Tra il criptico e il simbolismo: la narrazione tra le righe

“Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.”

Friedrich Nietzsche

Ho sempre amato la narrazione “poco chiara”, quel tipo di narrazione che ti lascia una sensazione di mistero, di “piacevole confusione”, di criptico, di ambiguo.

Nel presente articolo vorrei esplorare più a fondo questo concetto.
Formato come mediatore linguistico e amante della scrittura creativa, nei miei anni di università ho sempre avuto le orecchie particolarmente tese durante le lezioni di traduzione letteraria.

Soprattutto interessanti sono state le lezioni, nel corso degli anni di magistrale, del mio docente di traduzione portoghese, per cui nutro tutt’oggi profonda stima.
Tra le sue frasi ricordo, riferendosi ai testi letterali, la necessità di “smontare il giocattolo”, di riflettere che “la risposta è nel testo“, a indicare l’analizzare, con infinita attenzione, non soltanto i personaggi, la storia ecc. di un testo, ma anche l’uso delle virgole, della punteggiatura. Il colore delle frasi, le ricorrenze. Le ridondanze.
Discorsi che mi hanno a dir poco affascinato.

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La tecnica dello “show, don’t tell”.

Parlando di scrittura creativa, è impossibile non nominare la famosa tecnica narrativa dello “Show, don’t tell”, di origine anglosassone.

Tradotto letteralmente “mostra, non raccontare”, la tecnica consiste nel privilegiare e dare priorità al mostrare degli eventi, al lasciarli vivere a un personaggio, facendo sentire le sue emozioni e i suoi pensieri, anziché ridurre il tutto a riassunti, commenti o riferimenti sbrigativi.

Immaginate due scenari. Il primo in cui un vostro amico vi racconta di un bellissimo viaggio all’estero, delle sue esperienze, dei luoghi che ha visitato, delle persone con cui ha avuto a che fare, dei piatti locali che ha mangiato. Il secondo in cui voi vi dirigete in tale luogo e vivete le stesse esperienze, di vostra persona.

Grossomodo il concetto di “Show, don’t tell” sta proprio in questa differenza: vivere un’esperienza è personale, proprio, unico. Sentirne parlare o leggerne a riguardo può soltanto darne un’idea, una vaga immagine, o addirittura annoiare.

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