Dracula, Bram Stoker e il Sud Italia: un legame insospettabile

Dracula nell'omonima serie di Netflix, interpretato da Claes Bang

[A cura di Raffaello Glinni]

Nella nostra mente collochiamo Bram Stoker nel mondo anglo-irlandese, ma tale convinzione non corrisponde totalmente al vero.

La famiglia di Stoker, il padre Abram, la moglie e le sorelle, si era, infatti, trasferita a Napoli, dove il padre lavorava per vari nobili anglo-irlandesi. 

Il 12 ottobre  1876 in tale località il padre morì e fu seppellito nel cimitero di Cava dei Tirreni, sicché Bram raggiunse la madre e le sorelle lo stesso anno, e soggiornò in Sud Italia per tre mesi compiendo taluni viaggi in treno.

Di tali soggiorni sono rimasti alcuni appunti di viaggio, recentemente pubblicati nel libro “The lost journal of Bram Stoker” raccolti dal discendente diretto Drake Stoker.

Stoker raggiunse l’Italia e Napoli nel 1876 con una nave brigantino, dove conobbe un frate domenicano, di cui divenne amico. Dagli appunti di viaggio si deduce che di certo visitò con cura il centro storico e che effettuò un viaggio in treno sulla tratta Napoli-Foggia.

Sicuramente, quale scalo della nave, soggiornò nella città di Gaeta, dove ancora oggi alcuni anziani indicano il luogo in cui dimorò.

Di certo allo scrittore che proprio in quegli anni cominciava a pubblicare racconti del genere gotico, Napoli dovette apparire come un luogo esotico e ricco di misteri, e a questo punto è lecito indagare se qualche influenza ebbe tale viaggio nella redazione del celebre romanzo Dracula.

Bram Stoker

Occorre ricordare che molti scrittori del genere gotico furono influenzati da Napoli e il Sud Italia: dal libro “Il castello di Otranto” al celebre romanzo “Frankenstein“, nel quale il protagonista nasce a Napoli; mentre in uno dei più famosi romanzi sui vampiri che precedettero Dracula, il vampiro protagonista muore buttandosi nel Vesuvio.

La Shelley visse a Napoli, al civico numero 250 della Riviera di Chiaja, dal 1818 al 1819 con suo marito, il poeta sir Percy Bysshe Shelley.

Napoli è città legata anche ai vampiri: 150 anni prima del Dracula di Abraham “Bram” Stoker, un avvocato studioso del mistero, Costantino Grimaldi (1667/1750), nipote del Duca di Acerenza, scrisse un libro “Dissertazione sopra le tre magie” in cui parlava di vampirismo. Nel 1744, sempre a Napoli, viene pubblicata la “Dissertazione sui Vampiri” dell’Arcivescovo di Trani, Giuseppe Davanzati

Napoli compare nelle storie di vampiri anche grazie a “Varney il Vampiro“, un romanzo in fascicoli (220 puntate) scritto nel 1847 da Thomas Preskett con James Malcom Rymer.  

Napoli e il Sud quindi erano terra di misteri e, in effetti, la storia e la leggenda di Vlad Dracula non s’incrociano in Romania (Bram Stoker, non visitò mai la Transilvania), ma in Sud Italia.

A questo punto occorre evidenziare che proprio a Napoli è sita una delle location, giunte alla ribalta quale possibile luogo di sepoltura del celebre voivoda (ben 4.500.000 collegamenti su Google).

La storia ci dice che Dracula fu Principe di Valacchia e voivoda di Transilvania. Fu un valoroso e coraggioso stratega militare, un eroe nella difesa del suo Regno contro i Turchi, che gli valse il titolo di Crociato da parte del Papa; fu inflessibile con i suoi nemici, fra i quali alcune famiglie di Sassoni e Boiardi di Transilvania, che seppellirono vivo suo fratello e uccisero il padre, così da scatenare l’odio e la vendetta di Vlad, che ne fece poi strage.

Vlad Țepeș in un affresco del Castello Esterházy (XVII secolo)

Che cosa lega Dracula al Sud Italia?

Il suo stretto legame familiare con il Re d’Ungheria Mattia Corvino, il quale a sua volta sposò nel 1475 la figlia del Re di Napoli Elisabetta  D’Aragona, il cui segretario era Alfonso Ferrillo Duca di Acerenza.

