Tutoring linguistico: le difficoltà di apprendimento ft. dr. ssa Alessia Mazzei

Benvenuti come sempre in questo nuovo articolo d’intervista! Una mia vecchia collega del Master di Traduzione e Adattamento Cinetelevisivo, la dottoressa Alessia Mazzei, si è proposta per esprimersi a riguardo dell’insegnamento delle lingue a ragazzi stranieri, ambiente in cui ha lavorato come tutor.
Dunque grazie per la tua partecipazione, Alessia, e per il tuo intervento in Pillole di Folklore!
Iniziamo con la prima domanda: cosa ti ha portata a lavorare come tutor di lingue straniere? Quali lingue hai insegnato?

Ciao Gabriele e grazie del caloroso benvenuto! In realtà quella di lavorare come tutor è una possibilità che ho avuto un po’ per caso: poco prima della laurea avevo l’obbligo di scegliere un settore in cui svolgere un tirocinio curriculare e ho iniziato a cercare aziende che potessero darmi questa opportunità. Mi sono ritrovata a fare decine di chiamate su Roma, ma era molto difficile trovare qualcuno che desse ad una laureanda la possibilità di lavorare per un periodo limitato di tempo col solo fine di formarsi operativamente. Lo staff dell’istituto presso cui ho svolto il tirocinio, invece, è stato fin da subito molto disponibile ed ha accolto la mia richiesta con grande entusiasmo. Ho scoperto poi che per loro quella di offrire un training limitato ad un periodo di tempo ai laureandi era una prassi consolidata, dalla quale ottenevano un sistema di tutoraggio per gli studenti stranieri. Io ho insegnato l’italiano e l’inglese.

Parlaci delle difficoltà di apprendimento di una lingua da parte di un ragazzo straniero. Quali sono, che motivazioni ci sono dietro e cosa puoi e hai fatto per ovviare a tali problemi.

Le difficoltà di apprendimento a livello cognitivo derivano dal condizionamento linguistico della propria lingua madre, come per tutti, che tende a creare degli schemi difficili da abbattere e da sostituire con quelli delle altre lingue: potremmo definirli come una sorta di categorizzazione mentale condizionata degli elementi linguistici. Quando impariamo una nuova lingua non partiamo da zero, il nostro cervello non è un foglio bianco, è pieno di meccanismi linguistici che appartengono alla nostra lingua madre. Per i bambini è diverso. Io ho cercato di utilizzare le similitudini sintattiche, ad esempio, come ponte linguistico o di creare interesse verso alcuni argomenti per stimolare l’emotività e quindi la memoria.

Ci sono poi elementi socio-culturali da tenere in grande considerazione: alcuni di questi ragazzi vengono da situazioni di grande disagio sociale, altri semplicemente da contesti di chiusura verso il diverso. Si tende a pensare che l’integrazione sia osteggiata dalla popolazione del paese di destinazione, ma non è sempre così. Alcune persone hanno grandi difficoltà ad integrarsi a causa della loro stessa chiusura verso il nuovo contesto e questo spesso deriva dalla paura della mancata accettazione. In questo, i compagni di classe dei ragazzi che seguivo mi hanno aiutata molto a lavorare sul coinvolgimento emotivo e sulla creazione di una rete relazionale.

Quindi, a cosa pensi dovrebbe fare attenzione un buon tutor di lingue, e perché?

Penso che si debba fare molta attenzione alla sensibilità individuale e alle difficoltà del singolo. Bisogna saper creare un percorso personalizzato a seconda delle esigenze di quello specifico studente, perché ognuno di noi ha necessità differenti e, di conseguenza, non tutti incontrano le stesse difficoltà.

Apprendendo la lingua straniera, hai visto o notato che i ragazzi hanno fatto progressi anche a livello personale?

Sicuramente sì: sono riusciti a trascorrere del tempo con i loro compagni, a condividere lo sport attivamente, a leggere e a migliorare i voti delle altre materie. Ho visto proprio un’apertura diversa, si sentivano coinvolti, sapevano che il sistema scolastico li supportava e anche chi aveva avuto inizialmente atteggiamenti di diffidenza alla fine era entusiasta. Insegnanti compresi!

Quanto deve essere semplificata una lingua straniera affinché venga correttamente recepita da un bambino?

Non deve essere semplificata, deve essere adattata: insegnare una lingua ad un livello non adeguato è come lanciare una freccia in cielo e sperare di centrare la Luna. Poco probabile e un grosso spreco di risorse. Per non parlare poi della frustrazione del ragazzo, a cui sembrerà di non arrivare mai a un risultato soddisfacente. Per fortuna la lingua è cultura e quindi esiste a tutti i livelli, basta scegliere quello adatto.

Cosa si deve imparare per essere un buon tutor? Parentesi personale: per chi non lo sapesse e avesse studiato lingue, può intraprendere questo percorso studiando per i 24 CFU di insegnamento.

Sicuramente bisogna studiare la Didattica delle Lingue ad un livello approfondito, oltre che ovviamente conoscere a fondo la propria materia. E poi bisogna essere empatici e sapere dove insistere e quando fermarsi. Avere, insomma, la capacità di capire l’altro.

Grazie per il tuo intervento, Alessia! L’insegnamento è un’attività bellissima, per cui reputo molto interessante questo argomento e le tue risposte.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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