Thoth, il dio della luna – Pillole di Folklore # 57

Nella mitologia egizia, Thoth era il dio della luna, della scrittura, della saggezza, della magia, del tempo, della geometria e della matematica. Era noto come il dio ibis e veniva spesso rappresentato con la testa da uccello e il resto del corpo da essere umano. Era il patrono degli scribi, proprio come Nisaba nella mitologia sumera. Fu proprio lui a inventare la scrittura.

Thoth svolgeva ruoli di varia natura all’interno della mitologia egizia. Oltre ad essere il segretario e il visir di Ra, aiutava anche Osiride durante il rito della psicostasia. Nella teogonia di Ermopoli veniva considerato come una delle divinità che avevano creato il mondo.

In quanto dio della luna, veniva associato a tutti i rituali religiosi e agli eventi civili regolati dalle fasi lunari.

Assieme a Seshat, un’altra dea della scrittura, scriveva i nomi dei defunti e le loro imprese sulle foglie di Ished, l’albero sacro che cresceva nel mondo degli dei.

Per approfondire:

https://tanogabo.com/thot-il-dio-degli-scribi/

http://www.escatologia.it/CRY_THOTH.htm

Le sirene – Pillole di Folklore # 56

Nate dalla penna di Omero, le sirene fanno ormai parte da secoli dell’immaginario collettivo e sono presenti in varie opere moderne di narrativa fantastica. Vengono comunemente rappresentate come delle creature metà donna e metà pesce dai lunghi e bellissimi capelli. Tuttavia nella mitologia greca la parte inferiore del loro corpo aveva delle caratteristiche in comune non con i pesci, bensì con gli uccelli. Anche le arpie potevano contare su tratti fisici simili, ma nel loro caso l’unica parte del corpo in comune con gli esseri umani era il volto.

Nell’Odissea, le sirene vivevano in un’isola nei pressi di Scilla e Cariddi e incantavano i marinai con le loro canzoni, per poi ucciderli senza pietà nel momento in cui raggiungevano la terra ferma. L’isola in cui queste infide creature dimoravano era infatti disseminata di ossa umane. Quando cercarono di fermare il viaggio del prode Odisseo, lo fecero promettendo all’eroe una conoscenza infinita. Lui, ricordando i saggi consigli di Circe, tappò le orecchie dei suoi uomini con la cera e si fece legare stretto all’albero maestro. Riuscì così a resistere agli inganni delle sirene e al loro canto.

Per approfondire:

https://tanogabo.com/il-mito-delle-sirene/

Le Banshee – Pillole di Folklore # 55

La Banshee è un essere mitologico presente sia in Irlanda che nelle Highland scozzesi. Si tratta di uno spirito femminile che indossa un abito verde e una mantella grigia. Nonostante l’aspetto gradevole, le sue apparizioni sono nefaste poiché annunciano la morte di un membro della famiglia o del clan a cui è legata. Quando avverte l’imminente morte di un famigliare, la Banshee inizia a piangere con disperazione. Se a morire è invece il membro di un clan rivale, lo spirito celebra l’evento con urla di gioia.

È probabile la figura delle Banshee derivi dalle “keeners”, le donne che, nella cultura celtica, venivano pagate per cantare durante i funerali e piangere accanto alle tombe dei defunti.

Una Banshee molto nota è Bean Nighe (“la lavandaia”). Pare che sia stata più volte avvistata dai viaggiatori nei pressi di alcuni specchi d’acqua mentre era intenta a lavare il sudario di una persona destinata a morire di lì a poco. Con un po’ di coraggio, è possibile avvicinarsi allo spirito e scoprire il nome di chi sta per perdere la vita e avere qualche anticipazione sul proprio destino.

