Rule of cool, che cos’è? E come si utilizza?

Lo abbiamo ripetuto fino alla nausea: la sospensione dell’incredulità è importante. Se lo scrittore inizia a infrangere, una dopo l’altra, tutte le regole che ha introdotto nel libro, per il lettore diventa difficile continuare a prendere sul serio la storia o preoccuparsi per la sorte dei personaggi. In linea generale, dunque, chi scrive deve stare attento a non contraddirsi, evitare eventi che cozzano con le premesse del racconto e rispettare l’intelligenza di chi andrà a leggere la sua opera. In alcuni casi, tuttavia, diventa possibile deviare un minimo da questa condotta e mettere in pratica la cosiddetta “Rule of Cool”.

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Gestire le scene affollate in narrativa

Una di quelle situazioni più tediose da gestire, in una storia, è quella in cui, ad esempio, ci ritroviamo in una scena con una decina abbondante di personaggi e l’impegno a doverli gestire uno ad uno.

Si presentano immediatamente due problemi nello scrivere tali scene:

  1. La difficoltà di dover far fare qualcosa a così tanti personaggi, quasi creando una “lista della spesa/to do list”,
  2. I personaggi non gestiti rischiano di apparire immobili e fermi nello spazio.

Come possiamo quindi fare per evitare tali problematiche, senza rinunciare, per motivi di trama, a una scena necessariamente affollata? Ecco alcuni suggerimenti a seguire.

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Il “Worf Effect”: ridicolizzare un personaggio per esaltarne un altro

Vi è mai capitato, vedendo un anime, uno show televisivo, in un videogioco ecc. di assistere a una scena in cui un personaggio amato dai fan, dignitosamente sviluppato e ben integrato nella serie viene improvvisamente ridicolizzato in battaglia, o comunque nel campo d’interesse, da una new entry, in particolar modo un villain o un antagonista? Siete mai stati irritati nell’assistere a tale scena?
Bene, questo è il cosiddetto “Worf Effect“, uno dei fenomeni negativi, assieme, ad esempio, alla flanderizzazione, cui raccomando caldamente ogni scrittore di fare attenzione.

Nella speranza di rendere interessante, pericoloso o comunque esaltare un nuovo personaggio, si tenta di costruire una scena in cui tale personaggio si produrrà in azioni clamorose. Si incappa quindi nell’errore di “sacrificare” un altro personaggio che l’autore ritiene meno utile, o comunque “ridicolizzabile”, per così dire.
Vediamo un Superman facilmente sconfitto da una nuova minaccia aliena, un Dr. Octopus mettere al tappeto Hulk senza difficoltà, e così via.

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Ma come meme lo dici?

A tutti piacciono i meme.
O per lo meno vedendone uno hanno riso. Oppure mentono.

A meno che non si viva sotto un sasso o si decida di meditare nel deserto per giorni senza alcun contatto col mondo esterno, quando si dice ‘meme’ si ha ben presente cosa sia. Ed è questo il loro grande potenziale: oltre alla risata c’è di più. Che li si trovino normie o dank al punto giusto, i meme fanno molto più che inclinare all’insù la bocca tanto che molti hanno iniziato a vedere in loro delle vere e proprie opere d’arte – con buona pace dei critici amanti della tradizione.
Devono tutto alla loro universalità e alla loro capacità di veicolare in modo coeso un messaggio ben preciso capace di andare ben oltre le barriere linguistiche. Come spiega la storica dell’arte Valentina Tanni, infatti, “il meme è un linguaggio artistico, un processo collettivo di appropriazione e manipolazione di altri mondi dove le persone modificano ogni volta il significato di un’immagine”. Non male per un meme.

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Storie plot-driven e character-driven: quali sono le differenze?

