“Nel ruggito della spiaggia scossa dalle onde” di Edgar Allan Poe – Recensione

Edgar Allan Poe è un autore che non ha bisogno di presentazioni. I suoi contributi alla letteratura dell’orrore, di cui è stato uno dei capostipiti, sono ormai entrati da anni nella cultura popolare, rendendoli pressoché immortali e riconoscibili da chiunque. L’impatto dell’autore diventa ancora più evidente se si considera che molti scrittori, tra cui H.P. Lovecraft e Stephen King, sono stati influenzati dal suo lavoro e l’hanno omaggiato in più occasioni.

Nel ruggito della spiaggia scossa dalle onde” è un’antologia che racchiude alcune delle opere più belle e rappresentative di Poe, perfetta per approcciarsi al macabro mondo dell’autore statunitense. Edizioni Haiku ha selezionato con cura racconti e poesie in grado di suscitare nel lettore una curiosità morbosa, che lo spinge a divorare una pagina dopo l’altra. È chiaro fin dall’inizio che le cose non andranno a finire bene, ma la voglia di assistere all’evoluzione degli eventi e sapere di preciso cosa andrà storto non manca mai. Questo è vero soprattutto per i primi due racconti presenti nella raccolta: “Il cuore rivelatore” e “Il gatto nero”. Entrambi sono caratterizzati dalla presenza di un narratore inaffidabile, che nel corso della narrazione rivela una psiche sempre più fragile e disturbata. Il lettore vede tutto quello che succede nella storia attraverso gli occhi di questi personaggi al limite della pazzia, senza mai sentire la voce di qualcuno che possa mettere in dubbio la loro versione dei fatti. Ciò crea un’atmosfera malsana, che si intensifica sempre di più fino ad arrivare all’inevitabile climax.

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