I nostri personaggi preferiti

Gabriele – Shadow the Hedgehog

Di tutti i personaggi fittizi che ho avuto il piacere (o il dispiacere) di conoscere, uno in particolare mi è rimasto impresso più di tutti: Shadow the Hedgehog della serie Sonic the Hedgehog.
Personaggio oggigiorno molto controverso e divisivo, siccome frutto di un lento (e doloroso) fenomeno di flanderizzazione, nonché di un videogioco omonimo considerato molto negativamente dai critici.
Eppure, Shadow non ha mai smesso di piacermi, tutto il contrario. Forse perché molti aspetti del suo personaggio li ho sempre trovati simili a me.
Cercherò di raccontare la sua storia dall’inizio, dal videogioco Sonic Adventure 2.

Shadow è l’esito finale della ricerca scientifica Project Shadow, del ricercatore Gerald Robotnik.
Gerald stava cercando un modo per curare la malattia terminale di sua nipote Maria, e per questo aveva avviato ricerche sull’immortalità e sulla creazione della “ultimate lifeform”, ovvero la “creatura definitiva”.
Le ricerche venivano condotte nella Colonia Spaziale ARK, dove Gerald viveva con Maria, altri scienziati e le loro famiglie.

La creazione di Shadow avvenne con successo dopo alcuni fallimenti.
Nacque Shadow, che, durante la sua esistenza nella colonia spaziale, strinse una profonda amicizia con la piccola Maria.
Tuttavia, questa situazione durò ben poco.
Le ricerche fin troppo avanzate e sinistre di Gerald causarono i dubbi e la paura del governo, che inviò una squadra di militari per uccidere tutti i residenti della colonia.
Shadow tentò di proteggere Maria, ma non ci riuscì. Maria venne ferita a morte da un proiettile vagante.
Tuttavia, prima di morire, la ragazza bloccò Shadow in una capsula di salvataggio destinata alla Terra, chiedendogli una promessa.
Shadow venne spedito sulla Terra, catturato dall’esercito e sigillato.

50 anni più tardi, il nipote di Gerald, il dottor Ivo Robotnik, o, come soprannominato da Sonic, Eggman, trova un diario di suo nonno e scopre l’esistenza di Shadow, la creatura definitiva.
Intenzionato a trovare un modo per dominare il mondo, Eggman fa irruzione nella base militare che custodisce Shadow e riesce a liberarlo.
Shadow fa così la sua comparsa, promettendo al dottore di “esaudire un suo desiderio”, mettendosi a disposizione e ai suoi comandi. Così dice.
Prontamente comincia a rubare i Chaos Emeralds, degli smeraldi che, nell’universo di Sonic, garantiscono un potere infinito.
Sonic viene scambiato per il ladro al posto di Shadow e viene catturato dai militari, ma riesce a fuggire.
Nella sua fuga incontra Shadow, e nel loro, brevissimo incontro, quest’ultimo dimostra tutta la sua superiorità a Sonic usando il Chaos Control. Il Chaos Control è una tecnica che gli permette, sfruttando i Chaos Emerald, di manipolare il tempo e lo spazio (bloccare/rallentare il tempo, teletrasportarsi, ecc).
Sonic viene ridicolizzato e arrestato di nuovo.

Shadow, nel frattempo, continua la sua raccolta di Emeralds per Eggman, aiutati dalla spia doppiogiochista Rouge the Bat.
Secondo i piani di Eggman, gli Emeralds servirebbero a dare energia a un potentissimo cannone, l’Eclipse Cannon, montato sulla colonia spaziale, ma Shadow ha ben altri pensieri e obiettivi. Li aveva fin dall’inizio.

Nel frattempo Sonic, liberato dalla sua prigionia, con i suoi amici parte alla volta della colonia per fermare Eggman e Shadow.
Avviene un terzo scontro tra Sonic e Shadow, in cui (canonicamente) è ambiguo chi abbia prevalso. In ogni caso, Eggman riesce a posizionare tutti gli Emeralds nel cannone.
Ma, anziché ottenere il risultato sperato, avviene qualcos’altro.
Comincia un conto alla rovescia, partono dei video di Gerald in cui lui grida vendetta per quanto successo a Maria, e la colonia spaziale inizia a precipitare sulla Terra.

