Ci sono romanzi che raccontano grandi avventure.
E poi ci sono quelli che raccontano la vita.
Lisi e Sissi. Amiche per le zampe, romanzo inedito di Maria Rubino, appartiene alla seconda categoria — e lo fa con una delicatezza rara. È un libro che non punta al sensazionalismo, ma alla verità emotiva. Una verità semplice, istintiva, che passa attraverso due voci narranti speciali: una gatta bianca altezzosa e lucidissima, e una labrador impulsiva, affettuosa e piena di energia.
La cosa che mi ha colpito più di tutto è proprio questa: il punto di vista “semplice” degli animali. Non semplicistico. Non infantile. Semplice nel senso di essenziale.
Sissi è una gatta fiera, ironica, orgogliosa. Ha un senso della dignità quasi aristocratico. Vive il mondo con distacco, osservazione, una punta di sarcasmo. È convinta di essere la regina della casa — e in effetti lo è stata, per anni.
Lisi invece è l’esatto opposto: entusiasmo puro. Vuole piacere, vuole fare bene, vuole proteggere il branco. Quando arriva nella nuova casa è un concentrato di energia e confusione. Fa pipì in giro, morde scarpe, distrugge oggetti, tira al guinzaglio, salta sul tavolo. Non per cattiveria. Per eccesso di vita.
Ed è qui che il romanzo diventa straordinario.
Perché mentre gli umani interpretano questi comportamenti come “problemi”, “errori”, “fallimenti educativi”, noi lettori — grazie al punto di vista interno di Lisi — capiamo che lei sta solo cercando di capire le regole di un mondo incomprensibile.
Quando le tolgono la traversina ma non le spiegano dove deve fare i bisogni.
Quando la iscrivono a scuola per cani, ma cambiano tono di voce, postura, regole.
Quando le parlano di “capobranco” e autorità.
Lei si sforza. Tantissimo.
Ma non capisce.
E questa incomprensione è uno dei temi più forti del libro: quanto spesso pretendiamo che gli animali capiscano il nostro sistema, senza fare lo sforzo di comprendere il loro.
Gli umani complicano. Gli animali reagiscono.
Nel romanzo vediamo gli umani attraversare lutti, crisi lavorative, relazioni che finiscono, problemi economici, ansie da prestazione, addestratori costosi, dubbi educativi, persino il periodo del Covid.
Dal punto di vista umano sono eventi carichi di peso e complessità.
Dal punto di vista degli animali diventano cambiamenti di odore, variazioni nei toni di voce, meno passeggiate, più tensione, più pianti, mascherine incomprensibili.
E qui arriva una delle riflessioni più potenti del libro.
Gli animali non comprendono il concetto di pandemia.
Ma comprendono perfettamente l’ansia.
Non capiscono i concorsi pubblici.
Ma sentono la frustrazione.
Non comprendono le parole “trasferimento” o “colloquio”.
Ma percepiscono la paura di perdere stabilità.
C’è una scena che mi è rimasta addosso: la paura dei botti di Lisi. Per lei non è un fastidio. È dolore fisico. È terrore puro. E mentre gli umani parlano di “tradizione”, “festeggiamenti”, “non è niente”, lei vive un’esperienza devastante.
Il libro riesce a farci sentire questo scarto.
Uno degli aspetti più belli è l’empatia tra loro.
Lisi vive per il branco.
Sissi vive per osservare e giudicare.
Eppure, quando Lisi teme di essere mandata via, quando sente che qualcosa sta cambiando, Sissi fa una scelta.
Non si abbandona mai una sorella.
È un momento che, letto con calma, ha una forza enorme. Perché Sissi non è una gatta mielosa. È diffidente. È orgogliosa. Ma davanti al rischio di perdita, si schiera.
L’empatia degli animali nel romanzo non è psicologizzata. Non è analizzata. È spontanea.
Quando Mami piange, Lisi si accuccia accanto.
