Talvolta nel fantasy di stampo più classico può capitare di trovarsi di fronte a delle storie in cui il confine tra buoni e cattivi è piuttosto netto. Agli eroi dal cuore puro che raramente commettono errori vengono contrapposti dei villain privi di qualsiasi qualità positiva, il che rende al lettore molto facile capire da quale parte dovrebbe schierarsi (il condizionale è d’obbligo, perché alla fine pure i malvagi hanno il loro fascino!). Non è questo il caso di “Angelo acquatico”. I personaggi presenti nel libro di Arianna Vignola tendono a essere alquanto grigi: ognuno di loro può avere dei momenti di debolezza e commettere degli sbagli (anche gravi), ma anche mostrarsi inaspettatamente umano e redimersi. Prevedere le loro prossime azioni è difficile e l’unico modo per scoprire dove li condurrà il destino è tuffarsi tra le pagine.
Per comprendere meglio come il libro è nato e si è sviluppato, ho deciso di intervistare la sua autrice.
Ciao Arianna e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura! Innanzitutto vorrei chiederti se ti ricordi cosa ti ha spinta a iniziare a scrivere Angelo Acquatico.
Angelo Acquatico è nato diversi anni fa, quando avevo solamente sedici anni da un’idea che, inizialmente, era molto diversa dal libro che è diventato. Avevo voglia di costruire un mondo fantasy completamente mio, con una storia che non fosse semplicemente una contrapposizione tra buoni e cattivi, ma in cui ogni personaggio avesse le proprie ragioni, le proprie debolezze e le proprie zone d’ombra.
Quali messaggi speri di riuscire a far arrivare ai lettori tramite questo libro e i suoi futuri sequel?
Uno dei messaggi più importanti riguarda il rapporto tra potere e libertà. Nel corso della saga mi interessa mostrare quanto facilmente il desiderio di ottenere il potere possa trasformarsi in una prigione e quanto sia difficile, a volte, distinguere ciò che facciamo per scelta da ciò che facciamo perché ci sentiamo costretti dalle circostanze.

Vorrei anche trasmettere l’idea che le persone non siano facilmente classificabili in “buone” e “cattive”. I miei personaggi commettono errori, prendono decisioni discutibili, cambiano e spesso hanno motivazioni comprensibili anche quando le loro azioni non lo sono.
E soprattutto vorrei lasciare al lettore delle domande. Per me un fantasy funziona davvero quando, una volta chiuso il libro, continui a chiederti cosa avresti fatto tu al posto di quel personaggio.
Cosa diresti a un lettore per convincerlo a leggere Angelo Acquatico?
Gli direi di non aspettarsi il classico fantasy in cui è immediatamente chiaro chi siano gli eroi e chi i nemici.
In Angelo Acquatico ci sono magia, profezie, guerre, creature, intrighi e un mondo molto ampio da esplorare, ma al centro ci sono soprattutto personaggi imperfetti, con ambizioni, paure, rimpianti e segreti.
Se amate le storie in cui una verità apparentemente semplice nasconde qualcosa di molto più grande, probabilmente la Terra Rea ha qualcosa da raccontarvi.
Qual è il personaggio che ti ha regalato le soddisfazioni più grandi durante la scrittura?
È una domanda difficile perché ogni personaggio mi ha dato qualcosa di diverso. Se però devo sceglierne uno, direi il capitano Ysiel Crows.
Lui è uno di quei personaggi che, mentre scrivevo, sembrava quasi avere una volontà propria. È intelligente, curioso, sicuro di sé e spesso convinto di avere ragione, ma proprio questa sicurezza nasconde aspetti molto più complessi.
Nel corso della storia hai ripreso alcuni elementi che nel corso del tempo sono diventati abbastanza classici per il genere fantasy, come le profezie e l’amnesia. È stato complicato gestirli?
Sì, soprattutto perché quando utilizzi elementi molto presenti nel fantasy il rischio è quello di cadere involontariamente nei cliché.
Il mio obiettivo non era eliminare questi elementi, ma cercare di utilizzarli in modo funzionale alla storia e, soprattutto, lasciare che avessero conseguenze sui personaggi.
La profezia, per esempio, non mi interessava come semplice strumento per dire al lettore “questo personaggio è destinato a fare qualcosa”. Mi interessava molto di più il modo in cui una profezia può condizionare le scelte di chi ne viene a conoscenza.
Lo stesso vale per l’amnesia. Non volevo utilizzarla soltanto come espediente narrativo per nascondere informazioni, ma come qualcosa capace di incidere sull’identità e sui rapporti tra i personaggi.

Ci sono autori e/o autrici che consideri dei punti di riferimento?
Sicuramente George R. R. Martin è uno dei miei principali punti di riferimento, soprattutto per il modo in cui costruisce personaggi moralmente complessi e per la capacità di mostrare il potere nelle sue forme più crude e ambigue.
Mi piacciono molto anche gli autori capaci di costruire mondi estremamente articolati, come Tolkien per esempio.
Detto questo, cerco di non imitare nessuno e quando scrivo voglio che le influenze che ho ricevuto nel corso degli anni si mescolino fino a diventare qualcosa di mio.
Come procede il lavoro sui sequel?
Il lavoro procede e, anzi, la storia si sta facendo sempre più grande rispetto a quello che avevo immaginato all’inizio.
La prima parte di Angelo Acquatico introduce la Terra Rea, i suoi personaggi e molti dei conflitti che saranno fondamentali per il seguito, ma diverse domande rimangono volutamente senza risposta.
Sto lavorando alla seconda parte e, contemporaneamente, sto mettendo ordine nella trama complessiva della saga. La cosa che mi diverte di più è poter riprendere elementi che nel primo libro sembravano magari secondari e dare loro un significato completamente diverso andando avanti.
E posso dire soltanto una cosa senza fare spoiler: quello che i lettori pensano di sapere dopo il primo libro potrebbe non essere esattamente ciò che sembra.
Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Arianna! Potete trovare “Angelo Acquatico – La stirpe caduta – Parte prima” su Amazon e sul sito di PAV Edizioni.