L’alba di un’avventura elettrizzante ft. Beatrice Camerin

A decretare il successo o il fallimento di una storia sono quasi sempre i personaggi. Si possono avere le idee migliori del mondo per l’intreccio narrativo, ma se i personaggi sono piatti, noiosi, privi di qualsivoglia conflitto e incapaci di affrontare un percorso di crescita soddisfacente sarà molto difficile dare vita a un’opera in grado di soddisfare appieno il lettore. Beatrice Camerin lo sa molto bene e nei libri che fanno parte della saga “Un pettirosso nella tempesta”, edita da PAV Edizioni, si è impegnata parecchio per rendere tutti i protagonisti e i comprimari memorabili. Non solo: poiché buona parte dei capitoli si svolge all’interno di un villaggio, anche vari personaggi terziari hanno abbastanza spazio per restare impressi nelle menti e dei cuori dei lettori. È molto facile affezionarsi a loro, perché durante la lettura si ha proprio la sensazione di far parte della comunità di Alba, nata per permettere a chiunque di vivere in pace, una piccola oasi in un mondo nel quale esistono due fazioni estremiste di natura opposta: una odia le persone nate con dei poteri sovrannaturali (gli Ekati), mentre l’altra ritiene inferiore chi non possiede alcuna abilità speciale.

Per capire meglio la genesi di questa saga, della quale per ora sono usciti due volumi, oggi farò un po’ di domande alla sua autrice.

Ciao Beatrice e benvenuta su Pillole di Folklore & Scrittura!

Quali sono state le fonti di ispirazione di “Un pettirosso nella tempesta”?

“Un pettirosso nella tempesta” è nato nel bel mezzo della foresta del Cansiglio, durante un’escursione di due giorni in inverno. Dopo una camminata di due orette sotto la neve con lo zaino sulle spalle siamo arrivati alla casera.Nella sua semplicità, l’ho trovato un luogo splendido. Mi sono seduta sulle panchine fuori, ad ammirare il bosco che si estendeva sotto, e lì sono nati Adras e Robin. Li ho visti interagire, vivere in quel paesaggio, e ho deciso che dovevo raccontare la loro storia. E sì, lì è nata anche Alba.

Eri consapevole fin dall’inizio che sarebbe stato un libro perlopiù corale o è una decisione che hai maturato nel corso della stesura?

Non direi che ne ero totalmente consapevole, ma man mano che lavoravo alla struttura del romanzo ho compreso l’importanza dei personaggi comprimari.

La copertina di "Un pettirosso nella tempesta"
La copertina di “Un pettirosso nella tempesta”

A chi pensi sia particolarmente adatta questa saga?

La saga è pensata per young e new adult, ma ho scoperto di avere lettori appassionati anche in fasce d’età successive.

Uno degli elementi che ho apprezzato di più nel corso della lettura è l’ironia presente in alcune sequenze. È stato facile capire come dosare i momenti leggeri e quelli più tesi?

Non sono sicura di aver ancora capito come dosarli xD In realtà ho lasciato che quei momenti fluissero naturalmente, come è giusto che accada. Pur dovendo affrontare persecuzione e battaglie, Adras, Robin e tutti gli altri hanno modo di vivere le loro vite.

La copertina di “Un pettirosso nella tempesta – L’eco della rivolta”

Ho deciso di non saltare quelle parti, di non mostrare solo le battaglie, perché i personaggi combattono per qualcosa, e quel qualcosa risiede nella loro vita ed è solo lì che il lettore può comprendere.

Ci sono dei libri che ritieni ti abbiano formata come scrittrice nel corso degli anni?

Sicuramente da piccola Roald Dahl è stato fondamentale, un retaggio che porto con me tutt’oggi. Il modo in cui trasporta la morale all’interno di tutta la storia è fenomenale. Crescendo sono stati importanti Harry Potter, il Mondo Emerso, Le cronache di Narnia, ma anche Il ritratto di Dorian Gray e La divina commedia (che fuori da scuola ho letto in versione prosa).

Quanto peso dai all’introspezione psicologica dei tuoi personaggi?

