La linguistica computazionale: definizione, storia e applicazioni

Le lingue, e la loro formazione, sono una materia complessa e affascinante poiché, per affrontarne lo studio e l’analisi, è necessario non solo usare la lingua stessa (funzione metalinguistica della lingua), ma fare uso e impiego dell’astrazione, dell’interpretazione e della ricerca del senso.

Per tale motivo, per essendo le lingue affrontabili e classificabili tramite uno studio empirico, richiedono comunque una capacità di saper vedere oltre e realizzare un senso, capacità insita in ogni essere vivente.
Osserviamo, per esempio, gli studi di Karl von Frisch, secondo cui le api, tramite pattern di movimento specifici, possono comunicare con le altre api dell’alveare, in modo da predisporre determinati tipi di azioni o movimenti.

Essendo quindi le lingue una materia articolata e soggetta ad interpretazione, la linguistica si prefissa come obiettivo di spiegarla e analizzarla nel modo più completo possibile. A tal motivo è nata la linguistica computazionale, che ha, come funzione, la raccolta e la catalogazione, tramite l’uso di computer, di corpora. Si definisce invece corpus l’insieme dei testi presi in considerazione per l’analisi.

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La traduzione del SEO

Hai creato il tuo nuovo sito. Congratulazioni! Avrai sicuramente pensato a ottimizzare i tuoi contenuti in ottica SEO (probabilmente come suggerito da Alessandro qui e qui).

Le visualizzazioni sono salite alle stelle, sempre più utenti interagiscono sotto i tuoi post, acquistano i tuoi servizi, ricercano il tuo nome. Quindi la prossima, naturale domanda che affiora nella tua mente è: è giunta l’ora di espandersi in altri mercati?

Certo, offrire i propri servizi in un nuovo mercato può significare un salto di qualità enorme per la tua attività (e le tue entrate). La tentazione di aprire Google Translate e copiare-incollare ogni singolo paragrafo è forte, troppo forte. Tuttavia, prima di tradurre dei contenuti in una lingua straniera è necessario avere ben chiari alcuni elementi fondamentali:

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Ma come meme lo dici?

A tutti piacciono i meme.
O per lo meno vedendone uno hanno riso. Oppure mentono.

A meno che non si viva sotto un sasso o si decida di meditare nel deserto per giorni senza alcun contatto col mondo esterno, quando si dice ‘meme’ si ha ben presente cosa sia. Ed è questo il loro grande potenziale: oltre alla risata c’è di più. Che li si trovino normie o dank al punto giusto, i meme fanno molto più che inclinare all’insù la bocca tanto che molti hanno iniziato a vedere in loro delle vere e proprie opere d’arte – con buona pace dei critici amanti della tradizione.
Devono tutto alla loro universalità e alla loro capacità di veicolare in modo coeso un messaggio ben preciso capace di andare ben oltre le barriere linguistiche. Come spiega la storica dell’arte Valentina Tanni, infatti, “il meme è un linguaggio artistico, un processo collettivo di appropriazione e manipolazione di altri mondi dove le persone modificano ogni volta il significato di un’immagine”. Non male per un meme.

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La sottotitolazione

Viene chiamata sottotitolazione o sottotitolaggio, ma si tratta di un’unica materia della traduzione. La si definisce come una traduzione condensata attraverso un testo scritto, usata per due scopi principalmente : rendere accessibile un prodotto audiovisivo alle persone con disabilità uditiva o renderlo comprensibile ad un pubblico di codice linguistico diverso. La sottotitolazione insieme al doppiaggio rappresentano le maggiori forme di traduzione usate nel mondo cinetelevisivo, ed esiste una rivalità tra chi preferisce l’una rispetto all’altra, ma in questo articolo non tratteremo questo argomento, piuttosto potremo parlarne in un prossimo articolo. Questo discorso possiamo legarlo però ad uno più ampio, in cui distingueremo il nostro paese da altri, proprio per la scelta adottata per trasmettere i prodotti audiovisivi di maggior incasso, come film e serie tv. L’Italia difatti si può inserire nei paesi cosiddetti “dubbing”, cioè che fanno uso del doppiaggio come maggior canale di trasmissione, al contrario per esempio degli Stati Uniti che si inseriscono nella categoria dei paesi “subtitling”, ovvero sottotitolazione. Per comprendere meglio questa differenza dobbiamo risalire a un tempo storico ormai lontano da noi da più di qualche decennio. Sotto il periodo del fascismo il doppiaggio è stato imposto come unica forma accettabile, eccezion fatta per i festival, in cui erano ammessi i sottotitoli. Questa scelta fatta per preservare la purezza della lingua italiana,  ammetteva il doppiaggio solo se realizzato in Italia da personale di nazionalità italiana.

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Lingua tedesca: le difficoltà traduttologiche

Eccomi qui, tornata più carica che mai con un articolo tanto richiesto: le difficoltà traduttologiche della lingua tedesca. Ebbene sì, oltre che dall’inglese, traduco anche dal tedesco e vi posso assicurare che le problematicità della traduzione sono numerose, ma, come si dice… c’è sempre una soluzione a tutto! E quando la si trova, la soddisfazione è ancora più grande.

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“Gabriè, come hai imparato l’inglese?”

Spesso, chiacchierando con amici e conoscenti, mi capita che restino increduli ed esterrefatti di fronte al mio ottimo inglese livello “semi-madrelingua” (C2 nelle mie giornate migliori).
E allora sorge spontanea la domanda: “Gabriè, come hai imparato l’inglese?

Ebbene, in questo articolo risponderò alla domanda, e troverete anche risposta al perché si trova nella sezione “Traduzione”.
Come ho imparato l’inglese? Normalmente inizierei con un timido spiegone su canzoni, Magic English e le tipiche cose varie, ma la verità dei fatti è questa. Ecco come l’ho imparato.

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Nemici reali(a)

Metti una cena con l’amico internazionale nell’osteria più tipica della tua città, occasione incredibile per fargli provare tutte le leccornie che solo in quell’angolo di mondo si possono trovare. 

Occhi sbarrati, curiosità velata dall’imbarazzo, il menù si abbassa chiudendosi appena e con un mezzo sorriso ti chiede “What the hell is gnocchi?” 

E come glielo spieghi?

Non è un tipo di pasta visto che l’impasto è di patate ma nemmeno un secondo o un contorno. Definirli palline di pasta di patate (!) sarebbe uno scempio; l’inglese “dumplings” potrebbe andare ma ha ben poco di convincente perchè solitamente con questa parola si intendono i ravioli cinesi ripieni o dei fagottini di mele, tutto un altro universo rispetto ai nostri italici gnocchi. Panico.

Signore e signori ecco a voi un comunissimo caso di realia. 

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I CAT Tools

Oggi vi svelo lo strumento “magico” del traduttore: il CAT Tool. CAT non sta però a significare gatto, bensì è l’acronimo di Computer Aided Translation: i CAT dunque non sono altro che strumenti di traduzione assistita, ovvero aiutano il traduttore a svolgere il proprio lavoro.

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Traduzione editoriale vs traduzione tecnica

Come ho già spiegato in uno dei miei primi articoli “Il mestiere del traduttore”, il traduttore è colui che trasporta un testo da una lingua ad un’altra, dovendo prestare attenzione però ad alcuni parametri importanti, che, se necessario, illustrerò in un articolo a parte.

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