Il velo di Maya, i falsi idoli e le illusioni personali

Uno dei filosofi che ritengo più interessanti e attuali è Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco con una concezione pessimista e rigida sulla vita e sull’esistenza.
In particolar modo, il concetto del “velo di Maya” mi ha sempre affascinato moltissimo, pur non capendo bene, ai tempi dei miei studi, la ragione. Adesso invece, ritengo di aver elaborato meglio il concetto espresso dal filosofo.

L’idea del velo di Maya è la seguente, e si rifà alla filosofia indiana.
Esistono un fenomeno e un noumeno. Il fenomeno, costrutto della nostra mente, è il mondo come ci appare, mentre il noumeno è la quintessenza della cosa, la sua realtà. Il fenomeno è quindi un “velo” che distorce la realtà rispetto a ciò che veramente è.
Proverò dunque a esprimere una mia considerazione a riguardo.

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Correndo con i Beatles – Una riflessione sulla corsa, la musica e la scrittura

[Riflessione risalente al 2018, quando il mondo era ancora libero dal coronavirus e i runner non venivano visti come degli untori]

Da un po’ di tempo corro al mattino ascoltando i Beatles.

Non lo dico per vantarmi. Sono un corridore nella media e non ambisco a vincere medaglie o a battere chissà quale record. Lo faccio solo perché mi piace. È faticoso, certo, ma è uno dei modi migliori che conosco per allontanare le preoccupazioni. Quando corro, non penso alla disoccupazione, ai miei fallimenti, al blocco dello scrittore e a tutti gli altri problemi che rendono addormentarsi l’impresa più difficile del mondo. Penso solo alla corsa, perlomeno per i primi dieci minuti. Poi, senza neanche rendermene conto, attivo il “pilota automatico” e il mio corpo inizia a fare tutto da solo. A quel punto la mia mente, libera dal faticoso compito di ponderare ogni movimento, inizia a vagare senza una meta precisa e ogni bizzarra associazione di idee diventa possibile.

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