Proprio come tutti gli altri artisti, anche gli scrittori compiono un percorso di evoluzione nel corso della loro carriera. Succede a tutti, da chi è più famoso a chi si rivolge a un pubblico di nicchia. Ed è naturale che sia così, perché la vita è fatta di cambiamenti, causati dalle esperienze fatte, dalle persone incontrate e, perché no, anche dai libri letti. Nel caso di Francesco Codenotti, autore prolifico che forse ricorderete per una precedente intervista su questo blog, trasformarsi è stato inevitabile. Per via dell’esperienza maturata, certo, ma anche per il ruolo importante che ha accettato di ricoprire – quello di direttore di collana per la casa editrice PAV Edizioni – e, soprattutto, per l’ingresso nella sua vita di una persona speciale, con la quale ha scelto di condividere la passione per la scrittura e creare una famiglia.
Il modo migliore per scoprire nel dettaglio le tappe dell’affascinante percorso di Francesco è fare qualche domanda direttamente a lui. Però prima di procedere con l’intervista ci tengo a ricordarvi tutti i libri che ha pubblicato finora con PAV Edizioni: “Le sette vie del drago – I custodi del destino”, “Le sette vie del drago – La scelta”, “Immor(t)al” e “Neve di cenere”.
Ciao Francesco e bentornato su Pillole di Folklore & Scrittura! Partiamo dall’inizio: qual è stata la prima volta in cui hai pensato “mi piacerebbe diventare uno scrittore”?
Ciao Alessandro, comincio con il ringraziarti per l’opportunità che mi stai dando e per tutto il lavoro che fai per noi autori italiani. Per quanto riguarda la tua domanda, faccio fatica a dare una risposta specifica. So per certo che ho sempre visto i miei genitori, la sera nel letto, con un libro in mano, e questo penso abbia influito positivamente sul “me lettore”. Le librerie mi hanno sempre affascinato (purtroppo più di quanto lo facciano ora, con il mercato editoriale che sta prendendo sempre più una piega nella quale non mi riconosco del tutto), così come, da più grandicello, le fiere dei libri/ i comics (ricordo con immenso piacere, per esempio, i giorni in cui potevo andare cinque giorni al Lucca comics e passavo i primi tre a muovermi di presentazione in presentazione).

Per quanto riguarda la prima stesura “concreta” di un libro, poi, penso che sia stata più che altro una necessità: a un certo punto, ho sentito il bisogno “fisico” di dare forma a qualcosa di più strutturato; qualcosa che avesse un inizio, uno svolgimento e una fine, e che non occupasse pochi fogli raccolti in una qualche cartella sparsa per casa o più raramente sul pc. Penso che la storia un po’ di tutti noi nasca così: se non c’è una bisogno ma solo l’obbligo, tanto vale non iniziare nemmeno.
Tra i tuoi impegni legati al lavoro, all’attività come direttore di collana e, da qualche mese, anche alla paternità, come fai a ritagliarti un pochino di tempo da dedicare alla scrittura?
Questa è la domanda del secolo, perché non so davvero come risponderti! Da quando sono diventato direttore di collana, e soprattutto ora da quando ho avuto l’immenso dono di diventare padre, il tempo è sempre meno… così come la routine quotidiana che è sempre meno routine e sempre più improvvisazione legata al momento. La scrittura, in quest’ottica, non poteva non risentirne, e nel poco tempo che ho a disposizione provo a muovervi tra ciò che devo fare per la CE o per gli autori che mia moglie e io seguiamo, i mille progetti aperti, la scrittura. Vorrei dirti che ho trovato la formula magica per far quadrare tutto, ma a oggi non è così. Anche perché, a volte, quel “bisogno” di cui ti parlavo in precedenza viene un po’ meno. Penso che ciò sia legato al fatto che la mia attenzione, ora, è altrove: a Gabriele, che con la sua gioia e il suo crescere e imparare ogni secondo, catalizza gran parte delle mie energie fisiche e mentali. Ogni tanto però, quel “bisogno” di scrivere torna a farsi sentire insistentemente, magari legato a una determinata emozione, e allora parto e non mi fermo più.
Finora nei tuoi romanzi hai esplorato varie aree geografiche e anche vari periodi storici. Ne manca all’appello qualcuno di cui vorresti parlare a tutti i costi nei prossimi libri?
La risposta più corretta a questa bellissima domanda è… sì e no. Da una parte, hai ragione tu, ho “esplorato” molti dei luoghi – e soprattutto del substrato culturale – che più mi attiravano: Giappone, Lapponia, Inghilterra Vittoriana, Praga, Scozia… sono solo alcuni dei luoghi che mi hanno tenuto compagnia in questi anni.

