Una storia influenzata dal folklore del lago Trasimeno ft. Sonia Giulietti

Una foto in bianco e nero di Sonia Giulietti, affiancata alla copertina del libro "Nèviski - La maledizione del lago Traminass"

A volte è facile scordare che il folklore si trova ovunque. Certo, alcune leggende sono diventare più famose di altre e sarebbe folle negare l’importanza culturale di mitologie come quella greca o quella egizia, ma bisogna sempre tenere a mente che anche nelle comunità più piccole sono state portate avanti delle tradizioni orali di generazione in generazione. In Italia, ogni regione ha le proprie leggende (talvolta riguardanti creature affascinanti o spaventose), molte delle quali possono contare su una miriade di varianti locali.

Per scrivere il suo libro fantasy “Nèviski – La maledizione del lago Traminass“, Sonia Giulietti ha attinto a piene mani da molteplici leggende riguardanti l’area del lago Trasimeno, cercando di farle coesistere nel miglior modo possibile con il mondo nato dalla sua immaginazione. Per capire meglio come si è svolto questo processo creativo, tanto affascinante quanto potenzialmente complicato, ho deciso di farle alcune domande a riguardo.

Ciao Sonia e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura! “Nèviski – La maledizione del lago Traminass” è una storia che coniuga alla perfezione le due anime di questo blog, quindi poterti fare qualche domanda a riguardo mi fa davvero piacere. Come ho già anticipato ai lettori, il folklore italiano gioca un ruolo importante nel tuo libro. È stato impegnativo documentarsi per poterne parlare?

È stato molto più difficile di quello che mi aspettavo. Per le leggende del lago mi sono sicuramente ispirata al lago Trasimeno di cui conosco molto bene ogni mito o storia. Sono cresciuta tra le sue rive e da quando sono piccola mi sono state raccontate storie sulle ninfe e sui principi, ma anche su creature come i regoli, le bisce da cui stare attenti nell’erba alta, o le marroche che vivono nei canali di scolo del lago e che non mi hanno mai descritto, ma che ho sempre immaginato come delle lumache carnivore giganti.
Ho cercato dei riferimenti bibliografici ad altre storie di folklore, anche non collegate all’Umbria o al lago, ma in realtà ho avuto molti più dettagli viaggiando e parlando con le persone del luogo.

La copertina di "Nèviski - La maledizione del lago Traminass"
La copertina di “Nèviski – La maledizione del lago Traminass”

Nel libro ho inserito lo gnefro, per esempio, di cui ho sentito parlare da dei bambini che giocavano al parco della cascata delle Marmore. In alcuni casi ho mantenuto gli elementi della tradizione, mentre in altri li ho rielaborati in funzione della storia. Per esempio, nel caso della leggenda della ninfa Agylla e del principe Simeno ci sono molte versioni della storia e io ho provato a reinterpretarla a modo mio cercando di restare fedele al cuore del racconto.

Secondo te c’è il rischio che parte del folklore locale rischi di andare perduto per sempre? O parlando con le persone hai avuto l’impressione che possa essere tramandato ancora per molti anni?

Questa è una bella domanda. Istintivamente mi viene da rispondere che il rischio concreto c’è, però va considerato che molte delle storie del folklore venivano raccontate ai bambini, o ai giovani, per spaventarli in modo da disincentivarli dal fare cose avventate o intraprendere percorsi pericolosi. 

La storia delle marroche, per esempio, ci veniva raccontata dalle nonne per non farci entrare nei canali di scolo dove un bambino potrebbe facilmente restare incastrato. Così anche le storie dei mostri nei pozzi o delle sirene. 

Credo che rimarrano, in un certo modo. Anche se in un’altra forma che probabilmente non è quella con cui l’abbiamo conosciuta noi o i nostri nonni. Un po’ come il “toccare ferro” (o legno, in inglese) che non ha nessuna base scientifica ma è sopravvissuto fino a noi come modo di dire. 

Dalle mie parti, “Di che hai paura? Del gatto mammone?” si usa spesso per prendere in giro bambini che hanno paura del buio, come a dire che la paura del buio è sciocca quanto quella del gatto mammone. Quindi il ricordo del gatto mammone è sopravvissuto, anche se in una forma diversa da quella originaria di grosso gatto scimmione che divora i bambini in un solo morso.  

“Nèviski” è nato almeno in parte per provare a preservare le leggende che hai più a cuore?

“Nèviski” è nata come sfogo durante un periodo emotivamente complesso. C’erano in ballo tantissime cose: la fine del dottorato, la disoccupazione, la malattia di mia madre e ultima, ma non per importanza, la pandemia del covid-19. 

Nèviski è stata ben più sfortunata di me, e scrivere di lei e della sua capacità di reagire senza mai mollare l’osso, credo mi abbia aiutato a fare altrettanto. Senza parlare poi del complicato rapporto con la madre, idearlo e scriverlo è stato quasi terapeutico. 

E poi credo che il libro sia nato anche perché il lago Trasimeno, a cui mi sono chiaramente ispirata per la creazione dell’ambientazione, viene puntualmente bistrattato dagli umbri mentre invece io lo porto nel cuore con un affetto che mi è davvero difficile spiegare. Fin da piccola l’ho trovato all’inizio delle mie estati, parte del paesaggio, a fare da contorno alla mia infanzia e adolescenza, sullo sfondo come le nuvole e gli alberi. Eppure, quando torno sento che mi è mancato come mai nessun albero né nuvola. Spero di essere riuscita a trasmettere tutto ciò nel romanzo.

