Lingua tedesca: le difficoltà traduttologiche

Eccomi qui, tornata più carica che mai con un articolo tanto richiesto: le difficoltà traduttologiche della lingua tedesca. Ebbene sì, oltre che dall’inglese, traduco anche dal tedesco e vi posso assicurare che le problematicità della traduzione sono numerose, ma, come si dice… c’è sempre una soluzione a tutto! E quando la si trova, la soddisfazione è ancora più grande.

Ormai la lingua tedesca è stata etichettata come una lingua difficile da studiare e da capire, brutta da ascoltare e poco elegante da pronunciare. Pensate che, una volta, un ragazzo mi disse: “come fai a studiare una lingua così rude, quando parlano sembra che ti stiano mandando sempre all’altro paese”. Inizialmente ci rimasi malissimo, ero al terzo superiore e da poco avevo iniziato lo studio del tedesco: poi, invece, studia che ti ristudia, ho imparato ad apprezzare tutte quelle parole lunghissime e quasi indecifrabili, il grande bagaglio delle parole che non hanno un equivalente in italiano, il neutro, i sostantivi che in italiano sono maschili e in tedesco femminili e viceversa, il verbo alla fine della frase in costruzione secondaria e così via. Oggi, posso affermare con certezza che non esiste una lingua più bella al mondo.

Ma veniamo a noi! Quali sono le difficoltà traduttologiche principali in lingua tedesca? Essendo una traduttrice e dopo aver effettuato due tesi riguardanti la traduzione dalla lingua tedesca a quella italiana, posso innanzitutto affermare che le difficoltà traduttologiche non sono universali, ogni testo ha le proprie. Quelle che puoi incontrare in un testo editoriale, non saranno mai le stesse che incontri in un testo tecnico o ancora in uno audiovisivo.

Una problematica che spesso si può riscontrare, in modo particolare nei testi giornalistici o tecnici è la presenza di acronimi. È facilmente risolvibile, ma ad una prima lettura attenta del testo, si nota subito questo ‘elemento estraneo’. Se non si possiede un bagaglio culturale tale da riconoscerlo, bisogna ricorrere a delle strategie traduttive diverse. Al contrario delle abbreviazioni, che solitamente possiamo trovarle anche nella pagina iniziale o finale del dizionario cartaceo, gli acronimi no. Dunque la cosa più sensata da fare è ricorrere ad Internet. Prendiamo come esempio: GroKo. GroKo è l’acronimo di “Große Koalition” (Grande Coalizione), quindi o si procederà con lo scrivere la parola estesa oppure si ricorrerà alla semplice trascrizione dell’acronimo con una spiegazione dello stesso in una nota a piè pagina. Tengo a specificare che, personalmente, cerco sempre di evitare la nota a piè pagina, la vedo come una sconfitta per il traduttore, come a dire ‘non son riuscito a trovare una soluzione adeguata’.

Una seconda problematica, più ostica da risolvere, è la presenza nel testo di parole composte. Il lessico tedesco, infatti, ne è stracolmo; i significati delle due parole, possono però aiutare a ricomporre quella unica. Esempio: Staatsgewalt. Il dizionario assegna alla parola Staatsgewalt il significato di: “autorità dello stato/statale”, “potere dello stato”, “forza pubblica”, “forze dell’ordine”. Voi vi starete chiedendo, e la difficoltà dove sta? La difficoltà sta nel fatto che in italiano non basta tradurre con una semplice “autorità dello stato”, in quanto nel nostro ordinamento le forze dell’ordine comprendono: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria. Di chi si sta parlando? Ce lo dice il contesto: la scelta traduttologica adeguata, in questo caso, va fatta in base ad esso.

La terza problematica riguarda il linguaggio specifico. Prediamo come esempio un testo politico, più da vicino la parola Staatsrechter. Il dizionario online (pons.de) opta per “pubblicista”, totalmente fuori dal contesto, mentre lo Zanichelli per “esperto di diritto pubblico” che fuorvia il lettore se non ferrato nell’ambito giuridico/politico. In questo caso o si ricorre all’uso di un dizionario giuridico o alla consultazione di un glossario specifico nell’ambito (magari anche confrontandosi con dei colleghi) oppure si fa ricorso all’intuizione. Basta comprendere che rechteler ha il significato di avvocato, dunque Staatsrechtler significherà “avvocato costituzionale”.

Altra problematica può riguardare i latinismi o gli anglicismi: li devo tradurre o meno? Solitamente, così come per i nomi propri di persona, le parole o le espressioni straniere, nella traduzione, vengono lasciate nella lingua originale. Ma… c’è sempre un ma! Prima di scegliere se tradurre o lasciare in lingua originale bisogna porsi due interrogativi: cosa sto traducendo e per chi?

A.A.A. avvistati falsi amici. Altra criticità della traduzione dal tedesco, così come dall’inglese, è proprio questa. Per esempio: konsequent. L’assonanza inganna: konsequent non ha il significato di “conseguenza, di conseguenza”, bensì di “coerente, fermo, coerentemente, con coerenza, con fermezza, determinazione”. Il consiglio è: non essere pigri, leggere attentamente e consultare sempre il dizionario. La gatta frettolosa fece i figli ciechi!

La difficoltà maggiore, e qui chiudo, sono le parole intraducibili. Il lessico tedesco è pieno di queste parole senza un corrispondente italiano e trovare una soluzione, purtroppo, non è semplice. Quindi, come ci comportiamo?

Dipende!

Alcuni preferiscono lasciare il termine intraducibile in lingua originale per non stravolgere il senso del testo. Scelta che apparentemente può sembrare ottima, ma in realtà è un’arma a doppio taglio. Da un lato il traduttore si risparmia la fatica per andare a cercare una soluzione adeguata al contesto e se ne lava così le mani, dall’altro però si rischia di fuorviare il lettore rendendo una parte del testo poco comprensibile. Altri invece si sforzano di cercare una parola che possa sostituirla senza stravolgere il messaggio che l’autore originale aveva intenzione di trasmettere. Si prenda come esempio la parola tedesca Alimentierung. Alimentierung ha la stessa identica radice di Alimente = “alimenti”, dunque, sempre facendo riferimento al contesto, si può intuire che si stia parlando magari di “mantenimento” da parte di qualcuno.

Naturalmente le problematiche traduttologiche non sono terminate qui, ma verrebbe fuori un articolo lunghissimo e noioso, dunque mi fermo!

Spero vi sia stato utile.

Al prossimo!

Autore: Martina Di Carlo

Sono una traduttrice specializzata in traduzione giuridico-commerciale, siti web e turismo. Lavoro come traduttrice volontaria per Peacelink da quasi un anno e socia ANITI da un mese. Amo scrivere articoli inerenti al mio lavoro e non solo!

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