Scrivere a quattro mani quando la morte risponde: dietro le quinte di Renascent – L’eco della morte

Scrivere a più mani è una di quelle esperienze che tutti consigliano con entusiasmo… salvo poi evitarle come la peste (parlo per esperienza diretta).
Perché non è solo una questione di stile: è una questione di controllo, di fiducia e, spesso, di ego.

Renascent – L’eco della morte nasce proprio lì, in quello spazio delicato in cui due voci devono convivere senza annullarsi.
Il romanzo è costruito a capitoli alternati: io sviluppo gli eventi dal punto di vista della detective Eva Halloway, mentre il caro Alessandro Bolzani egue il POV di Victor Fullard, protagonista dotato di un potere tanto semplice quanto disturbante: può far risorgere i morti.

Il tema centrale è, inevitabilmente, la morte.
Ma quello che ci interessava davvero era il dopo.

Due personaggi, due tensioni opposte

Victor ed Eva non sono solo due punti di vista narrativi: sono due idee di mondo che collidono.

Victor è riflessivo, cupo, spesso paralizzato dal peso delle proprie capacità. La resurrezione, per lui, non è un dono, ma una responsabilità ingestibile. Ogni ritorno alla vita è un errore che, poco alla volta, a ogni scoperta, si accumula.

Eva, al contrario, è una detective estremamente acuta, deduttiva, arrivista. In passato voleva essere un’influencer; appena entrata in polizia cercava visibilità, riconoscimento, notorietà. Non l’ha mai davvero ottenuta.
E questo la rode.

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Quando un personaggio imposto da altri viene divorato dalla storia

Ci sono personaggi che nascono per necessità narrative.
E poi ci sono personaggi che nascono per compiacere qualcuno.

Elise Méthot apparteneva alla seconda categoria.

Non è una colpa morale. È una colpa strutturale.

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Scrivere e condividere un universo: un’esperienza unica.

“The late James F. Bowman was writing a serial tale for a weekly paper in collaboration with a genius whose name has not come down to us. They wrote, not jointly but alternately, Bowman supplying the installment for one week, his friend for the next, and so on, world without end, they hoped. Unfortunately they quarreled, and one Monday morning when Bowman read the paper to prepare himself for his task, he found his work cut out for him in a way to surprise and pain him. His collaborator had embarked every character of the narrative on a ship and sunk them all in the deepest part of the Atlantic.”

Com’è possibile che sia potuta accadere una cosa simile, e quante probabilità ci sono che avvenga? Io sostengo che si tratti di un fenomeno molto comune, soprattutto tra autori disorganizzati, non in completa armonia o senza esperienza di scrittura in gruppo.

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