Brain on Fire (2016) – Recensione

Brain on Fire è un film drammatico autobiografico del 2016 diretto e scritto dal regista irlandese Gerard Barrett. Il film è basato sul libro di memorie di Susannah Cahalan Brain on Fire: My Month of Madness e interpretato da Chloë Grace Moretz, Jenny Slate, Thomas Mann, Tyler Perry, Carrie-Anne Moss e Richard Armitage.

Il film comincia con un breve flash forward che ci mostra Susannah in uno stato catatonico, sofferente, in un letto d’ospedale.
Il flash forward si interrompe. Susannah è una giornalista per il The New York Post, fidanzata con Stephen. La sua vita sembra andare per il meglio: ha il lavoro, degli amici e un ragazzo che la ama.
Tuttavia, nel bel mezzo della sua festa di compleanno, ha un breve episodio di spacing out. Per un istante, un brevissimo istante, perde la cognizione della realtà. Per quanto breve, Susannah non si preoccupa.

Tuttavia, questi momenti cominciano a farsi sempre più frequenti. Sempre più violenti.
Sia a lavoro in redazione, sia con le persone a lei vicine, Susannah ha dei momenti in cui perde la capacità di concentrarsi, di pensare. Qualsiasi rumore la infastidisce e la distrae, fino ad arrivare a fortissime emicranie, smarrimento, perdita di memoria. Alterazioni del tutto casuali dell’umore, del pensiero.
Susannah inizia a perdere se stessa, la propria identità, e le persone che le stanno attorno liquidano il tutto come stress da lavoro, troppa fatica, cambio di routine rispetto a quando viveva con i genitori.

Naturalmente non è nulla di tutto ciò, e la prima ad accorgersene è sua madre, che dirà che “non è lei”, non è Susannah.

Le mie impressioni

Non esistono abbastanza aggettivi positivi e complimenti che io possa fare alla regia, agli attori e alla sceneggiatura per iniziare a descrivere la qualità di questo film.

La recitazione di Chloë Grace Moretz è palpabile, angosciante, assolutamente realistica. La sua interpretazione di Susannah, nel momento di perdita di se stessa, è incredibile. Gli sbalzi umorali da lei rappresentati, i suoi sguardi di sofferenza e confusione, il crescente disagio e dolore avvertito dalla ragazza, il suo terrore, fino ad arrivare al suo stato catatonico, è pura arte della recitazione.

Il film accompagna la storia e i sintomi sempre più violenti della ragazza con suoni disturbati e intrusivi, sibili, distorsioni visive a rappresentare il mondo spezzato di Susannah.
Questi effetti sonori si vanno lentamente a mescolare con la realtà quotidiana di Susannah. In una scena lei prova a suonare il pianoforte, ma le note che lei ascolta sono distorte, rovinate.

Brain on Fire mostra anche degli aspetti della medicina moderna: le risposte non sempre esistono, ed è facile accusare medici e dottori di non essere in grado di “fare il proprio lavoro”, in un momento di terrore. Ed è altrettanto facile che alcuni dottori liquidino la sintomatologia di un paziente con spiegazioni raffazzonate e approssimate. Ma non sempre è così.
Dei medici hanno dato a Susannah la possibilità di vivere ancora. Le hanno salvato la vita.

Un film commuovente, angosciante, basato su una storia vera, rappresentata alla perfezione.

Classificazione: 5 su 5.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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