Deumanizzazione del personaggio: Parasyte – The Maxim vs Death Note

Parasyte – The Maxim e Death Note sono due serie differenti. Eppure, per alcuni punti di vista si somigliano.
In particolare, il processo di deumanizzazione dei rispettivi protagonisti, Shinichi Izumi e Light Yagami.
In scrittura creativa, la deumanizzazione è una delle possibili strade che un personaggio può intraprendere. A seguito di orribili circostanze, o ancora per via di determinate scelte, un personaggio può perdere la propria compassione, la propria empatia verso il prossimo, divenendo freddo, distaccato, con un codice morale meno rigido rispetto a com’era prima.
Lo scopo di questo articolo è mettere infatti a confronto i protagonisti delle due serie, osservando come il processo di deumanizzazione sia avvenuto.

Parasyte – The Maxim

In Parasyte – The Maxim, il protagonista, Shinichi Izumi, viene improvvisamente messo di fronte a un’invasione di parassiti mutanti, di cui lui stesso è vittima.
Shinichi diventa ben presto, infatti, il corpo ospite del parassita Destry, con cui è costretto a convivere e collaborare per sopravvivere agli altri parassiti.

La perdita di umanità di Shinichi è graduale.
I numerosi omicidi di cui è testimone, fino ad arrivare a quello della madre, uno dei punti di svolta della trama, erodono lentamente il buon cuore del giovane protagonista, rendendolo violento, con meno freni.


Shinichi viene poi trafitto dal parassita che abita il corpo della madre, e Destry, per salvarlo (e salvarsi) è costretto a diffondere le proprie cellule nel suo corpo.
Shinichi perde così alcune sue parti umane. Tuttavia, proprio a cominciare da questo momento inizia la sua disperata lotta per mantenere vivi la sua identità e il suo cuore.
Il ragazzo non sembra più in grado di versare lacrime, e molte sue scelte appaiono razionali anziché emotive o istintive. Ad esempio, la scena in cui butta il cadavere di un cane in un bidone della spazzatura, anziché scavargli una tomba – scena che sconvolge la sua compagna di classe Murano.
I suoi occhi, il suo sguardo si fanno distanti.
In questo caso, il cambiamento di Shinichi incide proprio con la perdita di sé, della propria fisicità.

Tuttavia, Shinichi non è inconsapevole delle proprie mutazioni – tutto il contrario.
Avverte su di sé i propri cambiamenti, li analizza. Ci riflette, a lungo.
E proprio il rendersene conto lo spinge a rimanere attaccato con forza ai propri sentimenti e ai propri legami affettivi – come Murano e sua madre.

Non è tutto: verso i ¾ della storia, il lettore viene sorpreso con alcune rivelazioni.
Il confronto finale con il personaggio di Reiko Tamura, che fino a quel momento era stata vista solo come uno dei tanti parassiti da Shinichi, addirittura una dei più pericolosi, apre gli occhi al giovane ragazzo.
Il parassita, infatti, con in braccio il figlio concepito a inizio storia, viene colpito a morte da degli agenti di polizia.
In quel momento, dà la priorità alla sopravvivenza del piccolo anziché alla sua vita, e proprio questa immagine colpisce in modo significativo Shinichi.

Il ragazzo si rende conto che i parassiti non sono esseri solamente malvagi, ma capaci, entro determinate circostanze, di iniziare a provare affetto, come gli esseri umani.
Il suo processo di deumanizzazione, da questo momento in poi, subisce un’inversione.
Sebbene non tornerà mai più lo Shinichi di prima, i suoi sentimenti, il suo attaccamento alla vita e al prossimo, così disperatamente mantenuti intatti, riprenderanno a brillare con più forza e più convinzione.

Death Note

Death Note inizia con la premessa di uno studente modello, Light Yagami, che si ritrova tra le mani la capacità di uccidere qualsiasi persona di cui conosca il volto e il nome, tramite un quaderno della morte.
Naturalmente Light, all’inizio, non crede che tale quaderno funzioni veramente – ma sperimentandolo su un indiziato mostrato in televisione, scopre che i suoi effetti sono veri e autentici.
Viene poi raggiunto dallo shinigami Ryuk, il proprietario del quaderno, che si limiterà a fare da spettatore alle sue azioni.
In questo caso, a differenza di Shinichi, si potrebbe dire che Light non è una vittima, in quando decide liberamente, dopo i primi due omicidi, di continuare a usare il quaderno della morte.
Non per necessità o per pericolo, ma, come comprenderemo man mano, per un mix letale di megalomania, gusto di uccidere e noia.
La perdita di umanità, in questo caso, è parecchio rapida. Il fatto che Light si convinca rapidamente di “essere nel giusto” potrebbe indicare un risveglio della propria natura, trattenuta o rimasta celata nel corso di tutta la sua vita, dietro la facciata dello studente modello.

La sua capacità di provare affetto rimane simile e inalterata.
Light non mostra alcun interesse verso le donne o le amicizie in generale.
Non fa che sfruttare Misa Amane o Kyomi Takada, in modo così subdolo che solamente quest’ultima, e soltanto in punto di morte, se ne rende conto.
L’unica forma visibile di affetto la dimostra verso la propria famiglia, comunque vittima dei suoi inganni.

Per quanto Ryuk lo segua e sia un testimone e compagno, non condiziona né influenza in nessun modo le azioni di Light. Ogni scelta di quest’ultimo è sua e puramente consapevole. Differentemente da Parasyte, il rapporto tra uomo-mostro non altera in nessun modo il carattere del primo.
Alcuni shinigami dimostrano capacità di provare affetto, di amare, ma questo non è mai motivo d’interesse – se non puramente pratico – per Light.

La capacità di Light di controllare le proprie emozioni è assoluta, perfetta, al contrario di quella di Shinichi.
Mai si scompone, mai mostra la propria rabbia nelle sconfitte, mai mostra la propria felicità nelle vittorie.
Il personaggio ha perso la propria umanità – o meglio, si è risvegliato il suo “vero io” nel momento in cui ha avuto accesso a un’arma da usare e sfruttare.
Tale “vero io” non ha fatto altro che emergere sempre più in superficie, fino alla propria, inevitabile sconfitta, dove esterna tutto ciò che ha trattenuto e nascosto.

[Tengo a ringraziare la mia fidanzata Emanuela Notarangelo non solo per la splendida idea per questo articolo, ma anche per avermi aiutato a redigerlo fornendomi molti spunti interessanti e lavorando insieme in diretta streaming]

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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