La tecnica dello “show, don’t tell”.

Parlando di scrittura creativa, è impossibile non nominare la famosa tecnica narrativa dello “Show, don’t tell”, di origine anglosassone.

Tradotto letteralmente “mostra, non raccontare”, la tecnica consiste nel privilegiare e dare priorità al mostrare degli eventi, al lasciarli vivere a un personaggio, facendo sentire le sue emozioni e i suoi pensieri, anziché ridurre il tutto a riassunti, commenti o riferimenti sbrigativi.

Immaginate due scenari. Il primo in cui un vostro amico vi racconta di un bellissimo viaggio all’estero, delle sue esperienze, dei luoghi che ha visitato, delle persone con cui ha avuto a che fare, dei piatti locali che ha mangiato. Il secondo in cui voi vi dirigete in tale luogo e vivete le stesse esperienze, di vostra persona.

Grossomodo il concetto di “Show, don’t tell” sta proprio in questa differenza: vivere un’esperienza è personale, proprio, unico. Sentirne parlare o leggerne a riguardo può soltanto darne un’idea, una vaga immagine, o addirittura annoiare.

A seguire tre esempi improvvisati, che si basano sullo stesso concetto: un padre abusivo.

Il primo è l’esperienza raccontata dal protagonista, il secondo è l’esperienza raccontata per mezzo di dialoghi, il terzo è l’esperienza vissuta in prima persona.

Esempio numero uno

Quando ero piccolo, mio padre aveva l’abitudine di farmi del male, ogniqualvolta si sentisse di cattivo umore. Si ubriacava fino a stare male, si alzava dal divano e mi colpiva.

Esempio numero due

“A proposito, non ti ho mai raccontato di mio padre. Era una persona terribile.”

“Perché?”

“Era un ubriacone. Era spesso infelice. Si alzava dal divano, nervoso, e mi colpiva. Mi colpiva fino a farmi piangere.”

Esempio numero tre

Era appena tornato a casa. Io mi trovavo lì, nel mio angoletto di stanza, silenzioso. Giocavo per conto mio. Evitavo di guardarlo.

Percepii subito nel suo sguardo l’insoddisfazione, quell’insoddisfazione che ancora oggi incontro nei miei incubi.

Non mi disse niente. Andò verso il tavolo, si versò da bere. Poi si diresse verso il divano, accendendo la televisione e piombando in uno stato catatonico che ormai interpretavo fin troppo bene.

Continuavo a giocare. Evitavo il suo sguardo.

Ma sapevo ben presto cosa sarebbe successo. Cosa mi aspettava.

Cominciò a fare i suoi versi, di tristezza, di fastidio, di rabbia.

Poi, lentamente, portò lo sguardo su di me. Brandì la bottiglia per il collo. Si alzò. Si diresse verso di me.

Il terzo esempio applica la tecnica dello “show, don’t tell”, che dovrebbe lasciare al lettore un impatto più profondo.

better to show lucifer

Una scena del telefilm “Lucifer”. La detective Decker chiede dettagli di un omicidio avvenuto, e Lucifer risponde che è meglio se lui le mostri quanto avvenuto, citando la tecnica dello “show, don’t tell” con una brillante battuta.

Mostrare ciò che vedono i personaggi può anche essere un ottimo sistema di worldbuilding, cioè costruire il mondo del protagonista. Come summenzionato, i luoghi che visita, i personaggi che incontra, diventano tutti parte della sua realtà, ed è “vivendoli” e “respirandoli” che possono essere mostrati al meglio.

Inoltre, in narrazione si vuole spesso evitare di incappare in ciò che viene definita “exposition” (esposizione). L’esposizione è una serie di spiegazioni che portano, se utilizzate male e troppo, a un “alt” della trama, praticamente l’antitesi dello “Show, don’t tell”.

Per esempio, una lunghissima e dettagliata descrizione di un evento passato, che magari non è poi così rilevante ai fini della scena e della trama.

Ma attenzione.

Se la tecnica dello “Show, don’t tell” può comunicare esperienze ed emozioni più profonde, non si applica sempre e in ogni caso.

Talvolta diviene preferibile “riassumere” alcuni eventi o sezioni di trama per velocità di racconto, o perché tali eventi sono irrilevanti nel grande schema delle cose.

Per citare lo scrittore James Scott Bell:

“A volte lo scrittore utilizza le spiegazioni come scorciatoie, per muoversi rapidamente verso le parti più importanti della narrazione o della scena. Mostrare è essenziale per rendere le scene vivide. Se tentate di farlo costantemente, le parti che dovrebbero emergere non lo faranno, e i vostri lettori saranno sfiniti.”

Ovvero: è altrettanto importante capire il momento in cui qualche avvenimento minore, che sia nel passato o nel presente, può essere semplicemente “raccontato” e lasciato all’interpretazione e all’immaginario del lettore o spettatore.

Ad esempio, potrebbe essere utile descrivere progressivamente dettagli sulla madre del ragazzo con il padre abusivo. Questo potrebbe essere un buon uso del “tell” se si intende creare curiosità o semplicemente espandere il passato di tale personaggio.

Mia regola personale è usare lo “show” per mostrare ciò che è rilevante o semi-rilevante (che aggiunge colore alla storia), quindi ciò che il personaggio può “vivere” e “respirare”. Al contrario, uso il “tell” per aprire parentesi sul passato, per riassumere piccoli avvenimenti quotidiani, eccetera.

Bilanciare correttamente lo “Show, don’t tell” può essere, in conclusione, un ottimo sistema per arricchire la vostra scrittura.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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