Gaueko, il signore della magia nera – Pillole di Folklore #66

Nella mitologia basca, il Guaeko è uno spirito della notte. Punisce gli esseri umani che ostentano coraggio al calar delle tenebre e che fingono di non temere l’oscurità. In alcune versioni del mito viene considerato un demone, in altre un jentil, ovvero una creatura dall’indole gentile che aiuta le popolazioni locali fin dai tempi antichi.

Talvolta si manifesta come una raffica di vento e pronuncia queste parole: “la notte appartiene a Gaueko, il giorno agli umani”.
Viene comunemente rappresentato come un grosso cane da caccia nero, ma in alcuni casi si manifesta sotto forma di mucca o assume le sembianze di una creatura mostruosa. È dunque un abile mutaforma.

Uno dei suoi nomi è “signore della magia nera”. Nelle fredde notti d’inverno è possibile udire il suo ululato sinistro.

Per approfondire:
https://brickthology.com/2015/01/26/gaueko/

Credit dell’immagine: https://www.deviantart.com/nutty-acorn/art/Shadow-Wolves-337949024

Halloween, tre falsi miti da sfatare

Nel corso degli anni ho sentito varie inesattezze sulla festa di Halloween, che si celebra ogni anno il 31 ottobre, pertanto ho deciso di scrivere quest’articolo per sfatare alcuni dei falsi miti più diffusi e fare un po’ di chiarezza.

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I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Terza parte

Benvenuti a un nuovo appuntamento con questa rubrica!
Oggi prenderò in considerazione gli anime usciti tra il 2001 e il 2005. Se vi siete persi le puntate precedenti potete trovarle QUI e QUI.

2001: Beyblade

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Il Gashadokuro – Pillole di Folklore #65

Nella mitologia giapponese, il Gashadokuro è uno yokai avente le sembianze di uno scheletro alto più di 15 metri. Il suo nome significa, letteralmente, scheletro affamato. Ha un corpo è composto da ossa provenienti da esseri umani morti di fame.

È possibile incontrarlo dopo la mezzanotte nelle foreste, in campagna e nei sentieri non illuminati. Il rancore dei morti lo riempie di rabbia e lo spinge a desiderare una vendetta interminabile. Se si imbatte in una preda, le stacca di netto la testa con un morso e di disseta col suo sangue.

Emette un suono sinistro digrignando i denti, che solo chi sta per essere attaccato da lui può udire. I suoi poteri sovrannaturali lo rendono ancora più temibile: può rendersi invisibile ed è impossibile distruggerlo.

Per approfondire: http://yabai.com/p/2723

Eolo, il dio dei venti – Pillole di Folklore #64

Figlio del dio del mare Poseidone e di Arne, Eolo veniva venerato dai greci come la divinità che controllava i venti e, talvolta, ne scatenava la potenza distruttiva. Viveva nelle isole Eolie, un arcipelago situato nella zona settentrionale della Sicilia.
Secondo la leggenda, all’epoca i venti venivano custoditi dentro alcune caverne e in un otre presente a Lipari, la stessa isola in cui si trovava la reggia di Eolo. Inizialmente non venivano tenuti sotto controllo in alcun modo, ma dopo che causarono vari disastri, il padre degli dei decise che la situazione doveva cambiare. Fu così che affidò l’importante incarico a Eolo.

Come molti altri fenomeni naturali, anche i venti nella mitologia greca venivano rappresentati come degli esseri umani. Ai quattro venti principali, per esempio, erano associati altrettanti fratelli.
Borea, il vento del Nord, era forte e violento. Quando si innamorò delle puledre di Dardano, figlio di Zeus ed Elettra, si tramutò in un cavallo e generò con loro una dozzina di figli rapidissimi.
Zefiro, il vento dell’Ovest, era calmo e gentile. Il suo arrivo annunciava la bella stagione.
Euro, il vento dell’Est, portava con sé delle belle giornate o, nel peggiore dei casi, un periodo di siccità
Austro, il vento del Sud, era molto caldo e precedeva la pioggia.

Nell’Odissea, Eolo donò a Ulisse l’otre di pelle in cui erano racchiusi i venti contrari alla navigazione. I compagni di viaggio dell’eroe, certi che l’otre contenesse inestimabili ricchezze, la aprirono, scatenando così la furia dei venti, che si manifestò sotto forma di una violenta tempesta.

Baba Jaga – Pillole di Folklore #63

Nel folklore slavo, Baba Jaga è una delle streghe più famose. È presente in molti racconti popolari per bambini, risalenti alla tradizione orale russa. Le sue origini sono incerte, ma sembrerebbero risalire al periodo pre-Cristiano, dove i culti pagani godevano di grande importanza e il popolo era più propenso a credere alla magia.