Per approfondire:
https://www.celtic-weddingrings.com/celtic-mythology/legend-of-the-banshee
https://mythology.net/mythical-creatures/banshee/

L’unicorno – Pillole di Folklore # 54

Noto anche come licorno o leocorno, l’unicorno è una creatura mitologica. Ha le sembianze di un cavallo dal manto candido come la neve e dotato di un lungo corno avvolto a spirale sul capo. In alcune rappresentazioni ha anche una coda da leone. Il suo nome latino deriva dall’unione del prefisso “uni-” e del sostantivo “cornu” ed è traducibile come “un solo corno”. A differenza di quel che si potrebbe pensare, il mito dell’unicorno non è nato in occidente, bensì in oriente, più precisamente nelle zone tra l’India e la Cina. La primissima descrizione dell’animale, presente nel libro Li-ki, è però molto diversa da quella a cui siamo abituati e ricorda molto l’aspetto del Kirin, un’altra creatura mitologica.

L’unicorno simboleggia la purezza e in alcune versioni della leggenda vicine alla cultura cristiana solo una vergine può addomesticarlo. Rappresenta, inoltre, la saggezza.

Il suo corno è molto prezioso e nel medioevo si pensava che fosse in grado di neutralizzare i veleni. Sembra però che la rimozione del corno sia fatale per la creatura.

https://www.britannica.com/topic/unicorn

Padova, la città dei “senza”

Il mese di giugno vede questa città in fermento per la sua festività più sentita: le celebrazioni per il patrono Sant’Antonio. Stiamo parlando di Padova, città famosa, oltre che per la sua basilica, per l’università e per l’Orto Botanico.

Per gli appassionati di stranezze, tuttavia, Padova è nota anche per essere famosa come la città dei “senza”. Ma “senza” cosa? Scopriamoli insieme.

1. Il Santo senza nome

Basilica di Sant’Antonio

Proprio lui, Sant’Antonio da Padova, è una delle figure religiose più amate della religione cristiana e la sua basilica attira circa 3 milioni di pellegrini l’anno, rendendola di fatto una delle attrazioni più visitate della città.

In realtà, Sant’Antonio era nativo di Lisbona e trascorse solo gli ultimi anni della sua vita a Padova, dove morì; ciò non gli impedì, tuttavia, di conquistare i cuori di tantissimi fedeli, grazie alle sue lotte contro le ingiustizie a difesa degli strati più vulnerabili e oppressi della popolazione. La sua fama è talmente diffusa che i padovani (e non solo) lo chiamano semplicemente “il Santo”, senza specificarne il nome, poiché sarebbe superfluo.

2. Il Prato senza erba

Prato della Valle

Tra le piazze più iconiche d’Italia e probabilmante d’Europa (grazie ai suoi circa 90.000 metri quadrati è infatti la piazza più grande d’Italia e una tra le più grandi in Europa) non si può evitare di menzionare Prato della Valle, il “Prato senza erba”. La piazza di forma ovale è un grande spazio monumentale con un’isola verde centrale, chiamata Isola Memmia, delimitata da un canale su cui svettano due file di statue rappresentanti le più illustri personalità nate o vissute in città, tra cui Antenore, Torquato Tasso, Francesco Petrarca e Galileo Galilei.

Il prato vero e proprio che possiamo vedere ora, una volta non esisteva; infatti, il termine “pratum” indicava un ampio spazio utilizzato per scopi commerciali, ma non necessariamente coperto da un manto erboso. Oggi la piazza è cornice di mercatini e manifestazioni ed è tappa obbligata per turisti e non.

3. Il Caffè senza porte

Caffè Pedrocchi

Altro simbolo di Padova è senza dubbio il centralissimo Caffè Pedrocchi, caffè letterario progettato nell’800 dall’architetto Giuseppe Jappelli. Una volta il fulcro della vita letteraria e universitaria della città, è ora la cornice perfetta per un caffè o un aperitivo. Oltre a essere famoso per essere stato, appunto, sprovvisto di porte e aperto 24 ore al giorno fino al 1916, il caffè è anche noto per un’altra curiosità: secondo le leggende popolari, sembra che il detto “essere al verde” sia nato proprio qui, poiché nella sua cosiddetta “sala verde” chiunque poteva accomodarsi senza consumare.

Oltre ai tre elementi più famosi, gli occhi attenti possono scovare altre particolarità legate ai “senza” di Padova, tra cui: il “bue senza corna“, simbolo dell’Università (fondata nel 1222); il “capitello senza colonna“, posizionato all’angolo del Palazzo della Ragione sul lato di Piazza delle Erbe; e il “campanile senza chiesa“, tra via Fermo e via Davila, rimasto “abbandonato” dato che la chiesa è stata utilizzata come officina e garage prima, e come banca poi.

