Cosa significa davvero tradurre?

Ed eccomi qui, a presentarvi il primo articolo del 2023! Oggi trattiamo un argomento abbastanza delicato: il vero significato dell’atto del tradurre.

Tradurre deriva dal latino transducere, ovvero trasportare, volgere un testo da una lingua a un’altra. Questa è, più o meno, la definizione che tutti i dizionari della lingua italiana attribuiscono al verbo tradurre.

Non credo ci sia una definizione più incompleta di questa. Forse è proprio questo uno dei motivi per cui, chi non conosce il mestiere del traduttore, tende a considerarlo un hobby o peggio una barzelletta. Molto spesso, sul mio profilo IG: https://www.instagram.com/martinadicarlo_traduttrice/ mi viene rivolta la domanda: “ma per fare il traduttore ci serve la laurea?”

Ovviamente sì. E vi dirò di più: oltre alla laurea, triennale e magistrale, sarebbe opportuno conseguire un master in traduzione (che vi darà le competenze necessarie in specifici settori o ambiti) e la formazione continua. Questo perché: perché la laurea vi darà solo le competenze linguistiche e forse culturali di cui dovrete sicuramente disporre, ma la traduzione non è solo questo. Per tradurre bisogna conoscere anche la scienza della traduzione, la storia della traduzione e la teoria della traduzione.

La traduzione, innanzitutto, non è mai equivalenza. E, a leggere la definizione del termine tradurre, è questa la prima considerazione che mi verrebbe in mente. Se la traduzione fosse una semplice equivalenza, basterebbe il traduttore automatico! Quindi la traduzione è equivalenza solo quando è assente il contesto. Ad esempio: schwarz = nero. Se questo schwarz lo contestualizzassi, non sempre assumerebbe il significato di nero. Ad esempio: schwarz Kaffee = caffè ristretto (non caffè nero, come tradurrebbe Reverso Context).

È proprio l’esempio di cui sopra che ci mostra un altro elemento fondamentale per tradurre oltre alla conoscenza della lingua di partenza e quella di destinazione: la cultura. Proprio perché oltre alla lingua il traduttore deve conoscere anche la cultura, tranne in casi eccezionali, traduce sempre verso la propria madrelingua! La cultura italiana, infatti, dispone di diverse tipologie di caffè: caffè ristretto, caffè lungo, caffè corretto, caffè macchiato, caffè in tazza grande o piccola e via di seguito. Quella tedesca no. Sapendo questo e essendo venuta a conoscenza, tramite una ricerca approfondita, che lo “schwarz Kaffee” ha insito nel significato che il caffè debba essere senza latte e senza zucchero, ho optato per “ristretto” (anche se non è del tutto corretto, poiché il caffè ristretto non è detto che sia senza zucchero) ma è l’unico che mi faceva pensare al caffè appena uscito dalla macchinetta. Avrei potuto anche optare per “un caffè senza latte e senza zucchero” ma difficilmente quando andiamo al bar chiediamo un caffè senza latte e senza zucchero al posto del ristretto. Il traduttore, dopo aver fatto le sue valutazioni (considerando la dominante del testo, la strategia traduttiva da utilizzare e il fatto che la traduzione è sempre un processo di negoziazione) effettua una scelta.

Affinché il traduttore possa svolgere il proprio lavoro in maniera egregia, è necessario prendere in considerazione altri elementi importanti:

  • la dominante del testo. Una volta stabilita la dominante del testo, ovvero “la componente intorno alla quale si focalizza un testo e che ne garantisce l’integrità” (Wikipedia) e le sottodominanti, è possibile stabilire la strategia traduttiva da adottare, cosa dover tradurre e cosa no;
  • il pubblico di riferimento. Individuare il pubblico di riferimento è fondamentale per la scelta del tono di voce e del registro linguistico da utilizzare. Il registro linguistico è la terminologia che un emittente intende utilizzare per il suo messaggio. Esistono diversi tipi di registro linguistico: aulico e solenne, formale, medio, basso e colloquiale;
  • la ricerca terminologica. Ci sono diversi modi di fare ricerca, uno dei più diffusi oggi è la ricerca online. Ma attenzione! Non tutto quello che trovate online è affidabile. Optate sempre per quella virgolettata che vi permette di ricercare la parola in alcuni contesti. Per esempio: invece che poltrona da ufficio, provate con “poltrona da ufficio”. La ricerca fatela sempre: non è detto che quello che pensate di sapere lo sapete poi effettivamente o se è davvero corretto. Come scrive il Maestro Bruno Osimo: “per il traduttore sono due le cose importanti: l’umiltà e la modestia. È molto meglio sospettare di non sapere qualcosa, e controllarlo, che presumere di conoscere l’accezione di un vocabolo e darla per scontata anche quando non la è. […] Sono pericolosi i traduttori affetti da delirio di onnipotenza” (Osimo: 1998).

Spero che l’articolo vi sia piaciuto.

Al prossimo!

Autore: Martina Di Carlo

Traduttrice specializzata in ambito tecnico: traduzioni meccaniche, turistiche, marketing, siti web, legali e giurate. Madrelingua italiana, amante delle lingue straniere. Sono una booklover patologica e amante della scrittura!

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