One Piece – The good, the meh and the bad (Romance Dawn – Drum Island)

Benvenuti! In questo nuovo tipo di recensione, ho deciso di optare per una struttura più diretta.
Senza spiegare troppo la trama, mi lancerò in una serie di impressioni “a caldo” su cosa mi è piaciuto (the good), su cosa ho opinioni contrastanti (the meh) e su cosa non mi è piaciuto (the bad).
Premessa: non ho mai visto One Piece e l’ho iniziato solo di recente, con la mia fidanzata.

The good

Le ambientazioni: forse un po’ scontato, ma il worldbuilding di One Piece è uno di quelli che più mi è rimasto impresso.
Abbiamo l’isola conquistata da un tiranno, l’isola abitata da giganti, l’isola innevata, ma anche isole più “normali” e commerciali (Loguetown) con piccole chicche di lore qua e là.
Per non parlare della vastità dell’oceano, popolato da tantissime creature differenti che molto spesso causano anche problemi (tangibili) alle imbarcazioni.
Sono sempre curioso di vedere cosa riserverà la storia e quali luoghi particolari saranno mostrati ed esplorati.
Il worldbuilding di One Piece è ricchissimo e sempre fantasioso. La sensazione è e resta sempre quella di essere in viaggio insieme a Luffy e compagnia.

Pirati, marina e popolazioni: interessantissimo come i pirati a volte vengano visti come briganti senza scrupoli, altre volte come uomini coraggiosi e temerari che solcano i mari, ispirando il prossimo con le loro gesta.
Altrettanto interessante è la struttura della marina, una sorta di “polizia” del mondo di One Piece, che, com’è realistico che sia, non è esente da corruzione, abusi di potere e altre sottigliezze.
Infine, correlato alle ambientazioni, ho apprezzato anche molto l’idea di creare vari tipi di popoli, come gli uomini-pesce, i giganti e così via, ognuno con una propria ideologia e modo d’essere.

La necessità di dover avere alcune specializzazioni a bordo: Luffy non è né un cuoco, né un medico, né altro, è solo un ottimo capitano. Per questo gli diventa fin da subito necessario dovere trovare dei membri che si occupino di mansioni molto specifiche e necessarie. Non esistono fagioli miracolosi che ripristinano interamente le forze.

Luffy: non l’avrei mai detto, ma lo trovo un protagonista azzeccato e ben riuscito.
Non è un personaggio particolarmente profondo, ma lo trovo ben costruito e bilanciato nei suoi difetti e nelle sue mancanze (come accennato sopra). Luffy è impulsivo, non esente da decisioni sbagliate o addirittura sciocche, ma compensa ampliamente con una forte leadership, un grande spirito d’iniziativa e un senso di giusto e sbagliato.
Il suo humour e la sua naïveté lo rendono il protagonista perfetto di una serie basata sull’avventura, sulla scoperta e sul cameratismo.

Nami: al contrario di Luffy, lei si distingue per essere un personaggio complesso e sfaccettato.
Inizialmente mostrata come una doppiogiochista opportunista, piano piano si rivela essere una persona altruista, vincolata a una storia e un passato orribili.
Spero si mantenga un valido sidekick in corso d’opera. E ovviamente, se mi è piaciuta lei, ho anche apprezzato…

La saga di Arlong Park: struggente, riuscitissima, mostra per la prima volta la crudeltà e la pericolosità dei pirati, sia tramite la backstory dell’isola, sia nel presente di terrore e sottomissione in cui tutti vivono. Arlong stesso è un ottimo villain, caratterizzato da un complesso di superiorità razzista e da una fama di potere molto tangibili.

La leggerezza: One Piece è una serie che non si prende sul serio e si fa costantemente beffa di situazioni, personaggi e altro, mantenendo l’opera godibile e piacevole, donandole inoltre uno spirito tutto suo.
Certo a volte si ripercuote a livello di tensione, ma mai al punto di far apparire l’opera infantile.