Il vero obiettivo di Shadow dall’inizio era questo: condannare a morte l’umanità intera per la singola morte di Maria. O almeno questo è ciò che pensava, ciò che si diceva.
Sonic Adventure 2 è diviso in due campagne, una “hero” e una “dark”. Quella “dark” permette di esplorare più a fondo il personaggio di Shadow, di capire i suoi pensieri.
Ci sono momenti, dei brevissimi momenti, ma molto chiari, in cui Shadow si interroga, in cui non lascia morire altri personaggi. In cui, nonostante il suo potere, esita.
Le soundtrack composte per i suoi livelli hanno lyrics distorte, che recitano messaggi criptici ma che, una volta decifrati, dipingono un quadro molto chiaro.

Oh dark the darkness that dozes in the dusk
Throw it all away!
No-one can break you, nobody can tear you
You live an endless life forever
Oh dark the darkness that dozes in the dusk
Throw it all away!
You see a light wherever you go
You have to face it again and again
And again
And again

Throw It All Away

Oh yeah, hurry to the unexplored land
I’m not scared at all
Are you scared of something?
Oh yeah, hurry to the unexplored land
I don’t mind these walls or any obstacles
Oh yeah, hurry to the unexplored land
I’m not scared at all
And I don’t wanna hear you
I don’t wanna hear you
Shadow, don’t make me upset
I don’t wanna hear you
Shadow, don’t make me upset
You are hiding something

Rhythm And Balance


Tutto ciò entra in gioco nel finale del gioco.
Nella parte finale, una giovane amica di Sonic, Amy, cerca di avvicinarsi a Shadow non con l’idea di attaccarlo per le sue azioni e ciò che ha fatto, ma per pregarlo di fermarsi, di vedere il buono che esiste nelle persone.
E qualcosa scatta in Shadow. Dei ricordi di Maria che aveva bloccato, che aveva distorto nella sua mente ritornano.
Il ricordo della promessa di Maria, che Shadow aveva interpretato come vendetta, prende forma in ciò che era davvero: proteggere le persone nonostante tutto, nonostante la sua morte. Divenire loro guardiano.

Shadow torna sui suoi passi e aiuta Sonic a proteggere la Terra dalla caduta della colonia spaziale e dal prototipo della forma di vita definitiva.
Nel farlo, si sacrifica, precipitando verso la Terra.

Ciò che ha sempre risuonato in me, del personaggio di Shadow, è la sua perdita, e come l’ha affrontata.
Nella mia vita ho perso molte persone, all’improvviso, senza avere fatto nulla per meritarlo.
Non è mai stato semplice trovare la forza di andare avanti, e sarebbe stato facile arrendersi, in qualsiasi momento.
Ma esiste sempre quella luce che, seppur fioca, continua a presentarsi alla fine del tunnel. Che continua a ricordarci chi siamo veramente, chi dobbiamo essere veramente.
Perdere una persona è quanto di più terribile possa capitare a qualcuno. Si sente perdere la propria anima, la propria umanità, e cercare la vita “dopo” richiede una forza di volontà assoluta.

La storia di Shadow non finisce qui.
Shadow non muore nella caduta, ma perde i suoi ricordi, formando intanto un team, il Team Dark, con una Rouge divenuta più amichevole e affabile e un robot di Eggman, Omega (questo avviene in Sonic Heroes).
Il Team inizia a costituire la sua nuova identità, sebbene ovviamente Shadow voglia riscoprire chi sia veramente, e quale sia il suo posto nel mondo.

Questo diventerà l’oggetto della storia del videogioco Shadow the Hedgehog, in cui Shadow riscoprirà se stesso, affronterà alcuni retroscena come ciò che c’è stato alla base della sua creazione, il disprezzo e la diffidenza dei militari nei suoi confronti, e ancora scegliere che direzione dare alla sua vita.
Shadow confronterà quindi chi, in origine, ha donato il suo DNA per la sua creazione, ovvero Black Doom, che tenterà di manipolarlo per fargli da servitore.
Ma Shadow deciderà di lasciarsi indietro il passato definitivamente, di scegliere di essere lui a controllare la sua vita, il suo destino, di dare a se stesso la propria identità.

