Vivacizzare i dialoghi dei personaggi.

Scrivendo un dialogo durante un racconto, avete mai avvertito un’antipatica sensazione di staticità, come se i personaggi si trovassero congelati nel tempo e nello spazio mentre parlano?

Ritengo che questa sensazione sia non solo normale, ma anche purtroppo un insidioso problema che, se non rispettato e lavorato a dovere correttamente, può minare la qualità del lavoro.

I dialoghi sono naturalmente alla base dei rapporti tra i personaggi, lo sviluppo della storia, eccetera, ma come si può evitare di renderli troppo statici?

A tal fine, vorrei suggerire personalmente alcune tecniche:

1) Creare una sensazione di fluidità, di tempo che scorre, di movimento.

I mangaka Takeshi Obata e Tsugumi Ōba, autori del manga Death Note, hanno fornito un’interessante soluzione al problema.

Essendo il manga in questione saturo di pensieri o dialoghi voluminosi e complessi, Obata ha spesso disegnato i personaggi intenti a compiere una qualche forma di azione, anche banale, come “accompagnamento” di tali pensieri/dialoghi.

Vediamo una citazione a riguardo, parte di un’intervista ai due mangaka.

Q: A proposito degli oggetti di Near, c’è qualcosa che ha elaborato lei stesso?
A: Gli anatroccoli giocattolo del page. 86 li ho modificati io. […] Questo tipo di scena, dove i protagonisti parlano in interni, manca di dinamismo. Quindi, ho pensato di inserire un po’ di velocità a livello grafico, e ho disegnato gli anatroccoli radiocomandati.

Ed ecco un esempio pratico:

I dialoghi del personaggio di Near vengono sempre accompagnati dal suo hobby dei giocattoli: costruire torri di dadi, guidare oggetti radiocomandati, ecc.

Naturalmente, in un romanzo si potrà imitare la stessa idea descrivendo i tic, la gestualità, ecc. di un personaggio, facendo attenzione a dosare per non distrarre troppo dal dialogo stesso.

2) Rendere i dialoghi parte di scene quotidiane.

Il vantaggio dello scrivere un dialogo durante, ad esempio, una colazione, una partita di calcio, ecc., è il poter spezzare lo stesso dialogo con quanto avviene.

Per esempio, potrebbe avvenire che durante una colazione uno dei due personaggi dialoganti fa una pausa per bersi il caffè. Questa pausa potrebbe anche essere dettata da un momento di nervosismo, di imbarazzo, di felicità, e così via, molto utile per spezzare la staticità del dialogo.

Un altro vantaggio sta ovviamente nel fatto che mostrare scene quotidiane o “filler” aiuta a creare un’atmosfera umana attorno tali personaggi.

3) Colorare il modo stesso di parlare.

In alcuni casi si può abbellire il modo di parlare di un personaggio colorando le sue frasi con metafore, simbolismi, espressioni ricorrenti o dense di significato, e così via.

È una pratica che in taluni casi può scadere (a mia detta) nella creazione di personaggi macchietta e poco verosimili se praticata esageratamente o sbagliandone il tempismo, in altri casi può dare vita a frasi belle e memorabili.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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