I Kappa, gli yokai per antonomasia – Pillole di Folklore # 46

I Kappa sono senza ombra di dubbio gli yokai più famosi nel folklore giapponese. Hanno delle caratteristiche fisiche uniche, che li rendono riconoscibili a una prima occhiata: altezza simile a quella di un bambino, pelle verde e squamosa, carapace da tartaruga, mani e piedi palmati e un becco che ricorda quello di alcuni uccelli acquatici. Inoltre, sulla sommità del loro capo è presente una cavità solitamente piena d’acqua. Un modo astuto per sconfiggere un Kappa è indurlo a versare tutta l’acqua che ha in testa: in questo modo lo yokai diventa molto di più debole.
Il taglio di capelli dei Kappa ricorda la classica chierica dei monaci.

Tra i cibi preferiti dai Kappa ci sono i cetrioli e il sangue e le interiora degli esseri umani. Dopo aver ucciso le loro vittime, hanno l’abitudine di risucchiare i loro intestini direttamente dallo sfintere anale. È per questo motivo che talvolta i Kappa vengono anche chiamati shirokodama, ossia “vampiro dell’ano”.
Per quanto feroci, i Kappa sono stranamente educati. Amano sfidare i passanti a degli incontri di sumo e rispondono sempre con cortesia agli inchini dei loro avversari. Questo li mette però in svantaggio, visto che quando piegano la schiena rischiano di versare l’acqua contenuta nella depressione sulle loro teste.

Si ritiene che la leggenda del Kappa sia nata per tenere i bambini lontani dai fiumi. In passato, i figli indesiderati o nati con delle deformità venivano abbandonati nei corsi d’acqua. Per impedire ai bambini di imbattersi nei cadaveri dei neonati, i genitori raccontavano loro storie spaventose sui Kappa e sulla loro sete di sangue.

Col passare del tempo, la figura del Kappa ha perso tutte le sue caratteristiche macabre e violente. Nel Giappone moderno si svolgono molte feste dedicate a questi famosissimi mostri, caratterizzate da danze tipiche, offerte di cetrioli e incontri di sumo.
I Kappa sono inoltre diffusissimi nella cultura pop giapponese e addirittura esistono dei veri e propri gadget a loro dedicati.

Per approfondire:
http://yokai.com/kappa/
http://yokai.wikia.com/wiki/Kappa
https://www.nippop.it/it/l-ora-degli-yo-kai/blog/rubriche/l-ora-degli-yo-kai/l-ora-degli-yo-kai-kappa

L’immagine utilizzata è stata creata da Matthew Meyer per Yokai.com

Golem, il gigante di argilla – Pillole di Folklore # 45

Con ogni probabilità, il Golem è la figura più conosciuta della mitologia ebraica. Si tratta di un gigante di argilla molto utile per svolgere dei lavori pesanti e per proteggere gli ebrei dai nemici. Può essere creato da chi conosce bene la Cabala e i poteri legati ai nomi di Dio. È infatti possibile dare la vita a un Golem inserendo nella sua bocca un foglio su cui è scritto il vero nome della divinità.

Essendo privo di un’anima, il Golem non è in grado di pensare, provare emozioni o parlare. Può solo eseguire gli ordini che gli vengono impartiti dal suo padrone.

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Skudakumooch, la strega fantasma – Pillole di Folklore # 44

La leggenda di Skudakumooch, la strega fantasma, era molto diffusa tra le tribù native americane dei Mi’kmaq e dei Passamaquoddy. Questa creatura diabolica nasce dal cadavere di uno sciamano che durante la propria vita ha utilizzato la magia nera.

L’unica ragione di vita di una Skudakumooch è togliere la vita al maggior numero possibile di esseri umani. Agisce solo di notte.

L’unico modo per distruggere una Skudakumooch è darle fuoco. Quando si affronta la strega bisogna prestare grande attenzione a non guardarla e a non ascoltarla: le basta molto poco per scagliare una maledizione contro chi osa sfidarla.

Per approfondire:

http://www.native-languages.org/skadegamutc.htm

http://www.theparanormalguide.com/blog/skadegamutc

Garuda, colui che aspetta il veleno – Pillole di Folklore # 43

Garuda è una figura importantissima nell’induismo e in altre religioni orientali. Si tratta di un ibrido tra un essere umano e un uccello, anche se nell’arte viene spesso rappresentato semplicemente come un uomo alato (nelle rappresentazioni più antiche le caratteristiche fisiche da volatile erano più accentuate). Secondo alcune interpretazioni, il suo nome deriva dalla frase “garanti-di” il cui significato è “colui che aspetta il veleno”. In varie versioni del mito, infatti, Garuda è in grado di curare le persone che sono state avvelenate dai serpenti.

Viene considerato il re degli uccelli.

Essendo la cavalcatura prediletta di Vishnu svolge un ruolo di primo piano nella mitologia induista. Molto nota è la leggenda in cui il re degli elefanti Gajendra chiede aiuto alle divinità mentre lotta per salvarsi da un enorme coccodrillo e Vishnu risponde al suo richiamo arrivando sulle ali di Garuda.

Il legame tra Vishnu e Garuda diventa ancora più evidente se consideriamo che due delle varie incarnazioni della divinità sono identiche nell’aspetto al leggendario uomo-uccello.