Dracula era, infatti,  legato al Re Mattia Corvino d’Ungheria, per vincolo familiare quale marito della sorella del Re, (pur avendo con lo stesso una cointeressenza per il possesso della zona strategica della Dobruja – detta Misia Romana, sita in Romania, particolare importante ai nostri fini, poiché il simbolo lo ritroviamo nella cripta della cattedrale di Acerenza e sulla tomba di Napoli).

Il vero Dracula trascorse ben 12 anni alla Corte del Corvino, ed ebbe sicuramente contatti con la Corte Aragonese nel 1475.

Nella guerra contro i Turchi, avvenuta nel suo secondo regno del 1462, Dracula ebbe a infliggere, pur in inferiorità numerica, alcune vittorie clamorose contro i Turchi, il che provocò una potente controffensiva musulmana, in grado di arrivare anche in Ungheria.

 Il Re Corvino, preoccupato da tale situazione, (per altro allo stesso erano arrivate molte proteste dei Boiardi di Transilvania perseguitati da Vlad), fece in modo di ritirare dalla scena Vlad. Con false accuse di tradimento lo fece arrestare per 7 giorni a Mediasch – Ungheria – nelle segrete della fortezza della Chiesa di Santa Margherita di Antiochia, per poi liberarlo a seguito di un accordo con obbligo di soggiorno in Ungheria, e da ultimo a Buda.

Il tutto era finalizzato a un armistizio di fatto con i Turchi, facendo ascendere a trono di Valacchia il fratello di Dracula, Radu il bello, poiché lo stesso non era inviso né ai Turchi né ai Boiardi di Transilvania, creando così uno stato cuscinetto per il regno d’Ungheria.

Dracula fu quindi ospite forzato dal 1462 al 1475 del Corvino, il quale però gli dette in sposa una sua stretta congiunta a garanzia e suggello di un eventuale ritorno al potere, ben conoscendo le doti strategiche e militari di Vlad, in caso di caduta del fratello Radu e quindi dello stato cuscinetto con i Turchi, situazione che poi effettivamente si realizzò.

Occorre quindi spostare la nostra attenzione su Napoli e Acerenza.

Nel 1475 Mattia Corvino Re d’Ungheria si unisce  in matrimonio con la figlia del Re di Napoli, Beatrice D’Aragona, di cui era segretario proprio Alfonso Ferrillo, Signore di Acerenza. A celebrare il matrimonio per procura a Napoli fu delegato un misterioso Voivoda di Transilvania, e Dracula ben conosceva l’italiano.

Come sopra detto, Vlad Dracula era legato al Re D’Ungheria Mattia Corvino anche da vincoli familiari, poiché aveva sposato una stretta parente, sicché i figli di Dracula erano anche nipoti diretti oltre che di Mattia Corvino, anche della d’Aragona.

E tale unione la ritroviamo esplicitata in maniera precisa proprio negli affreschi siti nella Cripta della Cattedrale di Acerenza, dove nell’affresco detto della 12esima notte, compaiono tutti i personaggi fin qui elencati, proprio come era d’uso in quel periodo storico.

Il matrimonio nel 1476, tra i D’Aragona e i Corvino, fu concordato per unire i regni nell’ottica della difesa contro l’Impero Turco, in fase di forte espansione, che minacciava entrambi i regni tant’è che nel 1480, la città di Otranto in Puglia fu oggetto di conquista e di un celebre massacro degli abitanti da parte degli Ottomani, e in tale ottica ebbe parimenti a concordarsi il matrimonio tra la figlia di Vlad Maria e il figlio del segretario della D’Aragona Mattia Ferrillo.

Da evidenziare che i D’Aragona, i Corvino e i Dracula erano poi membri dell’Ordine del Dragone, un patto militare di mutuo soccorso e assistenza contro i Turchi.

Tutti erano, infatti, legati dall’appartenenza all’ordine del Drago, cui apparteneva Giorgio Castriota Skanderbeg (amico del padre di Dracula), insieme ad altri ventisei membri di altissimo lignaggio quali re Alfonso V d’Aragona e suo figlio Ferrante, il principe Vitovd di Lituania, il duca Ernesto d’Austria, Cristoforo III duca di Baviera e re di Danimarca, Svezia e Norvegia e Vlad Tepes Dracula.

Stante l’unione dei regni e il patto del Drago, ben poteva una figlia di Dracula nonché nipote del Re Corvino essere destinata in sposa al Conte Matteo Ferrillo, figlio del Segretario della D’Aragona di Napoli moglie del Corvino.