Un’ultima curiosità: osservando l’orologio astronomico in Piazza dei Signori, ci si può accorgere che tra tutti i segni zodiacali, la Bilancia (simbolo di giustizia ed equità) è assente. Secondo la leggenda metropolitana si tratta di un atto di ritorsione dell’autore nei confronti del committente, ma la vera spiegazione è decisamente meno folkloristica: infatti, il riferimento teorico usato per la realizzazione dell’orologio era l’astronomia greca, in cui la Bilancia non era ancora stata definita come costellazione autonoma (verrà identificata in seguito dagli arabi), e le sue stelle erano considerate facenti parte della costellazione dello Scorpione.

Orologio astronomico

Insomma, non solo Università e Cappella degli Scrovegni: Padova è molto di più, e anche i suoi “senza” la rendono una delle mete più affascinanti del Nord-Est. Armatevi di spirito d’osservazione e, perché no, di uno spritz da passeggio, e sicuramente questa città ricca di storia non vi deluderà.

Epona, la dea dei cavalli – Pillole di Folklore # 53

Nella mitologia celtica, Epona era la dea dei cavalli e della fertilità. Era legata anche alle proprietà benefiche delle acque termali (proprio come la divinità italica mefite). Veniva spesso rappresentata con in mano una cornucopia, chiaro simbolo di abbondanza, mentre cavalcava un cavallo alla amazzone. In alcune statuette è raffigurata assieme a dei puledri che la seguono o mangiano dalle sue mani. Talvolta viene seguita anche da cani e uccelli.

I celti consideravano il cavallo un animale sacro e ritenevano che portasse fortuna. Non si nutrivano della sua carne (se non in rarissime occasioni) e, quando moriva, lo seppellivano assieme al suo padrone. I cavalli che perivano in battaglia ricevevano addirittura una sepoltura rituale.

Probabilmente, la ragione per cui Epona viene in alcuni casi rappresentata con in mano un mazzo di chiavi è legata al fatto che i cavalli venivano associati all’aldilà e che si pensava che fossero loro a guidare le anime dei defunti dopo la morte.

Per approfondire:

https://www.ethnos.biz/storia-simbologia/simboli-celtici/la-dea-epona-e-il-cavallo

http://ontanomagico.altervista.org/epona.html

http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Epona.html

Giano Bifronte, il dio degli inizi – Pillole di Folklore # 52

Giano è una delle divinità più importanti della mitologia romana. È il dio degli inizi e ha due volti con cui può osservare sia il passato che il futuro. In alcune versioni del mito ha ben quattro facce e ognuna rappresenta un punto cardinale. A differenza di molte altre divinità della mitologia romana, Giano non deriva né da un dio della mitologia romana né da un dio della mitologia etrusca. È possibile che il suo culto sia nato nell’Italia pre-romana, in un’epoca in cui le divinità venivano principalmente associate al ciclo della semina e della raccolta.

Un’altra caratteristica unica di Giano è che non è imparentato con le altre divinità. Lui esiste da sempre e non è stato generato da nessuno. È anzi un dio creatore, molto probabilmente responsabile dell’inizio del mondo.

Oltre a essere il dio di tutti gli inizi (siano essi materiali o immateriali), è anche il dio del passaggio e viene spesso associato alle porte e ai ponti. Anche il mutamento, inteso come un passaggio da uno stato all’altro, è legato a Giano.

In tempo di guerra, non era raro entrare nei tempi dedicati a Giano per fare sacrifici e pregare per il successo delle imprese militari.

Per approfondire:

https://www.lettera43.it/it/guide/cultura/2013/10/28/chi-e-giano-bifronte/1853/

http://www.sapere.it/enciclopedia/Giano+%28religione%29.html

http://www.ilsapere.org/il-dio-giano/

Bologna e i suoi sette segreti

La primavera è finalmente arrivata in tutto il suo splendore, portando con sé quell’irresistibile voglia di andare in giro con il naso all’insù a scoprire angoli poco conosciuti delle nostre città.