Ho sfiorato la mitologia nordica con Neve di cenere e, se devo essere sincero, quella, oltre a essere la parte culturale che più mi affascina insieme a quella orientale, è anche quella che forse conosco meglio. Tutto questo per dire che… non vedo l’ora di tornarci e ampliare ciò che ho scritto a riguardo. L’altra parte che mi affascina e che non vedo l’ora di esplorare è la nostra Italia. Voglio farlo – e in gran parte l’ho già fatto – però sotto un’altra ottica; un’ottica in cui il fantasy avrà davvero poco poco poco a che fare.
Com’è cambiato il tuo approccio alla scrittura nel corso degli anni? Ci sono state delle esperienze che ti hanno spinto a ripensare il tuo modo di raccontare le storie?
Certo! In primo luogo, la conoscenza di Sara (ndr.: Sara Cremini, scrittrice, direttrice di Collana e moglie di Francesco) mi ha fatto maturare sia come persona che come scrittore: lei ha un modo di lavorare che è quasi diametralmente opposto al mio, così come il suo modo di scrivere, e questo suo metodo, per quanto possa sembrare strano, completa il mio e lo migliora. Importantissimi sono stati poi i corsi di scrittura (il primo a cui ho partecipato, tra l’altro, è stato proprio quello in cui ho conosciuto Sara) e, per quanto possa sembrare strano, il lavoro sui testi degli altri. Lavorare sulle imperfezioni ti costringe a migliorarti continuamente; lavorare su tanti testi, ti spinge a conoscere diversi metodi e punti di vista.

Per quanto riguarda il mio percorso di scrittura, infine, posso dire che negli anni sono diventato leggermente – solo leggermente, non esageriamo – più metodico, e ho soprattutto imparato che il “troppo complicato” (trama-intreccio, punti lasciati volutamente in sospeso, altro) rischiano di trasformarsi in “inaccessibile”: ho quindi lavorato su ciò che Sara mi critica da sempre, ossia i finali, e sul dare in parte un più ampio respiro a ciò che sono determinate domande che un lettore può porsi. In linea di massima, posso dire che mi prendo più tempo e cerco di mettermi di più nei panni del “lettore medio”, e sono solo in quelli di “Francesco lettore”.
Cosa possono fare gli autori per aiutarsi a vicenda (nelle fiere o anche online)?
Hehe, sai che con me, su questo, tocchi un punto molto caldo… perché Sara e io, come te, cerchiamo da sempre di dare visibilità agli altri (forse, sbagliando, più di quanto la diamo a noi stessi). Cosa si può fare… mostrare, parlare, conoscere: tutti questi sono concetti validi. Ma ognuno ha il suo metodo e, perché no, la sua attitudine. Ci sono autori che fanno fatica a “parlare di sé” agli altri, altri che invece hanno la necessità fisica di parlare solo del proprio lavoro perché esso è per loro una “maschera”.

Penso che la cosa più importante da fare, però, sarebbe sempre lasciare da parte l’invidia e l’arrivismo, e comprendere che il bene di un altro è anche il bene di tutto il “movimento”. Se il fantasy italiano emerge nel mercato mondiale, così come fa forse ad oggi in Italia solo il giallo, anche i nostri libri ne ricaveranno in termini di visibilità e, soprattutto, di credibilità agli occhi dei detrattori. E questo concetto si applica dal grande mercato a quello più piccolo, inteso nei termini della realtà editoriale stessa nella quale un persona pubblica.
C’è una storia che ti ha spinto a pensare “avrei voluto scrivere io qualcosa del genere”?
Te ne nomino tra: Neméria, la seconda rivolta degli orchi (e seguiti/prequel), di Sara, per la fanbase che è riuscita a creare negli anni. Non è inusuale ancora oggi, a distanza di otto anni dalla prima pubblicazione, trovare persone che alla domanda “dove vorresti vivere” rispondono “a Neméria”; L’ombra del primo re, di Vincenzo Sartori, perché è stato il libro che mi ha fatto dire: io voglio scrivere qualcosa del genere, ossia in cui trama e intreccio non coincidano; La storia infinita, per l’idea del libro dentro al libro.

Ti nomino anche Il signore degli anelli, ma solo perché mi ha fatto dire: lo amo talmente tanto, che se scrivessi qualcosa del genere finirei per copiarne lo stile, quindi me ne guardo bene. Il signore degli anelli – e più in generale le opere di Tolkien – sono il motivo per cui, fino ad ora, sono stato lontano dell’epic fantasy. Anche se ora, che mi ritengo un po’ più maturo, penso che sia tempo di cambiare questa scelta (ndr.: Francesco strizza l’occhiolino).
Al momento hai qualche nuovo progetto letterario in cantiere? *fa finta di non aver colto gli indizi nelle risposte precedenti*
Quale scrittore non ha almeno ottordici progetti letterari aperti?! Il più concreto è un libro che vedrà la luce a breve, tra luglio e agosto, con la CE Il Ciliegio editore. Si tratta di un epic fantasy per ragazzi, ma per ora non posso dire di più. Ho poi in cantiere e a buonissimo punto un fantasy che amplia ed esplora, come dicevo in precedenza, la mitologia nordica; uno storico – che di fantasy non ha quasi nulla se non la mia fantasia in alcuni, brevissimi passaggi; e un giallo, che di fantasy non ha proprio nulla. Anzi…
Grazie per il tempo che ci hai dedicato, Francesco! Di seguito vi lascio tutti i libri scritti dal nostro ospite (perlomeno quelli pubblicati da PAV Edizioni) e i link per scoprirli ed eventualmente acquistarli:
Le sette vie del drago – I custodi del destino – Sito di PAV Edizioni – Amazon
Le sette vie del drago – La scelta – Sito di PAV Edizioni – Amazon
Immor(t)al – Sito di PAV Edizioni – Amazon
Neve di cenere – Sito di PAV Edizioni – Amazon