Direi che ne do abbastanza. Fin dall’inizio, quando ancora non c’era una singola parola scritta, ho studiato l’evoluzione dei personaggi, il modo in cui agiscono, cosa li fa agire. Ognuno di loro ha un carattere ben diverso e volevo che si percepisse, motivo per cui dare spazio alla loro introspezione era necessario. Per Adras e Robin, per esempio, ho stilato i loro punti di evoluzione, per capire come sarebbero giunti alla loro versione finale, mentre Perikles e Tommy li ho messi a paragone per capire quali fossero le differenze tra loro, perché avevano modi simili di reagire.

Parlando un attimo di promozione, come hai scelto di usare i social (e Internet in generale) per far conoscere le tue opere?

Non amo programmare i social, mi stufo facilmente e non riesco a essere costante, quindi ho deciso di lasciare libero campo all’ispirazione del momento. Ho un’idea? La eseguo. Ho fatto una bella foto? La pubblico. Non sarà molto funzionale e sicuramente per niente consigliato da qualsiasi esperto del settore, ma è l’unico modo in cui non mi pesa. Ovviamente questo porta a momenti di “down”, ma va bene anche così.

Una foto di Beatrice Camerin
Una foto di Beatrice Camerin

Per il resto, in realtà, sono le recensioni dei lettori che fanno la maggior parte del lavoro xD

Grazie per il tempo che ci hai dedicato, Beatrice!

Potete trovare “Un pettirosso nella tempesta – Soffio nel vento” e “Un pettirosso nella tempesta – L’eco della rivolta” sul sito di PAV Edizioni e su Amazon. Di seguito vi lascio tutti i link.

“Un pettirosso nella tempesta – Soffio nel vento” Sito PAVAmazon

“Un pettirosso nella tempesta – L’eco della rivolta” Sito PAVAmazon

L’high fantasy tra pesanti eredità e innovazione ft. Patrizio Ferretti

Scrivere un romanzo high fantasy non è facile: oltre che a sudare sette camice sul worldbuilding e la gestione dei personaggi bisogna pure avere a che fare con le enormi ombre proiettate dai grandi maestri del genere. Tolkien, giusto per citare il più famoso, ha contribuito a definire i contorni del genere e a renderlo popolare, dunque può capitare di sentirsi un po’ in colpa quando si segue una rotta diversa da quella tracciata da lui. Eppure sperimentare e correre dei rischi è importantissimo per dare vita a delle storie uniche nel loro genere ed evitare che ciò che è nato dalla fantasia vada incontro alla stagnazione per colpa di linee guida che nel corso dei decenni si sono trasformate in veri e propri dogmi (almeno per alcuni).

Scrivendo “Dragonia – La leggenda della pietra”, Patrizio Ferretti ha preso ispirazione dal passato dell’high fantasy, ma anche fatto il possibile per dare una sua impronta unica, creando delle razze diverse dal solito e dando ampio spazio e spessore a un elemento che spesso finisce per essere una mera componente estetica: le creature.

Oggi farò una chiacchierata con lui per conoscere meglio il percorso che l’ha portato a pubblicare la sua opera con PAV Edizioni nel 2025.

Ciao Patrizio e benvenuto su Pillole di Folklore & Scrittura! Parto subito con una domanda classica: cosa ti ha spinto a scrivere Dragonia?

La mia passione per il fantasy, che ho coltivato fin da bambino, e per le creature magiche in particolare -draghi, grifoni e così via. Crescendo da accanito lettore di fantasy, mi infastidiva non trovare alcun libro in cui a quelle creature venisse resa giustizia, almeno dal mio punto di vista; così, alla fine ho deciso di mettermi in gioco io e, per dirla in modo semplice, scrivere ciò che volevo leggere.

