Plot twist “a tradimento”. Ecco come possono danneggiare una storia

Un cartello con la scritta "Plot twist ahead"

Dopo aver finito un certo videogioco (di cui non farò il nome per evitare spoiler involontari) e aver letto un articolo molto interessante realizzato da Vera Tobin per The Conversation, mi sono ritrovato a riflettere a lungo sulla natura dei plot twist (noti anche come colpi di scena). Tanto amanti quando odiati, questi potenti strumenti narrativi sono presenti in ogni forma di narrazione e spesso possono decretare il successo o il fallimento di una storia.

Cos’è un plot twist?

Prima di procedere con la mia analisi, mi sembra giusto dare una definizione di plot twist. Con questo termine si indica una svolta improvvisa nella trama che può portare la storia in una direzione del tutto nuova e/o modificare la percezione del lettore/spettatore sullo svolgimento degli eventi o sul comportamento dei personaggi. All’interno della stessa opera possono esserci più plot twist. Si tratta di una tecnica narrativa presente in pressoché ogni genere esistente, anche se in alcuni tende ad avere un peso maggiore (soprattutto nei gialli).

Colpi di scena e foreshadowing

Nella sua analisi, Vera Tobin spiega che non sempre gli spoiler rovinano il godimento di un’opera, perché sapere in anticipo i colpi di scena può aiutare ad apprezzare meglio la loro costruzione. In effetti, è innegabile che i plot twist ben costruiti possano far assumere un significato o una sfumatura diversa ad altre parti della storia. Spesso è proprio la cura riposta dall’autore nel foreshadowing a rendere una rilettura o un rewatch più o meno godibili. Mi sorge però spontanea una domanda: vale lo stesso anche nel caso in cui un plot twist porti la storia in una direzione completamente inedita, rendendo del tutto inutili le piste seguite fino a quel momento dal lettore?

L’esempio

Mi spiego meglio. Supponiamo che i protagonisti soffrano di amnesia (lo so, è un cliché) e che nel corso della storia si imbattano in vari elementi collegati ai loro ricordi perduti, per esempio relativi a un incidente e a dei figli scomparsi. Capitolo dopo capitolo questi aspetti della narrazione acquistano un peso sempre maggiore, diventando il motore delle azioni dei protagonisti e spingendo il protagonista a volerne sapere di più. Nella seconda metà del racconto arrivano alcuni indizi importanti, come la possibile causa dell’incidente e il luogo in cui potrebbero trovarsi i bambini.
Poi però nell’ultimo capitolo si scopre che nessuna di queste piste era importante. L’incidente non è mai avvenuto e la storia dei minorenni scomparsi, per quanto reale, risale a cinquant’anni prima e non ha nulla a che fare con i personaggi. Si scopre che il vero fulcro della storia era un altro, sotto il naso del lettore fin dall’inizio, ma abilmente oscurato da altri aspetti della narrazione.
Il plot twist in questione è fuori di testa e interessante, tuttavia del tutto scollegato dal resto del romanzo.
In questo caso siamo di fronte a un tradimento da parte dell’autore o a una genialata? Insomma, il lettore ha passato pagine e pagine in cerca della soluzione di due misteri che, a conti fatti, non erano rilevanti e ha tutto il diritto di sentirsi frustrato. D’altro canto, lo stravolgimento proposto dall’autore è davvero interessante, almeno sulla carta, anche se non supportato da una costruzione efficace.
In un contesto simile, una eventuale rilettura permette senz’altro di apprezzare meglio gli indizi relativi al plot twist (in un primo momento trascurati dal lettore), ma al tempo stesso può rendere frustrante ripercorrere due storyline che si sa già che non andranno da nessuna parte.

La mia opinione

Dal mio punto di vista, i plot twist più efficaci sono quelli che espandono la narrazione portandola in direzioni inesplorate, senza rendere del tutto inutili gli elementi introdotti in precedenza (mi limito a nominare Attack on Titan come esempio: chi è in pari con la serie sa il perché). Detto questo, è comunque possibile apprezzare una storia in cui tutto viene stravolto nella parte finale, a patto che le idee proposte dall’autore siano davvero valide e ben gestite.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...