Come bilanciare i pregi e i difetti dei personaggi (e non trasformarli in Mary Sue)

Spesso e volentieri, i personaggi più odiati dai lettori non sono gli antagonisti senza scrupoli, bensì i protagonisti infallibili e privi di difetti.  Questi cliché letterari ambulanti superano con facilità ogni ostacolo, non hanno mai un momento di debolezza e, in molti casi, sono persino dotati di abilità fuori dal comune (ovviamente non giustificate dal loro background). Per la maggior parte dei lettori è difficile immedesimarsi in qualcuno di così perfetto o provare empatia nei suoi confronti. È vero che le storie narrate nei libri non devono per forza rispecchiare la realtà al 100%, ma è comunque importante che siano quantomeno verosimili e in grado di creare una connessione emotiva col lettore.

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Pillole di Folklore # 11 – Il Kelpie

Nel folklore celtico, il Kelpie è uno spirito maligno in grado di assumere le sembianze di un cavallo bianco. È riconoscibile dalla coda e dalla criniera perennemente bagnate. Infesta i fiumi e i laghi della Scozia e dell’Irlanda e appare solitamente durante le giornate nebbiose. Col suo comportamento mite invita i passanti a salirgli in groppa per fare una piacevole cavalcata. Se qualcuno è così sventurato da cedere alla tentazione, il Kelpie lo disarcionerà e proverà ad affogarlo (in alcune versioni della leggenda, il Kelpie prova addirittura a mangiare la vittima). I suoi bersagli preferiti sono i bambini.

L’unico modo per rendere mansueto un Kelpie è afferrare le sue briglie. In questo modo sarà possibile dargli degli ordini.

I Kelpie possono anche assumere delle sembianze diverse da quelle di un cavallo. A volte si fingono delle bellissime fanciulle per attirare gli uomini nello specchio d’acqua che infestano e ucciderli senza pietà.

Inoltre, possono usare i loro poteri magici per provocare un’inondazione e portate le loro vittime in punti molto pericolosi del lago o del fiume in cui si trovano.

Pillole di Folklore # 10 – Akaname, il lecca sporcizia

Ci sono alcuni Yokai noti per la loro lingua lunga. Tra questi, l’Akaname si distingue per la sua passione per i bagni poco puliti, dove può trovare il sudiciume di cui va ghiotto. Di solito viene rappresentato con la pelle rossa e unta. È alto più o meno come un bambino, ma sembra ancora più piccolo a causa della sua postura ingobbita.

Ha un carattere piuttosto timido ed entra nelle case solo quando i proprietari sono assenti o addormentati. Non è pericoloso per gli esseri umani. Come gli scarafaggi e i topi, detesta le case troppo pulite e appare solo dove le condizioni igieniche sono poco curate.

Si dice che sia la personificazione della paura di usare un bagno non illuminato durante la notte.

Inoltre, qualcuno sostiene che la leggenda degli Akaname sia nata per invogliare i giapponesi a tenere i bagni puliti.

Per approfondire:

http://yokai.wikia.com/wiki/Akaname

http://cryptidz.wikia.com/wiki/Akaname

App di dating, quali sono i pro e i contro? [Off Topic]

Ciao a tutti e bentornati su Pillole di Folklore e Scrittura! Oggi inauguriamo la rubrica [Off Topic] dove parleremo di argomenti che poco o nulla hanno a che fare con il mondo della narrativa o della mitologia. Per l’occasione, ho deciso di intervistare Gabriele su un argomento di cui personalmente so poco o nulla: le app di dating. Queste famigerate applicazioni promettono di aiutare gli utenti a trovare la loro anima gemella con facilità. Ma è davvero così? Scopriamolo assieme!

Ciao Gabriele e grazie per questa intervista! Per iniziare, perché non ci parli delle app di dating che hai utilizzato finora? Qual è quella con cui ti sei trovato meglio?

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Pillole di Folklore # 9 – Ammit, la grande divoratrice

Nella mitologia Egizia, Ammit era una divinità del regno dei morti. Aveva un aspetto mostruoso e il suo corpo era composto da parti di vari animali: testa di coccodrillo, zampe anteriori e tronco da leonessa e zampe posteriori da ippopotamo.

Il suo soprannome, “la grande divoratrice”, era legato al ruolo che svolgeva nel tribunale dell’oltretomba. Divorava infatti i cuori dei defunti che venivano giudicati colpevoli e non idonei ad accedere al regno di Osiride, condannandoli così all’oblio.

Benché non venisse venerata nei templi, si riteneva che la sua immagine fosse in grado di allontanare le forze del male. Nel libro dei morti viene spesso raffigurata nelle scene riguardanti la psicostasia.

