La Torino dell’occulto

Non solo residenze reali, piazze eleganti e un passato industriale: Torino nasconde anche un lato oscuro…

Elegante, austera, nobile: quando si pensa a Torino, le prime immagini che vengono in mente sono probabilmente quelle di lunghi portici, maestosi palazzi reali e deliziosi caffè storici. Tuttavia, il capoluogo piemontese nasconde un’anima mistica che può sfuggire agli occhi di chi si limita ad ammirarne la superficie.

Gli appassionati di occulto ed esoterismo trovano in Torino una meta di viaggio quasi obbligata; secondo la leggenda, infatti, la città si troverebbe all’esatta intersezione dei triangoli della Magia Bianca, insieme a Lione e Praga, e quello della Magia Nera, con Londra e San Francisco. Questa posizione strategica sarebbe stata scelta da Fetonte, figlio di Iside (la dea della magia), poiché la città sorge all’intersezione di due fiumi, il Po e la Dora. Secondo la leggenda, il Po rappresenterebbe il Sole e la mascolinità, mentre la Dora la Luna e la femminilità; unendosi, i due fiumi creano una forma a Y che simboleggia il bivio che porta, da una parte, verso il cielo, e dall’altra verso gli inferi. Inoltre, si crede che Fetonte volesse innalzare all’intersezione tra i due fiumi un culto al dio Api, che nell’iconografia egizia veniva rappresentato con le sembianze di un toro.

A causa di questa dualità, Torino sarebbe il centro di convergenza dei due tipi di magia, le cui tracce possono essere osservate in diversi punti della città. Il fulcro della Magia Bianca convergerebbe in Piazza Castello, e più precisamente nella cancellata che separa la piazza dalla Piazzetta Reale antistante Palazzo Reale. La cancellata venne costruita nel 1835-42 su disegno di Pelagio Pelagi, a sostituzione del Paviglione, incendiatosi alcuni anni prima, che aveva lo scopo di separare la pubblica piazza dall’area in cui avveniva l’ostensione della Sindone. Ciò su cui bisogna soffermarsi sono però le due statue in cima alla cancellata, realizzate da Abbondio Sangiorgio; esse rappresenterebbero Castore e Polluce, fratelli gemelli figli di Leda, anch’essi simbolo di dualità: Polluce, la cui divinità sarebbe rappresentata dalla stella che sorge sulla sua testa, sarebbe immortale come il padre Zeus, mentre Castore sarebbe mortale come il padre Tindaro.

La leggenda narra che sotto Piazza Castello ci siano tre grotte Alchemiche, luoghi di massima concentrazione di energia, e che re Umberto I fosse riuscito ad accedere a una di esse per vedere le sue peggiori paure materializzarsi pochi giorni dopo, quando venne assassinato a Monza.

Un altro centro importante per quanto riguarda la Magia Bianca è la Gran Madre di Dio, chiesa a pianta circolare ricordante il Pantheon di Roma che sorge sulla riva opposta del Po. Secondo la leggenda, con la presenza a Torino della Sacra Sindone ci sarebbe ragione di pensare che anche il Sacro Graal sia sepolto in qualche punto della città. A indicarne la direzione sarebbe lo sguardo di una delle statue di fronte alla chiesa; infatti, quella a sinistra, simboleggiante la Fede, regge un calice che potrebbe rappresentare il Sacro Graal, mentre la statua femminile a destra (la quale ha in fronte il triangolo con l’occhio divino, noto simbolo massonico) rappresenterebbe la Religione.

Spostandosi in un’altra piazza, Piazza Solferino, troviamo un’altra struttura a cui viene attribuito un significato mistico: si tratta della Fontana Angelica, la quale custodirebbe l’accesso alla “porta dell’infinito”, ovvero alla conoscenza senza limiti. Le due figure maschili, poste a formare al centro della composizione un rettangolo perfetto (la Porta dell’infinito, appunto), sarebbero Boaz e Jaquin, i due sostenitori delle colonne d’Ercole, guardiani della porta tra il mondo conosciuto e la conoscenza infinita. Quest’ultima è rappresentata dall’acqua, che sgorga dagli otri retti dai due personaggi. Le altre quattro statue rappresenterebbero invece le quattro stagioni: primavera ed estate quelle femminili, autunno e inverno quelle maschili.