La copertina di Dragonia


Credo sia un filo comune che lega tutti gli autori emergenti: all’inizio non mi rendevo conto di cosa stessi facendo, era alla stregua di un hobby, un modo come un altro per sfogare un bisogno creativo. Per dire, le prime pagine di ciò che sarebbe diventato “Dragonia” le ho scritte a dodici anni. Solo gradualmente, man mano che il libro prendeva forma, ho iniziato a prendere consapevolezza del fatto che poteva trattarsi più di un semplice passatempo, che c’era un modo per far arrivare ciò che scrivevo oltre la sfera privata. Questo però non ha cambiato il mio approccio alla scrittura: sono sicuro che continuerei a scrivere anche senza un pubblico, perché ormai l’intero procedimento è diventato una sorta di divertimento per me. Un lavoro impegnativo, senz’altro, ma pur sempre divertente.

Nel libro sono presenti delle creature che si allontanano dall’immaginario tipico dell’high fantasy. Puoi raccontarci di come le hai create?

All’inizio, le forze del male che i nostri eroi devono affrontare erano costituite da orchi e non-morti, una fazione che avevo chiamato “L’Orda”. Poi, un mio amico mi ha gentilmente fatto notare che il nome e quella stessa fazione comparivano nei videogiochi di Warcraft (che non conoscevo), così ho dovuto cambiare tutto. Col senno di poi è stato un bene, perché in fondo percepivo il bisogno di allontanarmi dalle “solite” razze fantasy: perché dover pescare acqua sempre dallo stesso pozzo, ricorrere a topos codificati da Tolkien e altri autori precedenti a me, invece di creare qualcosa di nuovo? Da qui sono
nati gli oscuri e, visto che non volevo un’unica razza come nemico principale, a loro ho affiancato gli uomini del Nord.

L’altra razza che ho introdotto nel libro, quella dei ragni, deriva invece dall’amore per i giocattoli Lego. Il loro aspetto è basato su alcuni pupazzi Bionicle con cui mio fratello e io giocavamo spesso (e in minima parte anche sull’alieno di “Predator”); non che avessi idee precise su come usarli, anche loro erano semplicemente un modo per distanziarmi dalle solite razze comunemente usate nel fantasy. Però, man mano che la storia cresceva di dimensioni e ambizioni, sono stati un modo inaspettato per introdurre tematiche che prima erano assenti: senza entrare troppo nel dettaglio,
hanno aperto le porte a un discorso su razzismo e xenofobia che ha reso l’andamento della trama – soprattutto nei seguiti- molto più complesso e interessante.

Ci sono delle opere che ti hanno in qualche modo influenzato durante la creazione del libro?

Quando cresci con autori come Tolkien, C.S. Lewis, Terry Brooks e Christopher Paolini, è quasi inevitabile che le tue opere contengano degli echi, anche solo per osmosi: il mio immaginario fantasy è tutt’ora radicato in un approccio che i più potrebbero definire tradizionalista, figlio del “Signore degli Anelli” letterario e cinematografico e di altri romanzi scritti sulla sua falsariga, ma
allo stesso tempo si ispira anche a film e serie tv che guardo, alla musica che ascolto, ai posti che visito; perciò è anche in divenire, si arricchisce di continuo. Da parte mia, cerco di filtrare queste influenze, mi diverto a giocarci e modificarle per evitare che quanto scrivo sembri una scopiazzatura. Cerco di renderle mie, in un modo che soddisfi i miei gusti prima di tutto: in fondo,
se non sono soddisfatto del risultato, come posso pretendere che lo siano i lettori?

Quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto affrontare nel corso della stesura?


La più grande è stata trovare la storia giusta. Quella è stata una fase in cui provavo di tutto per vedere se funzionava. Il più delle volte rinunciavo dopo aver scritto una dozzina di pagine e ricominciavo da capo, ma da undicenne eccitato e incosciente non mi scoraggiavo affatto, anzi, lo prendevo come una sfida. E poi, da ogni tentativo fallito ho ricavato un elemento che mi è stato
utile in seguito: personaggi come lo Spadaccino Darios, Taurim o Gorbax sono tutti nati da una di queste proto-versioni e sono diventati la base su cui ho innalzato le prime idee di trama.
Un altro problema è stata l’organizzazione del lavoro: “Dragonia” era nato come un singolo libro, ma in corso di stesura non facevo che aggiungere idee su idee, finché il materiale accumulato non si è rivelato troppo per un solo volume e ho dovuto riorganizzare tutto in più libri. E implementare una
nuova idea significava tornare indietro e modificare in maniera sostanziale diversi passaggi, mentre allo stesso tempo ero impegnato a scrivere i seguiti; e tutto questo senza prendere neanche uno straccio di nota. Risultato: una gran confusione. Ma almeno mi sono divertito.