Per approfondire:

http://www.egittoantico.net/2015/12/il-culto-di-ammit.html

http://ancientegyptonline.co.uk/ammit.html

La morte di un personaggio, qualche consiglio su come gestirla

Anche agli autori meno sadici di George R.R. Martin può capitare di dover far morire un personaggio per esigenze legate alla trama o all’evoluzione dei protagonisti. Non esiste un unico modo per gestire un evento così importante: a seconda delle proprie esigenze narrative, la dipartita può avvenire all’improvviso, essere un lento declino che si trascina per più capitoli o magari la logica conseguenza di una serie di scelte sbagliate. Esistono, però, alcune linee guida che sarebbe opportuno seguire per ottenere un buon risultato.

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Pillole di Folklore # 8 – Orfeo

Ci sono molte storie tragiche nella mitologia greca e quella di Orfeo non fa eccezione. Il figlio del re di Tracia Eagro (o, più probabilmente, del Dio Apollo) e della Musa Calliope era un talentuoso poeta e musicista. Persino gli alberi e le pietre non restavano indifferenti al suono della sua lira.

Quando la sua amata Euridice morì, Orfeo si armò di coraggio e affrontò la terribile discesa negli inferi. Una volta giunto al cospetto di Ade e Persefone, iniziò a cantare con voce piena di dolore e disperazione. Quel canto così straziante impietosì i due signori degli inferi e li convinse a concedere ad Euridice di tornare nel mondo dei vivi. Posero solo una condizione a Orfeo: durante il viaggio verso la superficie gli era proibito voltarsi a guardare la fanciulla.

Orfeo prese per mano l’amata e iniziò il lungo cammino verso la civiltà. Durante il viaggio, alcuni pensieri sinistri iniziarono a tormentarlo. La donna dietro di lui era davvero Euridice? Non poteva forse essere un’ombra con le sue sembianze? I signori degli inferi lo avevano forse ingannato? Quei dubbi gli fecero dimenticare la promessa che aveva fatto ad Ade e a Persefone. Cercò con lo sguardo Euridice e non appena vide il suo volto lei perse la vita una seconda volta.

Per approfondire:

http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/orfeo_euridice/

http://www.scudit.net/mdbuzzatimito.htm

Pillole di Folklore # 7 – Ningal

Nella mitologia Sumera, Ningal era la dea della Luna, dei canneti e delle paludi. Era la figlia di Enki e di Ningikuga. Nanna, il dio della luna, era il suo consorte. Diede alla luce il dio del sole Utu e la dea dell’amore Inanna. Veniva venerata nella città di Ur, all’intero del tempio E-Karzida.

Il suo più grande talento era la capacità di comprendere il linguaggio dell’ignoto presente nelle immagini, nelle antiche leggende, nella poesia e, soprattutto, nei sogni. Riusciva a interpretare con successo l’oscuro simbolismo presente nelle esperienze oniriche dei dormienti. È dunque anche la dea dell’interpretazione dei sogni, della divinazione e dell’intuizione.

I refusi, qualche consiglio su come evitarli

Anche allo scrittore più attento può capitare di commettere un errore di battitura, magari dovuto alla fretta o a una piccola distrazione. Basta un nonnulla per scrivere “presa” al posto di “persa” o “trio” al posto di “tiro”. A differenza degli errori più grossolani, di solito prontamente segnalati da Word o da un altro programma di videoscrittura, questi refusi possono essere difficili da individuare, soprattutto quando si rilegge un testo scritto da poco. In questo post cercherò di darvi qualche consiglio utile per riconoscerli con maggiore facilità.

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Pillole di Folklore # 6 – Il Kamaitachi

Tra gli yōkai più pericolosi c’è di sicuro il Kamaitachi. Ha l’aspetto di una donnola munita di artigli affilati come rasoi. Si manifesta con un turbine di vento e causa gravi ferite alle gambe dei viandanti che hanno la sfortuna di imbattersi in lui. Secondo la credenza popolare, le ferite causate dal Kamaitachi sanguinano copiosamente senza però provocare il minimo dolore. Esiste però anche la credenza opposta: dalla ferita non esce una goccia di sangue, ma il dolore è insopportabile.

Qualcuno sostiene che i Kamaitachi non siano altro che correnti anomale che soffiano tra le alture, il che spiegherebbe perché i loro attacchi sono così diffusi nelle regioni montuose di Gifu e Niigata.

La versione più famosa della leggenda, sostiene che tra le montagne delle regioni di Mino e Hida fosse presente un terzetto di donnole famoso per le sue aggressioni ai viandanti. Ogni membro del trio aveva un compito ben preciso: una donnola aggrediva il passante, un’altra gli tagliava la pelle delle gambe e infine una terza cospargeva le ferite con un farmaco in grado di annullare il dolore.