A questo punto compare la principessa Maria Balsha (o meglio Walsha: Balsha significa, infatti, di Valacchia), ritenuta la figlia di Dracula.

Mattia Ferrillo era Signore di Acerenza, in Basilicata, e le cronache storiche riportano che tutti i notabili del paese di Acerenza furono invitati al matrimonio tra i regnanti Corvino e D’Aragona nel 1475, celebrato dal Voivoda di Transilvania, con ogni probabilità proprio a suggello del futuro matrimonio del conte con Maria Balsha.

Il Re D’Aragona aveva poi la necessità di rinnovare i nobili del Regno, poiché molte famiglie nobili locali lo avevano tradito appoggiando una rivolta a favore del Re Di Francia, sicché l’immissione di nobiltà straniera era un’ovvia garanzia di strategica sicurezza.

La figlia di Dracula, nipote di Mattia Corvino e della D’Aragona, si trasferì all’età di circa 6 anni, tra il 1479/80 a Napoli (si disse orfana e riteniamo ciò a seguito della scomparsa in battaglia, nel dicembre 1476, del celebre padre Vlad), e passò sotto la tutela di Isabella  Del  Balzo D’Aragona (moglie di Re Ferrante) in attesa del matrimonio. 

A condurla in Italia, proveniente proprio dall’Ungheria, fu il Ferrillo con una propria nave, insieme alla Vedova di Skandeberg, Andronica Comemna, appartenente a una famiglia discendente degli Imperatori di Costantinopoli, legata ai Dracula da diversi matrimoni e ciò in quanto gli stessi, insieme a Skandeberg, sembravano tra i pochi in grado di sconfiggere l’Impero Ottomano.

Nel 1475, Radu il bello fu spodestato da un Voivoda simpatizzante dei Turchi; il Corvino reinsediò quindi Dracula sul Trono di Valacchia, mettendolo al comando di un esercito, che si scagliò contro i Turchi, insieme a Stefano di Moldavia e Brancovic, despota di Serbia.

Durante una battaglia nel dicembre 1476, Dracula scomparve, forse ucciso: mai si trovò il suo corpo. La leggenda lo vuole sepolto a Snagov, un’altra riporta come la sua testa fosse stata affissa su di un palo a Istanbul ma nulla è certo.  

Ciò premesso la nostra attenzione si sposta nel Regno di Napoli.

Come sopra detto, la presenza di membri della famiglia di Dracula nel Regno di Napoli ben potrebbe essere la logica conseguenza degli stretti rapporti tra i regni che derivano dal matrimonio celebrato a Napoli del 1476 fra Mattia Corvino Re d’Ungheria e la figlia del Re di Napoli, Beatrice D’Aragona, di cui era segretario Alfonso Ferrillo, Signore di Acerenza.

Ferrante D’Aragona aveva per altro tutto l’interesse a far sostituire o inserire nobiltà a Lui devota in Sud Italia, poiché quella presente aveva già fomentato delle rivolte (celebre la rivolta dei Baroni in favore dei D’Angiò di Francia).

Quanto a Maria, il trasferimento doveva avvenire con la dovuta riservatezza, poiché la stessa era probabile obiettivo di vendetta dei potenti Boiardi Sassoni della Transilvania, nemici giurati di Vlad, presenti anche in Italia e molto legati alla chiesa cattolica.  

Sotto altri profili si doveva tener conto per la sinistra fama del padre, oggetto di una delle prime campagne stampa diffamatorie del mondo tramite due libri pubblicati dai Sassoni alla fine del 1400, in cui veniva descritto come un pazzo sanguinario.

Pur essendo evidente il suo status di Principessa, palesò di rado la sua origine, qualche cronista ipotizzò che fosse la figlia di una sorella di Andronica, come dopo meglio si dirà.

La principessa Maria, sposata al Ferrillo, fu di casa ad Acerenza, ebbe a riparare con ingente spesa (24.000 ducati) la cattedrale (anche Vlad in patria fu un grande restauratore di Chiese e conventi), danneggiata da un terremoto, realizzando nella cattedrale, come era tipico all’epoca, un ciclo pittorico celebrativo della sua vita nella cripta con espliciti riferimenti al padre Vlad, a Mattia Corvino, a D’Aragona e all’Ordine del Dragone (vennero utilizzati negli affreschi i colori ufficiali dell’ordine), nonché alla zona della Dobruja in Romania, che, come sopra detto, era di pertinenza dei Dracula.