Quali sono i personaggi che ti sei divertito di più a sviluppare?


È stato incredibile sviluppare tutti loro, ma se proprio dovessi scegliere, stranamente direi Taurim; dico stranamente perché è stato anche l’unico personaggio a farmi penare.
Lui è il classico giovane ingenuo che deve crescere e diventare adulto, un tipo di figura codificato fin dai tempi del Frodo Baggins tolkieniano e che fra Luke Skywalker, Eragon e altri simili ormai è visto e stravisto. È stata una scelta voluta, ma andando avanti sono diventato dolorosamente consapevole dei suoi limiti; non riuscivo a trovare alcun elemento d’interesse in Taurim e a lungo
andare la cosa iniziò a turbarmi. In fondo, l’intero libro si poggiava sulle sue spalle, se non avesse funzionato lui, sarebbe crollato tutto. Come renderlo intrigante, o almeno simpatico abbastanza da spingere un lettore a volerlo seguire?

Una foto di Patrizio Ferretti

La risposta è stata enfatizzare le sue debolezze, i suoi difetti di carattere: sembra una soluzione banale, ma è molto difficile farlo senza rendere il personaggio antipatico o passivo. Dovevo trovare il giusto equilibrio, dargli quei tratti negativi senza perdere di vista la sua umanità, la decenza di
fondo che lo qualifica; e tutto questo ha reso il rapporto fra lui e gli altri personaggi più ricco e complesso, specie con il ragno Gorbax o con Xertes, il drago.

A chi consiglieresti la lettura del libro?


Penso che chiunque al di sopra di una certa età possa trovare qualcosa in “Dragonia” per cui valga la pena leggerlo, che siano adolescenti, persone di mezz’età o gente più anziana. Quando ho iniziato, non vedevo l’ora di terminare le scene più quiete e passare a quelle più spettacolari e colme d’azione, ma crescendo i miei gusti sono cambiati e ora è l’esatto opposto: ho imparato che a
contare davvero sono i personaggi (grande scoperta, vero?), i loro dilemmi, le loro speranze, il modo in cui si differenziano e completano a vicenda, il modo in cui crescono o regrediscono di fronte agli ostacoli che si trovano ad affrontare. Perché sono lo specchio di quello che prova ciascuno di noi, esprimono idee e valori nei quali tutti ci riconosciamo o avanzare idee stimolanti per alcuni e provocatorie per altri. Alla fine, questo conta molto più di battaglie, scontri fisici o momenti cliffhanger e ho fatto del mio meglio per dare al mio libro un’anima al di sotto della superficie “spettacolare”.

Cosa puoi dirci riguardo al futuro della saga? Sei già al lavoro sul sequel?

Come ho già anticipato più in alto, ho avuto un sacco di tempo a disposizione tra la stesura e l’uscita del libro per occuparmi dei seguiti: sono già tutti scritti e, se tutto va bene, verranno pubblicati anche quelli. Non vi farò anticipazioni, ma la storia raccontata ne “La leggenda della pietra” è soltanto un assaggio delle meraviglie che questo mondo offre. C’è ancora molto da raccontare e ciascuno di questi personaggi ha ancora tanto da offrire; non vedo l’ora che scopriate
voi stessi.

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, Patrizio! Potete trovare “Dragonia – La leggenda della pietra” su Amazon (e presto sarà disponibile anche sul sito di PAV Edizioni).

