“Rancore e Brama” – Commento all’episodio 3×30 di Luxastra

La thumbnail dell'episodio 3x30 di Luxastra (Credit: Linda Cavallini)

Adoro il profumo di mazzate al mattino!
E nell’ultimo episodio di Luxastra le botte da orbi e i denti che schizzano da tutte le parti non sono di certo mancati. La trama si è fatta un attimo da parte per lasciare il posto al sangue, al sudore e all’adrenalina, tutti elementi che gli amanti dei combattimenti in puro stile D&D non disdegnano affatto. Se sul fronte narrativo non c’è molto da commentare, le scelte compiute dai giocatori e dal master offrono senz’altro vari spunti di riflessione.

Mi hanno colpito (in positivo) alcune giocate di Simone. L’idea di riscaldare il metallo per provare a impedire a Zampossa di toccare gli arpioni mi è piaciuta molto, così come quella di usare un’illusione minore per distrarre il bracconiere con la voce di Mirtel (anche l’obiezione sollevata da Tommaso mi è sembrata molto sensata). Giulia, invece, ha scelto di sfruttare al massimo l’inusuale aggressività di Jackie (che dietro le quinte deve aver multiclassato uccello-barbaro-Cthulhu senza dirlo a nessuno) per compensare un po’ la sua sfortuna con i tiri. Sara ha messo in mostra sia le abilità da bardo di Shiran, costringendo Megania (sempre più waifu, by the way) a partecipare a “LOL – Chi ride è fuori”, sia il legame con Rasmonidianas, orami sempre più spesso coinvolto negli scontri della zooriade. Gianandrea ha dato vita a una bella rivalità con il mob armato di mannaia, che ha più volte resistito ad alcuni dei suoi colpi migliori e persino all’intervento del Rocca Express. Mi è piaciuto il momento in cui Roberto ha chiesto del tempo per prendere confidenza con l’interpretazione del personaggio, del tutto coerente col fatto che è alla sua prima esperienza importante come player. Al posto di forzarlo, Matt e Tommaso l’hanno incoraggiato, dando un ottimo esempio a tutti gli spettatori.

I punti più alti dell’episodio sono stati i guizzi di genio con cui Matt ha reso i nemici più temibili che mai. Il tizio con la mannaia che diventa sempre più squilibrato è un ottimo antipasto, ma i veri piatti forti sono Megania che svela il suo vero outfit (e le sue vere abilità), Zampossa che tira fuori dal cilindro un’arma a dir poco devastante e Anita che usa “Corona di Follia” su Kenshi (bellissimo l’effetto delle zampe di ragno che sbucano sulla testa). Anche il colpo di scena dei cani che si rivelano dei druidi è perfetto per far risaltare ancora di più la natura sadica e perversa di Zampossa.
Molto curioso e a tratti indecifrabile l’incontro tra Letho e la divinità senza nome (ho pensato al Re Corvo, però il modo di porsi mi è sembrato molto diverso). Il dialogo tra i due, per quanto breve, ha approfondito bene il personaggio dell’inquisitore, arricchendolo di qualche sfumature interessante.

Sulla scena post credit non si può fare altro che speculare. Da un lato ho subito pensato al ritorno di Arion, ma dall’altro pure l’arrivo di un personaggio nel tutto nuovo mi stuzzicherebbe parecchio.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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