremo mai amici come quelli che avevi a dodici anni. Io ho rilanciato, e in base alla mia esperienza anche quelli tra i quattordici e quindici sono stati compagni di un viaggio unico, difficilissimo ma anche straordinario, almeno per me.

Inoltre il Found Family, qui, ha un valore importantissimo, così come il senso di perdita e l’accettazione dell’abbandono, del lutto, sono tutti semi che ho voluto disseminare lungo la strada della lettura.
L’età dell’adolescenza è una dimensione parallela che tendiamo tutti a dimenticare quando cresciamo ma l’abbiamo vissuta eccome, con i suoi problemi giganteschi, la difficoltà a farci capire dagli adulti e quel senso di ribellione nei confronti di tutto e tutti. Questa è una storia di formazione, parla soprattutto di ragazzi e ragazze che imparano a conoscere se stessi e cosa vogliono dalla vita, in un’età in cui tutto è possibile, ma di certo non prevedere il futuro e sapere già cosa vorremo.
Quali sono i libri che ti hanno formato come lettore e scrittore?
Cercherò di essere breve, qui, perché altrimenti servirà un’altra intervista per sviscerare l’argomento! Sono cresciuto leggendo King, Poe e Lovecraft, i tre alfieri della mia fantasia, ma a loro accosto Joe Dever, autore della saga di librigame (mia altra passione sempiterna!) di Lupo Solitario, Steve Jackson e Gaiman. Robert Howard e l’heroic fantasy rappresentano poi la mia vocazione verso scene madri nei combattimenti, e a cui un certo duello presente nel romanzo, nel capitolo dedicato al villaggio di Momo, deve moltissimo. Poi c’è
tutta una selva di scrittori giapponesi che scalpitano nella mia libreria, amo le storie ambientate nel mondo dei samurai, il Bushido e tutto ciò che ha a che fare con le arti marziali, per esempio, essendomi laureato al Dams con una tesi dedicata al genere Wuxia, il cappa e spada orientale! Se dovessi citarti dei romanzi, però, non avrei dubbi sulla triade: It, Il Signore delle Mosche e quell’altro signore, dal carattere piuttosto scontroso, che ama circondarsi di anelli.
Al momento sei al lavoro su qualche nuovo progetto letterario?
Ho terminato da poco il primo libro di una serie di librigame, mentre sto revisionando la parte finale del secondo romanzo di una saga urban fantasy per ragazzi a cui tengo particolarmente. Dopodiché, per l’anno 2026 ho un paio di progetti che rimando da qualche tempo e che è ora di rimettere in cantiere. Intanto grazie a te per quest’intervista e grazie a tutti coloro che spenderanno dieci minuti per leggere i miei sproloqui! A presto, Ale!
Grazie per il tempo che ci hai concesso, Simon! Potete trovare “La profezia delle cinque gocce” sul sito di PAV Edizioni e su Amazon.