L’affascinante mistero dei buchi neri

Disclaimer: non sono uno scienziato né niente del genere. Infatti, questo articolo non si soffermerà sugli intrighi dell’esistenza dei buchi neri, quanto più sulla loro natura da spettatore medio, affascinato, incuriosito e sconvolto dalla loro esistenza.

In astrofisica, un buco nero è una regione dello spazio dove il costrutto spazio-temporale è curvato al punto da sfuggire e, in un certo senso, “curvare” le stesse leggi della fisica.

Ma cosa vuol dire questo, nel concreto? E come si forma un buco nero?

Un buco nero nasce dall’estinzione di un pianeta.
Quando un pianeta completa il suo circolo vitale, collassa su sé stesso, generando tale regione dove la forza di gravità è infinita.
La materia non può sfuggire a una simile forza, nemmeno la luce. Ogni cosa rimane inglobata all’interno di tali mostri, senza alcuna possibilità di fuga.

Il risultato dell’esistenza di un corpo celeste con una forza gravitazionale così potente è, appunto, la deformazione stessa dello spazio e del tempo. Attorno ai buchi esiste, difatti, un’area chiamata “l’orizzonte degli eventi“.
Una volta entrati in quest’area, in qualunque direzione si proceda, si viaggerà sempre verso la singolarità, cioè il cuore del buco nero. Non esiste altra direzione.
Pur disponendo di uno strumento elettronico che tenti di segnalare la direzione opposta da cui si è entrati, lo strumento segnalerà sempre che si procede verso la singolarità.

Pensare che esista una regione dello spazio da cui non si può scappare, qualsiasi direzione si prenda, è un paradosso in sé: questo avviene perché, come detto, spazio e tempo sono curvati. Non sono più immaginabili e concepibili nel modo in cui siamo abituati a farlo.
Un uomo che viaggia all’interno dell’orizzonte degli eventi, dall’esterno, infatti, risulterà completamente immobile, fino a che non ne resterà più alcuna traccia per via del processo di spaghettificazione (la conseguenza dell’essere soggetti alla forza di gravità del buco nero).
Tuttavia, se dall’esterno l’uomo apparirà morto, all’interno continuerà a esistere e a viaggiare verso la singolarità.

Com’è possibile che un uomo sia contemporaneamente vivo e morto? Come si può ammettere l’esistenza di un fatto simile?
È proprio questo che, a mio avviso, rende i buchi neri un fenomeno incredibilmente affascinante e spaventoso.

Ancor più affascinante è riflettere su cosa sia la singolarità in sé.
Ne sappiamo molto poco perché non possiamo osservarla, e forse non sarà mai possibile farlo.
C’è chi pensa che la singolarità conduca a un’altra area dell’universo, forse a un’altra dimensione, forse a un buco bianco che conduce nel passato.

In ogni caso, il buco rimane e rimarrà tutt’oggi uno dei più grandi misteri della scienza, oggetto di dibattiti, speculazioni e leggende.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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