Viene spesso descritta come una donna anziana e deformata, dotata di un lungo naso storto, occhi penetranti e denti di ferro. Il suo comportamento imprevedibile le permette di suscitare paura e rispetto in chi la incontra.
Nella versione russa del mito, la strega vive in una capanna nel cuore della foresta dotata di due gigantesche zampe da gallina che le permettono di spostarsi a piacimento, rendendo difficile localizzarla. Le finestre controllano la zona come due occhi molto vigili e il cancello che circonda la casa è composto da ossa umane e sormontato da teschi. Il messaggio è chiarissimo: i visitatori non sono graditi.

In alcune versioni della storia, esistono tre differenti Baba Jaga, tutte con lo stesso nome. In altre, la strega è una sola.
Si mormora che viaggi per la foresta a bordo di un mortaio gigante. Oltre che come mezzo di trasporto, lo usa anche, assieme a un pestello, per triturare le ossa degli esseri umani che divora.
Se necessario, può staccare le sue mani dal resto del corpo e inviarle a svolgere vari compiti.
Non è del tutto malvagia e può aiutare con la propria saggezza chi cerca il suo aiuto, a patto che porti a termine degli incarichi per lei. Chi cerca di ingannarla, tuttavia, finisce per essere ucciso, cucinato e mangiato.

Ga-oh e gli spiriti dei venti – Pillole di Folklore #62

Nella mitologia dei nativi americani irochesi, Ga-oh era un gigante che comandava i venti provenienti dai quattro punti cardinali.

Veniva definito come lo strumento tramite cui il Grande Spirito controllava gli elementi. Risiedeva nella parte settentrionale del cielo e svolgeva tutti i suoi compiti da lì.

Il vento del nord era rappresentato da uno spirito dalle sembianze di un orso chiamato Ya-o-gah. Con la potenza nel suo alito gelido era in grado di distruggere il mondo, ma Ga-oh lo teneva a bada. Ne-o-ga, lo spirito cerbiatto associato al vento del sud aveva, invece, un animo gentile e sensibile. La personificazione del vento dell’ovest era una pantera, Da-jo-ji, in grado di arrampicarsi sulle montagne più alte, radere al suolo le foreste, trasportare i mulinelli sulla sua schiena, far salire le onde dell’oceano quasi fino al cielo e ringhiare alle tempeste. Infine, O-yan-do-ne, lo spirito del vento dell’est, era un’alce che soffiava per raffreddare le piccole nubi che solcavano il cielo.

Attenzione: l’immagine scelta per questo post rappresenta un guerriero irochese seduto su una tartaruga e non ha nulla a che fare né con Ga-oh né con gli spiriti dei venti.

Un anime random dal 1980 a oggi – Lalabel

Benvenuti in una nuova rubrica dedicata agli anime!
Anche questa volta si tratta di una specie di gioco in cui devo seguire delle regole che mi sono autoimposto. Nella fattispecie, ho deciso di partire dal 1980 e scegliere un anime a caso per ciascuna annata, del quale vedere tre episodi da commentare qui sul blog. Per la selezione mi sono affidato all’elenco delle serie uscite nel corso del tempo, presente su Wikipedia, e all’utilissimo Random.org.

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Kon, il dio della pioggia e del vento – Pillole di Folklore # 61

Gli Inca veneravano Kon, il cui nome originale era Kon Tiqui, come la divinità della pioggia e del vento proveniente dal sud. I suoi genitori erano Inti, il dio del sole, e Mama Quilla, la dea della luna che forniva protezione alle donne sposate. Aveva un fratello, Pachamacac, il quale era il dio Inca della creazione.

I due un giorno si scontrarono, forse per determinare chi fosse il più potente, e la vittoria andò a Pachamacac. Kon venne quindi esiliato dall’impero Inca e rimandato a nord, da dove proveniva. Andandosene, portò con sé la pioggia ed è per questo motivo che la fascia costiera del Perù è arida.

Per approfondire:

https://www.lifepersona.com/what-is-the-myth-of-kon

Ripubblicare un libro ft. Aurora Nardoni

Spesso pubblicare una nuova edizione di un libro rappresenta un’ottima opportunità per rilanciare una storia e permetterle di raggiungere il maggior numero possibile di lettori. È proprio quel che è successo nelle scorse settimane con “Le terre di Narwain – Il figlio dell’oblio” di Aurora Nardoni, che grazie a PAV Edizioni è tornato disponibile in ebook e in versione cartacea (sul sito ufficiale è disponibile anche una bellissima edizione deluxe). Dopo aver partecipato al book reveal del libro, ho avuto il piacere di intervistare la sua autrice. Ecco com’è andata!

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