La scelta della casa editrice, alcuni consigli

Scegliere la casa editrice (CE) a cui proporre il proprio manoscritto non è sempre un’impresa facile per un autore alle prime armi. Esistono innumerevoli realtà editoriali e può essere difficile orientarsi e capire quali siano quelle più adatte alle proprie esigenze. Infatti, oltre ai big del settore, come Mondadori, Feltrinelli e Salani, ci sono svariate case editrici di medie o piccole dimensioni, non sempre note al grande pubblico. Per iniziare a farsi un’idea è possibile affidarsi al sito Writer’s Dream, che nel corso degli anni ha stilato un elenco lunghissimo di case editrici italiane e ha raccolto le testimonianze degli utenti che hanno pubblicato un libro con loro.

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Sequel malriusciti, alcune considerazioni.

Alla conclusione di un proprio lavoro, un autore si trova spesso a dover valutare l’idea di realizzare uno o più sequel: solitamente benvenuti e pianificati, come per quanto riguarda la collana di Harry Potter, in altri casi esistono realtà ben più complesse.

Frequentemente capita di parlare del fatto che il sequel di un lavoro di successo non sia all’altezza dell’originale. Ciò spesso si attribuisce agli editori e alle campagne di marketing che costringono gli autori a continuare a scrivere nello stesso universo.

Un lavoro di successo è un lavoro che porta buoni incassi. Non soltanto nella sua forma originale, ma anche in forma di gadget, videogiochi, magliette a tema e via discorrendo. I sequel vengono a volte forzati sugli autori o sviluppatori proprio per continuare una catena di vendita. Per le più svariate ragioni, questo può portare a discostarsi troppo dall’idea originale, a volte rovinandola.

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Come bilanciare i pregi e i difetti dei personaggi (e non trasformarli in Mary Sue)

Spesso e volentieri, i personaggi più odiati dai lettori non sono gli antagonisti senza scrupoli, bensì i protagonisti infallibili e privi di difetti.  Questi cliché letterari ambulanti superano con facilità ogni ostacolo, non hanno mai un momento di debolezza e, in molti casi, sono persino dotati di abilità fuori dal comune (ovviamente non giustificate dal loro background). Per la maggior parte dei lettori è difficile immedesimarsi in qualcuno di così perfetto o provare empatia nei suoi confronti. È vero che le storie narrate nei libri non devono per forza rispecchiare la realtà al 100%, ma è comunque importante che siano quantomeno verosimili e in grado di creare una connessione emotiva col lettore.

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L’eleganza del “subtle writing”.

Quando si è alle prime armi con la scrittura creativa, è molto facile incappare in uno degli errori più tipici: esagerare e abbondare con le descrizioni e le informazioni fornite.

Lo scrittore principiante potrebbe ritenere che descrivere tutto nel dettaglio, con ampie spiegazioni o dialoghi che esplicitano tutto, sia sinonimo di qualità e attenzione, ma in realtà, in molti casi, non farà altro che danneggiare il suo stesso lavoro.

Proverò a spiegare, con esempi pratici, la ragione.

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Scrivere un grande villain: alcuni consigli.

Immagino che avrete sentito dire spesso che un buon villain è al cardine dell’intera storia. Questo modo di pensare si rivela spesso e frequentemente vero: un villain scritto correttamente non soltanto aumenta la tensione e tiene il lettore interessato, ma è anche una figura che desta scalpore e intrigo.

Se un villain è scritto correttamente, infatti, vorrà essere visto il più spesso possibile intento a pianificare i suoi schemi o a compiere le sue azioni malvagie.

Ma come riuscire nell’ardua impresa? In questo articolo, cercherò di dispensare alcuni consigli che spero potranno essere utili.

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La morte di un personaggio, qualche consiglio su come gestirla

Anche agli autori meno sadici di George R.R. Martin può capitare di dover far morire un personaggio per esigenze legate alla trama o all’evoluzione dei protagonisti. Non esiste un unico modo per gestire un evento così importante: a seconda delle proprie esigenze narrative, la dipartita può avvenire all’improvviso, essere un lento declino che si trascina per più capitoli o magari la logica conseguenza di una serie di scelte sbagliate. Esistono, però, alcune linee guida che sarebbe opportuno seguire per ottenere un buon risultato.

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La nascita e lo sviluppo di un’idea in scrittura creativa.

ATTENZIONE! L’articolo contiene immagini grafiche che potrebbero urtare la sensibilità del lettore.

La storia nasce da un’idea, e l’idea può provenire da qualsiasi tipo di ispirazione: un’altra storia o il più sciocco degli avvenimenti quotidiani.

Un esempio potrebbe essere un docente universitario che si sveglia tardi per gli esami, e così, per una particolare successione di eventi, la sua vita inizia a rovinarsi.
Questo esempio potrebbe suonare semplicistico, banale e ridicolo, ma in realtà è proprio al sorgere dell’idea che inizia lo spettacolo.

Infatti, all’idea segue il concetto di “brainstorming,” ovvero una serie di domande a cui lo scrittore si sottopone.

Queste domande iniziali possono essere: “chi? Cosa? Dove? Quando? Perché?”, e più saranno convincenti le risposte trovate, più materiale si avrà a disposizione per scrivere la storia.

Sono dell’opinione che sia necessario lavorare su almeno tre livelli: i personaggi, gli scenari e la storia stessa.

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I refusi, qualche consiglio su come evitarli

Anche allo scrittore più attento può capitare di commettere un errore di battitura, magari dovuto alla fretta o a una piccola distrazione. Basta un nonnulla per scrivere “presa” al posto di “persa” o “trio” al posto di “tiro”. A differenza degli errori più grossolani, di solito prontamente segnalati da Word o da un altro programma di videoscrittura, questi refusi possono essere difficili da individuare, soprattutto quando si rilegge un testo scritto da poco. In questo post cercherò di darvi qualche consiglio utile per riconoscerli con maggiore facilità.

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La tecnica dello “show, don’t tell”.

Parlando di scrittura creativa, è impossibile non nominare la famosa tecnica narrativa dello “Show, don’t tell”, di origine anglosassone.

Tradotto letteralmente “mostra, non raccontare”, la tecnica consiste nel privilegiare e dare priorità al mostrare degli eventi, al lasciarli vivere a un personaggio, facendo sentire le sue emozioni e i suoi pensieri, anziché ridurre il tutto a riassunti, commenti o riferimenti sbrigativi.

Immaginate due scenari. Il primo in cui un vostro amico vi racconta di un bellissimo viaggio all’estero, delle sue esperienze, dei luoghi che ha visitato, delle persone con cui ha avuto a che fare, dei piatti locali che ha mangiato. Il secondo in cui voi vi dirigete in tale luogo e vivete le stesse esperienze, di vostra persona.

Grossomodo il concetto di “Show, don’t tell” sta proprio in questa differenza: vivere un’esperienza è personale, proprio, unico. Sentirne parlare o leggerne a riguardo può soltanto darne un’idea, una vaga immagine, o addirittura annoiare.

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Il blocco dello scrittore, qualche consiglio su come affrontarlo

Partiamo da una premessa: non esiste un metodo universale per superare il blocco dello scrittore. Ognuno affronta questo invisibile nemico che impedisce di esprimere la propria creatività in modo diverso e tutte le possibili soluzioni sono strettamente personali. Quel che Gabriele ed io possiamo fare in questo post è raccontarvi la nostra esperienza col blocco dello scrittore, nella speranza che possa essere utile anche a qualche altro amante della scrittura creativa.

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