Nella top 10 dei viaggi di primavera di italiani e non solo non può mancare la splendida Bologna, patria di cantautori e caposaldo della cucina italiana conosciuta in tutto il mondo. La Rossa, la Grassa, la Dotta sono solo alcuni dei soprannomi affibbiati al capoluogo emiliano; che, diciamocelo, se li merita tutti! Ma oltre alle sue caratteristiche più famose, Bologna cela delle chicche a cui potrete prestare attenzione durante la vostra prossima visita in centro città. Si tratta dei Sette segreti di Bologna. Scopriamoli insieme!

  • “Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”

Partendo dalla stazione centrale in direzione del centro città, ci si può imbattere in questa scritta, che significa “Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è allegria” sulla volta del Canton de’ Fiori tra via Indipendenza e via Rizzoli, sotto la Torre Scappi. Un tempo l’economia della città si basava sulla coltivazione della canapa; pertanto, la scritta si riferisce alla ricchezza (e di conseguenza alla protezione) che il suo commercio portava alla città.

Fonte: https://www.bolognadavedere.it/cosa-vedere/via-dell-indipendenza-a-bologna
  • Il dito del Nettuno

Spostandosi in piazza del Nettuno, di fronte alla Salaborsa, è impossibile non fermarsi ad osservare la possente fontana del Nettuno, dio del mare. La statua del Nettuno nasconde però un “particolare” effetto ottico: posizionandosi su una mattonella un po’ più scura (detta la “pietra della vergogna”) si ha l’impressione di ammirare, anziché il dito del Nettuno, il suo fallo in erezione. L’effetto ottico fu voluto dallo scultore della statua, Giambologna, in epoca rinascimentale.

Fonte: https://liberamentetraveller.it/monet-e-gli-impressionisti-in-mostra-a-bologna/
  • Il telefono senza fili

Passando sotto il Voltone del Podestà in Piazza Maggiore, può capitare di vedere persone darsi le spalle agli angoli diametralmente opposti della volta. Infatti, parlando rivolti verso al muro, si riescono a sentire distintamente le parole pronunciate dalla persona al lato opposto. Pare che questo metodo di comunicazione fosse stato architettato in epoca medievale per permettere ai preti di confessare i lebbrosi senza correre il rischio di un’infezione.

Fonte: https://www.facebook.com/849470405128298/photos/il-telefono-senza-fili-del-voltone-del-podest%C3%A0-piazza-maggioreavete-un-segreto-i/968166796591991/
  • Il vaso rotto sulla Torre degli Asinelli

Scendendo lungo via Rizzoli si arriva alla famosa Torre degli Asinelli, che insieme alla pendente Garisonda rappresenta l’iconico duo simbolo della città. Salire in cima alla torre è generalmente sconsigliato per gli studenti universitari, perché porterebbe a non laurearsi mai (come molti altri riti scaramantici in diverse città italiane), ma c’è di più: in cima alla torre ci sarebbero i cocci di un vaso rotto, che rappresenterebbe la capacità di Bologna di risolvere i conflitti (probabilmente di fronte a un bel bicchiere di Lambrusco e a un panino con la mortadella!)

Fonte: https://www.gruppouna.it/magazine/i-7-segreti-di-bologna-tra-storia-e-leggenda
  • Panum resis

Addentrandosi nel quartiere universitario, cuore pulsante della città, si può andare a scovare un segreto non molto conosciuto dai più: sulla cattedra della sede storica dell’Alma Mater Studiorum a Palazzo Poggi, in via Zamboni, sarebbe incisa la massima “Panum resis”, a significare che la conoscenza è alla base di tutte le cose.

Fonte: https://www.beniculturalionline.it/location-929_Museo-di-Palazzo-Poggi.php
  • Le tre frecce di Strada Maggiore

Spostandosi su un’altra delle vie principali, Strada Maggiore, è inevitabile fermarsi nei pressi di Corte Isolani. Qui, mimetizzate tra le assi di legno del soffitto e pertanto un po’ difficili da identificare, sono incastonate tre frecce. Secondo una delle tante leggende, un signorotto bolognese avrebbe assoldato tre briganti per uccidere la moglie accusata di adulterio; al momento dell’esecuzione, tuttavia, la donna si sarebbe spogliata completamente, abbagliando così gli arcieri che, sbagliando a prendere la mira, andarono a colpire il soffitto del portico.