Nei giochi successivi (Sonic 2006), Shadow lavorerà infatti proprio per i militari che un tempo lo vedevano come un’arma, aiutando Sonic e i suoi compagni “dalle ombre” insieme al Team Dark.
Forte di ciò che ha vissuto, dei cambiamenti che ha affrontato, Shadow si dimostrerà imperturbabile, assolutamente concentrato sull’obiettivo, e con assoluta consapevolezza di chi è davvero.

Anche questo sviluppo mi è sempre rimasto impresso.
Sebbene si tenti di raggiungere quella luce, sono necessari tanti impegni, tanti tentativi, tanta ricerca di se stessi.
Per fare ciò, amicizie vecchie e nuove possono aiutare. Dedicarsi e perseguire obiettivi aiuta a definire chi si è. E, seppur molto lentamente, quella luce verrà raggiunta.
Si otterrà una consapevolezza e una forza interiore che non si era mai posseduta prima.

Recentemente Shadow è stato estremamente banalizzato in una caricatura di se stesso, un personaggio violento e competitivo senza vera ragione di esserlo, ma i fan ricordano bene che impeto c’è stato dietro la sua creazione, chi è davvero Shadow the Hedgehog e cosa rappresenta. Tutto il suo arco narrativo e la sua evoluzione come personaggio.

Vorrei infine lasciare due link con splendide analisi al personaggio.

Super Shadow: The Light in the Darkness
Shadow the Hedgehog Is NOT An Edgelord | Characters In-Depth

Ilenia – Cirilla Fiona Elen Riannon, affettuosamente chiamata Ciri dagli amici e dal padre adottivo Geralt of Rivia

Durante la mia pluridecennale esperienza di videogiochi, ho conosciuto molti personaggi, alcuni amati alla follia, altri non particolarmente apprezzati. Solo pochi di questi, però, sono rimasti nel mio cuore e tra questi svetta la figura di Ciri, perno della saga di The Witcher e degli omonimi libri della saga. In un mondo inizialmente popolato da elfi e creature magiche, in seguito alla colonizzazione degli umani, creature assai meno longeve dei cugini elfici, lo scenario si sposta inevitabilmente sulla scena politica. Nilfgaard, imponente regno del Sud, avanza inesorabilmente verso il Nord, ancora suddiviso in feudi. Nonostante le impellenti necessità belliche, i villaggi dimenticati dai regnanti incaricano degli ammazzamostri professionisti, i witcher, allievi di un antico sistema che addestrava e sottoponeva a mutazioni genetiche i bambini orfani. Una pratica che ormai era caduta in disuso era quella di evocare la Legge della Sorpresa come pagamento per il proprio lavoro, che permetteva al witcher di appropriarsi della prima cosa che il mandante trovava appena tornato a casa ma che non aspettava di avere, ed è proprio da qui che comincia la nostra storia. Cintra, Paese snodo per le comunicazioni e il passaggio di approviggionamenti dal mare all’entroterra, era stata colpita da una disgrazia: la figlia della Regina Calanthe, Pavetta, era innamorata di un giovane che aveva subìto un’orrenda maledizione che faceva apparire il ragazzo come un’istrice. Il povero sventurato, chiamato Duny, proveniva da un feudo lontano e fu esiliato per l’aspetto orripilante che aveva assunto. Il Witcher riuscì a spezzare la maledizione, invocando la Legge della Sorpresa come pagamento per il proprio lavoro. Appena le parole uscirono dalla sua bocca, Pavetta cominciò a vomitare, annunciando di essere incinta.

Calanthe, negli anni successivi, fece di tutto per dissuadere Geralt ad abbandonare l’idea di appropriarsi della bambina, finché un giorno, mentre il witcher era sulla strada per Cintra, il feudo venne assediato e saccheggiato da Nilfgaard che cercava anche di rapire la bambina per darla in moglie al Re di Nilfgaard per proclamare l’ufficializzazione di Cintra a feudo nilfgaardiano. Ciri riuscì a sfuggire e ben presto si riunì con Geralt.

I due trascorsero del tempo insieme, nel quale l’uomo insegnò alla bambina l’arte della spada e le tecniche della scuola del Lupo dei witcher, ma decise di affidarla alle cure della sua amante e amica Yennefer al tempio di Melitele in città, dove avrebbe potuto affinare le capacità magiche che mostrava già di avere.