Da notare lo specifico affresco nella cripta detto della 12esima notte dei Re Magi (il riferimento è la stella cometa, che era proprio il simbolo dei Dracula, in quanto lo stesso assunse il regno nel 1456 in occasione del passaggio di una cometa, simbolo usato anche sul gioiello di famiglia) dove compaiono tutti i protagonisti della vicenda in ordine di importanza.

A Napoli, dove i Ferrillo possedevano molte proprietà ed un palazzo posto di  fronte al c.d. chiesa delle anime del Purgatorio, fu quindi realizzata una tomba monumentale per un membro militare importantissimo dell’Ordine del Dragone, visto l’esplicito riferimento del simbolo ivi presente, che poco si concilia con la natura dei Ferrillo, che erano notai e segretari del regina d’Ungheria.

Nel regno di Napoli il cimiero con il drago fu, infatti, conferito dal Re D’Ungheria a Ferrante d’Aragona come simbolo dei cavalieri dell’ordine per il regno di Napoli, e lo stesso compare ancora oggi sulla Cattedrale di Acerenza e sulla tomba di Napoli di Santa Maria la nova .

Accanto alla lastra tombale di Napoli appare poi un’eccezionale scritta in codice segreto con caratteri misti in slavone e rune transilvane, secondo molti studiosi un codice miliare (simile ad esempio a quello utilizzato da Borgia), anche se è chiaramente leggibile la scritta Vlad di Valacchia.

La scritta è stata oggetto di analisi scientifiche, che ne hanno certificato la storicità coeva alla tomba, cui sicuramente accedeva, ed unica parola che si legge agevolmente è la scritta VLAD DI VALACCHIA.

A questo punto occorre infine evidenziar un testo scritto del 1531, in ambito ufficiale, nel quale dovendo dare atto dei possedimenti in dote alla figlia di Maria Balsa, Donna Beatrice Ferrillo, in sposa del Principe Ferdinando Orsini, viene indicata esplicitamente la Romania.

Fatte queste premesse storiche, passiamo a Bram Stoker

Come detto, Stoker non chiarì mai dove avesse avuto l’ispirazione, ci indica solo che l’idea sorse dopo una cena a base di granchio e relativa notte insonne, sicché diretto è il riferimento ad una città di mare, che ben potrebbe essere Gaeta o Napoli .

Proprio agli anni ‘70 risalgono le prime novelle gotiche pubblicate da Stoker, sicché è certo che all’epoca vi era già interesse quale scrittore di storie esoteriche.

Della permanenza dello scrittore a Napoli dove arrivò proprio nel 1876, esistono alcune annotazioni di viaggio, ed è certo che egli compì un viaggio in treno nel 1876 sulla linea Napoli – Foggia, e che attraversò le aspre montagne tra la provincia di Avellino e quella di Potenza, ed è certo che proprio gli appunti di quel viaggio, con le descrizioni dei carriaggi, dei luoghi desolati, dei boschi abitati dai lupi, siano stati utilizzati per descrivere la Transilvania, zona che di contro Stoker non vide mai.

È certo che Stoker girò a lungo nel centro storico di Napoli, poiché vi sono annotazioni di viaggio specifiche su vicoli e zone della città.

Stoker potrebbe essere stato attirato proprio dalla tomba napoletana, dal grande Drago e dai simboli ivi rappresentati, ivi condotto proprio dal suo amico, un monaco dell’ordine dei Domenicani.

Com’è noto, Stoker fu membro dell’organizzazione ermetica Golden Dawn e ben conosceva i simboli egiziani (scrisse un libro su un’antica regina egiziana con una storia molto simile al film “La Mummia”) e ciò anche per aver frequentato il padre di Oscar Wilde, noto professore universitario e celebre egittologo.

Il simbolo delle tre stelle, presente sul blasone iscritto sulla tomba Napoletana è il geroglifico che indica: colui che non muore.

Nel Blasone di Napoli la stella centrale è volutamente rovesciata (diventa il simbolo del diavolo e Dracula vuol dire anche Diavolo) e ciò ad indicare la sepoltura di qualcuno che ha avuto problemi con la Chiesa.

Coincidenze? Di sicuro Stoker vide la tomba di Napoli e ne decifrò le scritte egiziane, lì utilizzate com’era uso del tempo dal Conte Ferrillo (grande esperto del settore chiamato per questo il conte Archeologo) ed è da domandarsi come mai lo scrittore prese un treno proprio per l’entroterra lucano.