Per approfondire:

http://ilcrepuscolo.altervista.org/php5/index.php?title=Garuda

http://loasiditammuz.altervista.org/uccelli-nel-mito-sesta-parte-luccello-garuda/

La magia simpatica – Pillole di Folklore # 42

Con il termine “magia simpatica”, l’antropologo e storico delle religioni James Frazer indica quella forma di magia che, una volta eseguita su un oggetto appartenuto a una persona (o anche su una parte del corpo come unghie o capelli), ha effetto anche sull’intero individuo, seppur distante dal luogo in cui è avvenuto l’incantesimo.

Nel libro “Il ramo d’oro”, Frazer suddivide la magia simpatica in due rami ben distinti: la magia omeopatica (basata sulla legge di similarità) e la magia contagiosa (basata sulla legge di contatto).

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Nisaba, la scriba delle divinità sumere – Pillole di Folklore # 41

Nella mitologia sumera, Nisaba (chiamata anche Nidaba) era la dea della saggezza, della scrittura, della letteratura e delle misurazioni. Suo marito era Haia, il dio dei magazzini, mentre sua figlia era Sud (nota come Ninlil dopo il matrimonio con Enlil), la signora dell’aria.

Enki, il dio della saggezza, assegnò a Nisaba il compito di essere la scriba delle divinità sumere. La dea infatti si occupava di scrivere cronache, resoconti, annotazioni e molto altro ancora. Gestiva inoltre la conservazione dei confini.

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I Centzon Totochtin, l’unità di misura dell’ubriachezza – Pillole di Folklore # 40

Nella mitologia azteca, i Centzon Totochtin (letteralmente “quattrocento conigli”) erano un gruppo di divinità che prendeva parte a moltissime celebrazioni. Erano dei dell’ubriachezza e avevano l’aspetto di conigli. Alcune delle divinità incluse in questo gruppo erano: Tepoztecatl, Texcatzonatl, Colhuatzincatl, Macuiltochtli, Ometochtli.

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Mertseger, colei che ama il silenzio – Pillole di Folklore # 39

Nella mitologia egizia, Mertseger proteggeva la necropoli di Tebe. Il suo nome significava “colei che ama il silenzio” o “colei che ama colui che produce silenzio” (chiaro riferimento a Osiride). Aveva l’aspetto di una donna con la testa da cobra.

Come altri miti, anche quello di Mertseger fu creato per scoraggiare un determinato comportamento. In questo caso si scelse di dare vita a una dea in grado di spaventare coloro che profanavano le ricche tombe reali e nobiliari. Mertseger puniva con severità chi disturbava il sonno dei morti, ma era alquanto misericordiosa con chi le mostrava devozione.

Era una divinità locale e non le vennero mai dedicati templi imponenti. Si dovette accontentare di piccoli templi rupestri e di qualche cappella ai piedi della collina Ta-Dehent, il luogo in cui dimorava e di cui era la personificazione.

Per approfondire:

http://www.wikiwand.com/it/Mertseger

https://www.ancientegyptonline.co.uk/meretseger.html

L’illustrazione di Mertseger è stata realizzata da Irene Martini:

https://www.facebook.com/profile.php?id=100028366463521

http://irenemartiniportfolio.blogspot.com/?fbclid=IwAR3nrMuLcxQVnltse1Uv_MCyBhz-S1PPnRybK1mTLl52U_SsSjPLjIScfRA

Charun, il demone della morte – Pillole di Folklore # 38

Nel folklore, lo psicopompo è un’entità che ha il compito di condurre le anime dei defunti nell’aldilà. Nella mitologia etrusca, questo importante ruolo veniva svolto da Charun, il demone della morte. Egli allontanava i defunti dai loro cari dopo il decesso e li accompagnava durante tutto il loro ultimo viaggio (che poteva avvenire a piedi, a cavallo o su un carro). Veniva spesso affiancato da Vanth, un’altra dea alata legata al mondo degli inferi.

Charun viene solitamente rappresentato come un demone dal lungo naso da avvoltoio, una barba ispida e nera e delle orecchie appuntite. In alcune pitture funerarie ha la pelle blu. Indossa degli alti calzari e una tunica lunga fino a poco sopra il ginocchio. In mano regge il martello che, secondo alcuni studiosi, utilizzava per chiudere i pesanti chiavistelli delle porte dell’Ade. Secondo altre interpretazioni, utilizzava l’arma solamente per colpire o spaventare le anime che conduceva nell’aldilà.

Alcuni autori sostengono che Charun non si limitasse a condurre i morti nell’Ade, ma che punisse anche le anime dei malvagi.

Sleipnir, il cavallo di Odino – Pillole di Folklore # 37

Nella mitologia norrena, Sleipnir è il cavallo magico a otto zampe cavalcato da Odino, il padre degli dei. Il suo manto è grigio e, secondo alcune versioni del mito, ha delle rune incise sui denti. È il cavallo più veloce di tutti ed è in grado persino di correre sull’acqua e nel cielo. Il significato del suo nome è “colui che scivola rapidamente”.


Secondo le teorie di alcuni studiosi, Sleipnir potrebbe essere collegato alle pratiche sciamaniche diffuse tra gli antichi pagani del nord Europa. È infatti molto diffusa la credenza che gli sciamani, durante i loro viaggi estatici, viaggiassero per il cosmo in sella a un cavallo.

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