La guerra tra Sud e Nord scoppiò definitivamente, e Ciri venne mandata alla scuola di magia di Thanedd per diventare definitivamente una maga. Ma ciò non sarebbe mai successo: sulla stessa isola, dopo pochi giorni dall’arrivo di Ciri, si tenne un convoglio per decidere la posizione degli maghi nell’incombente guerra. Tra i maghi, alcuni traditori, tra cui lo stesso capo del concilio Vilgefortz, fecero sbarcare segretamente i nilfgaardiani, che cercarono ancora una volta di rapire Ciri che tuttavia riuscì a fuggire attraverso un portale sulla cima più alta dell’isola, da lungo disattivato ma che la ragazza era riuscita ad attivare spontaneamente soltanto avvicinandosi.

Si teletraportò nel deserto di Koriath dove trascorse giorni senza avere idea di dove si trovasse, completamente sola e priva di energie. Incontrò un cucciolo di unicorno con cui viaggiò alla ricerca di una fonte d’acqua. La povera bestia cadde nella trappola del predatore più pericoloso del deserto, un enorme insetto sepolto nella sabbia che causava sabbie mobili e uccideva le creature che riusciva a raggiungere con le tenaglie. Ciri lo aiutò a liberarsi, ma l’unicorno venne ferito alla zampa e fu avvelenato. Per curarlo, la giovane usò il potere del fuoco, pratica proibita, ed evocò una visione che la conduceva ad una vita di morte e distruzione. Spaventata, rinunciò al potere offerto e perse le capacità magiche. Nel frattempo alcuni unicorni erano accorsi per salvare il loro simile e, vedendo che la ragazza aveva scelto di rinunciare ai propri poteri per salvare una vita, la condussero al limitare del deserto, dove fu trovata da due viaggiatori.

La portarono in un villaggio vicino, dove stava avvenendo l’esecuzione di un ragazzo appartenente alla banda dei Ratti, giovani scapestrati che avevano perso tutto durante la guerra e ora rubavano e aiutavano le persone in difficoltà. Entrò nel gruppo e scelse di farsi chiamare Falka. Presto venne assoldato un cacciatore di taglie, Bonhart, per l’uccisione dei criminali. L’uomo li stanò, li uccise tutti davanti agli occhi di Ciri e, notando l’abilità della ragazza con la spada, decise di farla combattere nei tornei di suo cugino Houvenaghel.

Nilfgaard e Vilgefortz cercavano la ragazza, ognuno per motivi diversi: i primi per la successione al trono, il secondo perché voleva impadronirsi dei suoi poteri latenti.

(Solo più tardi nella trama, la ragazza capisce di avere dei poteri soprannaturali che le permettono di viaggiare nello spazio e nel tempo).

Si misero in contatto con Bonhart per negoziare ma la ragazza fuggì e, nella corsa verso l’entrata del villaggio, i mandanti di Nilfgaard le lanciarono un orion, una specie di stella di ferro, e le sfregiarono il viso. Corse a rotta di collo per foreste e acquitrini, fino a perdere conoscenza ed essere trovata e curata da un eremita, un certo Vysogota che abitava a Pereplut. Le parlò di un portale simile a quello che l’aveva condotta nel deserto, e Ciri si mise in viaggio. Fu rincorsa da Bonhart e da Nilfgaard ma non riuscirono a catturarla. Arrivata vicino al portale, saltò dentro e fu trasportata su un altro mondo, abitato dagli Aen Elle, elfi alti portatori di un grande segreto. La accolsero e le proposero di fare un figlio con il re degli Aen Elle perché anche loro interessati al potere della ragazza. Se avesse accettato l’avrebbero lasciata libera, altrimenti sarebbe rimasta su quel pianeta per sempre. Quella capacità magica avrebbe permesso loro di navigare nel tempo e nello spazio con il minimo sforzo e conquistare innumerevoli mondi. Grazie alla collaborazione con gli unicorni di quel pianeta, che cercavano di metterla in guardia, riuscì a fuggire e ad aiutarla fu proprio l’unicorno che salvò nel deserto, Ihuarraquax, che la accompagnò nel viaggio tra i mondi in cerca di quello da dove proveniva. Riuscì a tornare indietro dopo vari tentativi, e fu teletrasportata al castello di Stygga, nodo fondamentale della saga: è lì che uccise Vilgefortz, i mandanti di Nilfgaard, ritrovò Geralt e Yennefer e fu trovata dall’imperatore di Nilfgaard, Emyr Van Emreis, che rivelò al witcher e alla maga di essere il padre della ragazza. Tuttavia la lasciò andare, notando il desiderio di Ciri di vivere con Geralt e Yennefer, che considerava come un padre e una madre. Poco dopo, durante una rivoluzione cittadina, i due furono uccisi e la ragazza si teletrasportò in un altro mondo, lontano da tutto e tutti, per dimenticare il dolore e cominciare una nuova vita.

