Quando il male fa pena: il genio della scrittura di un villain patetico come Neo Cortex

Nel mondo della narrativa, i villain sono spesso costruiti per incutere timore e rispetto. Sono figure imponenti, astute e determinate, il cui scopo principale è rappresentare un ostacolo significativo per l’eroe. Ma cosa succede quando un villain è costruito in modo intenzionalmente patetico? Uno degli esempi più brillanti di questa tipologia di antagonista è il dottor Neo Cortex della serie Crash Bandicoot.

Cortex inizia il suo percorso con un grande piano malvagio, seppur stravagante: creare un’armata di animali geneticamente modificati per conquistare il mondo. Tuttavia, la sua esecuzione lascia molto a desiderare e finisce sempre per essere sconfitto in modo umiliante. Con il passare dei giochi, Cortex non solo non migliora, ma diventa sempre più demoralizzato, frustrato e rassegnato, trasformandosi in un villain unico nel suo genere. Ma come mai un villain così poco minaccioso funziona così bene? E perché questa formula sarebbe difficilmente applicabile in altri contesti?

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L’arte della semplicità: come un personaggio piatto può essere efficace – Il caso di Manfred von Karma

Nel mondo della narrativa, spesso si celebra la profondità psicologica dei personaggi, la loro evoluzione e le sfumature che li rendono realistici e complessi. Tuttavia, ci sono casi in cui un personaggio piatto, caratterizzato da un unico tratto dominante, può risultare altrettanto efficace, se non addirittura memorabile. Un esempio lampante è Manfred von Karma, l’implacabile procuratore della serie Ace Attorney, la cui ossessione per la perfezione lo rende un antagonista formidabile e iconico. In questo articolo, analizzeremo come un personaggio “mono-tratto” possa funzionare alla perfezione e quali tecniche di scrittura contribuiscano a questo successo.

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Apollo Justice: un caos di passati – Quando troppo background distrugge un personaggio

Nel mondo della scrittura creativa, il passato di un personaggio dovrebbe servire a definirlo, renderlo coerente e rafforzare il legame emotivo con il pubblico. Tuttavia, nel caso di Apollo Justice, secondo protagonista della serie Ace Attorney, abbiamo un esempio lampante di come l’abuso della costruzione del background possa portare a risultati disastrosi.

Nell’arco dei tre giochi in cui appare, Apollo riceve ben tre passati distinti e scollegati tra loro: prima come allievo di Kristoph Gavin, poi con un legame con un centro spaziale e infine come orfano del regno di Kurain. Il risultato? Un “mappazzone” narrativo che danneggia la sua coerenza e il suo sviluppo come personaggio.

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Phoenix Wright: dalla resa alla redenzione – un’analisi della transizione del personaggio

Phoenix Wright è uno dei personaggi più amati della serie Ace Attorney, un avvocato di difesa noto per il suo coraggio, la sua determinazione e il suo acuto senso della giustizia. La sua evoluzione nel corso dei giochi è un perfetto esempio di come i personaggi possano crescere, cambiare e affrontare sfide che ne trasformano l’essenza.

Tuttavia, la transizione di Phoenix da protagonista a figura di un “hobo” in Apollo Justice: Ace Attorney e il successivo ritorno nella serie in Dual Destinies sollevano alcune questioni narrative interessanti, tra retcon e sviluppi complessi che possono confondere anche i giocatori più devoti.

Alessandro ha già analizzato la scrittura di Takumi e stilato una classifica dei titoli migliori, toccando brevemente l’argomento della caratterizzazione di Phoenix.

In questo articolo, esploreremo in dettaglio, a livello di scrittura, come la trasformazione del personaggio di Phoenix Wright, e in particolare la sua evoluzione da un avvocato di successo a una figura caduta in disgrazia e poi alla sua rinascita, rappresenti una delle transizioni più ambigue e sfidanti nel panorama dei videogiochi.

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Quando i modi di parlare dei personaggi creano magia

Nel mondo dei videogiochi, anime e manga, il linguaggio dei personaggi non è mai casuale. Alcuni personaggi si distinguono per un modo di parlare unico che cattura l’attenzione, arricchisce la narrazione e dona loro una personalità indimenticabile. Altri, invece, risultano stancanti o fuori luogo, finendo per appesantire inutilmente la storia. Ma cosa rende un modo di parlare particolare un elemento positivo anziché una fastidiosa distrazione?

In questo articolo esploreremo i punti di forza e le debolezze di questa caratteristica, con esempi pratici. Il punto chiave è che un linguaggio distintivo deve conferire un’”aura” speciale al personaggio, senza risultare forzato o diluire la narrazione. Se ben costruito, può diventare uno strumento narrativo potentissimo.

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