Per addentrarsi nel fulcro della Magia Nera bisogna spostarsi a occidente, e più precisamente in Piazza Statuto, dove una volta sorgeva il patibolo (prima di essere spostato tra corso Regina Margherita e via Cigna). Nella piazza si troverebbe il punto esatto in cui Torino si congiunge con gli altri due estremi del triangolo della Magia Nera, Londra e San Francisco, e a indicarne l’esatta posizione è un obelisco sulla cui sommità si può vedere un astrolabio indicante il passaggio del 45° parallelo. Protagonista della piazza è la Fontana del Frejus, realizzata per commemorare i minatori che persero la vita durante la costruzione del traforo tra Italia e Francia. Le figure che si arrampicano sulle pietre sembrano voler ascendere alla cima, su cui svetta un angelo nero che in una mano regge una penna d’oca o una piuma (simbolo della conoscenza), mentre con l’altra mano sembra respingere le figure che cercano di raggiungerlo. L’angelo ha sul capo una stella a cinque punte, la quale potrebbe essere interpretata come un terzo occhio, e si tratterebbe nientemeno che di Lucifero, con lo sguardo rivolto verso est (presumibilmente verso la chiesa della Gran Madre). Secondo questa interpretazione, ai piedi della fontana si troverebbe la porta di accesso agli Inferi.

Poco lontano da Piazza Statuto si trova un altro luogo simbolo della Torino esoterica: si tratta del Portone di Palazzo Trucchi di Levaldigi in via XX Settembre 40, ora sede della Banca Nazionale del Lavoro e meglio conosciuto come Portone del Diavolo, il quale sarebbe stato creato dal Diavolo stesso per rinchiudere uno stregone. La sua unica colpa? Aver invocato il demonio inutilmente. Particolarmente inquietante è il batacchio, il quale rappresenterebbe il Diavolo con due serpenti che escono dalla sua bocca. La leggenda narra che nel 1600 il palazzo fosse la sede della prima fabbrica di tarocchi; e il caso vuole che a quel tempo il palazzo si trovasse al numero civico 15, il quale nei tarocchi simboleggia proprio il Demonio. A questo palazzo sono legate sparizioni in circostanze misteriose, coincidenze numerologiche e omicidi irrisolti.

Tracce diaboliche si possono osservare anche nel palazzo di via Lascaris 10, in cui ora sorge una banca ma in passato fu sede di una loggia massonica. Alla base del palazzo si aprono delle fessure a forma di occhi, chiamate appunto Occhi del Diavolo, probabilmente punti di illuminazione per i locali seminterrati.

Passeggiando per le vie del centro, se si presta la dovuta attenzione, si possono scorgere particolari più o meno evidenti dell’anima esoterica della città. La città mantiene un’aurea inquietante anche in tempi recenti, tanto da essere stata scelta da Dario Argento per le riprese di alcuni dei suoi capolavori: primo tra tutti Profondo rosso, ma anche Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio. L’aria mistica e affascinante di Torino attrae da sempre appassionati di esoterismo e dell’occulto, e crea i presupposti per leggende e racconti del mistero; quante di queste supposizioni siano vere, è difficile, se non impossibile, stabilirlo. E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante di Torino.

Autore: Irene Andreoni

Nata in Italia, adottata dalla Germania, sono ciò che si può definire un’”eterna ottimista”. Sogno di terre lontane, una libreria zeppa e una casa piena di gatti. Non necessariamente in quest’ordine. Traduttrice per formazione e per passione, per me le lingue rispecchiano la bellezza della diversità.

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