Fonte: https://www.viaggiconserena.it/bologna-7-segreti-3-curiosita/
  • La finestrella di via Piella

Last but not least, forse una delle attrazioni preferite dai bolognesi e non solo: nella centrale via Piella, proprio accanto all’osteria Biassanot, c’è una piccola finestrella con vista sull’unico canale rimasto scoperto della città, il canale delle Moline. Lo scorcio pittoresco sugli edifici colorati affacciati sull’acqua ricorda vagamente un paesaggio veneziano: da qui il soprannome di “piccola Venezia”.

Fonte: https://www.milanocittastato.it/emilia-romagna/la-via-di-bologna-dove-sempre-di-essere-a-venezia/

Come in molti altri luoghi, anche a Bologna c’è molto di più da scoprire, oltre a ciò che salta subito all’occhio. Città dal passato florido e dal respiro internazionale, sa regalare a ogni angolo scorci di colore e di rara bellezza: una meta irresistibile per un weekend fuori porta, da scoprire un segreto alla volta.

Fenghuang, il gallo augusto – Pillole di Folklore # 51

Il Fenghuang è una creatura della mitologia cinese che ha alcune caratteristiche in comune con la Fenice. È un uccello immortale che porta fortuna a chiunque lo vede. Rappresenta l’unione del maschile (feng) e del femminile (huang) e anche i corpi celesti. Assieme alla tartaruga, al drago e alla tigre compone il gruppo di esseri soprannaturali noti come sishen, associati ai quattro elementi, ai quattro punti cardinali e alle quattro stagioni.

Talvolta viene chiamato Gallo Augusto e prende il posto del gallo nello zodiaco cinese.

Il Fenghuang ha un bellissimo piumaggio variopinto composto da ben cinque colori: nero, blu, rosso, giallo e bianco. Sebbene le sue sembianze siano quelle di un uccello, il suo corpo è composto anche da parti di altri animali. Ad esempio, il suo collo ricorda quello di un serpente e il dorso è simile al carapace di una tartaruga.

A differenza della fenice, il Fenghuang non prende fuoco e non rinasce dalle sue stesse ceneri. Pur essendo immortale, si riproduce come un uccello normale.

Per approfondire:

https://www.britannica.com/topic/fenghuang

http://www.lifeasmyth.com/journal_planet_ChinesePhoenix.html

https://gbtimes.com/legend-chinese-phoenix

Asmodeo, colui che fa perire – Pillole di Folklore # 50

Nella mitologia ebraica, Asmodeo è un potente demone che fa parte della gerarchia degli angeli di Satana. È uno dei diciotto re infernali che comanda 72 legioni di demoni.

Il significato del suo nome è “colui che fa perire”. Ha un’ origine molto antica e viene citato già in alcune leggende babilonesi.

È il demone della distruzione, ma anche della cupidigia, della discordia, dell’ira e della vendetta.

Nel libro di Collin de Plancy, “Dictionnaire Infernal”, Asmodeo viene descritto come un possente demone con tre teste: una da toro, una da uomo e una da ariete. Cavalca un drago enorme brandendo una lunga lancia e uno stendardo.

Nella Goezia, pratica magica che riguarda l’evocazione di demoni, la sua descrizione viene ampliata. Oltre ad avere tre teste, Asmodeo ha anche dei piedi da oca e un serpente al posto della coda. Dalla bocca emette fiammate roventi e vomita fuoco.

Molto importante è il legame tra Asmodeo e Lilith, un altro demone della mitologia ebraica. Quando Adamo chiese a dio una compagna, la divinità rispose alla richiesta creando Lilith utilizzando del sudiciume. Adamo si unì carnalmente con Lilith, dando così vita ad Asmodeo e molti altri demoni.

In seguito, Lilith e Adamo litigarono (lei non desiderava più giacere con lui) e lei fuggì in una regione nei pressi del mar Rosso popolata da demoni.

Per approfondire:

http://www.latelanera.com/divinita-demoni-personaggi/dio-demone-personaggio.asp?id=247