Molto intrigante la questione dei nomi dei simboli ed i richiami utilizzati nel libro Dracula.

L’uso di nomi e località nascosti e simbolici era utilizzato anche per difendersi da eventuali plagi, in caso di successo del libro. 

In tale contesto è noto e confermato da tutti i critici, l’uso simbolico dei nomi nel romanza Dracula: il protagonista Abram Van Helsing, che unisce la scienza con la conoscenza dell’occulto per sconfiggere Dracula, porta il suo stesso nome, ed hel sing significa anche “cantore dell’Inferno “.

 Le protagoniste sono Mina Murray e Lucy Westenra.

Unendo i nomi Lucy e Mina esce fuori il nome latino “lux mina” “luce o stella del mattino” termine noto ai templari ed alla Chiesa per indicare taluni santuari dedicati alla Madonna del Mattino, ma anche stella del mattino (pianeta venere), nomi ben noti agli esoterici adepti della Golden Dawn.

Con tale termine si poteva indicare ovviamente la stessa Lucania (la cui etimologia significa luce nuova quindi luce del mattino) ed anche il nome della chiesa napoletana di Santa MARIA LA NUOVA, dove è sita la presunta tomba di Dracula, poiché la stella del mattino (il pianeta Venere) veniva chiamata proprio luce del mattino quale Santa  Maria la Nuova Luce.

Mina Murray è poi l’esatta traslazione del nome MARIA DI MURO, esattamente il nome di Maria di Balsa la contessa di Muro, e presunta figlia di Dracula.

Lucy Westenra (nel mondo celtico westerna significa tramonto alias purgatorio, poiché è la situazione intermedia tra giorno e notte e similitudine alla zona tra il paradiso e l’inferno), corrisponde come storia narrata, alla storia napoletana di Lucia del Purgatorio, che riguarda una ragazza morta il giorno del matrimonio, il cui cranio vestito da sposa è in mostra nella Chiesa delle anime del Purgatorio a Napoli, chiesa che è ovviamente posta proprio di fronte il Palazzo Ferrillo Balsha, storia cui ebbe accesso Stoker.

Nel libro poi è menzionata specificatamente la località di Acerenza: Acheruntia.

Nel romanzo, Renfield, uno dei protagonisti, (l’uomo che simbolicamente aspira all’immortalità) nel raccontare dove avesse incontrato Dracula menziona specificatamente Acheruntia, nel senso di farfalla testa di morto appartenente alle sfingidi, ed a questo punto basta verificare la lastra tombale di Napoli dove compaiono due sfingi, con al centro una testa di morto, il tutto a forma  di farfalla. 

Dracula nell’omonima serie di Netflix, interpretato da Claes Bang

Nel libro Dracula compare l’abbazia in rovina di CARFAX; il tutto trova perfetta corrispondenza con la storia narrata nei dipinti della Cattedrale di Acerenza, in quanto la figlia di Dracula comprò effettivamente la cattedrale distrutta dal terremoto, ed il nome Acerenza (che significa sasso-rupe di Cher) è addirittura identico al nome celtico di Carfax (sasso di Cher).

È non è finita: all’ingresso della Cattedrale di Acerenza ci sono due statue di Draghi che succhiano dal collo il sangue ad un uomo ed una donna.

 Il ciclo degli affreschi della cripta è poi identico alla trama del libro Dracula; due sposi cui si oppone un uomo drago, che sconfitto dalla donna, torna nella forma umana alla luce del Signore .

 E, infine, incredibilmente nel rilievo che rappresenta Dracula/il drago, compaiono in evidenza i celebri denti canini.

Alla base di una colonnina della cripta vi è addirittura la rappresentazione di un uomo che si trasforma in un mostro/lupo/ vampiro.

A condurre Stoker ad Acerenza il prosieguo della sue ricerche sulla tomba napoletana forse ispirate da un suo amico, monaco dei Domenicani conosciuto durante il viaggio, oppure ben potrebbe aver letto un libro di Enriquette Roche, una scrittrice gotica irlandese, il cui nome è “Il fratello ritrovato” pubblicato nel 1806, che parla incredibilmente di un grande condottiero sepolto sotto la Cattedrale di Acerenza.

Riassumendo, una pista italiana da seguire e da esplorare, e del resto fu lo stesso Stoker a creare il mistero.

Raffaello Glinni

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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