Dalla regia a noi ft. Alessandro Amantini

Benvenuti! Per questo articolo d’intervista, abbiamo come ospite uno degli amministratori di A&A Production, un portale che si dedica di far conoscere le opere amatoriali. Intendiamo quindi opere realizzate tramite il Video Editing (cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi), il Photo Editing, la scrittura, il disegno e la creatività in generale.

Alessandro si occupa di cinema e cortometraggi amatoriali, argomenti peculiari che ho voluto immediatamente approfondire.

Dunque, Alessandro, prima di tutto ti do il benvenuto e ti ringrazio per la partecipazione! Come prima domanda, vorresti spiegarci qual è, il tuo lavoro, in particolare, e quando e come è nato il tuo interesse?

Salve Gabriele. Grazie a te per l’invito e per l’interesse mostrato. L’obiettivo della A&A Production (di cui sono cofondatore insieme a mia sorella Giorgia Amantini) è quello di far conoscere la nostra produzione artistica in puro stile amatoriale. Uso il concetto di “produzione artistica” in quanto l’intrattenimento che forniamo spazia in diversi ambiti del comparto cinematografico come recensioni, realizzazioni proprie di cortometraggi, musica inerente al comparto soundtrack e progetti comuni vari (disegno e realizzazioni multimediali).  Riguardo l’interesse e il lavoro, li ho sempre considerati due concetti separati ma consecutivi. L’interesse è la passione e con quella ci nasci. Il lavoro è il dedicarti a quella passione e con quello ci cresci professionalmente.

Ora, sono curioso: realizzando cortometraggi, quali sono alcune delle tecniche e dei software principali che utilizzi? Qual è il processo produttivo, a grandi linee?

Una domanda molto complessa, specialmente se si considera che viene posta riguardo un ambito parimenti complesso come quello “amatoriale”. I software sono molti… si va dal Pinnacle Studio per l’Editing Video, al Photoshop per l’elaborazione della grafica statica fino a programmi di composizione musicale per l’audio e per le colonne sonore. Il tutto, però, sempre senza prendersi troppo sul serio, il che non vuol dire non impegnarsi. Più che una professione è una grande passione la nostra, con cui si tocca con mano il puro concetto di amatorialità che è estremamente diverso dal termine “esordio”, troppe volte, invece, utilizzato erroneamente come sinonimo.

Ti è mai capitato di dover avere a che fare con location o tempi a te sconosciuti? Se sì, in che occasioni? E come ti sei informato e hai preparato gli scenari?

All’inizio, parlo del 2009, si. Quando realizzammo CRI$I$ ci si trovava a realizzare il così detto medio-metraggio “zero”. Io e Giorgia eravamo i soli ad avere una visione chiara di quello che era l’ambient cinematografico (eravamo cresciuti a pane e Cinema) e ci siamo trovati a guidare ben 24 attori che, invece, provenivano solo da esperienze teatrali e che non avevano alcuna passione cinematografica pari alla nostra. A fianco a loro c’era solo un professionista, Fabrizio Jovine, un vero miracolo averlo avuto con noi. Un caratterista di razza (del Cinema 70-80 e della TV contemporanea) che nella sua carriera ha lavorato con registi come Damiano Damiani, Lucio Fulci e  Carlo Lizzani. Con il susseguirsi degli anni, l’esperienza assimilata ha cominciato a dare i suoi frutti. Cominciavamo a imparare dagli errori commessi e man mano abbiamo realizzato cortometraggi sempre più ottimali dal punto di vista tecnico, frutto di una più attenta valutazione dell’insieme.

Quando la trama di un cortometraggio è pronta e deve essere recitata, a cosa ritieni gli attori debbano prestare più attenzione?