The meh

I frutti del mare: inizialmente descritti come questi frutti rarissimi e introvabili, a neanche 100 episodi dell’opera, la buona metà dei personaggi, compresi i loro cani (a volte letteralmente) ne ha mangiato uno.
Alcuni poteri sono azzeccati, esotici e sanno di benedizione/maledizione (come la gommosità di Luffy), altri tendono più al supereroico e all’esagerato (Mr. 3 e il potere della cera).

Usopp: lo troverei anche un personaggio interessante per il fatto che è molto debole e si deve costantemente arrangiare per affrontare le situazioni, se non fosse per l’insistenza nel descriversi questo temerario lupo di mare che non è.
Capisco che sia ciò che voglia diventare, e che sia un bugiardo cronico, ma alle lunghe ho iniziato a trovarlo ripetitivo e noioso.

The bad

I continui cambi di focus/focus incostante: esempio egregio è nella saga di Baratie (quella che meno mi è piaciuta, oltretutto), quando, nel bel mezzo delle lotte contro don Kreig, spunta dal nulla il pirata Mihawk. Tutti si fermano per assistere al duello tra lui e Zoro. Assolutamente insensato e di distrazione.
Altro esempio minore: quando Zoro, Nami e Vivi stanno per essere tramutati (irreversibilmente) in statue di cera, sembra che Zoro stia complottando qualcosa. Nel mentre succedono altri eventi e, quando il focus torna su Zoro, questi continua a rimanere immobile e tranquillo, senza più reagire. Alla fine sarà Luffy a salvare la situazione.

La maggior parte delle lotte: spesso poco tattiche o poco scenografiche, si riducono a essere scambi di attacchi senza arte né parte.
Una particolare nota negativa su quelle di Zoro. I suoi attacchi sono sempre talmente fulminei e istantanei che fatico a capire che tipo di manovre o mosse effettui.

Le ferite: per quanto un personaggio venga ripetutamente colpito, pestato, fatto esplodere, tramutato in una statua di cera e in punto di morte, pochi minuti dopo si rialzerà come se niente sia stato.
Oppure, convenientemente vecchie ferite subite in precedenza torneranno a farsi sentire in momenti critici.

La mancanza di un villain degno di questo nome: eccetto Arlong, tutti gli altri villain comparsi finora non hanno particolare gravitas o carisma, e vengono sconfitti e liquidati abbastanza facilmente. Purtroppo questo si ripercuote a livello di interesse.
Chiaramente è un problema solo momentaneo, e sono curioso di vedere Crocodile/Mr. 0 finalmente in azione.

Soul Eater – Recensione anime VS manga

Introduzione

Soul Eater è un manga shōnen scritto e disegnato da Atsushi Ōkubo, pubblicato sulla rivista Monthly Shōnen Gangan di Square Enix dal 2004 al 2013, per un totale di 115 capitoli. Circa a metà dell’opera, nel 2008, venne tratto un anime di 51 episodi, realizzato dallo studio Bones.

Proprio il fatto che l’anime venne progettato quando ancora l’opera doveva concludersi sarà oggetto di riflessioni nella presente recensione.

Sia l’anime che il manga seguono la stessa base di storia: in un mondo in cui il male imperversa, contaminando gli uomini con la sua follia, esiste, in Nevada, una scuola nella città immaginaria di Death City che addestra giovani all’uso delle armi.
Nel mondo di Soul Eater, specificamente, tali armi sono persone in grado di trasformarsi in falci, pistole, armi giapponesi e chi più ne ha più ne metta.
Gli apprendisti guerrieri sono chiamati “maestri d’armi” (nell’anime) o “artigiani” (manga): ognuno di loro ha l’obiettivo di raccogliere 99 anime di persone malvagie più l’anima di una strega.
Questo permetterà di trasformare la propria arma in una “Falce della Morte”, una versione potenziata dell’arma di base.
Lo scopo dell’esistenza della scuola è di mantenere la pace uccidendo i criminali e i malvagi, ed impedire che nasca un nuovo kishin (il Dio Demone), un essere che ha mangiato anime umane innocenti e ha raggiunto uno stadio demoniaco, in passato fenomeno già avvenuto con esiti catastrofici.