Si tende spesso a suddividere le storie in due macrotipologie: “character-driven” e “plot-driven”. Come suggeriscono i nomi, in un caso si tende a porre in primo piano i personaggi e i loro conflitti interiori, mentre nell’altro sono gli eventi che si susseguono a fare la parte del leone. Entrambi gli approcci possono portare a dei risultati più che dignitosi, a patto che lo scrittore riesca a evitare alcune trappole piuttosto insidiose e a trovare il giusto equilibrio tra gli elementi che compongono il racconto.

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Un manoscritto di mano in mano ft. Progetto Scrittura – Michela Alfano, Sara Coradduzza, Mariana Magrotti, Beatrice Spada

Benvenuti! Per quest’occasionale speciale abbiamo non una, non due persone, ma un’intera agenzia letteraria che si è offerta di dedicarsi a quest’intervista!
Quindi, prima di tutto, grazie di cuore per la vostra partecipazione, Michela, Sara, Mariana e Beatrice. Il blog Pillole di Folklore e Scrittura è onorato e felice di potervi ospitare.
Volete iniziare presentandovi, e spiegando in cosa consistono i vostri ruoli, e di cosa si occupa l’agenzia più nel dettaglio?

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La solitudine in scrittura creativa

Caratterizzare un personaggio non è un’impresa facile: spesso bisogna bilanciare aspetti positivi e negativi, al fine di creare una figura complessa, sfaccettata e credibile.
Uno di questi aspetti che ho sempre trovato interessante, in un personaggio, è quello della solitudine.
I motivi per cui un personaggio può essere solo possono essere molteplici: è rimasto orfano perché i suoi genitori sono stati uccisi, è vittima di bullismo, si isola perché non riesce a rapportarsi alle altre persone, ha paura di mostrare chi è veramente, eccetera.

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Le critiche: considerazioni e come gestirle

Ogni lavoro è soggetto a critiche altrui: da quelle più costruite e profonde, a quelle più superficiali.
Esporre la propria arte significa inevitabilmente esporsi al fuoco delle critiche e dovervi sopravvivere.
In questo articolo, svilupperò alcune considerazioni su fatti avvenuti e racconterò alcune mie personali esperienze.

Reazioni di autori alle critiche

Il consenso generale è che un autore capace resti imperturbabile dinanzi a una critica, e anzi la sfrutti per migliorarsi. Tuttavia, non sempre è così facile, essendo un autore legato, spesso e volentieri, al proprio lavoro.
Jacqueline Howett, l’autrice di The Greek Seaman, è un esempio di questo fenomeno.

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Deumanizzazione del personaggio: Parasyte – The Maxim vs Death Note

Parasyte – The Maxim e Death Note sono due serie differenti. Eppure, per alcuni punti di vista si somigliano.
In particolare, il processo di deumanizzazione dei rispettivi protagonisti, Shinichi Izumi e Light Yagami.
In scrittura creativa, la deumanizzazione è una delle possibili strade che un personaggio può intraprendere. A seguito di orribili circostanze, o ancora per via di determinate scelte, un personaggio può perdere la propria compassione, la propria empatia verso il prossimo, divenendo freddo, distaccato, con un codice morale meno rigido rispetto a com’era prima.
Lo scopo di questo articolo è mettere infatti a confronto i protagonisti delle due serie, osservando come il processo di deumanizzazione sia avvenuto.

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L’utilità delle ripetizioni

In un articolo precedente, Alessandro ha affrontato la questione dei refusi.

Ma in taluni casi, quelli che possono sembrare refusi, possono essere invece potenti strumenti da usare strategicamente in scrittura creativa: uno di questi è la ripetizione.
Ripetere una parola crea sovente frasi non orecchiabili, dando potenzialmente la brutta impressione di essere recitate da un robot anziché un essere umano.

Per esempio: “ciao, ieri ho mangiato il gelato. Il gelato era molto buono”.
Verrebbe istintivo correggere: “ciao, ieri ho mangiato il gelato. Era molto buono”, e sarebbe corretto.
Tuttavia, questo, in narrativa, non sempre è corretto e si deve applicare a tutto.

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