The Incident – Recensione

The incident, tradotto in italiano con un più esplicito New York: ore tre- L’ora dei vigliacchi, è un film U.S.A. del 1967 della durata inferiore alle due ore. Geniali le inquadrature dal punto di vista dei delinquenti; lentissima la presentazione di tutti i passeggeri della metro; indicativa la reazione immediata della polizia non appena salita sul convoglio: la presenza dei coniugi afroamericani non fa che accentuare l’idea di una società divisa e frammentata a prescindere dal dato etnico. Un tutti contro tutti mascherato, nel quale non c’è una sola coppia di sposi in armonia.

Il Cambridge Dictionary definisce la parola incident in questo modo: “something that happens, especially something bad”; un fatto, dunque, e specialmente con una connotazione negativa. E non è certo un episodio piacevole quello che coinvolge un folto ed eterogeneo gruppo di passeggeri della metropolitana di New York, presi di fatto in ostaggio da due malviventi su un treno notturno. Sin dal principio è evidente che la coppia di delinquenti non agisce per necessità o sete di denaro, quanto piuttosto per una forma di sadico divertimento. I due compari potrebbero essere una riproduzione cinematografica di quelle vicende di cronaca ormai fenomeno sociale che vedono protagonisti giovani annoiati che per passare il tempo se la prendono con i più deboli o si danno al vandalismo. E’ straordinario che questo ritratto risalga a più di cinquant’anni fa. Appena saliti sul convoglio, non a caso, i malviventi si accaniscono su un barbone talmente ubriaco da permanere in uno stato di inerme incoscienza per tutta la durata del film. Egli rappresenta un primo segnale di degrado e abbandono. Gli sguardi di alcuni passeggeri indugeranno a valutare l’innocuità di questa figura marginalizzata, come è piuttosto comune fare; e il dato visivo è un elemento chiave: nel momento in cui possiamo permetterci di osservare qualcuno più a lungo di quanto sia educato fare, riconosciamo istintivamente la sua non pericolosità e non ne temiamo un’eventuale reazione. Altra cosa è sostenere uno sguardo diretto: i malviventi vengono osservati a lungo mentre sono distratti da altro, ma in linea generale tutti i passeggeri sono indotti a evitare con loro qualunque tipo di contatto il più a lungo possibile. Assistere da spettatori alla persecuzione della vittima di turno fa sentire gli scampati momentaneamente al sicuro e, d’altro canto, evitare lo sguardo al momento della resa dei conti è una strategia per sottrarsi al confronto che qualcuno mette in atto.

Eppure un nutrito gruppo di persone potrebbe unendosi fermare i due delinquenti o per lo meno provarci. In modo straordinariamente realistico, tuttavia, a vincere è l’individualismo. La presenza dei coniugi afroamericani tra i personaggi non fa che accentuare l’idea di una società divisa e frammentata a prescindere dal dato etnico. Un tutti contro tutti mascherato, nel quale non c’è una sola coppia di sposi in armonia. Del resto, a quanti di noi è accaduto di spartire uno spazio pubblico con personaggi minacciosi? E quanti di noi hanno avuto il sangue freddo di Silvestro?

Autore: Camilla Vecchione

Mi chiamo Camilla Vecchione, la mia passione è leggere e amo scrivere. Dopo il Liceo Classico mi sono laureata in Lingue e Culture straniere. Per Pillole di Folklore e Scrittura mi occupo di recensioni.

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