Sant’Agata, Patrona di Catania

Un mito ricoperto da un velo di mistero è sicuramente quello di Sant’Agata, Patrona della città di Catania, Sicilia.

Agata, vissuta nel III secolo d.C, era una nobildonna della città di Catania, provincia romana fiorente e ricca di scambi commerciali e culturali del Mediterraneo.
Roma, nello stesso periodo, aveva istituito un editto che chiedeva ai cristiani dell’Impero di abiurare la propria fede, trasferendo il pretore Quinziano a Catania affinché emanasse al popolo la volontà della Capitale. Stanziato in città, dopo poco tempo incontrò la donna e ne rimase affascinato a tal punto da volerla sposare.

Ordinò dunque di condurre Agata al suo palazzo, dove le impose di abbandonare la sua falsa religione in favore dell’unica e legittima fede pagana. La giovane rifiutò ostinatamente e Quinziano, deciso a volerla fare sua a tutti i costi, la obbligò a rimanere a palazzo per un periodo di tempo sotto la supervisione di Afrodisia, cortigiana e sacerdotessa del culto politeista romano, con lo scopo di corromperla. Nonostante il soggiorno con la donna, Agata non rinnegò se stessa e rimase fedele al cristianesimo. Il pretore avviò così un processo contro di lei. Durante la sentenza, Quinziano le chiede come mai una nobildonna come lei preferisse condurre una vita da schiava in nome di Gesù Cristo invece di essere servita. Celebre fu la risposta di Agata, soggetta a numerose interpretazioni cinematografiche:

“La vera nobiltà sta nell’essere schiavi di Cristo”


Venne poi incarcerata e, davanti a Quinziano, le vennero strappate entrambe le mammelle.

Tortura di Sant’Agata

Ordinò che non le venisse fornito né cibo né acqua, vietandole anche le cure mediche. Durante la notte le comparve lo spirito di San Pietro, che la rassicurò e le profetizzò il suo posto accanto a Cristo dopo la morte. Dopo aver pronunciato le parole, le ferite miracolosamente guarirono. Il giorno dopo Agata venne portata al cospetto del pretore che, vedendo le ferite cicatrizzate, si infuriò. L’amore che provava inizialmente per la donna si trasformò in furioso odio. Comandò di disporre dei cocci di vasi e carboni ardenti sui quale la giovane sarebbe stata costretta a camminare. Nel momento stesso in cui la donna cominciò a muoversi sui frammenti, un violento terremoto colpì la città di Catania, e parte del soffitto del palazzo crollò, seppellendo vivi gli uomini che le stavano infliggendo il supplizio. Quinziano, non impressionato dalla catastrofe, ordinò di continuare la tortura, facendo bruciare viva Agata sui carboni ardenti.

Ed è qui che il mistero si svolge: il velo della donna non bruciò al contatto con il fuoco. Oggigiorno questo oggetto rappresenta la reliquia più importante e il vanto dei catanesi per la propria Patrona.
La donna, infine, venne portata in cella, dove pregò Dio e lo ringraziò di averle fatto preservare la verginità. Morì in solitudine tra le fredde e lugubri mura della prigione.
Successivamente, i seguaci della Santa recuperarono le sue spoglie morali e le seppellirono in un sepolcro.
Al primo anniversario dalla morte di Agata, ci fu una violenta eruzione dell’Etna che avrebbe seppellito la città. Venne utilizzato il velo, ancora intatto, della donna per arrestare la lava e mettere in salvo i cittadini. Dopo quell’evento, Agata divenne ufficialmente Patrona di Catania e, da allora, ogni anno si svolge una processione in suo onore, dove i seguaci vestiti col sacco (indumento tipico dei devoti) trasportano un mezzo busto in argento della donna, conosciuto come a vara, contenenti le sue reliquie, circondato da 11 enormi candelieri, chiamati cannalore.

La figura della Santa divenne talmente importante per i catanesi che, oltre alla processione, produssero anche dei dolci diventati il simbolo di Catania: le minnuzze di Sant’Agata, chiamate anche in dialetto siciliano cassateddi di Sant’Ajita, minni di Vergini, minni di Sant’Ajita, e le olivette di Sant’Agata, o aliveddi ri Sant’Aita.


Di seguito, il link per la ricetta delle minuzze di Sant’Agata e per le olivette di Sant’Agata:


Minnuzze di Sant’Agata: https://www.dolcisiciliani.net/ricette/cassatelle-di-santagata-minne-di-vergine/


Olivette di Sant’Agata: https://www.dolcisiciliani.net/ricette/olivette-di-santagata/

I miei ringraziamenti vanno a Fabrizio Vittorio, che ha collaborato con me per la stesura, per l’elaborazione delle informazioni storiche e per le ricette dei dolci tipici in onore di Sant’Agata.

Autore: Ilenia

Ciao a tutti! Mi chiamo Ilenia, abito a Roma e sono una studentessa universitaria. La mia più grande passione è leggere romanzi storico-filosofici, psicologici e fantasy. Mi piace recensire libri e/o audiobook sia in italiano che in inglese.

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