La sceneggiatura è parte fondamentale di un film. Di solito il soggetto parte da me (non sono un asso a scrivere) per poi venir coadiuvato in fase di scrittura da mia sorella e da Marianna Bellobono, attrice e collaboratrice anche per il teatro. Ma una volta che gli attori l’hanno assimilata, amo seguirli personalmente. Su questo non transigo, sono maniacale! Ritengo che un regista debba riuscire a far entrare in simbiosi l’attore col personaggio, ma anche con la sua idea di personaggio. Molte volte, mi sono trovato io stesso a mimare la scena all’attore, in modo di fargli comprendere al massimo quali erano le movenze che volevo vedere, le espressioni del viso che l’obbiettivo esigeva. E quando questo non succedeva, sono stato capace di perdere un’intera giornata (tempi permettendo) pur di raggiungere quello che volevo. Penso che il migliore attore sia colui che ascolta attentamente quello che gli viene richiesto e che fa domande una volta ascoltato. Il sovrapporsi tra il regista e l’interprete non porta a buoni risultati. Riguardo questo modo di porsi ricordo che, oltre al sopra citato Jovine, mi sono trovato in perfetta sintonia con Gianni Mulinacci, che per A&A ha interpretato in modo eccellente la figura del Teatro ne L’ULTIMO SPECCHIO (2019), progetto estremamente complesso e difficile da cogliere nell’essenza quanto nell’interpretazione dal momento che ha forti richiami al Cinema muto degli Anni ’20.

Ci sono alcune opere di cui sei particolarmente fiero e vorresti trattare qui?

Non vi sono figli e figliastri. Per me tutti i cortometraggi che abbiamo realizzato sono tutti nel mio cuore, perché ognuno di loro è un’istantanea di un periodo, di un luogo e di uno stato d’animo che sono irripetibili e per questo preziosi. Nascono perché devono nascere in quel momento e perciò sono pezzi di te, quasi una cronologia visiva del tuo io.

Quali studi dovrebbe affrontare un aspirante produttore di cortometraggi?

Mah! Dalla mia esperienza amatoriale, io penso che lo studio sia un concetto applicabile a quella che è l’assimilazione delle nuove tecnologie. Penso che studiare e fare corsi, sia più appropriato a una dimensione didattica. Col tempo le tecniche sono divenute sempre più avanzate e più dispendiose e perciò stiamo assistendo ad una sorta di “emarginazione” dell’ambito amatoriale. Qualche tempo fa, lessi su una nota rivista che compro da quando esiste, un’affermazione che mi fece molto male.
Un critico affermò che il Cinema “di qualità” lo produce solo chi ha soldi. Questo ragionamento, pronunciato da un critico, fa rabbrividire. Il low-budget, il non potersi economicamente dedicare a corsi costosi di aggiornamento, ha ridefinito il concetto di “amatorialità”, quasi a trasfigurandolo in quello di vintage. Quando mi capita di vedere i corti moderni, elaborati con grandi tecnologie, in cui solo una delle loro sequenze costa quanto un nostro intero progetto, li pongo a confronto con quelli da noi realizzati e sembra quasi che i nostri siano pezzi di preistoria.

Eppure penso che è proprio in quella sorta di “caducità filmica” che possa essere rinvenuta la vera passione. Quando non hai i mezzi sviluppi l’ingegno che poi è quello che oggi scarseggia, schiacciato dal peso della legge dei grandi numeri. Un produttore di materiale cinematografico dovrebbe cominciare prima di tutto a imparare a rivalutare l’ingegno, a prestare attenzione al messaggio, alla sostanza e non solo alla forma, salvando così la miriade di piccole realtà presenti sul territorio nazionale che scalpitano per essere riconosciute.
Uno dei produttori che stimo di più, è Jason Blum, ex attore statunitense. Con la su Blumhouse Productions ha saputo ridimensionare il concetto di messaggio filmico dando voce a piccole realtà produttive. Certo è che stiamo comunque parlando di Hollywood e di grandi realtà, ma lui ha permesso a queste realtà minori di crescere proprio grazie al concetto di un “Cinema che deve trasmettere prima che esibire”. Realtà che, col passare del tempo, sono divenute delle vere e proprie major, come la Lions Gate Entertainment o la Platinum Dunes solo per citarne qualcuna.

Bene, ancora una volta ti ringrazio per la tua partecipazione, Alessandro. Per noi è stato un piacere e un onore fare quattro chiacchiere con te!

Grazie a voi per lo spazio che mi avete concesso. Il piacere è stato assolutamente tutto mio.

Potete seguire Alessandro ai seguenti indirizzi:

WEB: www.aaproductionsite.worpress.com

FB: A&A Production

INSTAGRAM: @aaproductionsite

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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