Come bilanciare i pregi e i difetti dei personaggi (e non trasformarli in Mary Sue)

Spesso e volentieri, i personaggi più odiati dai lettori non sono gli antagonisti senza scrupoli, bensì i protagonisti infallibili e privi di difetti.  Questi cliché letterari ambulanti superano con facilità ogni ostacolo, non hanno mai un momento di debolezza e, in molti casi, sono persino dotati di abilità fuori dal comune (ovviamente non giustificate dal loro background). Per la maggior parte dei lettori è difficile immedesimarsi in qualcuno di così perfetto o provare empatia nei suoi confronti. È vero che le storie narrate nei libri non devono per forza rispecchiare la realtà al 100%, ma è comunque importante che siano quantomeno verosimili e in grado di creare una connessione emotiva col lettore.

Per raggiungere questi obiettivi è importante creare dei personaggi coerenti con le regole del mondo in cui è ambientato il racconto e, soprattutto, gestire in modo oculato i loro pregi e i loro difetti. Per esempio, è possibile creare un protagonista particolarmente abile nel combattimento corpo a corpo per merito dei numerosi anni dedicati alle arti marziali, ma del tutto negato per lo studio o incapace di gestire in modo efficace una relazione sentimentale. Oppure si può partire da un personaggio principale senza qualità particolari e fargli acquisire delle capacità nel corso della storia, giustificate dagli eventi che andrà a vivere capitolo dopo capitolo.

Il fenomeno Mary Sue/Gary Stu

I personaggi perfetti e infallibili sono ormai noti con i nomignoli Mary Sue e Gary Stu. Il primo è nato all’interno di una fanfiction parodistica di Star Trek, pensata per prendere in giro bonariamente le opere realizzate dai fan del telefilm, in cui erano spesso presenti dei protagonisti creati appositamente per soddisfare i desideri dell’autore/autrice, spesso fin troppo idealizzati e lontani dallo spirito della serie. Col tempo il termine si è esteso a praticamente tutti i fandom e ormai è piuttosto frequente imbattersi su Internet in discussioni nate dalla classica domanda “ma X è una Mary Sue/un Gary Stu?”.

L’esempio: Rey di Star Wars

Un esempio di un personaggio che spesso viene etichettato come una Mary Sue è Rey di Star Wars e non è difficile capire il perché. Fin dal primo film in cui compare è possibile vederla compiere imprese fuori dal comune, come pilotare quasi alla perfezione il Millenium Falcon e tener testa  a Kylo Ren senza mai aver ricevuto un vero e proprio addestramento. Nel corso di tutta la nuova trilogia le sue abilità diventano sempre più ingombranti e vengono solo parzialmente giustificate. Ciò che, a mio avviso, la salva in parte dall’essere una Mary Sue al 100% sono i suoi momenti di incertezza e debolezza, che quantomeno la rendono un po’ più umana. Nel complesso, credo che buona parte del fandom l’avrebbe apprezzata di più se avesse avuto qualche pregio in meno.

L’opinione di Gabriele

Mi soffermerò personalmente su come il significato del termine “Mary Sue” o “Gary Stu”, discorso introdotto e toccato da Alessandro, nel corso degli anni, sia in un certo senso cambiato. Originariamente i personaggi considerati Mary Sue/Gary Stu sono perfetti, infallibili, pieni di qualità e idolatrati da amici e nemici, personaggi quindi estremizzati e tediosi da seguire se non scritti intenzionalmente in tal modo. Tuttavia, quando tali termini sono divenuti popolari tramite, ad esempio, i forum di discussione online, si potrebbe dire che il significato originario del termine sia mutato. Oggigiorno è facile accusare un personaggio di essere Mary Sue/Gary Stu, sulla base di semplici dettagli o azioni appena un poco eclatanti, senza nemmeno avere chiaro il perché il personaggio sia in grado di compiere tali azioni.

Mi è capitato recentemente di leggere discussioni a riguardo del personaggio di Merus, del manga di Dragon Ball Super. Merus è introdotto come un membro d’élite della Pattuglia Galattica, un gruppo comunque molto debole nel grande schema delle cose. Eppure Merus si è dimostrato, in più occasioni, competente al punto da riuscire a mettere in difficoltà il villain della saga, Moro, più di quanto lo abbiano fatto i protagonisti Goku e Vegeta.

E questo non ha sempre suscitato commenti positivi. Dal famoso forum di Dragon Ball kanzenshuu, ecco due commenti in merito al suo personaggio.

I talked about this in the manga thread and I stand by that opinion:

I really don’t want Merus to be Angel or to have some kind of mystical or unique background. I just want him to be a capable member of the Galactic Patrol because he worked hard to strive to that standard.

[…]

To place a cheap reasoning like Merus being an Angel or shit like that would only add to the Gary Stu-esque subtext of Merus’ character that’s been creeping in since a few chapters ago.

Just let Merus be himself, he doesn’t need to be anymore special than already he is to prove a superficial point.

E il secondo:

the moro arc does not work to more chapters….. in just 1 or 2 should end this already lengthened too much …..

[…]

It doesn’t matter that he is an angel … I still believe that Merus is a Gary Stu … that these angels such strong beings want to help take away too much of the tension … can literally solve them the easy problem with the power and abilities that they have in addition to wanting to do it ….. the only one who should meddle in the training of goku it was whis his teacher that another angel that nobody knows comes out of nowhere … that’s so boring

Questo genere di trend si applica, ovviamente, a tantissime altre serie, dove considerare un personaggio Mary Sue/Gary Stu è ovviamente soggettivo, ma più gratuito rispetto anche solo a pochi anni fa.

Da un lato, ritengo che questo trend sia positivo, in quanto potrebbe spronare uno scrittore a fare molta attenzione a gestire con cautela le azioni del proprio personaggio, senza strabordare nell’inconcepibile.

D’altro canto, è pur sempre vero che l’inconcepibile è proprio ciò che fa sognare, che è alla base dei colpi di scena, di scene stupende e indimenticabili di molti film, telefilm e via discorrendo. Quindi uno scrittore a tal punto cauto rischierebbe di banalizzare la propria storia, fin troppo consapevole dei limiti del raggio d’azione di un personaggio, di come viene considerato dagli altri personaggi della storia, eccetera.

Concludo che finché esiste consapevolezza e razionalità nello scrivere un personaggio, si riesca ad evitare il vero problema di fondo della questione “Mary Sue”, al di là del termine e di come si è evoluto, al di là delle opinioni altrui: l’esagerazione.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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