Alla soglia del multiverso ft. Andrea Bonomi

“Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco” è probabilmente una delle frasi più iconiche (e memate) uscite dall’universo Marvel negli ultimi anni. In effetti le storie incentrate sui supereroi hanno spesso parecchio a che fare con i mondi paralleli, ma non hanno certo l’esclusiva: del resto il tema affascina gli autori ormai da decenni ed è presente in un’enorme quantità di romanzi di fantascienza. E nel fantasy? C’è anche lì, tranquilli. Un ottimo esempio è il romanzo “Stardusters – La teoria del dove”, scritto da Andrea Bonomi e pubblicato da PAV Edizioni. La storia è incentrata su personaggi che vivono in mondi diversi e devono unire le forze per capire come fronteggiare una minaccia che rischia di sconvolgere il multiverso nella sua interezza.

Per conoscere meglio l’opera, ho deciso di fare quattro chiacchiere con chi l’ha scritta.

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Tra incantesimi, emozioni e cucina magica – “Il Ricettario delle Fate e dei Sogni” ft. Jane Rose Caruso

Benvenuti su Pillole di Folklore e Scrittura, lo spazio dove le parole si intrecciano con la magia delle tradizioni e le storie diventano incantesimi da custodire.
Oggi vi portiamo in un angolo incantato della narrativa, dove la cucina incontra la magia e i ricordi profumano di zucchero fatato. Con noi, Jane Rose Caruso, autrice di un’opera dolce e sognante: Il Ricettario delle Fate e dei Sogni. Un libro che non è solo un viaggio tra le ricette della foresta di Fairy Maple, ma una carezza all’anima. Preparatevi a scoprire come un semplice piatto possa diventare poesia e incantesimo.

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Nel Cuore del Kaos – “I Custodi dell’Ordine” ft. Federica Amalfitano

Benvenuti su Pillole di Folklore e Scrittura, il blog dove esploriamo i mondi sospesi tra immaginazione, mitologia e potere narrativo. Oggi abbiamo il piacere di accogliere Federica Amalfitano, autrice di I Custodi dell’Ordine, un romanzo che unisce il fascino dell’urban fantasy alla tensione del paranormal romance, trascinandoci in una storia fatta di equilibri spezzati, destini svelati e scelte che scavano nel profondo dell’animo umano.

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Esplorando il Regno delle Cave ft. Maurizio Russo

Benvenuti su Pillole di Folklore e Scrittura! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Maurizio Russo, autore della dilogia fantasy Il mondo dei Cavem. Un viaggio affascinante tra natura, magia e avventura che porta con sé un messaggio profondo sull’ambiente e sulle conseguenze dello sfruttamento indiscriminato della Natura. Pronti a immergervi nel Regno delle Cave? Scopriamolo insieme

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“Cronache dei Mondi Connessi – I Difensori del Parco” ft. Alessandro Bolzani

Il lancio del remake de I Guardiani dei Parchi, Cronache dei Mondi Connessi – I Difensori del Parco, è per me un’occasione speciale per fare quattro chiacchiere con il caro Alessandro e provare a conoscere meglio il suo lavoro, le motivazioni che l’hanno portato a scrivere questa nuova versione della storia e le differenze rispetto alla prima stesura, che ho avuto modo di leggere qualche anno fa e di cui sono un fan.

Pertanto Alessandro, benvenuto e grazie per essere qui con noi… ops, ma il blog è tuo! Scherzi a parte, iniziamo subito parlando de I Difensori del Parco, che, come dicevo, è un remake del tuo primo lavoro I Guardiani dei Parchi. Cosa ti ha spinto a voler riscrivere questa storia?

Ciao Gabriele e grazie mille per questa intervista! Cronache dei Mondi Connessi è nato dalla mia volontà di ripubblicare I Guardiani dei parchi con una casa editrice con la quale avevo lavorato bene in precedenza (PAV Edizioni) e di mettere tra le mani dei lettori la migliore versione possibile della storia, cercando al tempo stesso di evitare stravolgimenti eccessivi.

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Cover reveal – “Cronache dei Mondi Connessi – I difensori del parco” di Alessandro Bolzani

Oggi è stata svelata la copertina del romanzo “Cronache dei Mondi Connessi – I difensori del parco”, scritto da Alessandro e pubblicato da @pavedizioni in collaborazione con @fantasypav. Preparatevi a immergervi in un avvincente mondo urban fantasy che vi terrà incollati alle pagine dalla prima all’ultima parola.

