Ranma ½ – Recensione

Ranma ½ è un manga shōnen scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, pubblicato in Giappone sulla rivista Weekly Shōnen Sunday dal settembre 1987 al marzo 1996, e uno degli anime della mia infanzia.

La storia tratta di un giovane praticante di arti marziali, Ranma Saotome, che, durante un duro addestramento con suo padre, Genma Saotome, in viaggio per la Cina, si dirige alle Sorgenti Maledette di Jusenkyo. Si vocifera infatti che chi cada nelle sorgenti venga trasformato nell’ultima persona (o animale) che vi sono annegati all’interno.
Durante un addestramento, Ranma precipita nella sorgente in cui affogò una ragazza, mentre suo padre in quella dove perì un panda.
Inizia così la loro avventura, mentre il duo, litigando come suo solito, si dirige a casa della famiglia Tendo, proprietari di una palestra di arti marziali. Ranma è infatti stato promesso sposo a una delle figlie di Soun Tendo, in modo da ereditare la palestra e portare così avanti la tradizione.

Ranma ½ continua tra intrecci amorosi, scene tragicomiche al limite dell’assurdo (complici i numerosi e pittoreschi personaggi secondari quali Kuno Tatewaki, Ryoga Hibiki e altri ancora) e scene più serie con vivaci incontri di lotta, degne di uno shōnen di questo nome.
Il manga (e l’anime) difficilmente si prendono sul serio e il ritmo narrativo è molto spensierato e divertente. Infatti i singoli episodi, tranne alcuni archi narrativi più ricchi, sono quasi sempre autoconclusivi.

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