Una foto di Sonia Giulietti
Una foto di Sonia Giulietti

Tra tutti i miti legati al lago Trasimeno, qual è quello che hai sempre trovato più affascinante? L’hai inserito in qualche modo nel libro o l’hai tenuto da parte per qualche altra eventuale storia?

Come accade per molti laghi, anche il Trasimeno ha la sue storie di creature che vivono nelle sue profondità. Alcune leggende parlano di esseri preistorici simili a Nessie di Loch Ness, altre citano serpenti enormi e altre ancora, quelle che preferisco, parlano di una creatura enorme che si sveglia una volta all’anno per cibarsi. Da qui anche la leggenda che il Trasimeno reclama un’anima all’anno. Questa era sicuramente la mia preferita. Ricordo intere giornate passate a cercare le prove della sua esistenza con i miei amici d’infanzia. Partivamo tutti con la bicicletta per ispezionare le rive del lago e inventavamo mille storie sui reperti che trovavamo. Da un semplice bastone intrecciato tra le reti di un pescatore potevano partire le ipotesi più fantasiose. I terrori notturni sono sicuramente ispirati a questo mito, un po’ come moltissime altre creature e avventure nel libro.

Durante le tue ricerche ti sei imbattuta in alcune creature del folklore che hai preferito evitare di inserire nella storia? Se sì, cosa ti ha spinta a escluderle?

Per ora no, se manca all’appello qualcosa le ragioni sono essenzialmente due: o verrà  inserito in un altro capitolo oppure,  semplicemente, non ne ero a conoscenza. Sono andata alla ricerca di creature del folklore da tutte le parti, persino nei libri sugli etruschi.

Tendenzialmente preferisco non inserire storie di fantasmi o avvistamenti alieni, di cui l’Umbria è sorprendentemente ricca. Non le considero neanche “creature”, anche se sicuramente rientrano anche loro nel folklore umbro. A parte questo, non riesco a pensare ad una ragione per cui mi sentirei di escludere certe creature. Sono sicura che troverei il mio modo di parlare e descrivere anche le situazioni più delicate o controverse.

Parlando delle marroche hai ammesso di esserti basata sulla fantasia per immaginare il loro aspetto. Ti è capitato di farlo anche con altre creature? In generale, quanto spazio lasci all’immaginazione quando lavori con elementi presi dalla tradizione popolare?

Non c’è dubbio. Infatti, ho realizzato della correlazione tra i terrori notturni e la leggenda del mostro del Trasimeno soltanto rispondendo alla domanda precedente. Credo che certe leggende e creature abbiano contaminato la mia fantasia da quando ero piccola, così che ad oggi sia impossibile per me scinderle. Posso dire che per lo più ho preso ispirazione dal folklore italiano, in particolare umbro, ma la mia immaginazione ha fatto la maggior parte del lavoro. La mia intenzione non era quella di riportare fedelmente queste storie. 

In questo senso sto seguendo molto gli eventi organizzati dall’associazione omininoodi con la quale spero un giorno di collaborare. Loro si occupano seriamente di raccogliere tutte le storie, le leggende e i miti del folklore dell’Emilia-Romagna. Ammiro molto il loro modo di divulgare e il loro entusiasmo. 

In generale l’ambientazione di Nèviski è stata forse la cosa più semplice che ho scritto,perché è sempre stata lì, nella mia infanzia e probabilmente in quella di molti.       

Le ricerche che hai fatto prima della stesura di Nèviski hanno in qualche modo modificato il tuo modo di rapportarti al folklore?

 Sì ed è stato bellissimo. Durante la stesura di Nèviski mi ritrovavo spesso a chiedere alle persone, anche durante i miei viaggi, di raccontarmi storie delle creature o leggende della loro infanzia. Questa cosa mi è rimasta. Persino qui in Inghilterra, dove vivo per lavoro, talvolta faccio delle scoperte sorprendenti. Le leggende della Cornovaglia sono affascinanti e completamente estranee. 

Il folklore racconta un territorio e un modo di viverlo che adesso non esiste più. E vivendo all’estero mi accorgo ancora di più di quanto il clima, il paesaggio e le tradizioni locali possano influenzare un popolo. Mi aiuta molto a reagire alla nostalgia, mi aiuta a capire le persone, quali sono le creature che li spaventavano da piccoli o quali sono quelle che li facevano sognare. Adesso, il folklore è per me un mezzo per connettermi con un luogo e con le persone che lo abitano. 

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Sonia! Potete trovare “Nèviski – La maledizione del lago Traminass” sul sito di PAV Edizioni e su Amazon.

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Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e, oltre a essere un giornalista, sono l’autore del libro urban fantasy Cronache dei Mondi Connessi – I difensori del parco, edito da PAV Edizioni. Nel 2023 ho vinto il concorso Sogni di Fantasy 2 con il racconto Sylenelle, ladra di sogni. Collaboro anche con la rivista Weirdbreed, per la quale ho realizzato il racconto La carne più buona del mondo, alcuni articoli e delle interviste. Nel mio blog, Pillole di Folklore e Scrittura, parlo di libri, scrittura creativa, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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