Un Urban Fantasy Indimenticabile

Cronache dei Mondi Connessi – I difensori del parco“, ambientato nei parchi della Terra, che fungono da portali verso mondi paralleli popolati da creature fantastiche come elfi, nani, unicorni e ninfe, questo romanzo segue le avventure di Giacomo, un sedicenne che scopre di possedere poteri straordinari.

Trasferitosi nel tranquillo paesino di Quercia Alta dopo il divorzio dei genitori, Giacomo scopre di poter entrare nell’Ordine dei Guardiani dei parchi. Questa organizzazione segreta gestisce i rapporti con i Mondi Connessi e protegge la Terra da minacce oscure. Giacomo inizia il suo addestramento proprio mentre eventi inquietanti scuotono i Mondi Connessi: evasioni, sparizioni e omicidi mettono in pericolo anche il parco di Quercia Alta. Sarà compito di Giacomo scoprire chi o cosa si cela dietro questi eventi drammatici.

Dettagli dell’Edizione

  • Autore: Alessandro Bolzani
  • Casa Editrice: @pavedizioni @fantasypav
  • Genere: Urban fantasy
  • Copertina: @laura_maccarrone_art
  • Impaginazione: @claus_tamburini_arts
  • Età di Lettura Consigliata: 15+ (trigger warning: violenza)

Come Acquistare

Potrete acquistare l’edizione deluxe, con copertina satinata e alette, a soli 19€ direttamente sul sito della casa editrice. L’opera sarà anche ordinabile in tutte le librerie e disponibile in fiera. Per chi preferisce una versione più economica, in futuro sarà disponibile un’edizione su Amazon e altri store online.

Inserendo il codice autori2024 si può usufruire di uno sconto del 10%

La nascita del romanzo “Incantesimo” ft. Giulia Canteri

Ciao a tutti e benvenuti a una nuova intervista di Pillole di Folklore & Scrittura!

L’ospite di oggi è Giulia Canteri, una giovane autrice italiana che nell’ultimo periodo si è data parecchio da fare per promuovere “Incantesimo”, libro che sta provando a pubblicare con la casa editrice Bookabook. Come forse ricorderete, questa realtà editoriale è basata sul crowdfunding e spinge i suoi autori a lavorare molto sul passaparola per rendere la campagna un successo e generare hype in vista dell’uscita dell’opera.

Nel momento in cui scrivo, la campagna per “Incantesimo” è quasi arrivata alla fine, ma c’è ancora tempo per dare il proprio supporto e assicurarsi una copia di quello che si prospetta un libro fantasy molto intrigante e diverso dal solito.

Vi lascio all’intervista con Giulia, durante la quale abbiamo parlato del percorso editoriale del suo nuovo libro, di fonti di ispirazione, foreshadowing e molto altro ancora. Buona lettura!

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Scrivere, unire e istruire ft. Antonio Agostinacchio

È ormai da qualche mese che faccio parte di Scrittori del Fantastico, un gruppo Telegram in cui gli scrittori fantasy italiani possono condividere esperienze, scambiarsi consigli, parlare un po’ dei propri lavori e divertirsi assieme. Il progetto è nato dalla mente di Antonio Agostinacchio, scrittore, consulente di scrittura e web designer. Lui e gli altri admin stanno facendo di tutto per tenere viva la community, con iniziative interessanti e confronti costruttivi.
Ma ridurre Antonio solo a Scrittori del Fantastico sarebbe riduttivo. Lui gestisce anche il profilo Instagram astrincompleti, ricco di contenuti interessanti per tutti gli amanti della scrittura, ha un podcast (“Tempo di storie”) e da poco ha lanciato l’accademia di scrittura creativa “Architetti di Storie”. Ha anche scritto il romanzo fantasy “La preghiera degli innocenti” (primo volume del “Ciclo della Disputa Eterna”), offre consulenze di scrittura ed è un mago del web design. Un pacchetto completo, direi!
Per “svelare i segreti” di questa mente così prolifica, ho organizzato l’intervista che trovate qui sotto. Buona lettura!

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