Tradurre per l’infanzia: davvero così semplice?

Tutti noi conserviamo nella nostra memoria un racconto, un libro o una storia della nostra infanzia a cui siamo particolarmente affezionati. Ad esempio, se penso ai racconti di quando ero bambina affiorano subito Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno e Le streghe di Roald Dahl.

Il che mi ha portato recentemente a fare una riflessione: avremmo avuto un’infanzia diversa e conseguentemente un diverso sviluppo della nostra persona se non avessimo avuto accesso a libri e storie originariamente scritti in altre lingue e provenienti da altre culture? La risposta non spetta a questi schermi, ma sicuramente se non fosse per la traduzione, non avremmo avuto modo di conoscere alcune delle storie che hanno segnato la nostra crescita e l’immaginario collettivo.

I numeri parlano chiaro: tra i venti libri che sono stati maggiormente tradotti in tutto il mondo, ben otto di questi sono libri per l’infanzia. Nella top 20 troviamo, infatti: Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry (tradotto in 382 lingue), Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (240-260), Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll (174), Le fiabe di Hans Christian Andersen (160), Le avventure di Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo (115), Le avventure di Tintin di Hergé (96), Harry Potter di J.K. Rowling (80) e Winnie the Pooh di A.A. Milne (74). È evidente, quindi, quanto la traduzione abbia contribuito ad ampliare i nostri orizzonti fin dalla tenera età.

Nonostante la traduzione di letteratura per l’infanzia possa a prima vista sembrare più semplice e meno impegnativa rispetto alla traduzione in altri campi (come ad esempio in campo legale, medico o tecnico), ci sono sicuramente degli aspetti da non sottovalutare. Infatti, bisogna tenere conto di diversi fattori:

  • Dialoghi, lingua parlata e linguaggio infantile svolgono un ruolo fondamentale. Per tenere i piccoli lettori incollati alle pagine, è spesso necessario utilizzare uno stile scorrevole, con un ritmo ben scandito, che giochi sulla musicalità delle parole. Non è raro dunque trovare onomatopee, filastrocche, cantilene e ninnenanne; tutti elementi che pongono un livello di difficoltà non indifferente, poiché non solo bisogna cercare di mantenere il senso principale, ma anche rendere lo stesso effetto sonoro nella lingua d’arrivo;
  • Soprattutto per i più piccoli, spesso i libri sono illustrati; pertanto, è necessario mantenere la correlazione tra parola scritta e illustrazione, cosa che costituisce un’ulteriore sfida (ma può anche essere utile al traduttore per la resa dei nomi propri dei personaggi);
  • Il linguaggio dei bambini è semplice, il lessico è molto simile al parlato e la sintassi lineare;
  • A differenza della letteratura per adulti, la letteratura per l’infanzia è generalmente suddivisa in livelli di difficoltà a seconda del grado di comprensione del testo della fascia d’età di riferimento. Bisogna dunque sempre tenere a mente il target a cui rivolge il testo che si sta traducendo: si tratta di bambini che si accingono ad iniziare la scuola elementare e muovere i primi passi nel mondo della lettura o bambini di dieci anni, che già leggono da diverso tempo?
  • Alcuni elementi necessitano di particolare attenzione, come ad esempio ripetizioni, giochi di parole, la resa di nomi propri: nonostante il lessico sia di per sé semplice, è spesso pregno di connotazioni e gioca un ruolo fondamentale nella descrizione di luoghi e personaggi.
  • Sia nel testo che nelle illustrazioni possono essere rappresentati elementi di altre culture che, a differenza degli adulti, non possono essere compresi dai lettori più piccoli; è sicuramente un ottimo spunto per loro per imparare qualcosa di nuovo, ma può essere una difficoltà per il traduttore.

È evidente, quindi, quanto dei testi apparentemente semplici richiedano soluzioni creative e una capacità di immedesimarsi nelle menti dei piccoli lettori e delle piccole lettrici. Proprio per questa sua natura, la traduzione della letteratura per l’infanzia è un campo estremamente stimolante e, perché no, anche divertente – d’altronde, ci permette di tornare un po’ bambini, di tanto in tanto.

La Torino dell’occulto

Non solo residenze reali, piazze eleganti e un passato industriale: Torino nasconde anche un lato oscuro…

Elegante, austera, nobile: quando si pensa a Torino, le prime immagini che vengono in mente sono probabilmente quelle di lunghi portici, maestosi palazzi reali e deliziosi caffè storici. Tuttavia, il capoluogo piemontese nasconde un’anima mistica che può sfuggire agli occhi di chi si limita ad ammirarne la superficie.

Gli appassionati di occulto ed esoterismo trovano in Torino una meta di viaggio quasi obbligata; secondo la leggenda, infatti, la città si troverebbe all’esatta intersezione dei triangoli della Magia Bianca, insieme a Lione e Praga, e quello della Magia Nera, con Londra e San Francisco. Questa posizione strategica sarebbe stata scelta da Fetonte, figlio di Iside (la dea della magia), poiché la città sorge all’intersezione di due fiumi, il Po e la Dora. Secondo la leggenda, il Po rappresenterebbe il Sole e la mascolinità, mentre la Dora la Luna e la femminilità; unendosi, i due fiumi creano una forma a Y che simboleggia il bivio che porta, da una parte, verso il cielo, e dall’altra verso gli inferi. Inoltre, si crede che Fetonte volesse innalzare all’intersezione tra i due fiumi un culto al dio Api, che nell’iconografia egizia veniva rappresentato con le sembianze di un toro.

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La traduzione del SEO

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