Nel videogioco The Witcher 3 si incontra una Ciri ormai adulta, che cerca di sfuggire dalla Caccia Selvaggia capitanata da Eredin, Aen Elle che aveva già avuto modo di affrontare nei libri. Ciri e Geralt riescono a riunirsi e fronteggiare l’elfo e le sue armate, trovando il supporto di preziosi alleati. In base alle scelte personali del giocatore, Ciri potrà diventare imperatrice di Nilfgaard, una witcher oppure morire.

Alessandro – Saul Goodman di “Breaking Bad” e “Better Call Saul”

Breaking Bad è una serie che eccelle sotto innumerevoli punti di vista. La fotografia è ai massimi livelli, la regia regala dei virtuosismi in ogni singolo episodio e la trama è scritta con una dovizia di particolari maniacale. Dal mio punto di vista, però, il cuore della serie sono i personaggi. Walter White è uno dei protagonisti migliori di sempre e trovare un antagonista scritto bene quanto Gus Fring è difficilissimo. Quel che rende ogni personaggio (a parte qualche rara eccezione) indimenticabile sono le sfumature, quelle tante vie di mezzo tra il bianco e il nero che rendono obsolete classificazioni come “buono” o “cattivo”.

Tra tutti questi comprimari fantastici, quello che mi ha colpito di più è Saul Goodman. Se in Breaking Bad è “solo” un avvocato con una parlantina eccellente e dalla dubbia morale, nello spin off che porta il suo nome la situazione cambia radicalmente. In Better Call Saul, infatti, il personaggio viene sviscerato in ogni suo aspetto e lo spettatore impara a conoscerlo davvero. Fin dal primissimo episodio si impara a prendere confidenza con James McGill, l’uomo che si cela dietro all’ingombrante maschera di Saul Goodman, con tutti i suoi punti di forza e le sue debolezze.

Il lungo cammino che lo porta a diventare l’avvocato più carismatico della tv (dopo Lionel Hutz) è pieno di momenti che inducono a provare empatia nei suoi confronti e a fare il tifo per lui, ma anche di tante scene in cui la voglia di urlare “ma che diavolo stai facendo?!” diventa fortissima. È facilissimo restare ammaliati dal carisma e dalla scaltrezza di James McGill, tuttavia è altrettanto semplice e immediato sentirsi sconfortati o addirittura delusi quando regredisce per l’ennesima volta allo stadio di “Slippin’ Jimmy”.

Quest’altalena emotiva è sempre e comunque coerente e giustificata da ciò che accade nel corso della trama. Ogni singola sfaccettatura del futuro Saul viene posta sotto la lente di ingrandimento, dando modo allo spettatore di comprendere cosa gli fa compiere determinate scelte. Molto utili, in tal senso, sono le relazioni che instaura con gli altri personaggi. Il rapporto conflittuale col fratello Chuck è il vero motore degli eventi nelle prime stagioni, ma anche il modo in cui James si interfaccia con Kim, Howard e Mike svela tantissimo sugli aspetti che compongono la sua personalità.

Come nel caso di Walt, anche in quello di James assistiamo a una vera e propria “discesa nelle tenebre”, che però non è mai totale. Per quanto la moralità del protagonista diventi sempre più discutibile, non mancano mai alcuni momenti di redenzione, che fanno capire che non tutto è irrimediabilmente perduto. Anche la presenza in scena di personaggi ben più spietati di lui (qualcuno ha detto Lalo?) è utile per tracciare dei paragoni e capire che, tutto sommmato, James MgGill non è ancora sceso troppo a fondo nella tana del bianconiglio.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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