Quando Sissi sta male per la gastrite, Lisi si avvicina.
Quando il branco è in pericolo, Lisi vuole proteggere.
Non è un atto morale. È natura.
E forse è questo che colpisce di più: la semplicità dell’amore animale rispetto alla complessità dell’amore umano.
La crescita lenta (e bellissima) di Lisi
Il romanzo è strutturato “year by year”, e questa scelta narrativa funziona moltissimo.
Non c’è una grande trama centrale.
C’è la vita che passa.
Lisi non cambia in un capitolo. Cambia in anni. (ed è la mia preferita tra i due 😄)
All’inizio è una cucciola disastrosa.
Poi impara.
Sbaglia ancora.
Migliora.
Fa progressi minuscoli ma reali.
Impara a fare i bisogni fuori.
Impara il “lascia”.
Impara a controllarsi un po’.
Non smette mai di essere spontanea — ma diventa più consapevole.
E questo è bellissimo perché non è una trasformazione artificiale. È crescita.
Sissi, dal canto suo, passa da regina infastidita a sorella vigile. Non diventa improvvisamente affettuosa. Ma si addolcisce. Impara a vedere Lisi non come intrusa, ma come parte del branco.
È uno slow burn emotivo delicatissimo.
Il romanzo è pieno di dettagli che sembrano minuscoli ma sono enormi:
- Sissi che si guarda allo specchio e ammira la propria bellezza.
- Lisi che non capisce perché non può saltare sul tavolo “se vuole solo partecipare”.
- Il pesce rosso che funge da saggio consigliere.
- Le corse notturne di Sissi per “cacciare gli alieni”.
- I momenti di vagabondaggio in cui si rendono conto di quanto siano fortunate ad avere una casa.
- Le incomprensioni sui soldi spesi per addestratori.
Sono scene quotidiane, ma raccontate con una sensibilità che ti costringe a guardarle diversamente.
Il Covid visto da quattro zampe
Un aspetto che mi ha colpito è il modo in cui il periodo del Covid viene percepito dagli animali.
Non c’è analisi politica.
C’è smarrimento.
Più persone in casa.
Meno uscite.
Odori diversi.
Mascherine.
Ansia.
È straniante e tenero allo stesso tempo. Ti rendi conto di quante cose abbiamo dato per scontate — anche nei confronti dei nostri animali.
Si sente fortissimo l’affetto dell’autrice, Maria.
Non è un amore idealizzato. Non è una favola zuccherosa. È un amore fatto di errori, tentativi, frustrazioni, fallimenti educativi, ripensamenti.
Gli umani nel libro non sono perfetti. Anzi. Sbagliano molto. Complicano molto. A volte deludono.
Ma non sono cattivi. Sono fragili.
E questo equilibrio è ciò che rende il romanzo autentico.
Questo non è un libro per chi cerca adrenalina o colpi di scena.
È un libro per chi ama osservare.
Per chi sa che la relazione con un animale è fatta di micro-momenti.
Per chi ha imparato che “educare” non significa dominare ma capire.
È un romanzo lento. Episodico. Quasi contemplativo.
Ma proprio per questo resta.
Perché dopo averlo letto, non guardi più il tuo cane o il tuo gatto allo stesso modo. Ti chiedi:
- Sto pretendendo che capisca tutto?
- Sto davvero ascoltando il suo modo di interpretare il mondo?
- Sto complicando ciò che per lui è semplice?
Lisi e Sissi. Amiche per le zampe è un romanzo sulla convivenza, sulla crescita reciproca, sull’imparare a restare.
È una storia che ti ricorda che l’amore animale è diretto, immediato, privo di sovrastrutture.
E che forse siamo noi, spesso, a rendere tutto più difficile del necessario.
Un libro che si legge con un sorriso, a volte con gli occhi lucidi, e con la consapevolezza che — davvero — guardare il mondo da quattro zampe può insegnarci moltissimo.