Detroit: Become Human – Recensione

Sviluppato dall’azienda francese Quantic Dream, Detroit: Become Human è un videogioco d’avventura grafica disponibile su Playstation 4 e PC.

Per chi non lo sapesse, la Quantic Dream è la stessa casa produttrice che ci ha intrattenuto con giochi fantastici come Heavy Rain (2010, PS3/PS4/PC), Beyond: Two Souls (2013, PS3/PS4/PC), Fahrenheit (o Indigo Prophecy in USA e Canada, 2006, PS2, Xbox, PC, Xbox 360, macOS, Linux, iOS, Android, PS4) e Omikron: The Nomad Soul (1999, PC) il cui capo è David Cage.

Il gioco si svolge, come da titolo, a Detroit ed è ambientato nel 2038: l’umanità è molto più avanzata rispetto al contesto storico in cui ci troviamo noi oggi e da circa vent’anni ha iniziato ad usufruire quotidianamente di alcune macchine, gli androidi, risolvendo così quei noiosi compiti che siamo soliti fare ogni giorno ma che preferiremmo evitare.

La produttrice di questi androidi è la Cyberlife, un’azienda leader nel settore delle tecnologie fondata nel 2018 (anno di uscita del gioco nella vita reale nda) dal visionario Elijah Kamski, il quale ha lanciato sul mercato il primo prototipo di androide antropomorfo intelligente.

Queste macchine sono programmate allo scopo di eseguire gli ordini a loro impartiti senza accusare stanchezza o poter provare emozioni ma da qualche tempo si sta sviluppando un “movimento” di macchine ribelli definite devianti; questi androidi sono in grado di mostrare sentimenti e manifestano un loro libero arbitrio, sono in grado di ragionare senza essere condizionate da alcun ordine a loro impartito.

Nel corso del gioco ci si scontra anche con il lato “spirituale” degli androidi: essi credono, infatti, che ci sia un bene superiore, identificato col codice “rA9”, o un “paradiso” dove si finisce quando si muore. Questa sigla assume nello svolgimento degli eventi i significati più disparati: da credenza spirituale a forza ultraterrena e quindi inspiegabile, a figura di salvezza.

Alcuni indizi su cosa sia rA9 ci vengono forniti da Kamski stesso, il quale si riferisce vagamente a questa sigla come l’origine, un fenomeno o un’irrefrenabile desiderio, proprio come gli umani, di credere a qualcosa di irrazionale e più grande dell’uomo, seppur in formato “macchina”.

Kara, Marcus e Connor.

Il gioco si sviluppa in tre macrofiloni che seguono i personaggi giocabili:

  • Connor o RK800 (interpretato da Bryan Dechart): androide investigatore della polizia a cui viene dato il compito di stanare i devianti che si nascondo e determinare come la “devianza” prevalga sulla programmazione di fabbrica.
  • Marcus o RK 200 (Jesse Williams): modello regalato personalmente da Kamski al pittore Carl Manfred, si prende cura del suo proprietario costretto sulla sedia a rotelle e sviluppa la devianza in seguito alle minacce del figlio di Carl, Leo, al padre.
  • Kara o AX400 (Valorie Curry): un androide ideato per le faccende domestiche e la cura della famiglia, diventa deviante e sviluppa la coscienza quando la bambina della famiglia che l’ha acquistata è in pericolo.

Il gioco è in terza persona e segue i movimenti del giocatore, come detto in precedenza, c’è la possibilità di poter usare diversi personaggi ognuno dei quali può morire e dare, quindi, luogo a svolgimenti diversi della trama.

Ciò che più colpisce a livello di gameplay non è la libertà di movimento del personaggio (che è pressoché ridotta comparata ad altri titoli) ma la possibilità di agire in prima persona come se fossimo all’interno della scena e dovessimo quindi scegliere una via piuttosto che un’altra: nel corso del gioco ci sono scelte da fare in un tempo limitato che portano a diversi epiloghi oppure bisogna decidere cosa dire o rispondere e creare dei dialoghi più consoni alle nostre personalità. Fra i tre protagonisti, Connor è l’unico che può morire o essere distrutto più volte nel corso della storia ed essere rimpiazzato da un altro androide RK800 che caricherà la memoria del Connor precedente.

La trama di questo titolo della Quantic Dream non è del tutto facile da definire proprio grazie al potere decisionale e al libero arbitrio del giocatore, possiamo evidenziarla a grandi linee ma poi sarà compito vostro decidere il vostro destino. Il gioco si compone in totale di 32 capitoli giocabili, ognuno di essi con svolgimento e fine diversi a seconda delle vostre scelte, modificando così il corso della storia originale.

Come per altri titoli, ad esempio inFamous (di cui parleremo in un articolo più avanti), abbiamo la possibilità di diventare degli eroi e quasi muovere a compassione l’umanità nella nostra straziante battaglia per essere considerati delle macchine senzienti e vive oppure avere una condotta scellerata da bravi cattivi e devastare la città quando possibile, rendendoci il target preferito delle forze dell’ordine, costringendo gli umani ad odiarci e a fuggire per ottenere il controllo di Detroit.

Curiosità

  • Durante la registrazione del gioco, i tre protagonisti non si sono mai incontrati nella vita “reale” a causa dei turni e dei periodi in cui sono state girate le scene dei loro personaggi.
  • L’androide Connor ha delle similitudini con Rick Deckard (protagonista del film Blade Runner e interpretato da Harrison Ford) e Sonny in Io, Robot.
  • L’unico capitolo in cui è possibile far incontrare i protagonisti (se si hanno ancora tutti in vita) è Crocevia.
  • Prima di pubblicare il gioco, David Cage nel 2012 ha rilasciato un corto dal nome KARA che è stato poi evoluto nel titolo di cui stiamo parlando.

I trofei per Detroit: Become Human sono relativamente semplici da ottenere e sono in tutto 49: un Platino, tre Oro, cinque Argento e quaranta Bronzo. La versatilità di questo titolo fa si che la maggior parte dei trofei sono legati alla storia e al suo svolgimento, è possibile infatti che lo stesso episodio possa dare due o più trofei in base alle scelte che abbiamo compiuto nel giocarlo. Sono due, a mio parere, i trofei un po’ più “fastidiosi” perchè differiscono dagli altri in quanto riguardano i collezionabili (46 riviste totali che si nascondo in diversi episodi del gioco) e la possibilità di far morire Connor ogni volta possibile.

Ritengo che questa scelta della Quantic Dream, ormai loro marchio di fabbrica da anni, di fornirci libero arbitrio su tutto il gioco sia azzardata ed intrigante al tempo stesso in quanto è una parafrasi dell’eterna lotta tra bene e male incarnata nello scontro umani contro macchine. Ciò che rende questo titolo un pezzo immancabile nella collezione di ogni appassionato videoludico è proprio la possibilità di agire secondo i proprio principi morali o andare contro tutto ciò in cui si crede e scoprire lati della propria personalità che ci sono sconosciuti.

Voto: 9.5/10

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