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Naruto – Recensione anime episodi 1-115.

Naruto è un anime tratto dal manga dell’autore giapponese Masashi Kishimoto, che ha creato un universo interessante a partire da un soggetto avvincente. Specialmente all’inizio, la trama si concentra sul trio ninja composto dal protagonista Naruto e dai suoi due compagni di squadra, Sakura e Sasuke. La storia decolla quando i tre partono per affrontare la loro prima missione importante. In questo contesto vediamo evolversi il rapporto tra Naruto e Sasuke, che tornerà almeno apparentemente ostile non appena di ritorno al villaggio natio. Accade spesso nel corso della serie che a un progresso segua una regressione, e in questo caso è rilevabile un forte stacco: non c’è quasi nessun riferimento alla missione; se qualche confronto c’è stato a noi non è mostrato e nessuno chiede al maestro Kakashi come abbia avuto il suo sharingan.

Coloro che non sono avvezzi agli anime dovranno abituarsi a nomi difficili da memorizzare: Orochimaru, il cattivo principale della storia, almeno all’inizio rimane impresso soltanto per la sua lingua indecente. Tutto ciò che lo riguarda sembra legato alla sessualità: dai morsi ai riferimenti alla possessione di corpi; fino all’adescamento di Sasuke da parte dei suoi scagnozzi, costellato di promesse e caramelle. Questo episodio rappresenta il sommo fallimento del maestro Kakashi che, nel dedicarsi solo a Sasuke, crea una frattura tra i suoi allievi, che aveva sempre desiderato fossero solidali tra loro.

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Ranma ½ – Recensione

Ranma ½ è un manga shōnen scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, pubblicato in Giappone sulla rivista Weekly Shōnen Sunday dal settembre 1987 al marzo 1996, e uno degli anime della mia infanzia.

La storia tratta di un giovane praticante di arti marziali, Ranma Saotome, che, durante un duro addestramento con suo padre, Genma Saotome, in viaggio per la Cina, si dirige alle Sorgenti Maledette di Jusenkyo. Si vocifera infatti che chi cada nelle sorgenti venga trasformato nell’ultima persona (o animale) che vi sono annegati all’interno.
Durante un addestramento, Ranma precipita nella sorgente in cui affogò una ragazza, mentre suo padre in quella dove perì un panda.
Inizia così la loro avventura, mentre il duo, litigando come suo solito, si dirige a casa della famiglia Tendo, proprietari di una palestra di arti marziali. Ranma è infatti stato promesso sposo a una delle figlie di Soun Tendo, in modo da ereditare la palestra e portare così avanti la tradizione.

Ranma ½ continua tra intrecci amorosi, scene tragicomiche al limite dell’assurdo (complici i numerosi e pittoreschi personaggi secondari quali Kuno Tatewaki, Ryoga Hibiki e altri ancora) e scene più serie con vivaci incontri di lotta, degne di uno shōnen di questo nome.
Il manga (e l’anime) difficilmente si prendono sul serio e il ritmo narrativo è molto spensierato e divertente. Infatti i singoli episodi, tranne alcuni archi narrativi più ricchi, sono quasi sempre autoconclusivi.

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Storia della narrativa di alcuni fenomeni mediatici recenti

Per comprendere al meglio l’evoluzione dell’arte della narrazione, è importante osservare e studiare come venga impiegata in diversi fenomeni mediatici recenti.

Possono essere definiti tali fumetti, manga, film e videogiochi. Per la loro fruibilità, per la loro spettacolarità. Per il divertimento che portano al loro pubblico. Per l’importanza delle loro tematiche.

Aprire una finestra sulla storia di tali media può aiutare a capire come muoversi nel mondo della scrittura e come esso sia mutato nel corso del tempo.

Diversi settori hanno attraversato periodi di variazioni in base alle esigenze degli utenti, della narrazione delle storie ed eventi di vita reale.

Scopriamo quali e come.

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